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Silver Key – In the Land of Dreams

Silver Key (2012) In the Land of DreamsSILVER KEY

In the Land of Dreams (2012)

Ma.Ra.Cash Records

A venti anni esatti dalla loro formazione i milanesi Silver Key danno alle stampe il loro tanto atteso debut album, In the Land of Dreams. Attivi per anni come tribute band ufficiale di Marillion e Fish, i Silver Key si sono fatti le ossa a suon di concerti con un’intensa ed invidiabile attività live. Il “sogno nel cassetto”, però, è sempre stato quello di pubblicare un album di materiale originale. Ed è proprio dal “mondo dei sogni” che la band milanese ha sempre tratto ispirazione. Il nome Silver Key, infatti, deriva da un racconto dello scrittore statunitense Howard Phillips Lovecraft, noto per le sue storie horror incentrate sui cosiddetti “Miti di Cthulhu”. Secondo Lovecraft la “Chiave d’Argento” è l’oggetto magico che consente di accedere al Regno dei Sogni, le “Dreamlands”, dove ogni cosa è possibile. Nel racconto “Through the Gates of the Silver Key” (Attraverso i Cancelli della Chiave d’Argento), Lovecraft gioca con gli antichi miti greci sul dio “Oneiros” (Sogno), reinventandoli.

In the Land of Dreams è il sogno che prende forma: un sentito omaggio dei Silver Key al maestro della letteratura horror/onirica/fantasy. Yuri Abietti (voce, testi, chitarra acustica, percussioni), Carlo Monti (chitarra elettrica, chitarra acustica), Alberto Grassi (basso), Davide Manara (tastiere, synths, samples) e Viviano Crimella (batteria, percussioni) confezionano un album fresco e dinamico che non rinnega affatto le origini neoprogressive della band. Le accattivanti soluzioni vocali di Abietti, infatti, sono puntualmente sostenute dall’eclettico apporto tastieristico di Manara, dalla solenne tecnica chitarristica di Monti e dall’efficientissimo lavoro ritmico di Grassi e Crimella.

Apre l’album proprio la coinvolgente title track. A proiettarci nel mondo dei Silver Key ci pensa Manara con le sue vivaci tastiere che, pur attingendo a piene mani dallo stile dell’illustre collega Kelly, risulta alquanto determinante nel tracciare le linee guida dell’originale ed incisivo sound della band. A dargli man forte è proprio Monti che con la sua chitarra tagliente si avventura in soli vertiginosi dal fascino indiscutibile. Abietti, con o senza make up, sfodera il suo gradevole canto che va a collocarsi a metà strada tra Gabriel e Fish (questione di sfumature). La seconda metà del brano è anche quella più originale ed interessante: abbandonato ogni legaccio melodico, i Silver Key si avvitano in una vorticosa e oscura coda strumentale che lascia nuovamente apprezzare il talento di Manara e Monti, ma che mette ancor più in evidenza l’ottimo lavoro di Grassi al basso e di Crimella alla batteria.

Con More Than I Can l’atmosfera (inizialmente malinconica) si incupisce grazie soprattutto al tono drammatico di Abietti e all’oscuro basso di Grassi. Stupiscono, specie nei passaggi più enfatici, la teatralità e la versatilità della voce di Abietti, a conferma del fatto che gli ultimi venti anni passati “on stage” non sono stati spesi invano. Manara crea con le sue tastiere la giusta atmosfera, mentre Monti, Grassi e Crimella provano a dare maggior spessore al sound.

Un breve e delicato arpeggio introduce Learn to Let Go che presto muta passo a favore di un’andatura più decisa e ritmata. Le soluzioni adottate dai singoli componenti si rifanno, per forza di cose, alla band madre del neoprogressive: il basso corposo di Grassi pulsa come quello di Trewavas, Monti si lascia affascinare dalla solennità di Rothery, e le tastiere di Manara strizzano l’occhio al solito Kelly. Sarebbe, però, troppo facile soffermarsi alle più superficiali apparenze. La formazione milanese, pur confermando la sua più totale ammirazione per i Marillion, riesce a svincolarsi dai facili (e allo stesso tempo ingombranti) accostamenti grazie anche a soluzioni sonore più asciutte, dirette e moderne, mai scontate e derivative. Ne è dimostrazione Millennium – brano che registra anche la collaborazione di Massimo Parretti alle tastiere – nel quale riescono a convivere sonorità vintage e artifici contemporanei.

Viene poi il turno dell’imponente The Silver Key, suite omonima strutturata in otto movimenti. I) Intro (The Loss of the Silver Key) – Pezzo introduttivo dal sapore classico, inizialmente affidato alla voce di Abietti e al piano di Manara, che esplode nel finale collegandosi al movimento successivo. II) The Gaunt Man (The King of Shadows) – È una parentesi oscura contraddistinta però da una ritmica vivace e cadenzata e dall’ennesimo ottimo solo di Monti. III) The Running Kid – Le tastiere di Manara segnano l’avvenuto passaggio di consegne, ma è ancora una volta la sezione ritmica a dettare i tempi per la camaleontica performance di Abietti. IV) The Guardian of the Seventh Seal – È senza dubbio l’episodio più progressivo dell’album, con risultati che chiamano in causa i primi Banco e la PFM, ma che riescono anche a affascinare per la loro estrema modernità. V) Through the Gates of the Silver Key – Proprio nel segno della modernità si muove il quinto movimento, che nell’estetica si rifà allo space rock psichedelico degli Ozric Tentacles. VI) Dim Carcosa – Il brano vede la partecipazione di Ettore Salati (Alex Carpani Band) alla chitarra. Un’aura floydiana avvolge il brano che pure affronta diversi momenti (dai suoni acustici delle chitarre, al folk, alle classiche aperture sinfoniche). VII) The Silver Key – Brano dal piglio decisamente più hard che riporta alla mente gli ultimi Uriah Heep. VIII) Finale (The King of Light) – Abietti chiude la suite con la performance più gabrielliana dell’album, riuscendo a condizionare anche l’umore dei propri compagni.

L’accorato congedo di In the Land of Dreams si consuma con Welcome, la composizione più “matura” ed emozionante fin qui proposta dai Silver Key.

L’album si arricchisce del prezioso e suggestivo artwork di Claudio Bergamin (www.claudiobergamin.com), illustratore già a lavoro con numerosi gruppi e artisti internazionali (Ayreon, Arjen Lucassen, The Flower Kings, ecc.).

Per maggiori info: www.silver-key.it

Per acquistare l’album: www.maracash.com/store.htm

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