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Sarastro Blake – New Progmantics

Sarastro Blake (2013) New ProgmanticsSARASTRO BLAKE

New Progmantics (2013)

Mentalchemy Records

Nel gennaio 2012 Paolo Pigni dà inizio ai lavori  per la realizzazione del primo album del suo nuovo progetto solista Sarastro Blake. La sera del 13 gennaio Pigni comincia a registrare le prime parti di chitarra acustica degli undici brani che andranno a comporre l’album. Man mano che i brani prendono forma, in Pigni si fa sempre più forte l’idea di coinvolgere nel suo nuovo progetto altri musicisti. Lo scopo è quello di riuscire ad ottenere da queste collaborazioni una maggiore apertura e una diversa chiave di lettura alla propria concezione musicale.

L’idea è così ambiziosa da trovare il parere favorevole di numerosi amici “storici” e di una manciata di eccellenti esponenti del progressive internazionale. È così che a Pigni (basso acustico, basso elettrico, chitarra acustica, piano, voce) si uniscono: Luca Briccola (Mogador, Trewa – chitarre, tastiere, percussioni, orchestrazioni, flauto, cori e basso in “The Lady Of Shalott”), Mirko Soncini (Trewa – batteria), Richard Allen (Mogador – cori), Serena Bossi (Trewa – cori e voce in “Sonnet 116”), Marco Carenzio (Trewa – cori), Filippo Pedretti (Trewa – violino in “The Lady Of Shalott”), Nick Magnus (The Enid, Autumn, Steve Hackett – tastiere in “The Lady Of Shalott”), Dave Lawson (Greenslade – piano elettrico in “Scotland The Place”), Rick Wakeman (Yes, The Strawbs – piano in “Stanzas For Music”), David Paton (The Alan Parsons Project, Camel – voce in “Stanzas For Music”), Amanda Lehman (Steve Hackett – voce in “My Heart’s In The Highlands”), Richard Sinclair (Caravan, Hatfield and the North, Camel – basso, voce in “Remember”) e Billy Sherwood (Chris Squire, Yes – chitarre, synth in “Flaming June”).

Il risultato di questo sublime brainstorming musicale è appunto New Progmantics, album che fin dal titolo richiama atmosfere progressive romantiche. Un po’ come tutte le produzioni targate Mentalchemy, anche questo New Progmantics attinge a piene mani dal mondo della letteratura e dell’arte. Ne sono testimonianza la bella immagine di copertina – una fotografia di Christopher Colquhoun che riprende fedelmente il dipinto “Flaming June” (1895) del pittore Frederic Leighton – e le liriche di diversi poeti e scrittori inglesi. A completare l’artwork dell’album il dipinto “The Lady Of Shalott”, opera realizzata dall’artista inglese John William Waterhouse nel 1888, che conferisce al disco sfumature di stampo vittoriano e preraffaellita.

Ed è proprio con l’omaggio al poema romantico The Lady Of Shalott di Alfred Tennyson che si apre l’album. La storia, che si rifà ai temi medievali arturiani, narra di una donna che vive in una torre sull’isola di Shalott, in un fiume vicino a Camelot. La donna, vittima di una maledizione, non può guardare verso Camelot altrimenti morirà. Continua così a guardare il mondo esterno attraverso uno specchio, tessendo quel che vede su una tela magica. Un giorno, attraverso lo specchio, vede Lancillotto: si invaghisce di lui e, stanca della vita vissuta fino a quel momento, cede e guarda fuori verso l’uomo di cui si è innamorata. Condannata a morte sicura, la donna abbandona la torre, sale in barca e si lascia trasportare verso Camelot lungo il fiume, cantando una triste canzone. Arriva già morta nella città dove ad accoglierla, tra cavalieri e dame, c’è anche Lancillotto.

L’attacco imperioso è di quelli che impressionano al primo ascolto: un pirotecnico passaggio di batteria lancia il violino di Pedretti e la chitarra di Pigni in un piacevole fraseggio che anticipa le leggerissime melodie del flauto di Briccola. A caratterizzare dal fondo il brano sono le eleganti tastiere di Nick Magnus, capaci di delineare scenari bucolici dalla forte componente sinfonica in pieno stile Glass Hammer.

Clare’s Song si colloca a metà strada tra una ballata folk e un brano di puro prog sinfonico, con lirica del poeta inglese John Clare. Ottima la prova di Pigni alla chitarra e Briccola alle tastiere, assistiti dai luminosi cori di Allen, Carenzio e Bossi, che ben descrivono la natura amorosa del brano.

Il piano elettrico di Dave Lawson ingentilisce la già delicata Scotland The Place, traccia di cristallina bellezza che riesce ad emozionare e coinvolgere anche nei passaggi più sostenuti. Ottime la ritmica di Soncini e in particolar modo le linee di basso di Pigni, che in alcuni frangenti ricorda il Duda di Lunatic Soul.

Sonnet 116 di William Shakespeare viene sublimato dalla raffinatissima voce di Serena Bossi (già apprezzata in “Many Meetings On A Blithe Journey” dei Trewa), alla quale bastano pochi arpeggi di chitarra e qualche accordo di tastiera per ricreare l’idilliaca atmosfera del componimento, che in un passaggio recita: “Oh no! Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai”.

Le liriche di Lord Byron danno vita a Stanzas For Music, una mini suite divisa in tre movimenti. Si parte con They Say That Hope Is Happiness e subito si viene rapiti dal piano del mitico Rick Wakeman, che introduce e sostiene le voci di Pigni e Paton. Ad impreziosire ulteriormente questo segmento – che non supera i due minuti di durata – c’è anche il flauto di Briccola, sempre morbido e delicato. Superata la soglia dei due minuti si passa alla successiva On The Bust Of Helen By Canova, frazione dedicata al busto di Elena di Troia (scolpito dallo scultore neoclassico nel 1811/12) nella quale si fa più intenso il contributo di Pigni alla chitarra e al basso, con il secondo che si irrobustisce facendo emergere la passione del titolare per Squire. Intorno ai quattro minuti e mezzo altro shift con successivo passaggio al terzo ed ultimo segmento, Reflect The Nature, uno strumentale sempre impostato dal piano di Wakeman e sorretto dalle chitarre e dal basso roccioso di Pigni.

In Prelude To Highlands Pigni gioca a fare Howe con un pregevole esercizio alla chitarra acustica che introduce la seguente My Heart’s In The Highlands, traccia strutturata sui versi del poeta scozzese Robert Burns. Chitarra acustica e flauto accompagnano la delicata voce di Amanda Lehmann nel capitolo dell’album che più di tutti tradisce il background romantico e folk di Pigni e Briccola.

La calda voce e il morbido basso di Richard Sinclair mettono in musica i versi di Christina Rossetti nella breve ma piacevolissima Remember. Degni di nota i contributi di Briccola alle tastiere e di Soncini alle strutture ritmiche.

Flaming June è un omaggio di Pigni all’omonimo dipinto di Leighton, dedicato al “sole ardente di giugno”, divenuto per forme, colori e iconografia uno dei simboli della pittura preraffaellita. Pigni si affida alle chitarre e al synth di Billy Sherwood, dedicandosi unicamente alle parti vocali la cui natura romantica favorisce le incursioni corali della Bossi. Nella seconda parte i suoni si vivacizzano sempre più – specie le tastiere di Briccola e le chitarre di Sherwood – andando a privilegiare soluzioni solenni e luminose.

Beyond è una traccia acustica, rilassata, nella quale si evidenziano i toni vagamente decadenti della voce di Pigni e la classica semplicità di chitarre e tastiere.

Nella stessa direzione si muove anche la conclusiva Solitary Bench, sorta di pacata confidenza nella quale Pigni prova scavare nella sua più profonda intimità. Un pezzo a metà strada tra gli episodi più acustici dei Genesis e le composizioni più calde della scena di Canterbury. L’ideale congedo per New Progmantics che si presenta come un’opera di sorprendente bellezza e di raffinata classicità.

Per maggiori info: www.sarastroblake.com

Per acquistare l’album: www.mentalchemyrecords.com/shop.htm

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