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“The Painkeeper” – La genesi del nuovo album degli Eveline’s Dust

Eveline’s Dust – La genesi di The PainkeeperThe Painkeeper, come molte altre nostre idee, nasce durante una chiacchierata nel solito bar di Pisa centro, dove diverse sere alla settimana ci ritroviamo per bere qualcosa, parlare di musica e, immancabilmente, giocare a biliardino.  Questa volta, contrariamente rispetto al solito, la scintilla, l’intuizione che scatenerà poi la nostra creatività, è causata da qualcosa, anzi, qualcuno, di esterno al gruppo. Una di quelle sere, infatti, fa il suo ingresso nel locale il nostro amico Federico Vittori, per tutti “Fede”, un personaggio dal portamento impeccabile, un umorismo travolgente e una risata inconfondibile: è lui a farci leggere la sua poesia “Il Custode di Dolori” e ispirare così il nostro lavoro.

Il testo descrive un villaggio avvolto da un’atmosfera cupa e opprimente, i cui abitanti sembrano essere sopraffatti dalla monotonia e dall’immutabilità della loro misera condizione. In questo tetro scenario fa il suo ingresso il Custode di Dolori (Painkeeper), un misterioso profeta, che si propone come salvatore dei paesani: tutto ciò di cui egli necessita è un collettivo cenno d’assenso, al quale seguirà la liberazione degli abitanti del villaggio da ogni loro afflizione. La poesia di Federico prosegue descrivendo in maniera estremamente efficace la sensazione di apparente soddisfazione che, nei giorni successivi all’apparizione del predicatore oscuro, pervade gli uomini e le donne del villaggio, convinti di essersi ormai lasciati alle spalle i giorni più grigi.  Tuttavia, con lo scorrere del tempo, delle voci iniziano a serpeggiare tra la popolazione, prendendo sempre più forza fino a non poter essere più ignorate: nessuno nel villaggio, nessun adulto, anziano o bambino, la notte riesce più a sognare. Così la gente apprende il tranello teso dal Custode dei Dolori. Non sono i dolori, le afflizioni di una vita dura e monotona, ciò di cui il Painkeeper li ha privati, bensì la capacità di anche solo immaginare una condizione migliore: il Custode di Dolori si è preso i loro sogni, obbligandoli ad arrendersi alla loro magra esistenza.

La poesia comunica un messaggio forte, oscuro, inquietante e ci affascina profondamente, immergendo chi la legge in un atmosfera dolcemente malinconica, tipica della poetica Joyciana, cui siamo esplicitamente ispirati. Insomma, in un attimo ci rendiamo conto di avere davanti del materiale di prima scelta su cui poter basare un brano, magari una vera e propria suite. Alla fine, un’ulteriore intuizione: il testo di Federico potrebbe costituire la premessa, la raccapricciante introduzione di qualcosa di ancora più complesso. Si potrebbe provare a sviluppare ulteriormente la storia, approfondirla, e, forse, stravolgerne anche la conclusione.

È così che abbiamo deciso di dar forma, in musica, ai sogni rubati dei paesani, dedicando un brano a ciascuno di essi. “NREM”, “Clouds”, “Joseph”, “A tender spark of Unknown” e “Vulnerable” rappresentano proprio questo: i sogni tanto amati, oppure odiati, altri ancora semplicemente messi da parte ma mai davvero dimenticati, degli uomini e delle donne del villaggio. Gli ultimi due brani invece, “HCKT” e “We won’t regret”, costituiscono l’epilogo della storia, il confronto finale tra paesani e Painkeeper, che, contrariamente a quanto usi in genere nel Prog, sembrerebbe essere piuttosto positivo (ma lasciamo che sia chi lo ascolta a decidere se il nostro album finisce bene o finisce male).

Passano poche settimane dal momento in cui abbiamo deciso di realizzare il nostro primo concept album, e abbiamo già cinque brani pronti. Due di questi ci soddisfano particolarmente così decidiamo di provare a registrarli in presa diretta (voci a parte) e filmare l’esecuzione: a Marzo e Aprile 2015 escono i videoclip dei live-in-studio di “The Painkeeper” e “Clouds”. È a questo punto che ci rendiamo conto di non poter tornare più indietro e decidiamo di investire tutto l’impegno possibile nella realizzazione del disco. Così passiamo l’estate a curare al minimo dettaglio i brani dell’album, che sono ormai diventati nove.

Tuttavia, oltre che sulla musica, decidiamo di investire anche sull’immagine: vorremmo coinvolgere nella realizzazione dell’album qualcuno in grado di accompagnare con il disegno le nostre musiche nel modo più originale possibile. Così incontriamo Francesco Guarnaccia, un giovane e talentuoso illustratore e fumettista. Francesco ascolta i nostri brani e decide che sì, vuole lavorare con noi. Le immagini che realizza per il nostro album sono stupefacenti: rappresentano a pieno, in modo insolito ed efficace, le emozioni che intendiamo suscitare. È anche grazie a lui se la campagna di crowdfunding che decidiamo di intraprendere per finanziare la realizzazione del nostro album va a buon fine: tra Settembre e Ottobre 2015 un sacco di amici preordinano disco o articoli di merchandise, aiutandoci a raggiungere l’obiettivo prefissato. Così a Novembre ci chiudiamo nel nostro rifugio sicuro, il RedRoom Recording Studio, a Nodica (Pisa), dove, finalmente, diamo vita al nostro progetto.

Se siamo riusciti a realizzare questo album, di cui andiamo estremamente fieri, lo dobbiamo senz’altro a chi ci ha sostenuto durante il  crowdfunding; ai cari Flavio, Giovanni e Luca del RedRoom; ad Andrea del Whitesound Mastering Studio; alla Lizard Records e GDC Rock promotion che curano meticolosamente distribuzione e promozione del disco, e, soprattutto, alle nostre famiglie: grazie per averci sostenuto con una forza e una convinzione tali da farci credere che anche l’impossibile sia a portata di mano.

Buon ascolto e buona musica a tutti.

Angelo, Lorenzo, Marco & Nicola, marzo 2016

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