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Tenere Fuori Dalla Portata Dei Bambini – La genesi dell’esordio discografico dei Parafulmini

Tenere Fuori Dalla Portata Dei Bambini – La genesi dell’esordio discografico dei ParafulminiStoria di un trio che suona PRURF

Insomma: è il febbraio del 2018 e da meno di due mesi è uscito il nostro primo disco, Tenere Fuori Dalla Portata Dei Bambini. Un evento, almeno per i Parafulmini. Ma come siamo arrivati a tanto?

La scintilla

Ottobre 2016, si stava cercando un bassista. Eravamo rimasti in due, il Parafulmine Percussore (io) e il Parafulmine Elettrocordaio (Stefano) da quando il bassista storico del gruppo, Luca, aveva dato forfait un anno prima e ancora non avevamo trovato un rimpiazzo. Cominciavamo ad avere l’impressione che i bassisti fossero merce rara nell’universo delle band, forse eravamo solo sfortunati o i suoni parafulmineschi non erano di loro gradimento, sta di fatto che i pochi coi quali avevamo tentato per un verso o per un altro non erano mai andati bene. Dopo aver dato la benedizione all’ultimo affinché seguisse senza intralci la propria luminosa strada nelle palestrine jazzistiche, eravamo un po’ scoraggiati quando il destino ci venne incontro nella persona di Alfonso Capasso. Un bassista.

Alf (che oggi suona con gli Aliante) ci disse subito chiaro e tondo di non aver abbastanza tempo per riuscire a suonare la nostra roba che però gli piaceva così tanto da essere stupito che ancora non avessimo fatto un disco. Fregatevene del bassista, ci disse, andate a registrare e qualcuno lo troverete. Ecco, va detto: è grazie a questa scintilla innescata da Alf se oggi esiste Tenere Fuori Della Portata Dei Bambini. Ed era l’ora, visto che erano anni, anzi, decenni che si suonava.

Uno sguardo indietro

I Parafulmini, come band, esistono circa dal 2011, ma in realtà le radici del gruppo affondano nella notte dei tempi: più o meno nella seconda metà degli anni ottanta, quando ci chiamavamo Zampironi e suonavamo nei centri sociali come il pisano Macchia Nera o il fiorentino Indiano. All’inizio eravamo un trio, con me alla batteria e il forfettario Luca al basso, più un altro Luca detto Foffo alla chitarra. La musica era meno complessa di quella di oggi ma certi ingredienti fondamentali erano già lì, soprattutto certi scambi ritmici e il suono surf.

Dopo aver vinto il premio della critica al Rock Contest di Controradio, a Firenze, nel 1988 arrivò per qualche tempo un quarto elemento: Alberto detto Squiliberto, alla chitarra, tastiere e voce, e quella è stata l’unica parentesi canora del gruppo. Nel frattempo Luca Foffo si era ritirato su un’isola deserta e sostituito dall’attuale chitarrista, Stefano. Questa formazione andò avanti più o meno fino al ’94, quando si sciolse fino a metà del 2011 per riformarsi come Parafulmini, senza più Squiliberto ma con un progetto musicale e un mucchio di musichette nuove nuove.

Ma come?

Oltre a qualche pezzo del vecchio repertorio zampironico com’era possibile che ci fosse nuovo materiale? Be’, erano successe un bel po’ di cosette in quei diciassette anni: Stefano si era dato alla tromba, oltre che alla chitarra, e suonava in una street band, la Fantomatik Orchestra, il che gli aveva consentito di approfondire – se non altro – la teoria e la pratica musicale, anche negli arrangiamenti; mentre io, che per campare mi occupo di cartoni animati e grafica digitale, mi ero messo a comporre coi sequencer MIDI; avevo anche scritto le musiche di una delle mie serie d’animazione, La Banda Volante. Scrivevo – e scrivo – disegnando le note sul piano roll, un po’ alla maniera di Conlon Nancarrow ma aggiornata. Certe musiche sono fatte per rimanere suonate dalla macchina, altre no, come quelle per i Parafulmini.

Così ci siamo ritrovati, abbiamo stampato le partiture, inviato i MIDI via elettrolettera, cominciato a provare una volta alla settimana, fatto qualche sporadica uscita live e piano piano è venuto fuori un paio d’orette di musica.

E a quel punto il bassista se n’è andato.

Dunque

Dunque rieccoci là, Stefano e io con Alfonso che ci sprona a registrare un disco. Ci indica anche uno studio, l’Ottava Nota di Riccardo Andreini a Montopoli Valdarno. Subito prendiamo accordi e fissiamo per il 17 gennaio ’17 alle 17:00. Siccome l’annoso problema dei Parafulmini come di tante band sono i bajocchi, non bisogna sprecare un secondo del tempo in studio. Così, io porto la mia batteria, la monto, facciamo i suoni dei parecchi tamburi, piatti & campanacci e il giorno dopo, tra mattina e pomeriggio, registriamo tutte le tracce di batteria. Circa 50 minuti. Il problema è che suoniamo in due, senza basso, e questo rende tutto più difficile.

Nei due giorni successivi, Stefano torna in studio e perfeziona le chitarre, dopodiché inizia la ricerca dei Parafulmini Onorari: gli altri strumentisti da inserire nel disco, primo fra tutti, ovviamente, il bassista.

Basso delle mie brame

Come fare? Per via di conoscenze e con un po’ d’artigianato. Tanto per cominciare, Stefano, dal momento che già stuzzicava uno strumento a corde abbastanza simile, si era rassegnato a prende lui in mano il basso, almeno su un numero ragionevole di pezzi. Ché suonare il basso non è come suonare una chitarra, pare.

Un numero altrettanto ragionevole però doveva essere affidato a qualche bassista vero, preferibilmente che sapesse leggere i puntini sul pentagramma. E qui, per la suddetta via di conoscenze, siamo arrivati a un piccolo superman dell’elettrobasso: Luca Cantasano, bassista dei Diaframma, che ha dato un’occhiata ai pezzi e ha detto: si può fare. E ha fatto, eccome se ha fatto. Su venti tracce del disco, undici sono eseguite da lui. Ascoltatelo sui quattro movimenti di Parafulmini suite, su Acqua a Pedale o su No grazie, prego.

E Alfonso? – vi chiederete. In fin dei conti è un bassista e poi lo dovete a lui se ora questo prezioso CD esiste. Non siamo stati così ingrati: Alf affianca Luca Cantasano nel pezzo d’apertura del disco, Il Professor Magnifizio – un brano in 19/16 a doppio elettrobasso – che introduce anche la storia dei Parrucchieri dall’Ultraspazio. Ma su questo tornerò più avanti.

Il Maestro Fariselli

Avevo conosciuto Patrizio ai tempi in cui la rete era ancora giovane, il 2000, e non esistevano i social network. Gli Area li avevo scoperti da ragazzino ed erano stati di gran lunga il mio preferito nel panorama dei gruppi italiani dell’epoca; una sera, andando a zonzo per la rete, mi ero imbattuto nel sito di Fariselli, dove c’era anche un indirizzo email. Gli avevo scritto, chiedendogli se non avrei potuto inviargli qualcuna delle musichette che scrivevo in quel periodo e lui mi aveva rispoto: manda.

Gli erano piaciute e da allora i nostri rapporti hanno preso ad approfondirsi, al punto che nel 2008 gli ho proposto di realizzare le musiche di una delle serie di cartoni che ho diretto, i 52 episodi di Taratabong! – che è una serie per bambini molto piccoli sul mondo della musica. E lui le ha realizzate: un lavoro impressionante.

Con queste premesse, quale Parafulmine Onorario sarebbe stato più Onorevole del Maestro Fariselli? Il quale ci ha fatto l’onore di accettare l’onere. Patrizio – gli ho detto – hai carta bianca: t’invio le basi di due pezzi e tu ci fai sopra quello che vuoi. E il risultato si può ascoltare nel solo di piano sull’11/8 di Stati di alimentazione progressiva o in quello di synth sul 17/8 di Pedale ad acqua.

Patrizio: se leggi queste righe, grazie ancora.

Spavento

A proposito di cartoni animati: da tanti anni ho un socio, col quale condivido la maggior parte di quell’affascinante attività, Fabrizio Asmagheddon Bondi, che è anche l’ottimo chitarrista dei Tossic. Così ho chiesto anche a lui di partecipare in qualità di Parafulmine Onorario; ed eccolo infatti su una sezione in 5/4 di Spavento, con un solo eseguito all’elettrometalchitarra e una serie di altri aggeggi spaventosi – strumenti insoliti dai suoni sbalorditivi costruiti dal poliedrico Azzam Bells.

Sassofoni

Ai tempi della carenza di bassisti avevamo accarezzato l’idea di provare a sostituire le corde del chitarrone con un sax baritono. Riccardo, compagno di banda di Stefano nella Fantomatik e gran strumentista (è diplomato in clarinetto) aveva accettato di affrontare l’iniziativa, che però si era rivelata fallimentare: lui i pezzi li aveva imparati arrangiando la parte di basso per sax ma il risultato non funzionava, perché il registro del baritono era troppo vicino a quello della chitarra di Stefano.

Questo strafalcione ha però dato due bei risultati: il primo è che, come Parafulmine Onorario Sassofonaio, Riccardo suona su due brani del disco, con un elettrizzante solo su Dentista; e il secondo – e più importante – è che in seguito ha rispolverato un suo vecchio basso, si è sgranchito le dita e adesso è il Parafulmine Elettrobassaio ufficiale.

Ma c’è anche un altro Parafulmine Onorario Sassofonaio che fa capolino su Polpetta, terzo movimento della suite Una settimana di Bontà: stavolta con un sax basso, Filippo Brilli, presso lo studio del quale sono state anche fatte le registrazioni addizionali montate poi sui pezzi.

Il miscuglio e l’etichetta

Per tutto questo sono occorsi molti mesi. I Parafulmini Onorari sono stati volenterosi ben al di là del dovere ma ovviamente registravano quando potevano. E poi c’è stato il miscuglio, che ha preso un altro bel po’ di tempo, per non parlare poi del master.

Col mix in mano abbiamo cominciato a cercare un’etichetta. Da una tonnellata di elettrolettere spedite ci arrivavano magre risposte e anche quelle erano del tipo interessante ma è fuori dal genere che trattiamo e via dicendo; finché non è arrivato Loris Furlan di Lizard Records e ha aggiunto però la vostra roba mi piace, sarà difficile piazzarla, ma va bene, facciamolo – o qualcosa di simile.

Così, ho disegnato la grafica e composto il leporello del CD, sviluppando l’immagine dei tre Parafulmini che già ci accompagnava da qualche tempo in rete e nelle locandine dei concerti, abbiamo spedito tutto in stampa e poco prima del solstizio d’inverno 2017 il CD era pronto.

Tenere Fuori Dalla Portata Dei Bambini

Sono venti tracce, di cui alcune raggruppate in suite: quattro movimenti per Parafulmini Suite (Allegro un po’ troppo – Andante al mare, con ruspe – Allegro siberiano – Finale Cacciucco), due per Idraulici in vacanza (Acqua a pedale – Pedale ad acqua) e tre per Una settimana di Bontà (Dentista – Gitarella – Polpetta). È tutto strumentale, salvo la title track – abbreviata nell’acronimo TFDPDB – dove per qualche secondo si canta: nella sezione centrale si cita qualche battuta del classico Dream A Little Dream Of Me, eseguita dal Coro Siberiano dei Parafulmini, cioè noi tre al completo in stile crooner sbronzi.

Le tracce sono tutte, in media, relativamente brevi (venti in cinquanta minuti: fate voi il conto) ma tutte collegate tra loro, una dopo l’altra: sonoramente e concettualmente.

Ovvero: Parrucchieri dall’Ultraspazio

TFDPDB è un concept album. Davvero? No. Ma sì. Ma no. Cioè: volendo si può trasformare qualsiasi collana di pezzi in un concept album, specie se surreale o demenziale (qualunque delle due qualifiche sembri conferire più lustro all’opera). Partendo da questo principio concettuale a buon mercato ho scritto una storiella che attraversa tutti i pezzi del disco: Parrucchieri dall’Ultraspazio – L’incredibile storia del Professor Magnifizio.

Quest’avvincente racconto è narrato nelle liner notes del CD, e lì potete trovarlo, quindi non mi dilungherò in proposito. Dirò solo qualche parola sulla genesi del Professor Antonluca Magnifizio, che è interpretato nel brano d’apertura dal maestro Sergio Taglioni.

Sergio è stato un gran musicista, produttore e docente, oltre che ingegnere del suono nel suo bellissimo studio. Parlo al passato perché Sergio è deceduto nell’ottobre del 2010 per la puntura di un’ape, a 42 anni. Da lui avevamo registrato la colonna sonora de La Banda Volante e altri cortometraggi d’animazione.

Sergio aveva un gran senso dell’umorismo e, tra le altre cose, gli piaceva fare scherzi telefonici arguti. Una volta gli avevo segnalato un sito di tizi che dicevano di comunicare con le pietre e gli alieni e parlavano di cose come “la frequenza dell’acqua” e il “calcolo prima della vita”. Lui gli aveva telefonato ed era riuscito a registrare un frammento della conversazione. Il risultato è inserito in apertura del disco ed è dedicato alla memoria del Maestro.

Ma che genere fate?

Si sa: la musica è fatta di etichette. Non quelle discografiche – sì, ci sono anche quelle, ma qui si tratta delle etichette di genere. A cosa servono questi cartellini col nome da mettere sugli scaffali nei negozi di dischi o nei menù dei siti di streaming audio? A far riconoscere e vendere quel che il pubblico consumatore di musica cerca, è un’esigenza gestionale di bottega. Perché a monte i nomi sulle etichette servono a far identificare fette del summenzionato pubblico in qualcosa di specifico: questo genere e non un altro. Si formano così tante tribù (anche in guerra tra loro) che poi finiscono per diramarsi in sottotribù poiché le suddette etichette stanno strettine alla musica; ed ecco allora tutto il proliferare di un sottobosco di sottogeneri, che cercano d’incasellare alla meno peggio l’irriducibile varietà di quel che viene fuori quando qualcuno si mette a emettere dei suoni.

Quasi tutti gli appartenenti alla socialmente malvista schiera dei musicisti, a parte le tribute band che sono un caso umano a parte, alla domanda Che genere fate? risponderanno scusandosi che sì, fanno il genere F, ma con influssi di Q e una spolverata di H, e poi il cantante fa un paio di pezzi tipo R, dove F, Q, H e R sono lettere a caso. Segno evidente dell’utilità ma soprattutto dei limiti dell’etichettatura.

Potevamo dunque sottrarci a questa antica e rinomata tradizione, la dittatura etichettatrice? Domanda retorica: no, certo. Ma allora prima di definirsi bisognava pensarci su con attenzione, scientificamente. In realtà, l’idea di base è saltata fuori una sera dopo le prove, per caso, sotto forma di battuta della buonanotte sotto la tettoia di una pizzeria, ma tant’è: a mente fredda, è sembrata acquistare senso per davvero.

E così è nato un nuovo genere musicale.

Il PRURF

Per dirla in breve, PRURF è la contrazione di PRogressive sURF rock. Con qualche parola in più, dal Progressive al Surf Rock con tutto quel che ci sta in mezzo e, si potrebbe aggiungere, anche davanti, dietro, ai lati, sopra e sotto: quindi punk, alternative, lounge, RIO, jazz, [riempite voi lo spazio]. Che è poi un modo per dire che quel che ci può andar dentro ci va, specie se ha un taglio umoristico, zappiano, cartonanimatesco o che comunque ci fa ridere.

A chi scrive di musica piace molto parlare di sonorità ed essendo i Parafulmini, di fondo, un trio buona parte della sonorità parafulminesca è data dall’elettrochitarra del Parafulmine Elettrocordaio Stefano Masoni, che perlopiù esce dall’amplificatore con un solido suono surf, ma che dal surf si discosta per quasi tutto il resto: melodie, armonie e metri ritmici, anche perché nella mia qualità di Parafulmine Percussore (Marco Bigliazzi) sono un feticista di scansioni dispari e poliritmi che sfuggono alla foresta pietrificata del 4/4 del surf classico.

Il che, insieme all’asimmetria sbilenca delle composizioni, sposterebbe la lancetta verso il rosso del Prog, evitando però accuratamente quello che in lessico parafulminesco è il Barocco Parrocchiale – ossia quella torta iperglicemica a base di atmosfere fantasy, accordini e infiorettature di tastieristi travestiti da Mago Zurlì e testi tratti dai biglietti dei cioccolatini.

Il Parafulmine Elettrobassaio Riccardo Zini, dal canto suo, suona anche il sax baritono e passa senza problemi dal jazz al punk, condividendo tali inclinazioni con noialtri: ecco perché swing, be bop o hardcore punk non sono peregrine come definizioni per certi pezzi parafulmineschi – o parti di essi.

Influenze e altri malanni

Ai soliti tizi che scrivono di musica piace discettare delle influenze musicali che si sono beccate i gruppi. Ecco allora qualche riga finale di questo lungo resoconto, fatto per gli storici musicali del futuro, a proposito delle Influenze dall’Ultraspazio sui Parafulmini, nelle parole mie e degli altri Parafulmini in persona.

  • Marco (Percussore): in primo luogo Zio Frank, ovvero Zappa, basterebbe lui per riassumere un po’ tutto. Comunque, alla rinfusa: John Zorn coi Naked City, Mike Patton coi Mr Bungle e Fantômas, Area, XTC, gli Wall Of Voodoo con Stanard Ridgway, EEVIAC dei Man Or Astroman, certa lounge ’50-’60 come Esquivel o Combustible Edison, la colonna sonora di Rumble Fish di Stewart Copeland e quella di Vip, mio fratello superuomo di Franco Godi.
  • Stefano (Elettrocordaio): Ne Zhdali & Billy Timpton Memorial Saxophone Quartet, David Shire, The Police, The Shadows, Ennio Morricone e alcuni degli Zappa, Zorn e Patton menzionati dal Percussore.
  • Riccardo (Elettrobassaio): i musicisti che più mi hanno stuzzicato sono stati The Police, The Clash, Sex Pistols, Ramones, The Cardiacs e comunque un po’ tutto il panorama lercio del PuNk! Madness, Specials, Selecter, The Beat. Lo SKA in tutte le sue dannatissime forme. Un gruppo più recente che mi fa impazzire sono i Thee Oh Sees. Ovviamente adoro i Beatles. …dimenticavo i miei paladini KRAFTWERK – che bei viaggetti che mi son fatto con loro.

E adesso?

Siamo pronti per suonare dal vivo. Abbiamo il CD e gli altri inut-, cioè no, indispensabili gadget tipici delle band, e un altro album è in cantiere – manca solo di trovare abbastanza bajocchi per andare a registrarlo e confezionarlo. Quindi, adesso, signore & signori, tocca a voi. Contattateci via elettrolettera, sul nostro sito o sulla nostra paginetta faccialibro! Acquistate il disco e Tenetelo Fuori Dalla Portata Dei Bambini! Ingaggiateci nei vostri locali! Venite ai concerti!

Non vorrete mica che il prossimo album dei Parafulmini resti confinato in universo parallelo, vero?

Il Parafulmine Percussore (Marco Bigliazzi – Parafulmini), febbraio 2018

Per info:

Fotogallery

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