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Tale of a dark fate – La genesi del nuovo album de L’Albero del Veleno

Tale of a dark fate – La genesi del nuovo album de L’albero del VelenoPremessa

L’albero Del Veleno è un progetto che nasce nel 2010 con lo scopo di unire musica strumentale ad un contesto visivo. Questo binomio, di per sé certamente non originale, diventa tale nel momento in cui a curare la parte “cinematografica” siamo noi stessi, scrivendo soggetti e sceneggiature per ogni brano di pari passo con la sua creazione. Ci siamo accorti ben presto che l’idea era tanto affascinante quanto improbabile da realizzare nella sua interezza: creare un cortometraggio per ogni brano era una spesa non sostenibile né per noi della band né per le varie compagnie di produzione cinematografica. Così per “Le radici del male”, nostro album di debutto, ci è stato possibile realizzare solo il corto “Un altro giorno di terrore”, mentre per i restanti brani solo noi sappiamo perché un determinato riff è stato scritto in quel modo o perché al minuto tot i tempi rallentano. Per cause di forza maggiore, dunque, non ci è stato possibile rendere noto l’incredibile lavoro che c’è stato dietro.

Uscito il disco, non contenti della lezione, abbiamo voluto puntare ancora più in alto mettendoci in testa di fare un album di un solo brano da abbinare ad un mediometraggio, con musica e immagini in sincrono. Abbiamo inviato il soggetto a centinaia di case di produzione e registi, avendo una manciata di risposte del tipo “Bella l’idea, ma i soldi per realizzarlo?”. Siamo arrivati addirittura al punto di crederci quando una major a livello cinematografico si è detta interessata alla cosa e ci ha tenuto sulle spine per mesi, fino a che, nella fase di studio di fattibilità del progetto e dopo averlo valutato cifre astronomiche, è svanito tutto nel nulla. Mai più nessuna risposta.

“Tale of a dark fate” – La genesi

Guardare in faccia la realtà ha significato ammettere la sconfitta e dover rinunciare a portare avanti il progetto per come era nato. Costretti ad abbandonare la strada cinematografica, abbiamo pensato di abbinare i nostri pezzi ad immagini, così da dare quantomeno un “volto” alle nostre creazioni.

“Tale of a dark fate” è un’opera in due atti che parla della leggenda dell’albero del veleno (secondo la quale chi ne mangia i frutti si addormenta per non risvegliarsi più) attraverso metafore ricavate da alcuni personaggi della mitologia greca.

Grazie al prezioso contributo dell’artista Steve Indronant, che ha saputo interpretare perfettamente la storia, ogni brano è stato affiancato da un’immagine che lo rappresenta. Il ricco booklet che accompagna il disco raccoglie tutte queste piccole opere.

Nel 2016 abbiamo vinto il bando regionale Toscana 100 band che, mettendo a disposizione fino a 5000 euro, ci ha permesso di registrare da Alberto Gerli nei prestigiosi Casalpiano Studios di Sinalunga (SI). Inizialmente erano previste registrazioni ad opera di un coro reale con il quale avevamo già dei contatti, ma per problemi da noi indipendenti la cosa è saltata e ci siamo affidati a parti di coro campionate, scritte e arrangiate dal compositore Cesare Valentini.

Il disco è così strutturato:

I – Prelude – The poison tree

ACT I – HYPNOS

II – Morpheus

III – Phobetor

IV – Interlude I – Momus

V – Phantasos

VI – Interval

ACT II –  THANATOS

VII – Clotho

VIII – Lachesis

IX – Interlude II – Ananke

X – Atropos

XI – Postlude – Moros

La storia ha inizio con il protagonista che raggiunge l’albero del veleno (“The poison tree”), si nutre dei suoi frutti e si mette all’ombra delle sue fronde per riposarsi.

Da qui si entra nel primo atto – Hypnos – il dio del sonno, che a sua volta è suddiviso nei vari capitoli che corrispondono ai suoi figli: Morpheus (assume sembianze di persone durante il sonno), Phobetor (assume sembianze di bestie feroci) e Phantasos (assume sembianze di cose o paesaggi); Momus, nel primo interludio, è la rappresentazione del sarcasmo (che si prende gioco di colui che ha mangiato i frutti dell’albero). Si tratta quindi di un viaggio onirico tra i mostri partoriti dal delirio innescato dal veleno.

Poi si entra nel secondo atto – Thanatos – il dio della morte (nonché fratello gemello di Hypnos); in questo caso abbiamo le tre Moire, (personificazione del destino ineluttabile, perché tessevano il filo del fato di ogni uomo): Clotho (che filava il seme della vita), Lachesis (ovvero il destino, che avvolgeva il filo sul fuso e decideva quanto ne spettasse a ogni uomo) e Atropos (che tagliava il filo, ovvero ne decideva la morte). Nel secondo interludio compare Ananke, personificazione del destino e madre delle Moire.

Infine il postludio – Moros – rappresentazione del destino avverso che porta ogni essere alla morte.

A livello musicale si ha quindi una prima parte più pacata, sognante, melodica, mentre la seconda ha toni più crudi, esasperati, schizzati. Nel comporlo ci siamo sentiti liberi di esprimerci senza alcun vincolo, ragionando solo su quello che avevamo da dire e non su ciò che l’ascoltatore avrebbe voluto. Si passa così da pezzi senza batteria ad altri con blast-beat tipici del metal estremo, da parti con un solo strumento ad altre con cori ed orchestrazioni, da ritmi incalzanti a lunghi e ripetuti silenzi. Il risultato è tutt’altro che commerciale, e ne siamo contenti.

L’Albero del Veleno, ottobre 2017

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