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Samurai Of Prog, The – Undercover

THE SAMURAI OF PROG

Undercover (2011)

Musea Records

Marco Bernard è noto per essere l’attivissimo presidente dell’Associazione Culturale finlandese “Colossus” (una delle più importanti associazioni europee dedicate al Progressive Rock, per la quale cura anche una rivista specializzata), collaboratore dell’etichetta francese Musea Records, organizzatore di importanti manifestazioni musicali e, non ultimo, musicista di lunga data (già membro della formazione degli Elektroshock, attiva sul finire degli anni settanta).

Da un po’ di anni, stanco di recitare la parte dell’“impiegato del prog”, ha abbandonato la scrivania e ha imbracciato nuovamente il suo amato basso Rickenbacker 4004, dando vita al nuovo progetto The Samurai Of Prog.

Nel 2011 con questo originale marchio/soprannome pubblica l’album Undercover, con tanto di katana e ideogramma “Samurai” in copertina, un disco composto da cover di alcuni grandi classici del prog, accompagnate da quattro composizioni a firma Elektroshock, qui riproposte da altri artisti come tributi.

Ad accompagnare Bernard in questa nuova avventura musicale: Kimmo Pörsti (batteria) e Steve Unruh (voce, violino, flauto, chitarre). Prestigiosi gli ospiti che prendono parte alla realizzazione di questo disco: Roine Stolt e Jonas Reingold (The Flower Kings), David Myers (The Musical Box), Michael Manring (Attention Deficit), Jon Davison (Yes, Glass Hammer), Alfio Costa (Prowlers, Daal), Stefano Vicarelli (La Fonderia), Ákos Bogáti-Bokor (Yesterdays) e molti altri.

Ad aprire l’album è Before the Lamia, una breve ma intensa composizione per solo pianoforte composta ed eseguita da David Myers. Il brano funge da introduzione alla prima cover, The Lamia, tratta da “The Lamb Lies Down On Broadway” dei Genesis. Al trio Bernard/Pörsti/Unruh si aggiungono David Myers (piano) e Stefano Vicarelli (hammond, minimoog, mellotron), entrambi impegnati pesantemente nella strutturazione del brano. Il vero protagonista però è Roine Stolt, autore di un notevole solo di chitarra che chiude solennemente il brano, accompagnato dal flauto di Unruh.

Segue Starship Trooper degli Yes. Per l’occasione Bernard scomoda addirittura Jon Davison, attuale vocalist della storica prog band britannica, con il chiaro intento di ricostruire in maniera fedele l’articolato brano. Nella stessa ottica vanno lette le collaborazioni di Ákos Bogáti-Bokor (chitarre e cori) e di Kolumbán Zoltán (basso in “Würm”, terza sezione del brano), entrambi membri della prog band ungherese degli Yesterdays. Aggiungiamoci pure l’ottimo Richard Marichal (minimoog, piano e synth) e quello che ne viene fuori è semplicemente meraviglioso.

Le scelte di Bernard in questa difficile operazione di coveraggio non sono mai casuali. Non a caso per World Of Adventures, brano dei Flower Kings, chiama a rapporto proprio Jonas Reingold, bassista della band svedese. L’approccio al brano, di stampo classico, è affidato al piano di Marichal, che presto si riversa anima e corpo su un infuocato minimoog. Le numerose variazioni sul tema vengono affrontate con grande fluidità: si passa agevolmente dalla variante jazz rock a soluzioni sinfoniche, con incursioni heavy prog. L’ottimo lavoro di Risto Salmi al sax e di Jaan Jaanson alla chitarra elettrica rimarca ancor più l’influenza crimsoniana del sound dei Flower Kings.

Uno degli episodi più interessanti è sicuramente Assassing. La mia particolare affezione per i Marillion dell’Era Fish (e per il brano in questione) rischia di condizionarmi rendendomi poco obiettivo. Riuscitissima l’intro arabeggiante, ottimo il contributo di Bogáti-Bokor alla chitarra, convincente la performance canora di Unruh, eccellente il drumming di Pörsti e ricchi i passaggi pianistici di Marichal.

Gravità 9,81, brano degli Arti & Mestieri, è una bellissima sorpresa. Il tema al violino di Vigliar è qui ottimamente riproposto dal versatile Unruh, mentre l’ottimo Risto Salmi al sax è impegnato nel ruolo che fu di Vitale. La sezione ritmica rasenta la perfezione, come pure il contributo di Vicarelli, diviso tra mellotron, rhodes e synth.

In Jerusalem, chiaramente ispirata alla versione di Emerson, Lake & Palmer, si registra l’importante partecipazione di Eduardo Garcia Salueña (hammond, minimoog, piano) e di Srdjan Brankovic (chitarra). Unruh alla voce, ancora una volta, dà prova del suo eclettico talento.

Gran dispiegamento di forze per Dogs dei Pink Floyd: al solito terzetto si affiancano Davison (voce), Salmi (sax), Stolt (chitarra elettrica), Guy Le Blanc (hammond, minimoog, piano) e Michael Manring (hyperbass). Brano riuscitissimo, sicuramente uno dei momenti più apprezzabili dell’intero disco.

The Promise, composto da Kimmo Pörsti, è un brano dalle marcate tinte folk, suonato prevalentemente da strumenti acustici (liuto, arpa, violoncello, percussioni, flauto, sax). Presenti nel brano anche Alfio Costa, al mellotron, e Virginia Splendore, la più importante stick player italiana (scomparsa prematuramente nel 2011). Il brano, davvero molto originale e interessante, delinea raffinate atmosfere bucoliche tipiche delle saghe nordiche. Una nuova versione del brano, con un diverso arrangiamento, è stata inclusa nell’imponente “Decameron: Ten Days in 100 Novellas – Part 1”, opera in quattro CD, prodotta dalla “Colossus” in collaborazione con la Musea Records, che registra la presenza di oltre trenta artisti della scena prog internazionale.

Chiudono il disco le quattro composizioni dell’epoca Elektroshock: Stranger, Blood Sacrifice, Asylum e Prisoner of the World, affidate rispettivamente ai progetti prog dei Resistor di Steve Unruh (USA), Alfio Costa & Guglielmo Mariotti (Italia), Roz Vitalis (Russia) e Contrarian (USA), che conferiscono ai brani un aspetto molto heavy.

Per maggiori info: www.thesamuraiofprog.com/

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