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Psicotaxi – Effect of the Head’s Mass

Psicotaxi (2015) Effect of the Head's MassPSICOTAXI

Effect of the Head’s Mass (2015)

Subsphera

Psicotaxi è una creatura aliena, collocabile su coordinate psychedelic-progressive-space-mental, nata nel 2010 ad opera di Andrea Bordoni (basso), Luca Bresciani (sintetizzatori), Lamberto Carboni (chitarra) e Virgile Mermoud (batteria). Nello stesso anno viene realizzato l’omonimo EP (disponibile in free download qui) contenente tre tracce strumentali in bilico tra hard, psichedelia e progressive.

Il 1° ottobre 2015 viene pubblicato per l’etichetta Subsphera il primo album, Effect of the Head’s Mass, che contiene sei brani di cui tre strumentali e tre con la partecipazione, in forma di reading, di Manlio Benigni e con i preziosi contributi di Gianpiero Risico al sassofono e Emanuele “Manolo” Cedrone alle percussioni. A caratterizzare l’opera è un sound allucinogeno fatto di echi psichedelici iperamplificati, riff ossessivi, elettronica e un immaginario a forti tinte pulp, che potrebbe trovare un ideale punto di incontro nello space rock e nella natura visionaria di band come Hawkwind, Can, Tool e Ozric Tentacles. Un progetto, nella sua ambientazione fanta-urbana, definito anche “Heavy Mental Poetry: una ricerca poetica che ambisce ad un nuovo connubio musica-parola, non semplice accompagnamento alla lettura, ma contrappunto puntuale a parole che vogliono essere dure come pietre, taglienti come lame e leggiadre come farfalle”.

Ad aprire l’album è Q Factor, strumentale sfuggente la cui ritmica morbida e sinuosa segue le andature giurassiche degli Ozric Tentacles. Il brano rimbalza tra riverberi elettronici e riff di chiara matrice krauta, disturbato da sonorità futuristiche, interferenze e speaker che scandiscono improbabili annunci ferroviari. L’accentuata ripetitività ritmica sfocia in un trip spaziale à la Hawkwind che innesca una lisergica cavalcata cosmica in continuo crescendo.

Nell’ostinata frammentazione ritmica di Un tram che si chiama Pornodesiderio si consuma, tra dubbi e banali cliché, lo psicodramma del protagonista, indeciso sull’intraprendere o meno una relazione con una pornostar. Dal surreale dialogo in tram si delinea l’ambientazione fanta-urbana che l’elettronica allarmante ed ectoplasmatica rende ancor più aliena. Ai violenti riff di Carboni ribatte l’orgasmico sax di Risico, che, con un mood ansimante e dolente, si approssima a “Porno Muzik” dei Bluvertigo.

Zingaropoli si snoda tortuosa tra sonorità elettroniche, tremori angoscianti, ritmiche ipnotiche e fughe psichedelico-spaziali che richiamano in causa Wynne e soci. Presto il brano si avviluppa in ossessive spire tooliane perdendosi nei claustrofobici labirinti di “Lateralus”, salvo poi ritrovarsi nei riff motoristici dei Neu! e nelle scansioni matematiche dei Porcupine Tree di “Signify”.

August in Black aggredisce con bordate soniche insistenti, destabilizzanti e zoppe. Nelle brutali frustate elettroniche si avvertono spunti industrial che gli Psicotaxi caricano di riverberi psichedelici e abrasivi passaggi stoner. Il drumming di Mermoud e il basso di Bordoni generano un flusso ininterrotto nel quale riescono a convivere gli oscuri riff di Carboni e le gelide escursioni electro-space di Bresciani.

Prendendo in prestito il titolo dal romanzo distopico di Aldous Huxley, Il Mondo Nuovo, e affidandosi alle lapidarie parole di Benigni “Guadagnerai cinquecento euro al mese / ma le tue spese vive saranno millecinquecento euro. / Benvenuto nel mondo nuovo ragazzo”, la band compie una spietata analisi della società contemporanea. Ritmica ipnotica e compassata, arpeggi malinconici, scansioni rumoristiche e riff abrasivi si uniscono in un moto circolare che il dolente sax busnelliano di Risico strazia generando spaventose visioni apocalittiche.

Performance chiude l’album nel segno della provocazione (lirica e sonora). Il reading di Benigni, con tono standard in stile Offlaga Disco Pax, descrive i dettagli sanguinolenti di una singolare performance artistica, “Lo spettacolo destò un’impressione fortissima. Vinse il premio come Miglior Performance alla Biennale Esordienti di quell’anno. Il difficile fu spiegare al folto pubblico entusiasta che si era trattato di un’esibizione unica e irripetibile. Proprio non riuscivano a capire il motivo di tanta egoistica cocciutaggine. “Chi si crede di essere, quello? Paganini, forse?” E se ne andavano, scuotendo la testa e scarabocchiando vistosamente per terra”. La vibrante elettronica si mescola ai matematici riff wilsoniani per edificare architetture sonore instabili, drammatiche e (a tratti) pericolanti.

Un latente senso di pericolo, acuito dalla contrastante bicromia e dall’essenziale grafica dell’artwork, pervade l’intera opera lasciando trasparire l’inquietante e seducente immaginario degli Psicotaxi.

Per maggiori info: Psicotaxi | facebook

Per acquistare l’album: Lizard Records


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