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Third World War – Third World War

Third World War (1971) Third World WarTHIRD WORLD WAR

Third World War (1971)

Fly Records

 

I Third World War sono stati una delle più aggressive, sovversive e politicizzate realtà musicali della scena underground inglese dei primissimi anni ’70. Legati ai movimenti giovanili e pacifisti dell’epoca, i Third World War hanno rappresentato, in particolar modo con la Edgar Broughton Band e con gli scozzesi Writing On The Wall, il lato più estremista del rock britannico di quegli anni.

Formatisi intorno alle figure di Terry Stamp (voce, chopper guitar) e Jim Avery (basso), i Third World War si autoproclamarono “working class band” facendosi portavoce delle classi sociali più deboli, incitando alla guerriglia urbana, inneggiando al “potere operaio” e mettendo in musica le dure condizioni di vita dei poveri e degli emarginati.

La loro proposta musicale era un originale mix di rock rauco e militante, con uno stile grezzo, brutale (in più di un’occasione definito proto-punk) e testi di stampo rivoluzionario. L’inquietante nome della band, inoltre, richiamava lo spettro della terza guerra mondiale, di un imminente olocausto nucleare che in quegli anni spaventava ancor più di quanto non lo faccia oggi.

Third World War, il primo e omonimo album, oltre al duo Stamp/Avery vede la presenza di: Fred Smith (batteria), Mick Lieber (chitarra solista), Pete Martin (chitarra classica), Jim Price (tromba, trombone), Bobby Keyes (sax tenore), Tony Ashton (piano), “Wingy” (armonica), “Speedy” (conga, bonghi).

Si parte con Ascension Day ed è subito chiara una cosa: la musica dei Third World War è sanguigna, viscerale, sporca, rabbiosa e non accetta mezze misure. Chitarre ruvide e graffianti dettano ritmicamente l’andatura hard rock del brano, dalla struttura scarna ma pungente, insieme ad un basso corposo e una batteria dinamica. La voce roca e sguaiata di Stamp rivendica orgogliosamente il “potere al popolo, potere ai poveri, potere ai lavoratori, potere a tutti noi”. Meritevole d’attenzione l’ottimo lavoro alla chitarra solista di Lieber, vero protagonista da metà brano in poi.

Con M.I.5’s Alive l’aria si addolcisce un po’. Mentre la chitarra di Stamp continua a graffiare, la chitarra di Lieber, con tanto di wah wah, offre ottimi spunti hendrixiani. L’armonica e le percussioni concorrono a creare quelle sfumature blues che ben si sposano con le sonorità grasse e ruvide della band. Se però le asperità sonore subiscono una leggerissima attenuazione, non si può dire la stessa cosa per i testi al vetriolo di Stamp che qui recita “liberiamo la classe operaia, siamo stanchi di leccare il culo del governo, siamo stanchi di baciare il culo del monarca”.

Teddy Teeth Goes Sailing è una breve parentesi scanzonata con voci, chitarra classica, basso e qualche colpo di cassa, con un’andatura che ricorda vagamente le strambe filastrocche barrettiane e alcune soluzioni tardo-beat.

Working Class Man, sin dal titolo, non può che essere il brano manifesto dell’album. Per l’occasione, infatti, si ritorna al clima hard del brano di apertura: chitarre letteralmente grattugiate, basso continuo e batteria movimentata, ai quali si aggiungono il sax tenore di Keyes, i fiati di Price e le percussioni di “Speedy”.

Shepherds Bush Cowboy è un rock blues di grande trasporto che vede la sezione fiati di Price e Keyes insinuare il vivacissimo piano di Ashton, con Stamp, Avery e Smith che mostrano di essere a loro agio con le ritmiche blues del brano.

La chitarra classica di Martin è la protagonista assoluta di Stardom Road Part I, uno struggente blues impreziosito dalla disperata e rugginosa voce di Stamp e dagli arrangiamenti orchestrali di Nick Harrison. Di tutt’altra pasta, invece, Stardom Road Part II, un rock’n’roll devastante che ha il pregio di mostrare il lato più aggressivo dei Third World War, con Stamp che ripete rabbiosamente “You ain’t got no Highway Code, Up Stardom Road”.

La brevissima Get out of Bed You Dirty Red affronta ancora il tema del lavoro, delle problematiche legate al salario e della vita di tutti i gironi, con riferimenti in alcuni casi (anche) autobiografici. L’alta gradazione alcolica del brano è sottolineata dalla lunga e ritmata serie di rutti che funge da sottofondo al canto (a tratti divertito) di Stamp. Roba da far rabbrividire anche il miglior Waits!

Chiude l’album Preaching Violence, un vero e proprio incitamento alla rivolta violenta indirizzato proprio a quelle classi sociali deboli e sottomesse di cui i Third World War si fecero portavoce. Brano tagliente e dalla presa immediata mostra una band eclettica dall’ottima tecnica e dall’invidiabile creatività.

Le asperità sonore del disco hanno indotto molti addetti ai lavori a considerare i Third World War come i precursori della scena punk britannica, forse più per i testi di denuncia e i continui attacchi al sistema che per il mero aspetto musicale. Fatto sta che nessuna punk band, nemmeno anni più tardi, sarà in grado di scrivere brani e testi corrosivi come quelli presenti in questo attualissimo album.

 

“Power to the people

Power to the poor

Power to the workers

Power to us all

And don’t you know I feel proud

Just to shake your hand

Don’t you know I feel proud

Just to make a stand when the old man dies

On Ascension Day when we rise”

[da “Ascension Day”]

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