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“Thursday Evening” e “Brahim Izdag” raccontati dagli Sparkle in Grey

Thursday-Evening-e-Brahim-Izdag-racconto-Sparkle-in-Grey- HamelinProgSono passati ben tre anni da quando abbiamo registrato “Mexico” e son successe tante di quelle cose, belle e brutte, che mi fa paura anche solo elencarle. Quindi non lo faccio, e per una volta mi concentro sul presente, anche se un’inevitabile pensiero a quei giorni di aprile a Castel Maggiore non può che portare alla memoria tanta tensione, tanta sfiga, ma anche tante risate e soprattutto, alla fine, un disco di cui siamo fieri e che una volta uscito, a novembre 2011 (anch’esso con mille peripezie) sembra essere piaciuto a parecchia gente, giornalisti compresi…

Con “Thursday Evening” prima e “Brahim Izdag” poi abbiamo preso una strada diversa, più incazzata nel primo, molto più ‘etnica’ nel secondo, assecondando influenze che sono man mano giunte nella nostra musica migrandoci dentro in maniera del tutto libera e naturale.
Questo che segue è il racconto delle sessioni di registrazione ai BadInstruments Studio (di Andrea Serrapiglio) di “Thursday Evening”, uscito nel 2012 per Lizard Records, Old Bicycle e la nostra Grey Sparkle, e – in parte – di alcuni brani di “Brahim Izdag”, uscito invece poche settimane fa per Moving Records e sempre Old Bicycle e Grey Sparkle.

Partenza: giovedì

:: Roma-Casatenovo-Valmadonna ::

Nell’ultimo periodo tra me e Franz (Krostopovic, il violinista) abbiamo passato a casa tipo il 15% non di più del nostro tempo, persi tra viaggi a volte piacevoli, altre meno. Anche oggi il nostro amato violinista ha da affrontare un comodo passaggio tra Roma e Valmadonna, dispersa frazione dell’Alessandrino in cui il Grande Serrapiglio ha lo studio di registrazione, quindi mentre Al e Cris partono verso le otto e mezza noi due invece lasciamo la Brianza comodi comodi alle 22:30. Il viaggio scorre molto liscio senza traffico e con uno dei miei dischi preferiti in assoluto a fare da sottofondo, ossia “…If I Die, I Die” dei sobri Virgin Prunes. Mi sembra perfetto per l’inizio di questa nuova avventura alla cui soglia giungiamo tesi non solo per la stanchezza lavorativa ma anche per le difficoltà personali e musicali attraversate dagli Sparkle in Grey negli ultimi mesi, culminate in un concerto dimenticabile a Genova a fine febbraio.
Dato che durante le registrazioni di “Mexico” avevamo rischiato di ucciderci tutti a vicenda partendo da una situazione d’armonia reciproca, ora che siamo tesi già in partenza probabilmente qualcuno deciderà di soffocare gli altri nel sonno e poi darsi fuoco come un bonzo tibetano.

:: Valmadonna, in realtà, non esiste ::

1-Sparkle-in-Grey- HamelinProgLe cose si fanno già difficili quando giunti all’uscita di Alessandria evitiamo le simpatiche tre (3!) volanti della Polizia che allegramente fermano macchine a caso dopo il casello, nonché quando poi il navigatore rappresenta sul suo schermo curve a destra quando la strada volge a sinistra. Ci vorrebbe portare – lo scopriamo dopo – a Valnonsocosa, complesso residenziale lussuosetto che pare più adatto a Sharm El-Sheik che alla campagna piemontese. Lì un ragazzetto in monopattino (“Oddio è come in un film dell’orrore, andiamo via!”, bofonchia tremando Franz con le occhiaie da panda e la farcitura di film di David Lynch a fargli da perenne compagnia sulle retine), assieme ai suoi amici, gironzola per la strada a mezzanotte meno un quarto. Per fortuna, direi, dato che è solo grazie all’aiuto suo e dei suoi amichetti che riusciamo a farci indirizzare verso Valmadonna.
Imboccata una strada “non sterrata, ma brutta” (così l’aveva definita il monopattinaro) avvistiamo la casa/studio dei Serrapiglio e tutti i pensieri cupi che fino a quel momento s’erano accumulati nella testa scompaiono alla vista di un casolare di campagna d’altri tempi che per noi sembra un paradiso.
È Luca, fratello di Andrea, a venirci incontro per aprirci sorridente – molto più di quel che ci si potrebbe aspettare per uno costretto ad attendere in piedi gli amici del fratello fino a mezzanotte. Lui e Andrea ci mostrano poi la casa e lo studio, ricavato in una zona a pianterreno di sei metri per sei, accogliente e dotata di tutto quello che ci servirà per registrare in questi giorni. Sembra un po’ calda, ma non ci facciamo molto caso.
Dopo qualche giro di presentazioni veniamo condotti nelle nostre camere. Io da grandissimo figlio (unico) di puttana mi scelgo l’unica isolata dagli altri: era il requisito per me fondamentale per affrontare tre giorni (e tre notti) coi miei sodali il cui ronfare impedisce il mio già leggero e isterico sonno. Ho portato anche l’aiutino, il mio amico Lexotan che da un paio d’anni costituisce il l’estrema risorsa nei periodi d’insonnia o nelle sere in cui sono troppo sovreccitato per assopirmi. Come ora. Spero di non far la fine di Brian Wilson. Non so manco parlare con Dio.

Primo giorno: venerdì

:: siamo morti e siamo in paradiso (Franz anche di più) ::

La sveglia mi richiama all’ordine alle 8:50, e alle 9:00 arriva il messaggio di Andrea: “Il caffé è pronto fuori, sotto la tettoia”. Scendo e mi trovo davanti una scena da stropicciarsi gli occhi: un ben di dio di marmellate, frutta, fette di pane, burro, dolcetti e un fornelletto a gas da campeggio per scaldare le pietanze. L’odore di caffé permea l’area e l’immagine del giardino e dei campi è benefica per il cuore. Anche se saltassimo tutti per aria per i nostri goffi tentativi di accendere il fornelletto moriremmo felici.
Nel frattempo Serrapiglio si arrabatta tra lo studio e il piano di sopra stendendo cavi, spostando casse e schermando microfoni. Noi siamo pronti a iniziare qualche sound check e in non molto tempo possiamo partire con le prime registrazioni. Quello cui è andata peggio è Franz, la cui sede permanente sarà per tre giorni il salotto del piano di sopra, attrezzato con un microfono e delle cuffie i cui cavi passano per la finestra per entrare nello studio sotto. Le due cagne che vagano per il cortile li osservano annoiate, ma già immaginiamo il momento in cui una di loro vedendo ondeggiare il cavo lo addenterà per fuggire rapida, facendo volare l’economico violinetto del Krostopovic fuori dalla finestra. Sarà da ricordare.
Per rendere il tutto più pepato mamma Serrapiglio decide di fare il pane per tutti, con il forno che ovviamente sta a un passo da dove Franz è confinato, luogo già non fresco e in questo modo pronto a diventare una fornace.
Ma a noi che ci fotte? Tanto siamo giù sotto.

:: Der Mauer – prima quelle facili ::

Violino: Franz
Basso: Cris
Chitarra: Al
Batteria: Simone (più avanti)
Laptop: Teo

Nella saletta di registrazione la temperatura approssimativa è per ora di 28 gradi, ma nel giro di poche ore raggiungerà quote da deserto del Namib. Sarà un disco caldo. Quindi meglio iniziare col brano più gelido, più tedesco.
Molti dei pezzi che dobbiamo registrare non sono ancora del tutto stati rifiniti, nonostante le intense prove di domenica scorsa (6 ore), così decidiamo di partire con Der Mauer, un brano che ormai proponiamo anche dal vivo da tanto tempo e dovremmo sapere a memoria. Infatti non va male e al secondo o terzo take abbiamo già la versione definitiva. Sembra un sogno, ma le cose partono bene complice anche la bravura di Andrea che ha saputo settare lo studio in modo impeccabile arrivando con la fantasia e l’arte di arrangiarsi dove altri userebbero inutili articolate apparecchiature. Bastano ad esempio delle aste di microfono su cui sono appoggiate delle coperte di lana per eliminare del tutto i ritorni tra basso e chitarra. Per me è una magia, ma funziona davvero perfettamente. I suoni semplicemente spaccano.

:: pranzo in famiglia ::

Ormai è l’una di pomeriggio e veniamo richiamati 2-Sparkle-in-Grey- HamelinProgall’ordine da Andrea che ci dice che è pronto in tavola. Fino a quel momento non ci eravamo posti il problema di come avremmo mangiato, memori dei panini acchiappati di corsa all’autogrill dei tempi Castel Bolognese di “Mexico”. Quindi nel momento in cui scopriamo che sotto la solita tettoia è stata attrezzata una tavola imbandita anche per noi sgraniamo nuovamente gli occhi e ci apprestiamo a darci da fare. Sono presenti: Antonio Serrapiglio, capofamiglia, musicista (clarinettista e sassofonista, insegnante al conservatorio di Milano); sua moglie Floriana, Luca (anche lui sassofonista e membro degli Airchamber come Andrea, assieme ad ‘Ics’ Ferraris), Tristana, la sua compagna; Olivia, una delle loro figlie, nata da pochi mesi; Simona, “la nonna di tutti”, colei a cui andrà sempre di più la nostra infinita riconoscenza; infine noi, accomodati a un tavolino più piccolo, come i bimbi, per prevedibile mancanza di spazio. Quasi imbarazzati incominciamo a servirci, prima timidamente poi ingozzandoci come suini: chi ha dato da suonare e da mangiare agli Sparkle in Grey ha tristemente realizzato come nella seconda di queste due attività non abbiamo pari. I Serrapiglio’s però sembrano solo felici di poter sfamare quattro bocche in più e noi siamo sempre più contenti anche di notare come sia possibile che una famiglia riesca a vivere tutta riunita nel 2012. Tra Simona e Olivia passano ben tre generazioni, e il fatto che tutti si aiutino e vadano d’accordo ci sembra un miracolo.

:: Gridaohao – fa un po’ caldo qui dentro, non trovate? ::

Violino: Franz
Basso: Cris
Chitarra: Al
Laptop: Teo
Tastiera: Franz (più avanti)

Già in mattinata avevamo avviato le registrazioni del pezzo più pop del disco, una traccia che suoniamo dai tempi del concerto all’asilo (2006) e che nel corso degli anni ha subìto innumerevoli modificazioni, sino a giungere alla versione che facciamo dal vivo ormai da un annetto (tipo a Musica nelle Valli nel 2011). Senza eccessive difficoltà riusciamo quindi a registrare tutto sebbene da un certo momento in poi il caldo cominci a diventare opprimente. Verso le 16:30 i nostri volti sono gonfi e orrendamente deformati, il sudore gocciola dalle fronti, i ventilatori girano ma la lucidità scarseggia. Quando ormai sembriamo tutti reduci da cinque anni di carcere Andrea propone “pausa piscina”. Ebbene sì: nella magione è presente anche una meravigliosa, ampia, azzurra e fresca piscinona in cui far sbollire i neuroni ormai in salamoia.

:: Pimp my Green: come dei veri papponi (ecologici però) ::

3-Sparkle-in-Grey- HamelinProgQuale musicista sfigatissimo non ha mai sognato di girare un bel video con dei gran troioni in una piscina, con tanto di sigaro in una mano e bicchiere da cocktail nell’altra, magari ricoperto da raffinata gioielleria dorata in stile Mister-T? Noi no forse, però qui nella piscina con Andrea ci sentiamo davvero vicini a questo contro ideale da nigga-rapper americano. Basta guardare le foto per capire quanto le nostre pallidi pelli lombarde scintillino meglio dell’oro in questa acqua azzurra.
Andrea ci fotografa e ci spiega pure che l’acqua è disinfettata non a cloro ma a sale, di qui il sapore un po’ marino che ha e il senso di leggerezza che dà. Tra le altre cose tutta la casa è munita di pannelli fotovoltaici, e quindi l’energia elettrica è generata al 100% dal sole. Ciò significa che “Thursday Evening” è un disco registrato a emissioni zero (se si eccettuano i nostri vapori sudoriferi e le saltuarie scoregge). Alla faccia di quel fighetto green di Thom York.

:: Thursday Evening (Ieri) pt. I – la pazienza comincia a vacillare ::

Violino: Franz
Basso: Cris
Chitarra: Al
Laptop: Teo
Melodica: Al

Dopo una breve discussione accettiamo la proposta di Franz che vuole levarsi il pensiero di Ieri, un brano il cui titolo genera tra noi sempre piacevoli fraintendimenti da fare invidia ai fratelli Marx, tanto è vero che ad oggi s’è deciso di trasformarlo nella title-track.
A dire il vero però il nome è l’ultimo dei problemi, dato che si tratta di uno di quei pezzi che fatica a prendere una forma definitiva, un po’ come accadde in passato per Pim in Delay e ThatOne, così ogni volta c’è qualcosa che non torna, che stona, che non riusciamo a fare uguale a quella prima, che non ci ricordiamo com’era ieri, o Ieri.
Infatti.
Al quinto tentativo abortito (vi ricordo che in saletta la temperatura continua a salire) Serrapiglio, che pare un incrocio tra Budda, Gandhi e Gesù Cristo per la pazienza [con l’ultimo trovo ci sia anche una certa somiglianza fisica, ma vabbé] inizia a dare segni di cedimento. Per sua grande fortuna questa sera è dispensato dallo star dietro ai nostri tentativi grazie a un concerto della band nella quale militano lui, il fratello e il padre. Ovviamente tutta la famiglia o quasi andrà a vederli suonare a Canelli, circa 45′ da qui, e chi siamo noi per perderci un tale evento? Abbandonati gli strumenti inforchiamo l’auto di Al e partiamo alla volta del paesino piemontese.

È proprio a quel concerto che vedremo cantare e faremo la conoscenza di Zacharia Diatta, eccezionale cantante senegalese a cui, anni dopo, chiederemo di cantare sulla nostra cover di “Inglan Is a Bitch”, rinominata “Iurop Is a Madness”.

Secondo giorno: sabato

:: Thursday Evening (Ieri) pt. II – arriva la melodica ::

Violino: Franz
Basso: Cris
Chitarra: Al (già fatta)
Laptop: Teo
Melodica: Al

Ci aspetta una giornata faticosa, siamo “un po’ indietro” ma quasi in linea con l’idea di registrare tre brani al dì (9 quelli in programma per circa un ora di musica su due album – questi i miei folli piani da manager cocainomane efficientista milanese). Ripartiamo da Ieri (il brano, ma anche il giorno) però senza riascoltare quanto registrato, perché non ne possiamo più. In realtà, mentre Cris e Franz erano a prepararsi per uscire io e Al abbiamo tentato la registrazione di una parte di chitarra aggiuntiva, per me fighissima, ma al momento segreta tra me e lui.
Oggi invece ci si dà dentro con la seconda parte del pezzo, del tutto diversa e senza chitarra, con tanto del basso distorto del Cris che con l’ampli “Dreadlock” (lo usava per il suo gruppo reggae) Trace Elliot BLX-80 ha un suono davvero da anni ’70. Franz viene spedito di sopra, in costante castigo, e noi sotto con la prima comparsa della melodica di Alberto. Non passerà molto tempo prima che questo apparentemente innocuo strumentino diventi il più esecrabile simbolo del Male in Valmadonna. Facciamo alcuni take di basso-base-violino, con tanto di finale impro cantato da Franz, immenso, il quale si sfoga così per il fatto di essere isolato lassù, e poi ecco il turno della melodica. Qui accade uno di quei fenomeni cui spero siano soggetti altri gruppi, ossia quello che fino a una settimana fa si suonava in saletta e dal vivo e sembrava filare liscio, una volta registrato non quaglia più. Melodica e violino sembrano viaggiare su melodie incompatibili in più punti, ma entrambi i responsabili giurano sulle proprie madri e sorelle che l’hanno “sempre fatta così”. Al che o si rimette in discussione qualcosa, o si opta per tenere tutto così com’è e poi vedere in fase di mixaggio come cavarsela. Optiamo per una via intermedia, con Franz che rifà una parte del proprio giro ma ‘balzato’, e poi si vedrà.

:: Minka Minka – gara di apnea ::

Tromba: Teo
Violino: Franz
Basso: Cris
Chitarra: Al (già fatta)
Laptop: Teo
Melodica: Al

4-Sparkle-in-Grey- HamelinProgDopo la tristezza senza speranza di Ieri abbiamo bisogno di una botta di vita, così eccoci al primo dei due brani ‘etnici’ che ci servono per il disco ancora successivo a “Thursday Evening”, ossia “Brahim Izdag”. Io al laptop non devo fare nulla se non far partire una delle poche basi che fanno tutto da sole, anche perché prevede – udite udite – una struttura strofa-ritornello-ponte (più o meno, ecco), con intermezzi noise da un pezzo di Li Jianhong intitolato “Metal Pussy” e suoni di cetacei. Però è un pezzo pop (giuro!), anche perché appunto si tratta di una sorta di canzone popolare cosacca/ucraina.
Già il primo take è ok, il secondo pure meglio, quindi siamo contenti, sebbene io debba qui registrare qualche battuta di tromba, con tanto di spartito davanti. Roba di una facilità estrema, che appunto arriva da un eserciziario per bambini che vogliano imparare a suonare questo strumento del Demonio. Incredibilmente bastano pochi takes fatti in solitaria – gli altri vanno a prendersi una pausa su mia imbarazzata richiesta – ed ecco ben due tracce buone di SOL-SOL-SOL-SOL-SOL-SOL-SIb-LA-FA#-FA# etc… Non sarà Miles Davis né Rob Mazurek ma “…è proprio l’effetto banda sgangherata che ci sta!” afferma Serrapiglio con mia immensa gioia. Dato dunque che mi sento appagato e in pace col mondo decido di raggiungere Franz e Cris in piscina. A darmi il cambio nella saletta è Al, che deve di nuovo cimentarsi con la melodica. Io alla tromba stavo crepando soffocato dal caldo, ma a lui lo aspetta una vera prova, anche se per fortuna sono solo due o tre battute in tutto il brano (peraltro molto breve).
Dopo una ventina di minuti però noi altri tre cominciamo ad essere seriamente preoccupati: in piscina non giungono suoni, però i due non si fanno vedere.
“Ma tutto ‘sto tempo solo per due battute di melodica?”
“Non può essere… starà rifacendo le parti di chitarra.”
“Ma erano venute bene, piacevano pure a lui…”
“Forse sta aggiungendo dei pezzi.”
“Mah, anche se fosse… è mezz’ora ormai che son là dentro.”
Intanto noi nuotiamo e prendiamo il sole, finché non s’ode dal megafono la voce gracchiante di Andrea che annuncia “Si avvisano i signori Sparkle in Grey che la melodica non è più ammessa in studio!”

:: Song for Arch Stenton – buona la prima ::

Violino: Franz
Basso: Cris
Laptop: Teo
Tastiera: Al (domani)

Dato che Alberto sembra più stanco di un minatore sudafricano a fine turno decidiamo di lasciarlo in pace in piscina e passare all’unico pezzo in cui non c’è chitarra, ossia Arch Stenton, brano che, come dice il Cris, “ben rappresenta il crollo di Capitalismo occidentale che sta avvenendo ora”.
Incredibile: buona la prima. Facciamo un secondo take giusto per sicurezza ma a detta di tutti va bene il primo e quindi siamo soddisfatti e pronti per passare ad altro. Riascoltandola ci piace molto, soprattutto la traccia di violino distortissima (attraverso la strumentazione di Al, che nel frattempo era tornato tra noi e gestiva il big muff mentre Franz lo suonava) che non lascia la minima speranza all’ascoltatore, proprio in pieno spirito SiG.

:: Boiling Humiliations – primi tentativi: salvati da Richard Benson ::

Violino: Franz
Basso: Cris
Laptop: Teo
Chitarra: Al

L’imprevista accelerata dei lavori ci fa ben sperare, così optiamo per tentare il brano più difficile dell’intero repertorio, quella Boiling Humiliations che all’Arci Blob abbiamo già registrato al 100% ma non ci soddisfa del tutto (non per la qualità di registrazione, dato che Mario Bossi era riuscito a tirar fuori suoni spettacolari, ma per quelnonsoche che solo musicisti cagacazzo come noi possono chiedere ai propri brani. Siamo un po’ spaventati e quindi le prime prove vanno male assai, con stop dopo due minuti, un minuto, trenta secondi, praticamente subito. Franz è isolato di sopra e spesso finisce per non essere coinvolto nelle nostre comunicazioni, con il solo Serrapiglio che di tanto in tanto lo informa dopo mezz’ora tipo che ci prendiamo una pausa, che smontiamo l’ampli di Alberto o che ci prendiamo un the, magari mentre lui è lì immobile da 10 minuti con l’archetto pronto. Alla fine siamo spossati e anche Andrea non ne può più, dato che il brano risulta anche molto pesante. Quindi, ideona: perché non attaccarci alla bottiglia?
Detto fatto, Andrea scompare per poi tornare con due belle bocce del Barbera di Ilaria, la sua ragazza, che col proprio padre fa questo vino rustico e sano. Io raccatto il salamone da noi portato in dono e – non si capisce bene come – tempo 15′ siamo in uno stato impresentabile complici non soltanto il vino e l’aria buona di Serrapiglio ma anche l’immenso Richard Benson. Il nostro fonico forse ha pensato che oltre ad alterarci la mente con sostanze naturali era il caso che la nostra ispirazione potesse affondare anche nel confronto con musiche di alto livello, e di qui la decisione di sfoderare l’iPad e mostrarci molteplici video del raffinato artista romano.
Per chi – come noi – non lo conoscesse, consiglio la visione di questo video nel quale i ‘fan’ scaraventano in faccia al proprio idolo un pollo in carne e ossicini. Pare che nella rete e anche in un qualche mondo parallelo al nostro Benson sia famosissimo [me lo confermeranno diversi amici al ritorno a casa] e molto (in)seguito. Io non ho parole per definire le sue gesta, quindi guardatevi qualche filmato e capirete perché da questo momento in poi durante ogni take di ogni brano nelle registrazioni ci vien voglia di aggiungere un coro di “POLLO! POLLO! POLLO!”.

:: Boiling Humiliations – secondi tentativi: fatti e strafatti ::

Violino: Franz
Basso: Cris
Laptop: Teo
Chitarra: Al

Ormai incapaci di intendere e di volere a un certo punto decidiamo di alzarci e fiondarci in saletta per ritentare Boiling, convinti che l’euforia psicotropa possa donarci la divina ispirazione come ha fato per tanti musicisti nella storia, da Jim Morrison agli Autechre.
Non funziona.
Il primo take vien fuori come quello di quattro drogati fuori tempo e incapaci di tenere in mano lo strumento. La differenza rispetto a prima però è che non ci demoralizziamo, così decidiamo subito di farne un’altro e – non ho idea del perché – questo ci sembra venire bellissimo. O quantomeno certamente del tutto diverso dai precedenti, soprattutto per quanto riguarda la parte di violino, dato che Franz tira fuori una cosa mai udita, molto gay-oriented e quindi bellissima. La traccia dura anche solo 5:30 anziché i canonici 10:00, quindi Andrea finalmente torna a sorriderci e chiude il file.
Non la riascolteremo più fino a parecchi giorni dopo il ritorno a casa, terrorizzati dall’idea che sembrasse venuta bene, ma che in realtà facesse cagare.

:: Of Swift Flight – God bless the Empyrical Sleeping Consort ::

Violin(i): Franz
Basso: Cris
Laptop: Teo
Chitarra: Al
Violoncello: Andrea Serrapiglio (domani)

5-Sparkle-in-Grey- HamelinProgAnche solo per ricordarmi che brano abbiamo fatto dopo Boiling ho dovuto mandare una mail agli altri tre, e solo Franz pare si ricordasse che abbiamo fatto Of Swift Flight, cover di un meraviglioso pezzo dei dimenticati Empyrical Sleeping Consort (al secolo Fido Samworthy, Carra Geenan, Sylvia Fischer), gruppo che solo in pochi sembriamo conoscere ma che, nonostante abbia pubblicato in pratica solo tre dischi ufficiali, meriterebbe di entrare negli annali della musica sperimentale. Secondo me, ecco.
Comunque anche questa nostra versione è stata già rodata più volte dal vivo (forse più di tutti gli altri pezzi), così che non è difficile registrarne una più che decente in pochi minuti e poi quindi poter allegramente abbandonare la saletta per dirigerci verso il patio a mangiare (ore 23:00 se ricordo bene). Lì consumiamo una cena allegrissima con anche Ilaria, parlando di non ricordo assolutamente più cosa, per poi deprimerci sul finale discorrendo del Mistero dell’Aeroporto di Denver, inquietante luogo sulla terra dove pare che una piccola porzione dell’umanità si stia preparando a far fuori tutto il resto e sopravvivere sottoterra aspettando la fine del mondo. Teorie del genere trovano terreno fertile presso paranoici come me, quindi alla fine riesco ad andare a letto angosciato.

Ultimo giorno: domenica

:: Of Swift Flight – quartet’etto d’archi ::

Violin(i): Franz
Violoncello: Andrea Serrapiglio

6-Sparkle-in-Grey- HamelinProgQuando mi sveglio al mattino, verso le nove meno un quarto, il primo pensiero va al ricordo annebbiato di un dialogo annebbiato tra gli annebbiati Andrea e Franz sulla trascrizione di un annebbiatissimo spartito che dovrebbe andare a completare Of Swift Flight con un quartetto d’archi. Se ricordo bene Franz avrebbe dovuto fare i compiti di notte tirando giù le note dei quattro strumenti (una viola, due violini e il violoncello) che andranno a comporre il nostro brano alla Kronos Quartet. Mi chiedo quindi se il pover uomo abbia trovato le forze per stare alzato a scribacchiare sullo spartito. Le occhiaie sempre più pandesche sembrano confermarlo, ma dato che anche gli altri sembrano poco freschi la cosa potrebbe non essere determinante.

Ed invece scopriamo che i compiti li ha fatti eccome, tanto che Andrea ha portato giù il fido violoncello e si accinge, leggio alla mano, a registrare le sue parti. Dato che noi altri tre nella cosa non dovremmo minimamente entrarci, ci teniamo alla larga e ascoltiamo rispettosi questi virtuosi dell’archetto registrare le loro parti. Io sono molto affascinato e non mi stacco da loro un attimo, dispensando non richiesti consigli e fingendo di capire cosa stanno facendo, per poi lanciarmi in commenti incompetenti ma molto sinceramente positivi.

:: Soft City – la cover dei Bourbonese Qualk ::

Violino: Franz
Basso: Cris
Laptop: Teo
Chitarra acustica ed elettrica: Al
Voci: tutti!

Da alcuni mesi ho scoperto un gruppo grandioso, i Bourbonese Qualk, roba sperimentale degli anni ’80 che però mi era totalmente sfuggita ai tempi della mia gioventù.
Tra tutto il loro repertorio eccezionale mi ha colpito un pezzo che, ascoltandolo, mi ha fatto pensare “ma questi sono gli Sparkle in Grey. Però 30 anni fa”. Ho quindi proposto ai miei sodali una cover di quel brano, che stranamente sembra essere piaciuto a tutti. Il solo problema è che sembra davvero facile da rifare, ed invece non lo è affatto. Il violino prende delle note basse che forse allora è una viola; la chitarra è suonata in modo ritmico ma del tutto random; il basso si sente appena; per contro, la base elettronica è piuttosto elementare e rifarla non è difficile. Salvo poi accorgersi che ha delle strane variazioni irriproducibili.
Fatto sta che l’abbiamo provata solo un paio di volte, con scarsi risultati, ma nonostante questo, dato che abbiamo un po’ di tempo prima che arrivi Simone, mi piglia il ticchio di riproporre qui agli altri di riprovarci, così, al volo.
La riascoltiamo tutti assieme, e via! Ovviamente viene un po’ diversa, ma a suo modo spettacolare. Mentre riascoltiamo copia e originale Franz nota anche che forse è un’acustica la chitarra che zoppica nel pezzo dei miei idoli, così Al la imbraccia ed ecco il tocco finale. Anzi, non proprio: manca il coretto di voci deliranti (un incrocio tra i Residents e i Chipmunks) che chiude (alla cazzo) il brano. Così ecco i primi vocals degli Sparkle in Grey in sei anni di carriera: Andrea caccia un microfono in un angolo e noi quattro bofonchiamo un ‘aaaaaaaaaaaaahhhh’ corale e sghembo. Bellissimo. Sono commosso da tanta bellezza.

:: Gridaohaoh / Arch Stenton – tastieroni anni ’80 / Arriva lo straniero ::

Tastiere: Franz
Tastiere: Al

Tra i discorsi di ieri sera c’è stata anche una lunga introduzione alla coppia Serrapiglio rispetto all’arrivo domani del nostro ospite speciale, il quinto Sparkle in Grey, il jolly della batteria coi ritmi in 17/5, l’erede di Fibonacci, l’uomo che possiede e gestisce il Silos (ossia la sala dove proviamo da un decennio), colui che è stato aggredito e malmenato da dei meccanici pazzi, colui che durante le registrazioni di Mexico ha rischiato di far bello assieme a Sonia, prostituta bulgara, l’uomo che nessun avvocato vorrebbe mai incontrare (e che vorrebbe non aver mai incontrato nessun avvocato), colui che suonava per Alex Baroni e oggi suona con Tony Spada. Insomma, abbiamo creato una certa aspettativa e qui attendono con ansia il momento in cui The Drummer arriverà.
Dato che ci sono ancora da registrare le tastiere per Gridaohaoh e Arch Stenton, in cui né io né Cris siamo coinvolti, ci offriamo per andare a prendere Simone alla stazione di Tortona per le 13:20.
Con un tempismo assolutamente perfetto arriviamo sul piazzale esattamente nel momento in cui lui sta uscendo impugnando il cellulare per chiamarci. Sembra un segno del destino, incredibilmente diverso da quando tre anni fa ci telefonavamo a distanza di dieci metri l’uno dall’altro sotto la pioggia di Milano per partire alla volta di Bologna e Santini.
Gran pacche sulle spalle e allegria quindi, e così il breve viaggio verso i Badinstruments scorre liscio mentre Simo ci racconta della sera precedente, durante la quale ha suonato proprio con il mitico Tony Spada, trombonista e crooner d’altri tempi che canta vecchi successi di Frank Sinatra e simili e che “come musicista ha accompagnato nomi noti dello spettacolo quali Adriano Celentano, Antoine e Milva” [dal suo sito]. Con noi, ecco, sarà un altro tipo di musica.

:: Dio questa volta ci ama ::

7-Sparkle-in-Grey- HamelinProgQuando giungiamo alla meta scopriamo che le tastiere sono state efficacemente registrate (ci fidiamo e non le ascoltiamo nemmeno) e che Nonna Simona ci ha aspettati per il pranzo. Dato che però stiamo aspettando anche Luca, finisce che ci gettiamo in piscina, dove Simone pare apprezzare particolarmente l’uso del sale come disinfettante e il getto d’acqua subacqueo, con il quale si sollazza per alcuni imbarazzanti minuti. Il godimento prosegue poi quando a tavola scopre il ben di dio che la nonna ha preparato ancora una volta per tutti (fantastico il vitello tonnato), anche se Simo si astiene dal mangiare troppo per non essere appesantito nel suonare. Intanto noi proseguiamo la conoscenza col ‘vino di Ilaria’ e il cibo della Casa del Nocino.
Rischia però di rimanerci tutto sullo stomaco quando apprendiamo che per qualche strana ragione – legata al fatto che la batteria non veniva usata da tempo – mancano alcune importanti parti delle meccaniche. Cerchiamo ovunque ma rondelle e feltrini sono introvabili, quindi rischiamo che tutto salti.
Incredibilmente, ancora una volta la fortuna bacia queste registrazioni nel momento in cui Andrea disperato chiama un suo amico batterista il quale, forse guidato direttamente dalla mano del signore, sta passando a pochi km da qui con tanto di batteria in auto. Quando arriva viene accolto come un angelo salvatore e portato in trionfo con le sue rondelle e feltrini.

:: Samba Lombarda – inno al moderato entusiasmo ::

Violino: Franz
Basso: Cris
Laptop: Teo
Chitarra: Al
Batteria: Simone

Sono quasi le quattro e avremmo voluto cominciare alle due, ma non ci scoraggiamo e partiamo con un’altro dei pezzi per “Brahim Izdag”, quella Samba Lombarda nata una sera in cui entrando al Silos abbiamo trovato Simone che si esercitava su ritmi sudamericani. Ci è molto piaciuto così abbiamo tentato di accompagnarlo con basso, chitarra e una base elettronica meno dritta di altre. A differenza di altri pezzi questo non è cambiato molto negli anni se si esclude la parte di violino, il quale entra solo dopo la pausa centrale e chiude assieme alla batteria in un finale molto folkeuforico distantissimo da qualsiasi altro pezzo nostro. Nonostante l’abbiamo suonata live solo due volte però ecco che già al primo take ne abbiamo una versione decente e col secondo e terzo quelle ‘buone da tenere’. A Serrapiglio pare piacere molto e la mia idea di condividere questa e Minka Minka su un disco con la loro orchestra multietnica si fa sempre più vivace. Per rendere tutto più brasileiro e rinfrescante viene gentilmente offerta dalla Casa del Nocino una meravigliosa anguria affettata e riposta al centro della saletta. Che meraviglia!

:: The Harbour – gran finale noise per bambini ::

Basso+noise: Cris
Laptop+noise+Crass: Teo
Chitarra+noise: Al
Batteria: Simone

Franz comincia a risentire della notte passata sullo spartito e la sua faccia si contrae sempre di più immersa nel sudore, così non appena sente la parola Harbour, pezzo in cui sino ad oggi non ha praticamente mai suonato, si denuda e si getta in piscina. Restiamo quindi solo in quattro, un po’ intimoriti dal fatto che si tratta di una lunga traccia transgender che cambia molto forma dall’inizio à la Durutti Column al finale Yellow Swans, il tutto passando per i Konono N°1 e Thomas Brinkmann. Almeno questo è ciò che ci piace pensare. Poi magari chi lo ascolterà penserà a una brutta copia di Drupi.
Partiamo e durante il finale mi emoziono come un bimbo quando vedo Al e Cris che si piegano in ginocchio sui distorsori e cominciano a smanettare le manopole con una mano mentre con l’altra massaggiano le corde… sarà la mia formazione da musicista elettronico, ma vedere volti chini su cursori e manopole mi esalta sempre di più che vedere teste che si agitano dietro alle chitarre. Lo so, sarò un pervertito, ma questa immagine e la massa di suoni che tiriamo fuori sul finale di Harbours mi fa venire i brividi di gioia.
Oltre a tutto questo c’è Simone che mena sui tamburi come un torello passando dai 4/4 ai suoi ritmi misti africani sulla sequenza di Fibonacci (parole sue) guardandosi sempre in giro mentre suona con lo sguardo di uno che sente cose che noi non vediamo. Fantastico.
Durante il secondo take poi si presenta la scena che forse mi rimarrà di più impressa (dopo il video col pollo tirato a Richard Benson, s’intende): Luca che accompagna per mano la piccola Matilda proprio sul finale. Gli occhioni azzurri della bimba ci guardano incuriositi e meno stupiti di quanto si potrebbe pensare (“Vive in una casa di musicisti ed è abituata ad anni di Airchamber, cosa vuoi che la spaventi ormai?” mi dirà poi il babbo, fiero) mentre le bordate di feedback e campionamenti bruti sfilano nell’aria minacciose.
PS: sì, tenevamo la porta dello studio aperta mentre registravamo. Il caldo ci stava ammazzando.

:: Der Mauer – funkyfunkyfunky gelo::

Batteria: Simone

Quando l’abbiamo suonata le prime volte, Der Mauer era una sorta di delirio jazz con due bassi e la batteria che svisavano sulle mie basi elettroniche fisse come chiodi, tanto è vero che la prima volta che la s’è suonata live, al matrimonio di Cris e Michela (Ippodromo di S. Siro, forse la location più VIP in cui abbiamo mai calcato un palco), ne è uscito un casino sovrumano. Quando poi Franz ci ha piazzato il suo violino Der Mauer ha cambiato del tutto volto, e col tempo abbiamo perso per strada la batteria (e Al è passato alla chitarra), che però ci piaceva molto. Allora oggi tentiamo di capire se, a brano ormai stravolto, Simone riesce ancora a suonarci quello che s’era inventato a San Siro.
Facciamo tre take in tutto, l’ultimo dei quali si conclude con una coda funky che non sembra c’entrare nulla né con la versione odierna né con quella originaria, ma che ci piace tantissimo. O meglio: piace a Simone, Andrea e a me, dato che tutti gli altri sono ormai nudi in piscina con cocktail in una mano, sigaro nell’altra e mignotte dappertutto. Il caldo qui dentro è tale che potremmo dichiararci vincitori della gara di apnea, tanto è vero che oltre alla porta aperta teniamo i ventilatori accesi fottendocene allegramente di qualsiasi fruscio venga catturato dai microfoni.

:: Thursday Evening (Ieri) pt. III – merda mi ero dimenticato dei tom ::

Tom: Simone

8-Sparkle-in-Grey- HamelinProgLe cuffie che sto indossando non so a chi appartengano (le mie le ha Simo) ma la pellicina nera che le ricopre si sta fondendo con la mia testa, sciolta dal caldo e diluita nel sudore. Decido quindi di levarmele per esclamare “Bene, abbiamo finito ciao, io vado in piscina ad affogarmi” ma il diligente batteraio mi ferma e mi chiede di Ieri (il brano, non il giorno). “Ma non dovevamo registrare dei tom?”. La voglia di far finta di nulla e dirgli che aveva capito male è tanta, ma sono pur sempre un fottuto milanese e l’efficienza viene prima di tutto. Quindi reindosso i due opossum che si incollano definitivamente alle mie tempie e Andrea (che ormai da Gesù Cristo è diventato un Bonzo buddista dalla pazienza inarrivabile) manda le registrazioni dell’altro ieri di Ieri (Dio aiutami, un dio qualunque mi aiuti) e dopo qualche indicazione Simone riesce a replicare, migliorandola, la base che avevo campionato da Black Hole dei James (un pezzo della madonna – ma registrato forse con un walkman).
Ormai vivrò con queste cuffie molli sulla testa per sempre, ma ne valeva la pena: i tom accarezzati da Simone ci stanno così bene che rimuoverò tutti i suoni della mia base dalla prima parte.

Se ripensiamo a tutto quello che è successo alle registrazioni non sembra vero che ce l’abbiamo fatta e che ci sembrano brani bellissimi, pieni di rabbia e di vita. Speriamo piaceranno anche a chi li ascolterà.

Sparkle in Grey

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