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Ten Years Like in a Magic Dream… – La genesi del nuovo album dei Pandora

ten-years-like-in-a-magic-dream-la-genesi-del-nuovo-album-dei-pandoraQuando abbiamo iniziato nel 2005 era solo per divertimento, poi abbiamo deciso di provarci e ora siamo arrivati al decimo anno tra soddisfazioni e dolori.

Io ho sempre definito la musica come una bella amante che ti fa arrabbiare ma non puoi farne a meno, dove si sovrappongo sogni, emozioni e tanta fatica, soprattutto psicologica ed emotiva. Poi quando tutto sembra assestato, ad un certo punto arriva il momento giusto per realizzare un progetto: crearci uno studio nostro perché intorno c’è troppa superficialità ed incompetenza.

Così ci si mette a lavorare per un anno fino a vederlo nascere. Direi una grandissima soddisfazione! Una volta finito che ci vuoi fare in uno studio tutto bello nuovo? Un nuovo disco, no?

Per come va la musica oggi e quello che c’è intorno non si può nascondere un po’ di scoraggiamento, e chi lo fa è un ipocrita, ma poi ci viene in mente che siamo arrivati al decimo anno di un percorso musicale, con due tributi non da poco (Pink Floyd e Flower Kings) oltre a tre dischi accettati positivamente dalla critica (Dramma di un Poeta Ubriaco, Sempre e Ovunque Oltre il Sogno e Alibi Filosofico) e dei fans che ti sostengono, e tutti i pensieri negativi spariscono, lasciando spazio alla creatività, che ci riporta al nostro studio bello nuovo, dove decidiamo di metterci al lavoro su un nuovo disco.

L’idea è quella di festeggiare dieci anni di Pandora e così iniziamo le prove, tirando fuori le idee.

In principio si pensava ad un Ep di qualche brano rielaborato in acustico e un tributo, per poi iniziare subito i lavori per un nuovo album, ma durante le sessions i brani presero una forma più ampia di un semplice set acustico portandoci a rielaborare completamente ad anni di distanza alcune nostre composizioni, aggiungendoci anche il cantato in inglese.

Ci tengo a precisare che, grazie al feeling che c’è tra noi, quando iniziamo a lavorare finiamo sempre con qualcosa che si è sviluppato oltre la nostra immaginazione. La vena compositiva non si ferma mai e cresce inarrestabile, soprattutto in Claudio, un vero vulcano d’idee musicali.

Il progetto, quindi, senza aspettarcelo, e completamente guidati dalla musica, cambia e decidiamo di dargli più spessore, aggiungendo, oltre ai nostri pezzi rielaborati e risuonati completamente a distanza di anni, un omaggio al mondo musicale che ci ha formato e cresciuto: un personale tributo al Prog che comprendesse esecuzioni in chiave Pandoriana di brani dei gruppi che ci hanno influenzato. Naturalmente abbiamo fatto una selezione tra questi, altrimenti avremmo dovuto lavorare ad un triplo album!!

Fragments of the Present:

  1. Always and Everywhere: Overture, Fantasia in Pandora Major

Claudio inizia a lavorare sul MiniMoog rivedendo tutta la parte iniziale della suite che chiudeva il nostro secondo disco, facendone l’apertura di questo nuovo lavoro con suoni degni del prog più amato.

Nel frattempo si studiano molteplici arrangiamenti, orchestrazioni ed effetti che vanno a creare un contesto nuovo ma rispettoso del lavoro passato.

L’obiettivo era quello di far primeggiare il MiniMoog, strumento fondamentale nella storia del prog, per poi dare all’orchestra maggior spazio durante l’esecuzione.

Il ricordo più intenso di questo brano è rappresentato dalle ore passate a rivedere interi passaggi e fraseggi senza sosta, suonandoli e risuonandoli fino a trovare il sound che potrete ascoltare.

Le notti e le giornate che Claudio passò a definire al meglio il tutto senza dar nulla per scontato sono state fondamentali.

Il risultato finale a nostro parere ci porta oltre. Un’elaborazione iniziale quasi anni settanta che poi viaggia fino a sonorità moderne.

  1. The Way You Are

Questo pezzo figura nel nostro primo disco, ed è il primo brano che abbiamo elaborato io, Claudio e Corrado.

L’idea di ricantarlo in inglese ci stuzzicava da tempo così ci siamo messi a rivedere tutte le parti strumentali, mentre Emoni e Claudio si sono dedicati alla ristesura dei testi di Corrado riadattandoli alla lingua inglese.

Il risultato è un gran bel pezzo fratellastro di quel Così Come Sei del 2008.

È davvero emozionante sentire Corrado cantare per la prima volta in inglese un brano dei Pandora. Le sensazioni, la musica e l’armonia ci portò a pensare che la strada era giusta, quindi non ci fermammo.

Un aneddoto interessante che ispirò una delle parti fondamentali del brano riguarda una delle sere in cui stavamo lavorando alla realizzazione del nostro nuovo studio.

Verso le 20, mentre Claudio era intento ad avvitare dei pannelli di cartongesso, ci troviamo a bussare alla porta una famosa signora del luogo proveniente da una casa molto distante, completamene in pigiama, che, senza trattenersi dallo strillare, lamentava dei lavori che si stavano svolgendo, anche se svolti sempre rispettando orari ed evitando “Suoni” fastidiosi.

Beh, quella signora urlante e quel trapano elettrico diventarono per Claudio lo spunto per l’assolo centrale di chitarra al minuto 3:10, dove, ascoltandolo con attenzione, è possibile sentire un chiaro riferimento al trapano che disturbò la signora e ai suoi urli indemoniati!!

  1. Turin 03.02.1974

Forse non tutti sanno che questo brano è il ricordo della venuta in terra piemontese dei Genesis durante il tour di Selling England by The Pound. Una testimonianza delle emozioni che il sottoscritto provò e che dopo 37 anni decidemmo di mettere in musica raccontando quello che dentro di me successe quella sera al mitico Palasport di Torino.

Il piacere di rivedere e rinfrescare questo pezzo è unico.

Inizialmente questo doveva essere il brano acustico di punta, ma anche qui si parte in un modo e, come in ogni brano dei Pandora, si finisce per giungere ad enormi orizzonti oltre ogni previsione, dove, tra l’esecuzione di Corrado alle sue tastiere e la sua interpretazione vocale insieme ad Emoni, ed un emozionante Claudio che mette mano alle note fino a modellarle e renderle precisamente la descrizione delle mie emozioni, cerchiamo di trasmettere all’ascoltatore quello che quella sera rappresentò.

  1. Drunken Poet’s Drama

Con questa composizione si chiude il frammento dedicato al nostro passato. Un brano che racchiude l’anima e la storia dei Pandora e che solitamente, con il suo tema principale, chiudeva i nostri concerti.

Scritto da Corrado e riarrangiato da Claudio, con le mie tastiere mi sento onorato, ogni volta che lo suono, di partecipare a questo pezzo pieno di anima prog.

Sembra ieri quando Corrado si presentò a casa mia dicendomi: “Voglio suonare prog seriamente..!!”, poi dopo qualche tempo in studio ci portò questa composizione che, grazie a molte serate in sala prove, venne resa quello che è oggi.

Ma potevamo risparmiarlo da nuovi sviluppi e arrangiamenti ancora più freschi??

No, assolutamente.

L’inserimento degli archi acustici, la voce di Emoni ed un testo rielaborato in inglese, oltre ad arrangiamenti determinanti qui e là, siam riusciti nel nostro intento, facendo fare un viaggio di 10 anni nel futuro a questo gioiello della nostra storia.

In questo brano entra in gioco il primo dei nostri ospiti: Andrea Bertino, violinista del Rondò Veneziano e dei nostri amici del Castello di Atlante.

Il cambio di tono è quasi totale, e Andrea con il suo violino acustico rende la composizione più barocca.

Temporal Transition:

  1. Passaggio di Stagioni:

a. Lamenti d’Inverno

b. Canto di Primavera

È doveroso svelare una parte fondamentale della nostra storia musicale, che la sezione centrale dell’album ne racchiude l’essenza, proprio in Temporal Transition, ed esclusivamente dedicata all’unico brano cantato in italiano: “Canto di Primavera”, pezzo che racchiude le sorprese più significative e coinvolgenti per la storia e la musica dei Pandora.

Il brano ci riporta alle origini, precisamente al 1998 a Racconigi, un paesino della provincia di Cuneo dove ci eravamo trasferiti da poco, e dove io e Claudio prendemmo un po’ più sul serio la nostra avventura musicale insieme. Claudio cresceva come batterista, così allestii nella cantina di casa un piccolo studio per suonare, ricoperto di cartoni delle uova e posters dalla mia collezione di cimeli musicali. Rispolverando i miei vecchi strumenti creammo un piccolo set di brani riadattati per solo batteria e tastiere.

L’esordio avvenne poco più tardi, durante un festival chiamato “Racconigi a Porte Aperte” dove per tutto il week-end diverse band suonavano all’aperto in punti chiave nelle strade del paese. Noi riuscimmo a suonare proprio davanti all’unico negozio di dischi del luogo, appartenente al nostro caro amico Roberto Magri, uno di quei pochi coraggiosi che con il suo negozio han cercato di tener testa alla degradazione musicale di questo Paese, un vero eroe!!

In quegli anni Racconigi organizzava un festival rock di ottima presenza, sia di pubblico che di musicisti, chiamato Kaos. Il fato vuole che la domenica prima del nostro esordio, a “Racconigi a Porte Aperte”, al Kaos, partecipi proprio il Banco del Mutuo Soccorso!

Era domenica 6 Giugno 1999, quando nel bel mezzo di una magnifica esibizione del Banco, durante la presentazione del brano successivo Francesco Di Giacomo cominciò a cercare qualcosa nelle tasche senza nulla trovare, quando, però, con la sua caratteristica ironia, tirò fuori dalla tasca uno dei volantini che pubblicizzavano la nostra piccola esibizione e annunciò il nostro primo concerto che sarebbe avvenuto la settimana seguente a poca distanza da quel palco dedicandoci “Canto di Primavera”.

In seguito l’organizzatore mi regalò il cd con la registrazione del concerto del Banco da cui abbiamo estrapolato la voce di Francesco usandola come intermezzo in Passaggio di Stagioni.

La mini-suite è divisa in due parti, la prima intitolata “Lamenti d’Inverno”, nata per essere una piccola introduzione ad una versione acustica di “Canto di Primavera”, ma diventata durante i lavori un vero e proprio inedito che si può trovare solo su questo disco. Il brano segue le orme del Banco ma con qualche ingrediente Pandoriano. Essendo “Canto di Primavera” un brano che gira su accordi maggiori, abbiamo voluto sottolineare la tristezza e la mancanza di Rodolfo e Francesco lavorando sugli stessi accordi ma in chiave minore.

Le parti di tastiere sono suonate in presa diretta da tutti e tre contemporaneamente, poi successivamente abbiamo aggiunto gli altri strumenti.

L’idea è quella di un vero e proprio passaggio di testimone, come fa intendere Francesco durante la dedica, infatti “Passaggio di Stagioni” si trova esattamente al centro del disco e fa da transizione dalla prima parte dell’album, quella dedicata alla musica dei Pandora, alla seconda, quella dedicata ai tributi.

In questa mini-suite entra in gioco il grande David Jackson, già nostro ospite nel disco Alibi Filosofico. I suoi sax accompagnano i nostri brani in modo magistrale, infatti circondano e danno ancora più corpo al tutto.

Con l’emozionante dedica di Francesco e la magica chitarra acustica di Claudio si introduce “Canto di Primavera” e qui devo assolutamente svelare un altro inedito: una notte dallo studio mi chiama Claudio: “Papà, pensavo ad una cosa: riusciamo a metterci in contatto con Vittorio Nocenzi e farlo partecipare al nostro piccolo tributo a Francesco e Rodolfo?”. La mia sensazione iniziale… Panico!! E il primo pensiero… “E ora??”! Beh, ci ho pensato bene e, visto che in precedenza siamo riusciti a far partecipare alle nostre composizioni musicisti del calibro di Arjen Lucassen e David Jackson, perché non provarci, poteva essere un’idea, e questo portò ad una bella notte in bianco!

Mi venne in mente un mio caro amico che conosce molto bene Vittorio. Dopo essermi messo in contatto con lui e spiegatogli il progetto, questo lo sente immediatamente e gli spiega.

Incredibile, ma a distanza di anni, e dopo l’operazione subita poco tempo prima, il Maestro si ricorda ancora di noi e riusciamo ad avere il suo contatto diretto!

Dopo qualche ora, ripreso dall’emozione, contattai il Maestro Nocenzi dal nostro studio durante l’editing del brano. “Ciao Beppe!!” esordì Vittorio. Emozionato e con il cuore in gola di poter parlare con uno dei nostri miti, nella mia graduatoria subito dopo il più grande di tutti, Keith Emerson, gli spiegai il progetto più dettagliatamente ed il motivo della nostra richiesta, che chiaramente non è mai stata a scopo lucrativo, ma intima e sentimentale in ricordo del 1999.

Sono rimasto molto colpito dalla sua grandezza di pensiero e dall’umiltà che dimostrò, e dopo aver scambiato due parole, con tono possente e di enorme presenza mi disse: “Mi piace Beppe! Voglio far parte del vostro progetto. Allora, quando ci incontriamo? Dai fissiamo un appuntamento…”. Il resto è raccontato dal disco, diventando una nuova pagina importante della nostra storia.

Vittorio registrò l’assolo in un inedito finale con lo storico MiniMoog, completando così l’idea di riproporre il brano in una nuova versione personalizzata.

A Claudio, il vulcano di idee che non si ferma mai, viene l’ispirazione di far cantare Emoni come voce principale ed usare come corista di rinforzo Corrado.

Confesso che all’inizio, da fan del BMS, sono rimasto un po’ interdetto, poi ho capito l’idea di Claudio.

Emoni canta Di Giacomo, wow..! Ottimo, un vero gioiello per le nostre orecchie.

Sotto il sorriso sornione di Claudio e lo sguardo incredulo di Corrado tutto combaciava.

Infine il capolavoro di Claudio che chiude il capitolo: far suonare David Jackson e Vittorio Nocenzi insieme, cosa mai avvenuta prima d’ora. Il finale con le tastiere mie e di Corrado, il basso di Dino, le chitarre, le percussioni e la batteria di Claudio ci portano in un momento unico ed indimenticabile, fatto di grandi emozioni. Sugli ultimi fiati della traccia sentirete in lontananza ancora una volta la voce di Francesco che entra a far parte di questo finale, il tutto con l’approvazione di Vittorio per la scelta e l’idea.

Un ringraziamento molto sentito da noi tutti va al nostro amico che ha fatto in modo che un sogno diventasse realtà: quello di conoscere in modo personale, oltre che musicale, Vittorio Nocenzi che a dire dello stesso Maestro è oramai uno della famiglia Pandora/Colombo…

Fragments of the Past:

La scelta dei tributi è determinata dalla nostra voglia di onorare il Pop-Rock-Prog che ci ha accompagnati nella nostra crescita musicale e che ci è sempre di ispirazione, rendendogli un vero e proprio omaggio tutto in chiave Pandora.

Dopo la scomparsa di figure molto importanti nel panorama musicale che ci hanno colpiti particolarmente, era il minimo che potessimo fare dando il massimo di quello che avevamo.

  1. Second Home by The Sea

Per sviluppare Second avevamo pensato a diverse varianti, tra cui quella di due batterie che lavorassero una elettronicamente e l’altra acusticamente, ma a forza di sperimentare Claudio uscì fuori con una ritmica che omaggia il tema principale di batteria ma con sonorità acustiche, anche se, essendo a nostro parere una parte dell’evoluzione dei Genesis, non abbiamo messo da parte completamente i suoni tirati fuori da Collins.

La parte centrale lascia un ampio spazio alla fantasia, permettendoci di inserire un medley. A differenza di tutto ciò che abbiamo prodotto come tributo ai Genesis (vedi Turin 03.02.1974), questo racchiude invece l’epoca post Gabriel. I fans più accaniti riconosceranno sicuramente le parti, e sia io che Claudio amiamo i medley dei Genesis, pertanto abbiamo realizzato il desiderio di farne uno nostro mai eseguito prima, neanche dagli stessi autori.

Farlo è stato molto divertente, soprattutto per il sottoscritto, che ha come colonna sonora della sua vita ogni composizione della band.

  1. Man of a Thousand Faces

Non potevano mancare i Marillion, altro gruppo fondamentale nella nostra cultura progressive.

Emoni ha la capacità di adattare la sua voce ad ogni contesto, e così ha fatto in questo brano, permettendoci di rielaborarlo e dargli una nostra piccola impronta, anche se non esagerata, rendendolo alla fine molto affascinante ed intenso.

E proprio qui, nel finale, diamo il nostro apporto vocale tutti quanti, come dei fans ad un concerto, mia moglie Irma compresa, solitamente vittima indiretta per anni delle nostre scorribande musicali.

  1. Ritual – Part II

In principio Ritual degli Yes non era incluso nella scaletta, avevamo inserito un brano completamente diverso che avremmo voluto elaborare in chiave sinfonica: “Seventh Son of a Seventh Son” degli Iron Maiden, pezzo, e anche album, che a nostro parere ha sempre avuto un’energia progressiva.

Le parti di chitarra e gli arrangiamenti erano pronti, ma poi improvvisamente ci arrivò la triste notizia della scomparsa di Chris Squire e così il brano degli Iron venne sostituito con l’idea di fare un giusto tributo ad uno dei personaggi più importanti del nostro panorama musicale.

Data la discografia di questo personaggio, la scelta risultò inizialmente un po’ ardua, ma siamo riusciti a restringere il campo a tre brani: Ritual, Heart of the Sunrise e The Fish. Scegliemmo, tanto per non complicarci la vita, Ritual Part II!

A parte gli scherzi, secondo noi questo è il brano più rappresentativo della loro/sua storia, anche perché rappresenta uno dei momenti più alti del prog anni settanta, estrapolato dal quel capolavoro che è Tales From Topographic Oceans.

Vorrei sottolineare il grandissimo lavoro di Claudio, vero front-man di questo quarto album. Qui si destreggia tra l’assolo di basso centrale riadattato prendendo spunto dalle esibizioni live di Chris e dall’originale in studio, la ricostruzione del mitico assolo di Alan White e la ricostruzione di tutti i passaggi di chitarra del grande Steve Howe, compreso il solo finale che raggiunse ai tempi, e ancora oggi, il culmine della composizione. Chiaramente ci siamo anche io e Corrado con le nostre tastiere ma a mio parere è molto determinante il lavoro fatto da mio figlio. Per non parlare di Emoni, che con la sua voce riesce a rievocare uno dei più grandi cantanti di tutti i tempi.

Devo confessare che Tales è uno degli album che hanno cambiato la mia vita musicale e se mi avessero detto in quel periodo che in futuro avrei sentito e suonato questo brano con mio figlio non ci avrei mai creduto.

  1. Lucky Man

In principio questo pezzo, sia per quello che rappresenta nella storia del prog sia per quello che rappresenta per noi, era già in scaletta. Desideravamo da tempo dedicarci all’esecuzione a nostro modo di questo brano, ma a causa del decesso di Keith Emerson ci siamo ritrovati di fronte ad un tributo dedicato non solo agli EL&P ma principalmente al ricordo del più grande di tutti. Visto il forte dolore che ci ha causato questa perdita, in nostro tributo a Keith diventò ancora più sentito, naturalmente con tanto rispetto e devota riconoscenza, senza presunzione.

Lucky Man è il nostro personale ricordo al trio, ma soprattutto a quella leggenda musicale che è Keith Emerson.

Da fans del prog volevo sottolineare il grande lavoro, maturo oltre ogni limite, di Claudio, che mi ha lasciato stupito, emozionato ed allo stesso tempo orgoglioso, ovviamente senza nulla togliere al superbo contributo di Emoni, alla sua prima esperienza a pieno regime in un disco, e Corrado.

Mio figlio ha superato ogni limite della mia immaginazione. Sicuramente tutti conoscono la sua grande abilità nel suonare la batteria e il basso, ma le partiture di chitarra tirate fuori in brani come Ritual e Second Home by The Sea sono dimostrazione di essere al cospetto di un grandissimo musicista! Sono fortunato di averlo come figlio!

Perdonatemi, ma realizzare tutto questo in ogni particolare e confrontarsi con artisti che han fatto la storia non è cosa da poco, siamo di fronte a un straordinario artista oltre che un ottimo produttore artistico. Ogni nostra idea la prende e la plasma a dovere, concretizzandola oltre ogni aspettativa. Sarò di parte, ma direi: sentire per credere!

Alla prossima

Beppe Colombo (Pandora), dicembre 2016

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Line Up “Ten Years Like in a Magic Dream…”

Pandora:

– Beppe Colombo: Tastiere, Cori

– Claudio Colombo: Batteria, Percussioni, Basso, Chit. Elettrica, Chit. Acustica, Cuatro Portoricano, Tastiere, Cori

– Corrado Grappeggia: Voce, Tastiere, Cori

– Emoni Viruet: Voce, Cori

Special Guests:

– Andrea Bertino: Violino in “Drunken Poet’s Drama”

– Dino Fiore: Basso in “Canto di Primavera”

– Irma Mallus: Cori in “Man of a Thousand Faces”

– David Jackson: Fiati in “Passaggio di Stagioni”

– Vittorio Nocenzi: Moog Solo Finale in “Canto di Primavera”

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