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The Archinauts – Il making of dell’esordio discografico degli Isproject

 

The Archinauts – Il making of dell’esordio discografico degli Isproject“The Archinauts” è un’opera assolutamente visionaria, nata in un periodo di prolifica creatività. La decisione di intraprendere un percorso autorale e slegato da visioni d’insieme troppo larghe (tipiche del modus operandi di una band) è avvenuta nel 2013, al termine di una gavetta con vari gruppi durata 8 anni. Era arrivato il momento di raccontare qualcosa, qualcosa di personale.

La demo dell’album fu registrata in home recording ad Andria, con una tastiera, un microfono, un mixer usb e un pc.
Non ci saremmo mai aspettati che ciò che è stato creato nell’intimità della nostra abitazione, con mezzi tecnologici tremendamente arrangiati, sarebbe arrivato alla corte di Zuffanti & Co., e da lì in tutto il mondo con pre-order di album e merchandise da altri continenti. Per noi è stato un colpo e, ripensandoci, stentiamo ancora a crederci.

Il primo brano ad essere concepito è stato “The Mountain of Hope”, interpretato dalle due voci e pensato proprio in un’ottica corale. Il pianoforte apre e accompagna le voci, nella traccia più melanconica dell’album.

Successivamente, è stato il turno di “The Architect”, in cui la sperimentazione la fa da padrone. Un’introduzione strumentale che strizza l’occhio al prog italiano e un finale in cui le due voci si intrecciano.

Come un fiume in piena, seguono velocemente le altre.

“The City and the Sky” è un brano molto particolare. Intro andante che si trasforma, nella seconda metà, in una cavalcata in cui il ritmo denota musicalmente la nostra provenienza pugliese.

“Mangialuce” è il brano più controverso dell’album. Si passa dall’elettronica ad una parte vocale assai particolare: grazie al suggerimento di Fabio Zuffanti, le due voci si rincorrono a vicenda, in una struttura polifonica complessa. A seguire, una vera e propria cavalcata prog che sfocia in una parte pianistica davvero toccante (le mani di Giovanni Pastorino raggiungono l’apice). Un finale epico richiama il tema centrale.

“Lovers in the dream” è il singolo dell’album (a cui sarà dedicato un videoclip nel 2018). La voce regna per metà brano e poi lascia il posto alla chitarra di Simone Amodeo, che chiude perfettamente il cerchio con un bellissimo assolo.

Per ultima la minisuite “Between the light and the stone”, suddivisa in tre parti.

L’apice creativo dell’album, difficile da descrivere. Data l’importanza che ha per noi nel raccontare perfettamente il mood dell’album, abbiamo dedicato un videoclip alla prima parte “Fragile”. Nota particolare: al flauto e al sax il leggendario Martin Grice, componente dei Delirium e nostro grande amico, a cui siamo davvero affezionati e grati.

In ultimo “Ouverture”, apertura dell’album.

È l’unico brano strumentale e in esso sono riconoscibili tutti i temi principali delle altre 6 tracce, legate tra di loro in un crescendo di emozioni. Si denota il forte accento classico, dall’intro epico agli intermezzi pianistici, senza voler concentrare l’attenzione verso uno strumento o un tema, ma facendo si che ogni strumento sia all’interno di un meccanismo corale e tutti siano protagonisti della scena.

Ogni melodia è studiata per suscitare una determinata emozione. Il tutto è votato a creare un’atmosfera surreale ma palpabile, definita, nonostante l’album tratti temi assai visionari.

Gli Archinauti sono i cosiddetti “viaggiatori nell’architettura”. Siamo tutti noi che ogni giorno percorriamo sentieri che un tempo son stati luogo di avvenimenti importanti e non, i cui lasciti sono monumenti, strade, statue, opere d’arte ed in primis la natura. Essere archinauta però non significa essere umani che, per esigenza sociale ed economica, subiscono passivamente ciò che ci circonda. Significa vivere attivamente, osservare, contemplare e capire la realtà, che diventa e diventerà sempre più complessa. Significa volerla scoprire, e nel farlo, cambiarla per renderla migliore.

È un album di speranza, sia musicale che sociale. Speriamo aiuti nel piccolo tutti gli ascoltatori.

Isproject, settembre 2017

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