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Soundrise – Timelapse

Soundrise (2012) TimelapseSOUNDRISE

Timelapse (2012)

Autoproduzione

Timelapse è l’esordio discografico dei triestini Soundrise. Il disco, pubblicato nel settembre del 2012, raccoglie una selezione di brani composti tra il 2004 ed il 2010. Il titolo dell’album, letteralmente “lasso di tempo”, vuole rappresentare il fatto che in esso è presente una buona fetta della storia e dell’evoluzione stilistica della band. Il tema del tempo, inoltre, viene continuamente riproposto nei brani che compongono l’album, i quali raccontano principalmente storie di vita vissuta dai componenti del gruppo, arrivando perfino a plasmare l’artwork, curato dal cantante della band, Walter Bosello, grafico di professione.

L’album, totalmente autoprodotto, è stato registrato in proprio e successivamente mixato al TruckTerminal Studio del triestino Francesco Bardaro. Il mastering è stato invece affidato allo studio Andrea Cremonesi di Lodi. La formazione che ha preso parte alla realizzazione dell’album vede: Walter Bosello (voci, tastiere), Dario Calandra (chitarre), Christian Zacchigna (basso) e Massimo Malabotta (batteria), ai quali si aggiunge Gianni Visentin (tastiere in “We Shall Break Our Cage”).

L’opera, frutto del lavoro a sei mani di Bosello, Calandra e Malabotta, presenta un originale mix sonoro che unisce progressive rock, progressive metal, hard rock, industrial, funky e molto altro.

Ad aprire Timelapse è la spedita Time is mine, traccia che alterna diverse soluzioni ritmiche mostrando sin da subito quello che poi sarà il clima generale dell’album. Lo stile fresco, vivace ed eclettico si rifà in parte alle sonorità contemporanee dei Muse, con una maggiore attenzione per la componente melodica e una chiara inclinazione verso il prog metal di Fates Warning e Queensrÿche.

Higher ground si affida a ritmiche articolate, riff matematici e tastiere arabeggianti. La voce di Bosello, sia nelle parti soliste che in quelle corali, vira decisamente verso territori alternative rock, supportata sempre dalle graffianti incursioni chitarristiche di Calandra. Proprio il chitarrista si rende protagonista di un ottimo solo, nella seconda parte del brano, prima di tornare ai fratturati riff combinati a suoni di natura industriale.

In quest’ottica The great divide between us si spinge ben oltre, riuscendo a creare il giusto mix tra elementi elettronici e suoni elettrici. Nell’oscura introduzione si avvertono non poche affinità con gli ultimi Shining (quelli di “Blackjazz”, per intenderci) e vaghi ricordi di NIN. La voce e i cori à la Uriah Heep, uniti al piano e alle tastiere, aggiungono quel tocco di melodia che stempera l’atmosfera claustrofobica dell’inizio.

Give up è il tipico brano prog metal melodico. La voce di Bosello, misurata ma luminosa, accompagnata da un elegante piano, è la vera protagonista del brano. A metà corsa, però, entra imperioso Calandra con l’ennesimo raffinato solo. Uno degli aspetti che più colpisce dei Soundrise è il sapiente uso delle voci, come evidenzia la successiva Time to make. Sono proprio le voci a riuscire a mutare forma ad ogni singola composizione, diversificandosi e stratificandosi in mille sfumature.

Una menzione speciale merita anche la sezione ritmica, sempre precisa e affiatata, e Leaving, col suo incedere calcolato, ne è la prova materiale. La continua alternanza di momenti misurati ad episodi più tirati pone l’accento proprio sull’ottimo lavoro svolto da Malabotta dietro le pelli. Bosello, di contro, stupisce per intensità ed acutezza, mentre Calandra imbastisce robusti riff che fanno del brano una delle parentesi più rock di Timelaspe.

Con More, invece,si provano a coniugare le tipiche soluzioni prog delle tastiere con l’asprezza hard della chitarra. Quest’ultima, ripulita e affilata, dà vita al melodico prog metal di To be yours, con la complicità del piano di Bosello che cesella accordi cristallini.

King Time’s dilemma è di sicuro il brano più progressive dell’album. Un esercito di lancette scandisce l’inesorabile scorrere del tempo (omaggio palese ai Pink Floyd di “Time”) dando il via ad un infuocato e affiatato duetto tra chitarra e tastiere. L’esempio più lampante sono i solari e vivaci The Flower Kings, se si escludono le cupe bordate chitarristiche di Calandra e i passaggi ritmici più sostenuti.

L’hard prog dall’accattivante andatura funky di Western torture, con chitarre e organo in mostra e l’ottimo lavoro di basso e batteria, rispolvera i Deep Purple (Mark III) di “Burn” e “Stormbringer”.

Le tastiere dell’ospite Visentin, invece, aprono We shall break our cage, brano piacevole che chiude Timelapse tra aperture sinfoniche neoprogressive e il più classico prog metal.

La pubblicazione dell’album segna anche l’ultimo, definitivo assestamento della band che registra la fuoriuscita di Zacchigna, sostituito dal bassista Giorgio Pierobon, e l’ingresso in pianta stabile del tastierista Stefano Alessandrini.

Per maggiori info: Soundrise

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