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Rhùn – Ïh

Rhun (2013) IhRHÙN

Ïh – Fanfare du Chaos (2013)

AltrOck Productions

 

Il giovane combo francese dei Rhùn, originario di Caen, in Normandia, è da poco giunto alla pubblicazione del suo full-length di debutto, Ïh. Presentato lunedì 10 giugno 2013 – in contemporanea con: “Sensitività” de La Coscienza di Zeno, “Limiti all’eguaglianza della Parte con il Tutto” di Homunculus Res e “Not A Good Sign” dell’omonimo progetto – l’album prova a mettere un po’ d’ordine nella “caotica” (seppur limitata) produzione della band transalpina, dando così slancio ad un progetto di indubbio valore.

Autodefinitisi garage-zeuhl e guidati del batterista Captain Flapattak, i Rhùn sembrano voler ripercorrere nella forma e nella sostanza il percorso artistico dei Magma di Christian Vander. La loro musica, infatti, prende corpo dai classici stilemi zeuhl (con tanto di testi in stile kobaїano), per poi arricchirsi di influenze RIO, jazz-rock e Canterbury.

Della band si sa ben poco, e quel poco che si sa suona alquanto incerto e/o frutto di insana creatività. Le asperità fonetiche pseudokobaїane corrono in loro soccorso per definire nomi improbabili che nascondono il reale dato anagrafico. La natura ibrida dell’opera, poi, si presta ad una lettura distinta e separata delle due “anime” che la compongono. Ïh, infatti, è un lavoro costituito per la prima metà dai tre brani dell’omonimo EP del 2012, e per l’altra da tre dei cinque pezzi che nel 2008 componevano la demo “Fanfare du Chaos” (qui riportati come “Bhönus”).

Partiamo con la prima terna. La formazione interessata vede: Captain Flapattak (batteria, voce), Marhïon Mouette (voce), Damoon (basso), Thybo (chitarra), Sam (sax baritono, sax alto, clarinetto basso, flauto), Fabien De Kerbalek (chitarra, voce), Brunöh (sax tenore, sax soprano, fagotto). Alla band si aggiunge l’Ensemble Pantagrulair, composto da: Séverine (flauto traverso, piccolo), Rémi (oboe), Catherine (clarinetto) e Pierre(corno).

Apre la terna Toz, tiratissimo brano zeuhl. I continui botta e risposta tra gli inquietanti cori e la sezione fiati di matrice jazz si alternano lungo tutto il brano seguendo il più classico dei copioni vanderiani. A dettare i tempi l’oscuro drumming di Captain Flapattak, al quale si avvitano le ruvide spire del basso distorto di Damoon (che attinge a piene mani dal Top di “De Futura”). A metà brano i cori si incupiscono ulteriormente, rimarcando l’andatura ritmica marziale e contrastando i fiati free di Sam e Brunöh e le violente torture chitarristiche di Thybo, in un flusso sonoro che ricorda tanto gli Zao. Il colpo di scena finale arriva con una repentina e corale accelerazione che svela la reale natura della “fanfara del caos”.

Il decisivo apporto dell’Ensemble Pantagrulair spinge Intermud verso territori cameristici dal vago gusto retrò. L’oboe di Rémi e il clarinetto di Catherine giocano un ruolo fondamentale nella strutturazione di questa breve ma affascinante parentesi “classica”.

Con Dunb, che chiude la prima parte dell’album, si ritorna tra gli ingranaggi dell’infernale macchina zeuhl. È la sezione ritmica serrata a dare lo spunto per una mini suite eclettica e trascinante. Damoon catalizza l’attenzione con il suo imperioso basso distorto, mentre tutto intorno si scatena una bolgia infernale che coinvolge cori maschili e femminili, fiati acidi e una chitarra sempre più nervosa. L’ingresso del flauto di Sam, seguito a ruota da clarinetto e sax, prova a stemperare il caratteristico rigore zeuhl emulando i Dün di “Eros”, ma nell’aria si continua comunque ad avvertire un’instabile “elettricità”. La deflagrazione sonica non tarda ad arrivare, carica della stessa furia pirotecnica neo-zeuhl dei nipponici Koenjihyakkei.

Per la seconda terna – quella dei “Bhönus” – i Rhùn si affidano all’esperienza di Udi Koomran, che masterizza i brani tratti della demo “Fanfare du Chaos”. La formazione è ovviamente quella del 2008 e include, oltre a Captain Flapattak, Thybo, Sam, Fabien De Kerbalek e Brunöh, anche Emilie Massue (voce, percussioni) e Sir Alron (basso, voce).

Sin dai primi istanti Bùmlo lascia trasparire evidenti differenze sonore che non possono non evidenziare un diverso approccio dei Rhùn alla materia musicale. La più “discreta” presenza del basso di Sir Alron e il differente impiego delle voci e della ritmica, infatti, pur non minando le fondamenta zeuhl del progetto, risultano meno caratterizzanti e più inclini a soluzioni jazz-rock, RIO e Canterbury style. A trarne giovamento è sicuramente la sezione fiati – qui più acuta e stridente – che incoraggia cori sovrapposti che si dividono tra i Gong più folli e i Ruins più sguaiati.

Mlùez consolida le influenze del brano precedente, portandole a più estreme conseguenze. I sax di Sam e Brunöh contendono la scena alle versatili chitarre di Thybo e De Kerbalek, mentre Captain Flapattak si accolla gran parte del lavoro ritmico. I cori scandiscono sillabe e snocciolano onomatopee che fanno il verso alla vivace sezione fiati, dando di fatto inizio alla violenta e tumultuosa cavalcata chitarristica di Thybo che conclude il brano.

Posta in chiusura, la title track Ïh, col suo fascino psichedelico, si discosta leggermente dal resto dell’album, ritagliandosi uno spazio tutto suo fatto di accordi dilatati e ritmi lenti e morbidi. L’inquietudine zeuhl è comunque dietro l’angolo e viene fuori subdolamente con gli abrasivi accordi di chitarra e gli aspri sax. I vocalizzi della Massue sovrastano ampiamente gli oscuri cori à la Blasquiz di Captain Flapattak e di De Kerbalek, con conseguente ripiegamento su uno stile più ortodosso.

Nel complesso Ïh è un lavoro che rimarca l’ottima partenza dei Rhùn e che ne mette in evidenza l’alto spessore tecnico e l’estrema raffinatezza musicale, confermando, ancora una volta, l’autenticità delle giovani leve della scena zeuhl contemporanea.

Per maggiori info:

https://myspace.com/rhundesfoins

http://rhunmusic.bandcamp.com/

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