The Samurai Of Prog – Secrets Of Disguise

The Samurai Of Prog (2013) Secrets of DisguiseTHE SAMURAI OF PROG

Secrets Of Disguise (2013)

Musea Records

Marco Bernard, Kimmo Pörsti e Steve Unruh tornano con un nuovo doppio CD a marchio The Samurai Of Prog. L’album si intitola Secrets Of Disguise e, come il precedente “Undercover”, contiene una manciata di composizioni originali e una cospicua selezione di cover di brani prog. Anche in questa nuova avventura Bernard (basso), Pörsti (batteria, percussioni, effetti speciali) e Unruh (voce, violino, chitarre, flauto, mandolino, kalimba, batteria, percussioni) si sono avvalsi della partecipazione di eccellenti esponenti del prog internazionale quali: Jon Davison (Glass Hammer, Yes), Roine Stolt (The Flower Kings, Kaipa, Transatlantic, The Tangent), Robert Webb (England), Guy LeBlanc (Camel), David Myers (The Musical Box), Ákos Bogáti-Bokor (Yesterdays), Kamran Alan Shikoh (Glass Hammer), Linus Kåse (Änglagård), Mark Trueack (Unitopia), Lalo Huber (Nexus), Stefano Vicarelli (La Fonderia), Octavio Stampalia (Jinetes Negros), Srđan Branković (AlogiA), Andrew Marshall (Willowglass), Phideaux Xavier (Phideaux), Mento Hevia (Crack), Risto Salmi (Mist Season) e molti altri.

Ad aprire questo doppio CD è Three Piece Suite, uno dei brani di punta di “Garden Shed”, album degli England pubblicato nel 1977. Come consuetudine Bernard e soci affrontano questa impegnativa operazione di coveraggio chiamando in loro aiuto proprio quel Robert Webb che degli England è stato membro fondatore e tastierista. La brillante suite viene qui riproposta con estrema fedeltà grazie anche al massiccio contributo di mellotron, Hammond e piano di Webb (che il brano l’ha composto!). L’ispirazione originaria allo Yessound resta, e il merito è soprattutto di Unruh, autore di un’ottima prestazione vocale, come pure del duo Bernard/Pörsti che fornisce una ritmica impeccabile e raffinata. Come se non bastasse si uniscono anche Bogáti-Bokor alle chitarre, che in materia di Yessound è un vero esperto, e Mirja Lassila, che impreziosisce il brano col suo intervento vocale.

Sweet Iphigenia è una delle tre composizioni originali dell’album, destinata ad essere inclusa in “Decameron 2”, secondo capitolo del progetto Colossus dedicato all’illustre raccolta di novelle di Boccaccio. Il testo del brano è basato sulla prima parte della prima novella raccontata da Panfilo durante la quinta giornata. Le melodie, ovviamente, si rifanno alla musica e alle ambientazioni tipiche del XIV secolo. Il pezzo nasce da un’intuizione melodica di Pörsti e in seguito sviluppata da Kåse in chiave progressiva. Al violino di Unruh e al sax di Kåse si aggiungono il fagotto di Vertti Tapanainen e il sax soprano di Risto Salmi, per ricreare quelle sonorità tardo medievali che vengono man mano destrutturate in più caldo jazz rock.

Descenso en el Maelstrom è un brano composto dalla prog band spagnola dei Crack, e pubblicato nell’album “Si todo hiciera Crack” (1979). Tra gli esecutori figura anche Mento Hevia, tastierista e voce dei Crack nonché autore del brano, qui impegnato al violoncello. Ed è proprio il violoncello di Hevia ad innescare quel mood sinfonico che accomuna la versione originale a questa nuova rivisitazione arrangiata da Eduardo G. Salueña, che contribuisce al brano con vivaci interventi all’Hammond e al synth. A farsi notare sono soprattutto Unruh al violino e Israel Sánchez alla chitarra elettrica, entrambi sublimi.

Before the Dance è la seconda composizione inedita dell’album a firma David Myers, pianista/tastierista di The Musical Box. Seguendo la formula già collaudata nel precedente “Undercover”, con “Before The Lamia”, a Myers viene affidata la scrittura di un elegante prologo strumentale che ha il compito di introdurre la successiva cover dei Genesis, in questo caso Dancing with the Moonlit Knight. In questa riproposizione dell’opener di “Selling England by the Pound” è proprio Myers ad accollarsi gran parte della responsabilità, dividendosi tra Hammond, mellotron, piano e synth. A rendere più verosimile la cover ci pensa l’eccellente prestazione vocale di Unruh (davvero impressionante!), il quale riesce a cogliere appieno lo spirito di un brano che riuscirebbe ad intimorire anche il più disinvolto dei vocalist. Pörsti e Bernard non fanno mai mancare il loro supporto, mentre la sei corde del “Glass Hammer” Shikoh arricchisce ad ogni singolo passaggio la caratura del brano.

Viene poi il turno di Aspirations, brano dei Gentle Giant tratto dall’album “The Power and the Glory” (1974). Il piano elettrico di Mimmo Ferri introduce il delicatissimo canto di Unruh su una base ritmica lenta e compassata, resa ancor più morbida dal basso fretless di Jan-Olof Strandberg. La maniacale cura per i dettagli di Bernard e compagni risiede nelle sognanti melodie del vibrafono di Beatrice Birardi che, oltre a nobilitare la cover, crea un flashback emotivo non indifferente (specie se si è estimatori dei Giant).

C’è spazio anche per un omaggio alla PFM con Traveler, brano tratto dall’album “Jet Lag”. Per legarsi meglio all’originale, cantata dalla vibrante ugola di Lanzetti, viene appositamente arruolato Mark Trueack degli australiani Unitopia, cantante dalla voce potente e abrasiva. Al consueto trio Bernard/Pörsti/Unruh si aggiungono anche altri due tasselli fondamentali per l’ottima riuscita del brano: Stefano Vicarelli all’Hammond, mellotron e Minimoog, e Jan-Olof Strandberg al basso fretless, entrambi abili nel rimarcare il lavoro di Premoli e Djivas. Una nota di merito al solito Unruh, musicista versatile e di grande qualità, che valorizza al meglio il brano con i suoi decisivi interventi al violino e alla chitarra.

Non manca nemmeno la riproposizione di una piccola gemma della musica finlandese, Sameassa Vedessa, brano di chiusura dell’album “Matin Levy” pubblicato nel 1976 da Matti Järvinen. Bisogna dire che, pur rimanendo fedeli alla versione originale, il brano è oggetto di un ricercato restyling che lo rende più delicato ed elegante di quanto già non fosse. La morbida voce di Mjria Lassila ammalia e commuove, mentre il violino di Unruh e la chitarra di Bogáti-Bokor accerchiano l’ascoltatore.

L’acido sax di Risto Salmi, invece, apre le porte alla mitica One More Red Nightmare dei King Crimson. Bernard e Pörsti imbastiscono una struttura ritmica da manuale (coadiuvati da Unruh alla seconda batteria) su cui si innestano alla perfezione la chitarra di Branković e il violino dell’onnipresente Unruh.

Ad ammorbidire le asperità crimsoniane ci pensa To Take Him Away, delicata ballata dei Sandrose. Le soluzioni sinfoniche della band francese sono qui enfatizzate dal mellotron di Matthijs Herder e dall’ottima chitarra di Shikoh. La sottile voce di Unruh riesce a seguire le stesse linee melodiche tracciate nel 1972 da Rose Podwojny, con risultati che hanno dell’incredibile(!).

La chiusura del primo CD è delegata a Time and a Word degli Yes, e per l’occasione viene scomodato addirittura Jon Davison. Il piano di Octavio Stampalia e il flicorno di Jukka Pitkänen conferiscono al brano un sapore vagamente classico che, specie nel finale, viene ingentilito dal flauto di Unruh e dai giochi vocali di Davison.

Ad aprire il secondo disco è invece la lunga suite degli Utopia, Singring and the Glass Guitar (An electrified fairytale). La portata rilevante dell’operazione è ben delineata dal gran dispiego di forze messe in campo. Infatti, oltre agli abituali Bernard, Pörsti e Unruh, trovano spazio anche Roine Stolt alla chitarra, Guy Le Blanc alle tastiere, Jan-Olof Strandberg al basso (fretless e fretted), Risto Salmi al sax,  Phideaux Xavier alla voce e Richard Maddocks voce narrante. Senz’ombra di dubbio il brano è uno degli episodi più impegnativi dell’album; un’esperienza sonora ricca di sfumature e con infinite sfaccettature, difficili da trasmettere a parole.

Segue Darkness, uno dei più affascinanti ed oscuri psicodrammi hammilliani, ricreato con cura maniacale dal sax tenore di Salmi e dall’Hammond di Lalo Huber. Unruh modula la sua voce su registri più adatti all’occasione, concentrandosi su un’interpretazione più drammatica e teatrale. Di grande rilievo la prestazione di Carlos Lucena, artefice di soli eleganti e mai sopra le righe.

Stessa storia per Jacob’s Ladder dei Rush. L’heavy prog dei canadesi viene rivitalizzato dalla chitarra di Branković e dalla ritmica di Bernard e Pörsti. A sostegno: le tastiere di Richard Wileman, il violino di Helen Dearnley e le voci di Barbara Rubin e Ileesha Bailey, che alleggeriscono il carico di Unruh.

Chiude Secrets Of Disguise il brano The Case Of Charles Dexter Ward (alternative version), una composizione dark prog firmata dal solo Unruh, la cui versione originale è stata pubblicata in apertura del triplo CD “The Stories Of H.P. Lovecraft – a sYnphonic Collection” (realizzato dalla Colossus e dalla Musea Records nel 2012). Pörsti ne ha curato il missaggio, sostituendo le parti di batteria e percussioni presenti nella precedente versione.

Con questo secondo capitolo a nome The Samurai Of Prog, Bernard dà prova di essere un vero cultore del prog, continuamente alla ricerca di piccole gemme dimenticate e sempre pronto a gettarsi in imprese ancor più ostiche. Allo stesso tempo, però, mostra un doveroso rispetto per gli autori dei brani che coverizza tale da risultare sempre più tangibile nella cura maniacale per i dettagli, nella scelta azzeccata dei collaboratori e nella raffinatezza degli arrangiamenti.

Per maggiori info: www.thesamuraiofprog.com

Per acquistare l’album contattare: kimpila@gmail.com

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