Home / Recensioni / Samurai Of Prog, The – Lost and Found

Samurai Of Prog, The – Lost and Found

The Samurai Of Prog (2015) Lost and FoundTHE SAMURAI OF PROG

Lost and Found (2016)

Seacrest Oy

Il 20 aprile 2016, a meno di due anni dall’uscita di “The Imperial Hotel”, viene pubblicato il nuovo doppio album dei The Samurai of Prog, Lost and Found. Lavorando a stretto contatto con i membri originali di Pavlov’s Dog, Lift, Cathedral, Odyssey e Quill, la band ha “ritrovato” pezzi di epico prog rock “persi” nei farraginosi ingranaggi musicali degli anni ’70. Come lo stesso titolo recita (“Persi e ritrovati”), l’album nasce da un’operazione di recupero – in parte già collaudata con “The Imperial Hotel” – che conferma la grande attenzione riservata da Bernard e soci per le ignorate gemme progressive composte da misconosciute formazioni. Perse a causa dell’improvvisa conclusione di contratti discografici, o dei frequenti cambi di formazione delle band, o ancora per le repentine trasformazioni della scena musicale, le composizioni vengono qui rivisitate in versioni nuove di zecca, pronte per essere apprezzate dai numerosi amanti del progressive rock.

La classica terna composta da Marco Bernard (basso, coordinatore del progetto), Kimmo Pörsti (batteria, percussioni, ingegnere del suono) e Steve Unruh (voce, violino, flauto) si allarga alle collaborazioni di Tom Doncourt dei Cathedral (tastiere), Stefan Renström (tastiere, arrangiamenti) – scomparso ad album non ancora pubblicato – e agli ospiti speciali Jon Davison degli Yes (voce), Mark Trueack di UPF e Unitopia (voce), Kamran Alan Shikoh dei Glass Hammer (chitarra elettrica), David Myers dei The Musical Box (piano), Linus Kåse degli Änglagård (sax), Chip Gremillion dei Lift (tastiere), Keith Christian dei Quill (voce), Johan Öijen dei Brighteye Brison (chitarre), Llorián García (cornamusa elettronica), Richard Maddocks (narrazione) e Steve Scorfina dei Pavlov’s Dog (chitarra elettrica).

La registrazione è come sempre di altissima qualità, così pure il packaging, che richiama il formato dei “vecchi” LP, contenente due dischi e un booklet di 32 pagine impreziositi dalle illustrazioni di Ed Unitsky (tra le quali figurano anche le raffinate caricature dei tre titolari).

Ad aprire il primo disco è Preludin, brano composto da Siegfried Carver (all’anagrafe Richard Nadler), violinista dei Pavlov’s Dog. Originariamente concepito come breve intermezzo strumentale, Preludin amplia qui la sua struttura pur conservando la briosità barocca che lo aveva contraddistinto nello straordinario “Pampered Menial”. Il merito è soprattutto del notevole lavoro di Unruh al violino e al flauto, al quale si aggiungono il solido apporto ritmico di Bernard e Pörsti, e le giocose tastiere di Renström. La genuinità dell’operazione di “recupero” di Bernard e soci è qui garantita dalla preziosa presenza di Steve Scorfina, chitarrista e membro storico dei Pavlov’s Dog: suo l’affilato assolo di chitarra che taglia in due il brano. Mentre la terna titolare dà prova dell’affinata intesa, Renström mostra di trovarsi a proprio agio amalgamando le sue dinamiche incursioni al sound dei tre samurai.

Along The Way conferma l’appuntamento con le piccole gemme classiche composte dal pianista David Myer per le opere dei The Samurai of Prog (dopo “Before the Lamia” in “Undercover”, “Before the Dance” in “Secrets Of Disguise” e “Victoria’s Summer Home” in “The Imperial Hotel”). Il brano per solo pianoforte si sviluppa su un tema romantico che, ad intervalli irregolari, si ripropone avvolgendo col suo calore l’ascoltatore.

Inception, composizione inedita dei Lift, a firma Gremillion, è una suite della durata di oltre venti minuti interamente basata sulle mutevoli e complementari tastiere dell’autore e di Renström. Il brano segue uno sviluppo narrativo articolato che trova in Unruh un ottimo interprete: la sua performance è il perfetto connubio tra la teatralità di Gabriel e l’amara espressività del primissimo Fish (“Script for a Jester’s Tear” e “Fugazi”). Il sound è pesantemente influenzato da elementi neoprogressive – dai carillon tastieristici di Gremillion e Renström alla marcata chitarra di Shikoh, dal vigoroso Rickenbacker di Bernard alla cadenzata ritmica di Pörsti – cui si aggiungono le stridenti stilettate del violino e le eteree melodie del flauto di Unruh.

Scandagliando i fondali dell’underground psichedelico e progressivo è emersa anche She (Who Must Be Obeyed), traccia composta dai due Odyssey, Vincent Kusy e Fred Callan, mai pubblicata su album (ne esiste forse una registrazione effettuata nel 1974, in occasione del “Live at Levittown Memorial Auditorium”, recentemente rimasterizzata da Tom Doncourt). Ed è proprio a Doncourt che viene affidato  l’onere di recuperare e arrangiare il pezzo, del quale, purtroppo, non ci è dato conoscere il profilo originario. Gli Odyssey sono responsabili di uno dei più ricercati e rari album di heavy psych rock, “Setting Forth”, caratterizzato da un vorticoso sound imbastito su un energico organo, su una feroce chitarra fuzz e su una voce ruvida e potente, con espliciti richiami a Vanilla Fudge e Iron Butterfly. Il brano in questione, tuttavia, appartiene alla fase progressiva della band statunitense. I contributi di Doncourt alle tastiere e di Öijen alle chitarre, uniti al particolarissimo timbro vocale di Davison e alla vigorosa sezione ritmica, spingono il brano verso il più classico Yessound, con soluzioni maestose e piacevoli aperture sinfoniche.

A chiudere il primo disco è un brano dei Cathedral, Plight Of The Swan, che annovera tra i suoi compositori proprio l’attivissimo Doncourt. Sono le sue tastiere a guidare i continui shift emozionali che si snodano tra oscuri universi crimsoniani e vivaci fughe sinfoniche à la Genesis. Proprio in queste ultime, Unruh rivive gli inquietanti drammi gabrielliani, mentre il suo acuto violino strizza l’occhio alle melodie classiche della Premiata Forneria Marconi. Pochi attimi e ci si ritrova catapultati nelle siderali nebulose frippiane di “Islands”, che, progressivamente, si addensano in un’oscura tempesta di pura kosmische musik per poi deflagrare nel finale.

Il secondo disco, invece, è interamente occupato da The Demise, una lunga suite, della durata di oltre 57 minuti, composta da Ken DeLoria, Keith Christian e Jim Sides – membri dei Quill – e riarrangiata da Renström. La considerevole portata musicale della suite giustifica in qualche modo l’ampio dispiegamento di forze messo in campo dai samurai. La composizione, infatti, ha tutti i requisiti di un’opera rock: dall’intro narrata da Maddocks ad una scandita suddivisione in parti con relativi cambi di scena. La vaga atmosfera folk medievale ricreata da fiati e violino mostra evidenti affinità con il contemporaneo concept album “Symphony #1: Cupid & Psyche” di Höstsonaten. Le voci di Christian e Trueack aggiungono espressività alla narrazione, che qui non viene affidata esclusivamente alla musica. Lo spiritato flauto di Unruh e l’acido sax di Kåse delimitano i confini del sound tra i Jethro Tull di “War Child” e i Delirium di “L’Era della Menzogna”. Se l’isterismo dei vocalist rievoca il Waters di “The Wall”, le incantate ambientazioni fiabesche rimandano ai Ciccada di “The Finest of Miracles”. Nella seconda parte, tra aspre dissonanze e tragiche melodie tastieristiche, torna il neoprog dei Marillion, qui esteso ai suoni della cornamusa elettronica di  García. Nella sezione finale c’è spazio anche per aperture barocche, sprazzi di puro hard rock, musica impressionistica e tanto romanticismo.

Nell’economia dell’opera influisce pesantemente la meritoria opera culturale svolta da Bernard con i progetti “Colossus” – da “Decameron” a “The Stories Of H.P. Lovecraft”, ecc. – attraverso i quali la band amplia i suoi orizzonti musicali.

Per maggiori info: sito | facebook

Per acquistare l’album clicca qui

Fotogallery

  • Samurai Of Prog, The – Lost and Found
  • Samurai Of Prog, The – Lost and Found
  • Samurai Of Prog, The – Lost and Found
  • Samurai Of Prog, The – Lost and Found
  • Samurai Of Prog, The – Lost and Found
  • Samurai Of Prog, The – Lost and Found

Check Also

Paidarion (2016) Two Worlds Encounter

Paidarion – Two Worlds Encounter

PAIDARION FINLANDIA PROJECT Two Worlds Encounter (2016) Seacrest Oy Paidarion è un progetto nato nel …

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *