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Return to the Castle – La genesi del nuovo album dei Nuova Era

return-to-the-castle-making-ofDopo la breve esperienza della trilogia dantesca del 2010 con i due membri ex Taproban e l’uscita del cd “Nuova Era”, dove ci sono appunto i tre pezzi pubblicati nelle tre raccolte dantesche più altre registrazioni varie, mi ha ricontattato Alex Camaiti, voce e chitarra storica del gruppo. All’inizio pensavamo di fare dei live ma poi ci siamo messi a provare un paio di pezzi miei in stile medioevale e allora ho pensato di fare un disco a tema. Non è stato facile trovare i nuovi membri perché il progressive non a tutti piace ma soprattutto pochi lo sanno suonare… perlomeno a modo!

Con l’arrivo di Rudi Greco al basso e Maurizio Marra alla batteria sono rinati i Nuova Era ed è cominciata questa ennesima avventura. Il titolo del disco, “Return to the Castle”, è l’avventura di un cavaliere che fa ritorno al castello e trova che il suo re è morto… ma è anche il ritorno nel gruppo del chitarrista Alex che, a differenza del cavaliere, invece della morte del re trova la rinascita del gruppo. Le composizioni sono tutte mie come in passato, ci sono vecchi pezzi composti diversi anni fa e alcuni più recenti, ho cercato di associare brani e idee che stavano bene insieme… e ovviamente ho arrangiato tutto con il gruppo. Le idee sono sempre tante e i pezzi diventano sempre più lunghi, tanto è vero abbiamo sforato come tempi e siamo stati costretti a togliere un pezzo, “March of the gnomes”, con sommo dispiacere. Tutti i brani si rifanno al progressive sinfonico con atmosfere medievaleggianti, data l’ambientazione del tema, e le sonorità, anche se fatte con strumenti moderni, sono dei primi anni ‘70. Le tastiere hanno anche fatto la parte “sinfonica” con i brass, violini, flauti, ecc.

È stato un lavoro lungo, in generale, avendo provato per qualche anno i pezzi (solo una volta la settimana per motivi logistici e di lavoro), con Alex che veniva a provare una volta al mese ma anche meno… Quindi c’è voluto tempo per mettere tutto assieme il lavoro sia alle prove sia in sala di registrazione.

La vera novità del disco è che i testi sono in inglese, un esperimento dovuto al fatto che il nuovo paroliere, James Hogg, che è anche autore del disegno di copertina, è di origine statunitense. Oltre tutto l’ambientazione medioevale si adattava anche bene all’inglese… ma va anche detto che nel disco i pezzi cantati sono solo tre e il resto è tutto strumentale. Penso sia venuto un buon disco, anche se si può fare sempre meglio, ma noi siamo già proiettati verso il nuovo album che sarà, o almeno cercheremo di farlo, il migliore dei Nuova Era. Molto probabilmente sarà in italiano e sarà ispirato a “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne.

Walter Pini, novembre 2016

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