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Ske – 1000 Autunni

SKE

1000 Autunni (2011)

Fading Records / AltrOck Productions

 

Dietro il monicker Ske si cela il nuovo progetto solista di Paolo “Ske” Botta, tastierista e compositore assai noto in ambito progressivo, già con Yugen e French Tv. Come egli stesso ha avuto modo di affermare il progetto solista Ske non differisce di molto da altri progetti musicali convenzionalmente conosciuti come “gruppi”, ma che in realtà eseguono musica composta da un solo membro. Vero è che Botta arriva dopo un lungo percorso a comporre e arrangiare da solo questa sua prima opera, ma è altrettanto vero che il contributo esecutivo fornito dai suoi numerosi collaboratori è senza dubbio ragguardevole.

Oltre al titolare del marchio, impegnato con organi, piano elettrico, mellotron, synth, string machines ed effetti, ci sono: Fabio “Ciro” Ceriani (sansula, percussioni), Enrica Di Bastiano (arpa), Elia Leon Mariani (violino), Giuseppe “Jos” Olvini (theremin, percussioni, effetti), Roberta Pagani (voce), Valerio “Neth” Reina (voce), Markus Stauss (sax), Mattia Signò (batteria), gli amici degli Yugen, Francesco Zago (chitarra acustica, chitarra elettrica), Valerio Cipollone (clarinetto, sax),  Maurizio Fasoli (piano), due membri dei francesi Camembert, Fabrice Toussaint (idiofoni, trombone, percussioni) e Pierre Wawrzyniak (basso) e uno dei greci Ciccada, Nicolas Nikolopoulos (flauto).

Il titolo dell’opera, 1000 Autunni, è mutuato da un yojijukugo (frase idiomatica giapponese composta da quattro kanji ) che nella sua brevità racchiude il detto “Un giorno, mille autunni”, insegnamento legato al sentimento del desiderio che altera la percezione del tempo, facendo sembrare le giornate interminabili e tristi. L’atmosfera autunnale è ben rappresentata dall’immagine di copertina, una pozzanghera ricolma di foglie secche dai toni caldi, carpita fortuitamente da Botta in una giornata nebbiosa.

Fraguglie apre l’album ed è subito chiara una cosa: ci troviamo davanti ad un’opera complessa e raffinata. Ritmiche frammentarie guidano mellotron e sax verso un oscuro mood crimsoniano. A donare sprazzi di luce un deciso flauto, una delicatissima arpa e l’immenso armamentario tastieristico di Botta. Come un manifesto programmatico Fraguglie offre un consistente assaggio della sostanziosa proposta musicale. Ci si muove agevolmente tra soluzioni dark sinfoniche, Canterbury sound, R.I.O., non disdegnando di fatto  la fusione di inserti elettronici con elementi acustici.

Denti ha una intro che ricorda molto le tipiche atmosfere cupe ed oscure del dark prog scandinavo. Diverse sono le analogie con la prima opera solista di Nicklas Barker, “El Ultimo Fin de Semana”, e con i Morte Macabre, ma anche con alcuni passaggi drammatici di “Darwin!” del Banco. Ritmiche sempre più spezzate e incursioni selvagge creano numerosi cambi di scena in cui si susseguono i suoni ectoplasmatici del theremin, quelli briosi degli idiofoni e, nella parte finale, marcette circensi e fanfare in stile avant-prog.

In Carta e Burro si viene rapiti dalla splendida la voce di Roberta Pagani. Un’atmosfera à la Hatfield & the North caratterizza il brano, con soluzioni però più eteree e meno scanzonate. La delicatezza iniziale viene gioiosamente abbandonata a favore di un clima canterburiano assai prossimo ad alcune cose di Picchio dal Pozzo.

Con Scrupoli si ritorna nuovamente in terra scandinava e più precisamente in territorio Änglagård. Il brano graffia in più di un’occasione grazie ai preziosi interventi di sax e chitarra elettrica. Le numerose fratture create dalla chitarra frippiana e dall’organo di Botta vengono solo in parte addolcite dai passaggi di flauto e idiofoni.  I cori oscuri e sintetici ripercorrono nuovamente i suoni orrorifici di Nicklas Barker.

Delta cambia completamente scenario. I dolci suoni di clarinetto, flauto e violino, uniti a rumori e voci di bambini in sottofondo, rendono il tutto più atmosferico. È nuovamente il theremin a scuotere sinistramente gli animi, mutando le soluzioni post rock della parte iniziale in un più moderno prog rock.

Scogli 1 è il primo di tre brevi interludi. Questo primo episodio presenta un’anima gioiosa e moderatamente vivace.

Sotto sotto è un brano delicato e struggente dalla forte componente cinematografica. Dilatato e melodico, a tratti ovattato e volutamente “ingenuo”, il brano sembra muoversi su suoni riconducibili ad un immaginario intimo legato ai ricordi d’infanzia.

Mummia è senza dubbio il brano più aggressivo dell’album. Le impressioni iniziali ci conducono direttamente alle nervose influenze crimsoniane che hanno fatto la fortuna di Anekdoten e Änglagård. Con estrema facilità si passa poi ad un frenetico jazz-rock dominato come sempre dalle innumerevoli tastiere vintage di Botta (che ricordano quelle di Fariselli) e da un sax acidissimo. La ricchezza dei suoni è tale da non offrire appigli all’ascoltatore, per un campionario stilistico colto e a tratti irriverente (nel senso buono del termine!).

Il secondo appuntamento con Scogli 2 è decisamente più teso e drammatico, caratterizzato da chitarra, violino e tastiere, tutti impegnati in brevissimi fraseggi sezionati di continuo.

Con La Nefezia di Multatuli si ritorna nuovamente agli Änglagård. I vocalizzi della Pagani fungono qui da vero e proprio strumento. Rhodes, sax e chitarra si dividono la scena prima di sfociare in un giocoso rumorismo. Poi ancora Canterbury sound con i cesellati interventi di chitarra, accompagnata da clarinetto e violino, che segnano il ritorno dei vocalizzi della Pagani. Ottimo anche il lavoro della sezione ritmica, con un basso morbido e avvolgente e una batteria scandita e raffinata.

Scogli 3 termina la serie facendo segnalare una certa continuità stilistica con il secondo episodio.

Chiude l’album Rassegnati. Il brano parte un po’ come le funeree marce avant-progressive rock cameristico degli Univers Zero. A sprazzi ritornano agli Änglagård più inquieti, con una chitarra ancora una volta crimsoniana, ma il finale è quanto di più sognante Botta sia riuscito a comporre per questa sua prima opera.

Un disco raffinatissimo che necessita di numerosi ascolti per essere apprezzato in pieno. Qua e là affiorano, inevitabilmente, tracce di Yugen e Camembert (soprattutto negli episodi più spensierati), ma nel complesso 1000 Autunni ha il merito di confermare il gran talento di Paolo “Ske” Botta (come musicista e anche come compositore!).

Per maggiori info:

www.myspace.com/skegroup

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