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Sloe Gin – A Matter Of Time

Sloe Gin (2013) A Matter Of TimeSLOE GIN

A Matter Of Time (2013)

BloodRock Records/Black Widow

 

Sloe Gin è l’ennesima incarnazione musicale di Enio Nicolini, attuale bassista dei The Black, cofondatore degli Unreal Terror, noto al pubblico progressivo per essere stato il titolare del marchio Akron e per le numerose pubblicazioni con la Black Widow Records. Ad accompagnarlo in questa nuova avventura ci sono: Eugenio Mucci, vocalist dei Requiem e degli Insider (già con Nicolini ai tempi del progetto Akron), e Giuseppe Miccoli, batterista dei Requiem.

A Matter Of Time è la materializzazione dell’esperienza dei tre musicisti in campo doom metal. La particolare ed insolita formula a tre, con soli voce, basso e batteria, prende le mosse dalle cupe, tenebrose e vibranti sonorità dei seminali Black Sabbath per poi rielaborarle a proprio piacimento.

Già dai primi accordi dell’opener Lord Of Snowflakes si intuisce quale sarà il mood dell’album. Il basso oscuro e distorto di Nicolini e la batteria di Miccoli non lasciano spazio a diverse interpretazioni: è doom allo stato puro, seppur diversificato da una ritmica più variegata e da una forte componente krauta, motoristica e circolare. Curiose anche le sfumature gotiche della voce di Mucci, alienata ed alienante quasi come quella del miglior Smith, che si fa ancor più drammatica e lisergica nella successiva My Dog Is Beautiful, dove le ossessive linee di basso di Nicolini alternano passaggi più movimentati, in linea con la spedita ritmica di Miccoli, a veri e propri affondi dolenti e serrati.

Con Spiritual Coma si ritorna al punto di partenza: ritmiche cupe e incedere catatonico asfissiano l’ascoltatore che si ritrova (suo malgrado) invischiato in situazioni tipicamente sabbathiane, risucchiato dalla folle voce di un Mucci/Osbourne (da qui in avanti) sempre più angosciante.

La marziale e solida Dreams In A Jar riesce a sintetizzare le soluzioni ritmiche dei Tool di “Stinkfist” e l’estetica dei primi Sabbath, specie nei granitici giri di basso e nella voce disumana di Mucci.

In Islero il basso monolitico di Nicolini, contrapposto al drumming vagamente jazzato di Miccoli, sembra voler riprodurre attraverso suoni ruvidi e pesanti il tragico incontro/scontro tra il toro di razza Miura e il famoso torero Manolete. Una parentesi descrittiva che si potrebbe estendere alla successiva The Fugitive, traccia più dinamica e tirata che ben si presta ad inscenare una vera e propria fuga. Ad accrescere l’atmosfera ansiogena del brano è senza dubbio la bestiale performance canora di Mucci, che si addentra sempre più in territori oscuri e profondi.

Se il basso monocorde di Nicolini tende ad aggravare i toni di Don’t Be Afraid Of The Dark, il drumming leggero di Miccoli e le dilatate ed insane parti vocali di Mucci provano a fornirgli una maggiore tridimensionalità.

Bring On The Lion fa registrare una più riuscita armonia tra i poderosi e matematici affondi di Nicolini e le strutture ritmiche di Miccoli, con Mucci sempre più straniante, robotico e psichedelico.

Le numerose variazioni tematiche di Clouds Floating In A Blue Sky risultano decisamente più funzionali alla trasmissione del testo narrato con un’insolita voce tetra e impostata.

Decline And Fall Of Progress And Illusions è il pezzo più accessibile del disco, merito forse dell’andatura più lineare, continua, e delle stratificazioni e sovrapposizioni vocali di Mucci che, non offrendo particolari appigli, risuonano nello spazio accerchiando l’ascoltatore.

Ottima anche la conclusiva Digital Space Wave, traccia strumentale che si slega un po’ dall’ossessiva circolarità e pesantezza dei brani precedenti per favorire l’ingresso di elementi spaziali e psichedelici. Paradossalmente le atmosfere create qui da Nicolini e Miccoli, seppur con una strumentazione ridotta all’essenziale, potrebbero rappresentare una versione space  dei primi Ufomammut.

Un lavoro non facile, questo degli Sloe Gin, che richiede un ascolto attento ed interessato.

Per maggiori info:

www.sloegin.it

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