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Raw Material – Time Is…

Raw Material (1971) Time IsRAW MATERIAL

Time Is… (1971)

RCA Neon

 

I Raw Material figurano tra le più promettenti formazioni della scena progressiva britannica “minore”. Dopo l’esordio discografico con “The Raw Material Album” del 1970, la band pubblica, nel 1971, il suo secondo (ed ultimo) album, Time Is….

Alla classica formazione con Colin Catt (voce, tastiere), Dave Greene (chitarra), Phil Gunn (basso), Michael Fletcher (flauto, sax, voce) e Paul Young (batteria), si aggiunge il chitarrista Cliff Harewood.

La presenza di due chitarristi irrobustisce e stabilizza il suono della band, con Catt e Fletcher che dirottano il sound verso sonorità tipicamente vandergraafiane. Il canto di Catt, infatti, si rifà ai toni più teatrali di Hammill, mentre Fletcher trascina ritmicamente i suoi fiati emulando Jackson. Ciò che ne viene fuori è un dark prog arricchito dal gran lavoro di chitarre e tastiere, con momenti acustici e qualche sparuto ritmo jazz. Le evidenti analogie con le soluzioni delle più famose band dell’epoca (in primis Jethro Tull e Van der Graaf Generator) non sminuiscono l’originalità e la maturità del suono dei Raw Material.

Time Is… si compone di sei tracce che alternano situazioni delicate e articolate a vere e proprie sfuriate istintive. Nella versione originale, inoltre, a chiusura di entrambi i lati vi erano due suite divise in tre movimenti (che nel formato CD, invece, capitano a metà e a fine disco).

Apre l’album Ice Queen, brano che vede subito protagonisti il sax di Fletcher e le tastiere di Catt, che vivacizzano la lenta ritmica di Young e Gunn. Greene e Harewood, dal canto loro, si avvicendano tra robusti riff e raffinati soli. Catt enfatizza in maniera teatrale ogni singolo verso, mentre i suoi compagni spaziano da massicce parentesi strumentali a sconfinamenti jazz. Nel finale c’è spazio anche per un grandioso assolo di flauto.

Empty Houses rientra invece nella categoria dei brani più aspri dell’album. Organo e sax fanno da sfondo alle ruvide chitarre di Greene e Harewood, entrambe impegnate in energici riff. La voce effettata di Catt acuisce quel senso di inquietudine tipico dei drammi hammilliani. La breve parentesi acustica non riesce a contenere l’impetuoso ritorno di chitarre, sax e organo, che, tra alterne soluzioni, restano protagonisti fino alla fine del brano.

Insolent Lady è la prima suite delle due suite di Time Is…. Il primo movimento, By The Way, è una delicata ballata acustica impreziosita dall’ottima prestazione vocale di Catt e dalle suadenti linee di flauto di Fletcher. Solo in seguito si inseriscono piano e sezione ritmica. Proprio sui rintocchi del campanaccio di Young parte il secondo segmento, Small Thief, che vede Fletcher ripiegare al sax e tirarsi dietro tutti i compagni in un ritmata e vivace fuga. La scena cambia nuovamente ed ecco sopraggiungere ritmiche jazz e poi ancora la malinconica atmosfera creata da piano, sax e chitarra acustica per il terzo ed ultimo movimento, Insolent Lady.

Miracle Worker è brano assai ritmato e vivace che coinvolge sia per l’accorato canto di Catt che per i preziosi passaggi di chitarra e piano. Eccellente anche la prova di Young alla batteria, preso a volteggiare sui piatti e a picchiare sulle pelli.

Con Religion, invece, sono il penetrante sax di Fletcher e (soprattutto) il percussivo e pulsante basso di Gunn a rapire l’ascoltatore. Catt ci mette ancora del suo con una prestazione davvero encomiabile: ora delicato e inquietante, ora furioso e graffiante. Le chitarre, qui più attente a seguire la ritmica di Young e Gunn che a mostrare i muscoli, lasciano la scena alle tastiere di Catt, vere protagoniste del brano.

A chiudere l’album è la seconda suite, Sun God. Awakenig, il primo movimento, è aperto dai delicati arpeggi acustici e dalle note sussurrate da Fletcher al flauto, elementi che rimandano ai Jethro Tull e ai King Crimson prima maniera. L’ingresso delle chitarre elettriche segna l’evidente passaggio a soluzioni più psichedeliche, in cui prende corpo anche il malinconico canto di Catt. Una breve parentesi acustica segna il passaggio al successivo movimento, Realisation, che presto sfocia in un rabbioso affondo di matrice crimsoniana. Catt ringhia letteralmente al microfono mentre gli altri gli garantiscono il loro appoggio strumentale. Ma una nuova parentesi acustica incombe: è Worship, terzo ed ultimo movimento che, tra atmosfere folk ed episodi più solenni, chiude brano ed album.

Davvero un gran bel disco di progressive rock, pubblicato pochi mesi prima del definitivo scioglimento della band. Peccato!

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