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Prowlers – Mondi Nuovi

Prowlers (2014) Mondi NuoviPROWLERS

Mondi Nuovi (2014)

Agla Records

Dopo aver ripreso a pieno ritmo le attività con “Prowlerslive”, live album registrato nel 2012 e pubblicato lo scorso anno, il 31 gennaio 2014 i Prowlers hanno dato alle stampe il loro sesto lavoro, Mondi Nuovi. La formazione bergamasca si presenta con la consueta line-up: Laura Mombrini (voce solista, cori), Alfio Costa (organo Hammond, Mellotron, pianoforti, minimoog, sintetizzatori, Fender Rhodes, campionatori, samples, cori), Roberto “Bobo” Aiolfi (basso elettrico, basso fretless, contrabbasso), Stefano Piazzi (chitarre elettriche, chitarre acustiche, cori) e Giovanni “Giana” Vezzoli (batteria, percussioni, cori).

Mondi Nuovi è un album di melodie, canzoni e sensazioni nate dal forte legame d’amicizia e dalla condivisione di un progetto musicale e di vita che uniscono tutti i componenti della band.

Ad aprire l’album sono proprio i suoni distesi e le soluzioni romantiche della title-track. La splendida voce della Mombrini risalta su tutto evocando scenari malinconici ed ammalianti, mentre l’elemento romantico è a totale appannaggio di Costa, capace di creare delicatissimi acquerelli sonori. Più ruvido il contributo di Piazzi che però viene attenuato dal morbido basso di Aiolfi e dal misurato drumming di Vezzoli.

Sulla stessa onda viaggia anche Viva ancora, traccia che però si caratterizza per un mood decisamente più prog, merito del gran lavoro di Costa che stratifica nervose spire al pianoforte, acide svisate d’organo e inquietanti affondi ai sintetizzatori. Brevi parentesi ariose, contrassegnate dal bel canto di Laura, si alternano a sfuriate heavy, marcate dai martellanti riff di Piazzi, e a divagazioni spaziali vintage.

Ed è proprio nel glaciale territorio space rock che si avventura Guardando dentro te, prima di virare verso un più morbido e raffinato prog folk. La natura intimistica del brano favorisce la linea melodica del canto della Mombrini, ulteriormente enfatizzata dai classici inserti del terzetto d’archi “Suite Orchestra” e dai preziosi ricami chitarristici di Piazzi.

La Danza di Madre Natura è la traccia che più di tutte si ricollega ai classici stilemi del prog sinfonico italiano. La voce di Laura, incorniciata da cinguettii di uccelli e avvolta in un’aura di placida armonia, descrive scenari bucolici di rara bellezza in cui Madre Natura regna sovrana. Proprio la natura rigogliosa, i paesaggi radiosi di luce e il clima pacifico sembrano voler richiamare i passaggi più sereni dei conceptsFelona e Sorona” de Le Orme e “Le Porte del Domani” de La Maschera di Cera. Non a caso Costa predilige per l’occasione soluzioni sinfoniche e ariose, mentre Piazzi disegna cristallini arpeggi alla chitarra acustica, assoluta protagonista anche nella successiva Melaquadro.

Giovane Falco è un chiaro omaggio ai nativi d’America, ma anche il pretesto per rimarcare soluzioni sinfoniche e impressionistiche che tanto hanno caratterizzato il prog italiano anni ’70. Ciò che ne viene fuori è un curioso mix tra gli Osage Tribe di “Arrow Head” e i primissimi The Trip. Le percussioni tribali di Vezzoli, il corposo basso di Aiolfi e il ruvido Hammond di Costa rievocano nella memoria collettiva atmosfere da “spaghetti western”, così pure il canto pellerossa posto in chiusura di brano. Di tutt’altra natura i contributi di Piazzi e della Mombrini, più orientati su toni lirici e melodici.

Il breve intermezzo strumentale Capriccio in A- condensa in meno di due minuti una vivace e ritmata digressione barocca che vede protagonisti, nella stessa misura, tutti e quattro i musicisti.

Con Ultima Notte ci si addentra nei meandri del più classico rock progressivo italiano. Costa alterna melodie nocenziane al pianoforte a vere e proprie sfuriate d’Hammond à la Vescovi. L’accattivante andatura ritmica segna il passo al seducente canto della Mombrini, qui impegnata a raccontare la tragica “ultima notte” di una giovane donna. Con l’ingresso irruente della ruvida chitarra di Piazzi prendono corpo vivaci aperture hard prog che non lasciano indifferenti le macchine di Costa, protagoniste anche dell’atmosferica coda finale.

Gli oscuri scenari sonori che solitamente Alfio riserva ai Daal rendono Disordinaria la traccia più elegante di Mondi Nuovi. Sulla raffinata trama tessuta dal tastierista bergamasco si raccordano tutti gli altri strumenti, tra i quali si apprezzano ancora una volta gli archi della “Suite Orchestra”, gli echi floydiani della chitarra di Piazzi e la morbida linea del basso fretless di Aiolfi. Il brano, nella sua rilevante durata, si struttura su lunghe e dilatate digressioni strumentali che, partendo da una delicata psichedelica, arrivano a lambire freddi territori spaziali.

Sulla stessa linea anche la conclusiva Soldato Stanco. Accordi liquidi, passaggi solenni e brevissime divagazioni strumentali accompagnano il sottile canto di Laura, perso in grigie e dolorose immagini di guerra.

Per gli estimatori del gruppo bergamasco e del prog italiano Mondi Nuovi è una bella conferma, per tutti gli altri… la giusta occasione per avvicinarsi ad una musica atmosferica ed affascinante.

Per maggiori info: www.facebook.com/prowlersprog

Per ascoltare e/o acquistare l’album clicca qui.


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