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Second Hand – Death May Be Your Santa Claus

SECOND HAND

Death May Be Your Santa Claus (1971)

Mushroom

 

In un’attivissima Londra a cavallo tra gli anni sessanta/settanta, i Second Hand si fanno notare come una delle formazioni più creative della scena freak di Notting Hill. Protagonisti di un hard prog ante litteram dalla forte componente psichedelica, i Second Hand mettono a punto un’esplosiva miscela sonora fatta anche di acid pop, heavy rock, psych prog, freak out, prog sinfonico, funky, sperimentazione disturbante e molto altro. Un mix di follia sonora chiara sin dal nome della band, Second Hand, derivante dal fatto che tutta la strumentazione in uso alla band fosse di “seconda mano”.

Dopo il primo “Reality”, del 1968, sorta di concept album creato sulle vicende di un certo Denis James, i Second Hand pubblicano, nel 1971, per la leggendaria Mushroom di Vic Keary (produttore e tecnico del suono della band), il loro secondo album: Death May Be Your Santa Claus.

Concepito come colonna sonora di un’oscura pellicola (pare finanziata dalla coppia Lennon/Ono), l’album vede per l’occasione una formazione rinnovata e allargata: Ken Elliott (mellotron, Hammond, piano, voce), Kieran O’Connor (batteria, percussioni, vibrafono, noises, voce), George Hart (basso, violino, voce), Malcom “Moggy” Mead (chitarra) e Rob Elliott, fratello di Ken, (voce).

La versione originale dell’album è aperta da Death May Be Your Santa Claus, brano dominato dal vivace Hammond e dal mellotron di Ken Elliott e dalla batteria e dal vibrafono di O’Connor. Jazz, freak e funky si rincorrono a mo’ di marcette circensi in bizzarre melodie sottolineate dall’ambigua voce di Rob Elliott, ora urlata e sgraziata, ora ironicamente baritonale nel ripercorrere il timbro di Arthur Brown.

Hangin’ On An Eyelid è un brano di natura cinematografica: una sottile psichedelia di stampo sixties si insinua in fitte trame jazz-rock, ottimamente vivacizzate da un percussivo pianoforte e addolcite dalle melodie di mellotron e vibrafono. Anche in questo caso le parti cantate e i cori risultano inafferrabili, sfuggenti.

Con Lucifer And The Egg tornano le deliranti atmosfere à la Crazy World Of Arthur Brown. Due gli elementi che più si fanno apprezzare in questo brano sono il percussivo drumming di O’Connor e l’infuocata performance di Ken Elliott all’Hammond. Le voci meritano sempre una menzione a parte: funamboliche e alienanti, soprattutto nella seconda parte, ricordano le bestiali soluzioni di Wootton e soci in “First Utterance”.

Sulla stessa linea della title track si muove Somethin’ You Got, il brano più freak del disco, dove sembra di ascoltare ELP filtrati da Zappa. Un pastiche sonoro fatto di suoni acidi, rumorismo crimsoniano à la Jamie Muir e giochi vocali che registrano affinità con i preistorici versi gutturali di Di Giacomo e compagni in “Cento mani e cento occhi”.

Cyclops è il brano che originariamente apriva un lato B interamente composto da brani di puro prog sinfonico strumentale. È una sorta di suite, divisa in cinque movimenti, quella che occupa per intero la seconda facciata. Una trama strumentale complessa, dominata dall’Hammond di Elliott e dai tempi dispari di O’Connor, caratterizza questo primo movimento. L’impercettibile violino di Hart apre la solenne fuga d’organo dai forti richiami a Bach, sorretta dalle incursioni chitarristiche di Mead che accrescono ancor più il pathos.

Sic Transit Gloria Mundi, locuzione latina traducibile in “Così passa la gloria del mondo” o più volgarmente “Come sono effimere le cose del mondo”, è la breve e apocalittica introduzione alla successiva Revelations Ch. 16 Vs. 9-21, composizione dai toni futuristici e dalle soluzioni ardite e sperimentali. Il titolo del brano è chiaramente riferito all’Apocalisse di Giovanni (Capitolo 16, Versetti 9-21), conosciuta anche come Libro della Rivelazione, ultimo libro del Nuovo Testamento. Punizioni divine, demoni, Babilonia e Armagheddon sono qui rappresentati da suoni e rumori apocalittici. Ancora l’Hammond e il mellotron di Elliott a divagare in lungo e in largo, con O’Connor a scandire a colpi di gong e cassa l’ineluttabile fine.

Take To The Skies è un brano prevalentemente suonato dall’organo di Elliott, dove si avvertono gli ELP di “Blue Rondo a la Turk” e la “musica impressionistica” dei Trip. Take To The Skies e Sic Transit Gloria Mundi sono entrambi contrassegnati dalla nota “creati dal Chaos”, elemento questo in cui riaffiora la natura freak dei Second Hand, fatta di improvvisazione e sperimentazione.

D.M.B.Y.S.C. – Reprise è il brano che chiudeva la versione originale dell’album. Al suo interno sono ripresi molti dei temi del brano iniziale, a cominciare dai bizzarri vocalizzi, dai noises e dalle drammatiche e oscure atmosfere crimsoniane.

Nel 1972, sempre a nome Second Hand, viene pubblicato un singolo contenente Hangin’ On An Eyelid e un nuovo brano, Funeral, che, contrariamente al titolo e alle atmosfere oscure dell’album, risulta più allegro e solare. Nell’edizione in CD rientrano anche due interessanti bonus tracks, Dip It Out Of The Bog Fred e Baby R U Anudda Monster, originariamente escluse per ragioni di spazio.

A confermare l’origine del nome della band concorre anche la bella cover, sorta di collage neodadaista logorato, dai toni ironico-apocalittici, con in primo piano la figura assai ambigua di un Santa Claus (o Babbo Natale), in decolleté e con una faccia tutta da interpretare(!), che sovrasta un paesaggio reso cupo dai gas di scarico di un’infernale macchina da guerra.

Death May Be Your Santa Claus è, sin dalla sua originaria versione, un’opera non facile ma di grande interesse, una proposta imprevedibile e allo stesso tempo straordinaria.

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2 comments

  1. Denis Di Nicolò

    Davvero grande recensione,su un disco ingiustamente dimenticato.
    Un lavoro ad alto tasso sperimentale costruito su un sound che viagga attraverso l’hard ,la psichedelia,il prog,Frank Zappa,Captain Beefheart e tanto tanto altro,con una voce che effettivamente ricorda molto alcune cose del primo Arthur Brown.
    Un disco non di facile assimilazione grazie anche alla natura “undergound” del progetto,libero da qualsiasi restrizione,e ricco di folle sperimentazione settantiana (come solo i gruppi di una volta erano capaci di fare).
    Un capolavoro da ascoltare e riascoltare,senza se e senza ma!

  2. Abbiamo voluto aggiungere un altro prezioso tassello al nostro mosaico prog! Grazie Denis!!!

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