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“The Burial” – Il making of del nuovo lavoro dei Banaau

banaau-making-of-the-burial“Between the conception and the creation, between the emotion and the response, falls the Shadow”

T.S. Eliot

 

I retroscena – Dalla concezione alla realizzazione

Ogni persona, ogni musicista, ben conosce le difficoltà che esistono per la realizzazione di un proprio sogno. La citazione di T.S. Eliot (tratta da “The Hollow Men”) vuole proprio sottolineare questo. Accanto a tanti desideri, progetti mai iniziati (o iniziati e mai finiti), idee non portate a compimento, esistono però casi in cui riusciamo a sottrarci all’ombra che incombe sui nostri slanci verso qualcosa che è più grande di noi.

La storia di “The Burial” è per noi esattamente questo. E’ molto più di un album; è la storia di un percorso portato ad un suo compimento e, nel compiersi, delinea soltanto un tratto di un cammino ben più lungo e che necessita di spingersi lontano. Ed è un piacere per noi poter condividere questa esperienza facendo conoscere da dove si è partiti, dove si è arrivati, ciò che abbiamo fatto, visto e incontrato durante questo cammino.

Prequel

L’idea soggiacente a questo album e, complessivamente, a tutta la musica dei Banaau, è l’incontro tra la musica Prog (nella forma del Prog Sinfonico) e i testi poetici tratti dalla letteratura angloamericana. La poesia ha la capacità di creare immagini attraverso poche parole o poche frasi le quali, prese complessivamente, esprimono concetti più ampi. Per noi questo diventa allo stesso tempo una sfida ed un gioco: creare “scene” che diano un’interpretazione musicale dei concetti testuali in un fluire continuo di idee e sentimenti che trovano appunto nel Prog il lessico musicale ideale ove ritmo ed armonia possono evolversi liberamente seguendo il flusso della parola.

In tal senso ci siamo rifatti particolarmente alla poesia di T.S. Eliot, poeta americano (successivamente naturalizzato inglese) del novecento. Il Prog dei Banaau ha la pretesa di essere un Prog “contemporaneo”, con un occhio sull’uomo moderno e sul mondo in cui viviamo. Da qui la scelta di trasporre in musica i testi più importanti di Eliot, proprio per la sua capacità di dare una visione così lucida dell’uomo e del mondo. Nascono così brani come “Love Song”, “The Cactus Land”, “The Worm” (ispirato quest’ultimo da E.A. Poe) che rappresentano la prima “fase” dei Banaau.

Dopo una pausa di alcuni anni, riprendiamo le attività intorno al 2013 con l’idea di scrivere nuovi brani. Un sogno che giace nel cassetto da moltissimo tempo è la “messa in musica” dell’intera “The Waste Land” di T.S. Eliot. Si tratta di un’opera poetica piuttosto lunga e suddivisa in cinque parti: I. The Burial of The Dead, II. A Game of Chess, III. The Fire Sermon, IV. Death by Water, V. What The Thunder Said. Inizia così la scrittura di The Burial che, come si può intuire, rappresenta un quinto dell’intera opera.

La prima stesura

L’idea originaria punta alla realizzazione di un unico brano che racchiuda in sé l’intera prima parte della “Waste Land”. Complessivamente, il progetto prevede la scrittura di cinque brani, ciascuno legato alla rispettiva parte della poesia. Una prima difficoltà alla realizzazione del progetto riguarda i diritti sul testo utilizzato. “The Waste Land” è protetto da copyright in Europa ma di pubblico dominio negli Stati Uniti. Un paradosso legato al copyright del testo è che sebbene questo possa essere liberamente utilizzato nelle esecuzioni live, diversa è la situazione nel caso della realizzazione di un CD. Questo infatti equivale ad un deposito e non può essere effettuato senza il consenso dell’autore o degli eredi. Pertanto si decide di intraprendere una strada intermedia. Si decide cioè di realizzare la sola prima parte della “Waste Land” cercando contemporaneamente di ottenere il permesso da parte degli eredi alla realizzazione dell’album (e procedere così nella scrittura delle parti successive). Si decide altresì che, in caso di mancata concessione del permesso, l’album verrà pubblicato negli Stati Uniti.

Un ulteriore aspetto che viene deciso è di dividere la prima parte in diversi brani (o “scene”). Questo per rendere il tutto più facilmente pubblicabile in forma digitale permettendo quindi agli ascoltatori di scaricare singole tracce piuttosto che un’unica extended track. Inizia così a prendere forma “The Burial”: studiando il testo questo viene suddiviso in cinque parti che rappresentano le cinque “scene” descritte: Prologue, Summer Surprised Us, What Are The Roots, Madame Sosostris, Unreal City. I titoli dei brani vengono tratti dalle prime parole di ogni “scena”, in modo da rafforzare ulteriormente il legame con il testo su cui questi si basano. Rimane comunque vero che i cinque brani sono da ascoltare senza soluzione di continuità (cioè, l’uno legato all’altro) e questa è la forma che assumeranno nel CD fisico.

La scrittura ed arrangiamento dei brani richiede circa un anno (fino all’estate del 2014) e questo porta alla realizzazione di una prima demo su cui viene quindi posta una prima take vocale per avere un’idea complessiva del “prodotto finito”. Il lavoro di scrittura è un misto tra “cuore” e “cervello”. Gli arrangiamenti sono tutti rigorosamente scritti e sono quasi sempre arrangiamenti molto densi, con molte chitarre e moltissime tastiere. Per questo motivo lo slancio puramente creativo è seguito sempre da un lavoro di analisi delle parti create e di un buon accostamento di queste. Talvolta si “scrive” direttamente sullo strumento; altre volte si scrive su pentagramma, verificando poi la reale fattibilità dell’idea musicale. Una nostra caratteristica (o nostra “fissa”) è un uso intensivo di molti suoni (contemporaneamente o in successione) per noi intesi come la “tavolozza di colori” con cui realizziamo il nostro quadro musicale. Questo spiega l’uso intensivo dei Synth e l’utilizzo (seppur più raro in questi brani) del Guitar Synth (che può essere sentito in Unreal City alla fine del solo di chitarra che si trova a circa metà del brano) o la ricerca di un preciso sound per la voce. La struttura dei brani è volutamente molto aperta e raramente vi sono parti che si ripetono; anche quando queste si ripetono, non si ripetono in maniera identica. Il fluire della musica è per noi assimilabile a quello del discorso: nel discorso parlato si hanno delle frasi in successione e molto raramente si ripetono le stesse parole; un certo numero di frasi rappresenta un concetto. Ciò che lega le frasi tra loro è appunto il fatto di voler esprimere, prese nel complesso, una determinata idea. Musicalmente, per noi, accade lo stesso. Gli “accordi”, le armonie (e gli arrangiamenti) che sostengono la voce sono la tela sonora su cui si snoda il discorso. Non pieghiamo mai la parola alla musica, semmai accade il contrario. Ogni brano procede seguendo una sua strada che non torna quasi mai allo stesso punto e, quando ci ritorna, è solo per rafforzare uno stato d’animo, per riproporlo, per rievocarlo. Relativamente alle parti strumentali, queste non sono mai da intendersi come assolo. Sono il completamento emotivo delle parti testuali e sono comunque sempre delle parti “corali” ove lo strumento solista è soltanto la “voce” più evidente in un insieme ove ciascuno ha un suo preciso ruolo espressivo. Esse sono anche il momento per rafforzare o esprimere un determinato quadro emotivo senza la “distrazione” della parola, e sono nel contempo pause riflessive da cui lasciarsi avvolgere nel fluire dei propri pensieri. Gli arrangiamenti sono spesso molto densi, e questo perché “rappresentano” una realtà che è oggettivamente complessa. Quando osserviamo, ad esempio, un panorama, la visione d’insieme che ne traiamo è soltanto una delle molteplici visioni. Se lo osservassimo e riosservassimo inizieremmo a scoprire tanti piccoli dettagli che, presi nel complesso, rendono il nostro panorama quello che è. Con i nostri brani vorremmo accadesse la stessa cosa; esiste un livello d’ascolto d’insieme e, successivamente, un ascolto analitico in cui scovare tutti quei dettagli che formano l’insieme. E, così come ogni dettaglio concorre a creare il mood generale, questi esprime altresì un suo stato d’animo che si mette in relazione con il resto. In linea di principio, non ci precludiamo alcuna “contaminazione” musicale; sebbene il risultato del nostro lavoro sia marcatamente symphonic prog, rimaniamo aperti a qualsiasi soluzione musicale possa rendersi efficace. Questo ha talvolta fatto sì che alcuni, ascoltando magari solo una piccola parte di un brano, ci abbiano definito come “musica elettronica”… O addirittura, se si ascoltasse solo il finale di Unreal City, si sentirebbero soltanto una chitarra classica e un pianoforte che eseguono una parte molto melodica e decisamente acustica. Rimane secondo noi un punto importante l’ascolto di questi brani nel loro complesso. Non è possibile ascoltarne solo un “pezzettino” e tutto diventa molto più chiaro se si ascoltano uno dopo l’altro senza alcuna interruzione.

Sempre relativamente alla scrittura di Unreal City, c’è un episodio che ricordo volentieri. Mi girava in testa la sequenza di due accordi che apre il brano a cui cercavo di dare forma. Stavo facendo lezione con un mio allievo di nome Pietro che, ai tempi, iniziava con le sue prime improvvisazioni. Dato che insisteva sempre sulle scale pentatoniche (decisamente rock!), cercavo allora di spingerlo verso la creazione di frasi più “melodiche” e, dovendo prendere un paio di accordi su cui improvvisare, mi sono messo a suonare i due accordi di Unreal City… Pietro provava con le solite pentatoniche ma, dati gli accordi, non era soddisfatto. Allora lo incitavo… “più melodico, prova con meno note… fa’ cantare lo strumento, non pensare alle scale… Improvvisa anche solo su una corda!”. Pietro fece un attimo di silenzio e poi iniziò con sole tre note, lunghe… RE, MI, FA#…. Gli dissi “FERMA!… RIPETI!”. Mi guardò incuriosito e rifece la stessa cosa… Lo fermai di nuovo e gli dissi “BELLISSIMO!”. Probabilmente non aveva idea di come quelle tre note avessero suscitato il mio entusiasmo. E continuai: “Hai fatto una cosa bellissima!”. E lo era davvero. Nella mia testa quelle tre note (che nel frattempo erano diventate quattro… RE, MI, MI FA#) altro non erano che la melodia di Un-real Ci-ty! Così semplice e così efficace! Perché racconto questo? Perché un elemento importante per la creazione e la composizione riteniamo sia anche la capacità ad ascoltare. In fondo tutta la nostra musica nasce da un input esterno, che è appunto il testo da cui scaturiscono le immagini (seppur personali) che trasponiamo in note. Conservare un’apertura verso l’esterno, verso ciò che può provenire dagli altri è un’opportunità importante e continua di crescita.

Registrazione dell’album

Durante l’estate del 2014 iniziamo quindi la registrazione dell’album. La prima cosa che viene registrata è la batteria. Volevamo un suono che fosse il più naturale possibile per cui rispetto ad una microfonazione dei singoli pezzi preferiamo un metodo che possa catturare meglio l’insieme, optando per quello che è noto per “metodo Glyn-Johns” (i più curiosi possono trovare molte informazioni a riguardo su Internet). Terminata la registrazione della batteria si passa quindi al basso. Nella maggior parte dei brani viene usato un basso a 4 corde; solo nella prima metà di What Are The Roots si utilizza invece un fretless a cinque corde per avere una sonorità più morbida ed avvolgente.

Terminati basso e batteria si passa quindi alla registrazione del Piano, dei Synth e delle chitarre. Per i Synth si è usata una strategia “mista”. Per molti dei suoni si è usata una Master Keyboard e dei Virtual Instrument, per molti altri invece si sono utilizzati suoni interni dei Synth. Ovviamente, ove necessario, i suoni sono stati modificati secondo le nostre necessità.

Le chitarre presenti nell’album sono molte (anche se non sempre tutte evidenti) e si va dalla chitarra classica (usata nel finale di Unreal City) alla chitarra acustica, chitarra a 12 corde, chitarra elettrica, con una piccola incursione di Guitar Synth. Per le chitarre, non sono mai stati usati VST di emulazione o simulatori di amplificatori. Oggi è questa una tecnica molto usata e, per la verità, può portare ad ottimi risultati. Così come per la batteria abbiamo preferito un suono il più naturale possibile, la stessa “strategia” è stata utilizzata per le chitarre. Le elettriche, ad esempio, sono state registrate direttamente microfonando gli amplificatori con un paio di microfoni; uno Shure SM-57 (un classico!) più un secondo microfono (dinamico o a condensatore a seconda delle parti). Anche qui l’obiettivo era di dare alle chitarre un suono il più “concreto” possibile, forse a volte un poco vintage, ma è il suono che cercavamo e che, speriamo, risulti gradito.

Per ultima è stata registrata la voce e i pochi cori presenti nel brano (benché in un punto ci sia un coro di ben sedici voci… per chi riuscisse a scoprirlo!).

In sintesi, abbiamo cercato di trovare e “fissare” attraverso la registrazione un sound che fosse reale e concreto, spendendo più tempo nella ricerca del suono che volevamo piuttosto che affidare a rielaborazioni successive la ricerca e la creazione del suono “perfetto”. Questa è la strada che volevamo perseguire e speriamo di esserci riusciti!

Finalizzazione dell’album

Terminata la registrazione si è passati alle ultime tre fasi: editing, mixaggio e mastering. Il mixaggio si è rivelato particolarmente lungo, trovandoci a volte a lavorare anche con una settantina di tracce e collocare tutti gli strumenti, tutte le parti, tutti i suoni, al loro posto nel mix ha richiesto davvero tanto impegno, cercando di bilanciare al meglio i volumi tra le varie parti e rendere ogni cosa udibile.

Per i più curiosi (e io in genere sono tra loro quando si tratta di conoscere i retroscena della registrazione di un album) in fase di mixaggio non sono stati praticamente applicati effetti. Come si diceva prima, abbiamo cercato una ripresa degli strumenti che fosse il più naturale possibile; lo stesso approccio è stato utilizzato anche per le fasi successive. Le uniche cose che si sono aggiunte in fase di mixaggio sono stati i riverberi e delay, che sono stai mantenuti sostanzialmente identici tra i vari brani. Il tutto proprio per creare una sorta di unità dal momento che le cinque tracce dovrebbero alla fine suonare come una traccia sola. E’ stato fatto un uso “creativo” del riverbero soltanto in tre punti: sul rullante in un punto di Unreal City, sulla voce nella coda di Madame Sosostris, e sulla chitarra classica alla fine di Unreal City.

Alcuni effetti “particolari” sono addirittura stati ottenuti in modo “analogico” in fase di registrazione; ad esempio, il suono della chitarra in arpeggio su Madame Sosostris è stato ottenuto infilando una striscia di cartone tra le corde (all’altezza del ponte), dando alla chitarra un suono che si avvicina allo steel-drum. I “fischi” che si sentono nella parte strumentale si Summer Surprised Us sono stati ottenuti utilizzando un bottle-neck e suonando nel registro acutissimo dello strumento (oltre il manico, verso il ponte).

Terminato il mixaggio, durante la fase di Mastering si sono create sostanzialmente due versioni dell’album: una prima versione in cui le tracce sono state masterizzate singolarmente (destinata alla distribuzione digitale) ed una seconda versione in cui le tracce sono unite senza soluzione di continuità (destinata alla realizzazione del CD fisico).

Gioie e dolori

Mentre accadeva tutto ciò, stavamo portando avanti le “trattative” con gli eredi di Eliot per ottenere il permesso a pubblicare. Questo ha richiesto moltissimo tempo. Dopo aver contattato la casa editrice (inglese) attuale titolare del copyright, ci sono state richieste demo del nostro lavoro (e di altri lavori) da sottoporre agli eredi che erano gli unici a poter dare, o negare, il consenso. Dopo un lunghissimo periodo di attesa (circa sei mesi) abbiamo ottenuto risposta dalla casa editrice: purtroppo gli eredi, valutate le ultime volontà testamentarie di Eliot, preferivano non acconsentire alla concessione del permesso.

Ci siamo quindi ritrovati in una situazione curiosa. Da un lato avevamo la possibilità di eseguire questi brani live ovunque, dall’altro non avevamo il permesso di pubblicarli. A questo punto ci è rimasta la strada della pubblicazione negli Stati Uniti (dove invece il testo è di pubblico dominio) ed è così che, dopo aver ottenuto il copyright negli Stati Uniti, abbiamo pubblicato con CD Baby che ha provveduto poi a distribuire ai maggiori store digitali. Ovviamente abbiamo dovuto limitare la distribuzione ai soli Stati Uniti, ed infatti su alcuni store (come ITunes per esempio) l’album è disponibile negli USA ma non in ITunes Italia. Altri store invece (come CD Baby o Amazon) non fanno differenza rispetto al paese dove si acquista. Per questo stesso motivo è disponibile pochissimo nostro materiale su canali come YouTube e, il più delle volte, è limitato alle sole parti strumentali.

Per quel che riguarda la stampa fisica del CD, per quanto riguarda noi, saremmo anche pronti. Anche la copertina è stata preparata. Quello che ci sta trattenendo è che potremmo stampare negli Stati Uniti, con il problema di importare successivamente l’album incorrendo quindi in costi molto elevati o comunque, al momento, non giustificati.

Il futuro

I progetti in cantiere sono tanti. Vorremmo finire la realizzazione della “Waste Land” completando le rimanenti quattro parti; tuttavia i problemi legati alla pubblicabilità ci costringono a rimandare il progetto e a concentrarci su altri progetti che siano di più facile realizzazione qui in Italia. Sicuramente siamo in cerca di un’etichetta che possa pubblicarci negli Stati Uniti ma, nel frattempo, ci stiamo dedicando alla scrittura di nuovi brani che non presentino le stesse difficoltà “burocratiche”. Anteprime di questi nuovi progetti saranno inserite nei prossimi live. Da parte nostra, continueremo con lo stesso amore e passione e ci auguriamo che il nostro lavoro trovi riscontro. Ad oggi, i feedback che abbiamo avuto sono stati tutti molti positivi e ci incoraggiano a continuare per questa strada.

Considerazioni sui brani

E’ molto difficile per noi esprimere opinioni sui nostri brani e questo è uno dei motivi per cui ci siamo dilungati così tanto su aspetti un poco più “tecnici”. Per noi sono come “creature” che abbiamo voluto, abbiamo visto crescere e a cui abbiamo dedicato tantissimo tempo, amore, passione. Ma sono ancora più di questo: sono il frutto delle riflessioni, delle emozioni e delle sensazioni suscitate dalle parole di un grande poeta. Per questo motivo ci sentiamo di suggerire a tutti coloro avranno voglia di ascoltarli la lettura del testo. Ormai lo si trova liberamente su Internet (per lo meno sui siti Statunitensi!). Lasciamo qui pochi suggerimenti che possano aiutare al loro ascolto:

  • Prologue

E’ il brano di apertura che stabilisce il clima generale dell’opera. Siamo di fronte ad una “Waste Land”, una “terra desolata”. Per Eliot questa “desolazione” è duplice: da un lato una desolazione materiale: egli scrive la poesia a cavallo della prima e seconda Guerra Mondiale e conosce in prima persona le devastazioni della Grande Guerra; ma è anche una devastazione morale: l’uomo va perdendo la forza degli ideali, insegue cose frivole e passeggere, “alla moda”. Solitamente, a primavera, si sciolgono le nevi e svelano i germogli che quelle stesse nevi hanno protetto dal rigore dell’inverno. Ma questa volta, lo scioglimento delle nevi rivelerà solo una terra arida, desolata. Simbolicamente questo rappresenta la “presa di coscienza” della nostra condizione umana, materialmente e moralmente desolata. Caduto il velo rimane solo un panorama di devastazione. Ecco perché per noi le parole più importanti sono “April is the cruellest month” (Aprile è il mese più crudele) e “Winter kept us warm” (L’inverno ci ha tenuti al riparo); le note che si sentono nel cantato verranno poi riprese nel solo di chitarra che inizia a metà del Prologue, e torneranno di nuovo alla fine di Summer Surprised Us e nella parte acustica finale di Unreal City che conclude la prima parte. Questo brano finisce con un temporale che ci porta direttamente nel secondo brano…

  • Summer Surprised Us

“Summer surprised us, with a shower of rain” (L’estate ci sorprese con uno scroscio di pioggia); ecco spiegato il perché del temporale. Qui il clima cambia radicalmente. Si rievocano ricordi gioiosi, ricordi d’infanzia che progressivamente vengono confrontati con il presente desolato e doloroso. Ed infatti, nella parte finale del brano, tornano i due temi principali.

  • What Are The Roots

E’ un momento di riflessione in cui si inizia a ragionare sull’aridità che ci circonda. La poesia di Eliot è ricchissima di riferimenti a situazioni, persone e luoghi reali che sono troppo vasti per essere riportati qui. Alla fine di questa riflessione rimane solo la nostra disperazione e il solo di chitarra finale (che ci introduce già nel prossimo brano) vuole esprimere questo lamento o per lo meno le emozioni che le parole appena dette ci hanno suscitato.

  • Madame Sosostris

Radicale cambio di clima. Qui viene introdotto il personaggio, quasi grottesco, di questa chiaroveggente che noi ci siamo immaginati entrare in scena accompagnata dal solo di tastiera che apre il brano. Per gli appassionati di ritmi dispari (come me) la struttura del brano è fatta da una sequenza di tre battute in 5/4 seguite da una battuta in 6/4, creando un giro di 21/4, su cui la batteria è però in 4/4 (tutta la batteria tranne però la cassa che segue la divisione detta sopra)… Dopo la presentazione della chiaroveggente si passa alla lettura delle carte e al timore che la “morte per acqua” incute (“Fear Death By Water”), tema che tornerà in una parte successiva della “Waste Land”.

  • Unreal City

Questo è il brano conclusivo ed è, da un punto di vista testuale, incentrato sull’avidità dell’uomo nella sua ricerca di ricchezza. Il riferimento qui è alla City Londinese, intesa come centro degli affari; luogo in cui gli uomini vanno avanti ed indietro, come morti viventi, nella ricerca spasmodica del “fare denaro”. E’ questo anche il brano dove ci “dilunghiamo” più volentieri in una parte strumentale che rappresenta la chiusura dell’intera parte. La parte strumentale si chiude poi, a sua volta, con una parte acustica (chitarra e piano) che, da un lato riprende i due temi musicali presentati nel Prologue e dall’altro conclude su una singola nota che è la stessa nota da cui inizia Prologue, proprio per rafforzare il senso di “chiusura” di questo capitolo.

Banaau, Agosto 2016

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2 comments

  1. Pubblichiamo anche il link per il nostro video di presentazione: https://www.youtube.com/watch?v=O5LkxokKDLY

  2. Grazie! Lo inseriamo con piacere in fondo all’articolo. 😉

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