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Tusmørke – Underjordisk Tusmørke

Tusmørke (2012) Underjordisk TusmørkeTUSMØRKE

Underjordisk Tusmørke (2012)

Termo Records

 

Il 9 novembre 2012 i norvegesi Tusmørke pubblicano il loro primo album, Underjordisk Tusmørke  (“Crepuscolo Sotterraneo”). Anticipato nell’aprile dello stesso anno dall’EP “Salomonsens Hage”, l’album presenta la forte influenza del ricco immaginario del folklore scandinavo, unito a rituali pagani, danze macabre, misticismo e magia, volti ad evocare spiriti malvagi. I Tusmørke assorbono le atmosfere della loro magica terra e le tramutano in musica.

La band è composta da Benediktator (basso, voce, chitarra, percussioni), Krizla (flauto, voce, percussioni), HlewagastiR (batteria, percussioni) e Deadly Nightshade (tastiere, mellotron, rhodes, piano, spinetta).

Tutti i componenti del gruppo sfoggiano un look druidico che vede prevalere toni verdi, marroni e neri, colori che rimandano alla Madre Terra e che sottolineano il forte legame della band con l’elemento naturale.

Il bizzarro mondo dei Tusmørke è ben raffigurato dall’immagine di copertina, un luogo sotterraneo fantastico, un sottobosco popolato da strane creature con una curiosa vegetazione, assai simile al “Giardino delle delizie” di Hieronymus Bosch.

Ospiti del disco due noti esponenti della scena prog norvegese, nonché membri dei Wobbler: Andreas Prestmo, che concede le sue armonie vocali in Fimbul, Watching the Moon Sail out of the East  e A Young Man and His Woman,  e Lars Fredrik Frøislie che sfoggia, come sempre, il suo nutrito armamentario di tastiere e organi vintage.

Si parte con Fimbul, brano dedicato al Fimbulvetr, il “terribile inverno”, uno dei segni che preannunciano la venuta del Ragnarök, la fine del mondo secondo la mitologia norrena. Tre anni di inverno perenne in cui il Sole non riesce a dare luce e calore e la vita sulla Terra è destinata a finire. I Tusmørke descrivono uno scenario apocalittico e glaciale, in cui regnano gelo e oscurità, ma lo fanno con una vivace ballata folk in cui, paradossalmente, si auspica l’arrivo del Fimbul. Il brano è guidato dall’inarrestabile flauto di Krizla e dal corposo Rickenbacker 4001 di Benediktator che, uniti al timbro di voce di quest’ultimo, rievocano fortemente i Tull di Anderson. Il Fender Rhodes di  Deadly Nightshade sostiene l’incalzante ritmica di HlewagastiR, mentre le gelide macchine di Frøislie provano a dare un respiro più spaziale al brano. Prestmo, dal canto suo, si unisce ai cori mistici e ariosi di Benediktator e Krizla che, specie nel finale, toccano punte di alto lirismo.

Watching the Moon Sail out of the East è una raffinata ballata che non sfigurerebbe affatto in “Benefit”, il più elegante album dei Tull. La ritmica jazzata contrassegna le numerose soluzioni timbriche di Benediktator e Prestmo, impegnati a descrivere il poetico e malinconico testo. Mai come in questo brano la voce di Benediktator si avvicina al timbro tenebroso e esagerato di Anderson. Mellotron, flauto e spinetta contribuiscono a creare un’atmosfera fiabesca, senza tempo, che attinge a piene mani dal folk progressivo inglese, prima di dar vita al movimentato finale.

Decisamente seventies la parte iniziale di The Quintessence of Elements. Flauto e organo, sostenuti da una ritmica che sa di marcetta militare, guidano il brano verso territori sempre più folk e dark prog. Si ha la netta sensazione di ascoltare un curioso mix di “Up to Me” dei Jethro Tull e “In Ancient Days” dei Black Widow. Il testo parla di antichi rituali magici per trasformare la pietra in oro o di formule e parole per cambiare il mondo. Il paganesimo dei Tusmørke è tutto in questi versi “The quintessence of elements / A higher form of all that you see / The fifth dimension lies in you (and me)” e ancora “By the stone the quintessence of elements are known / Of fire, earth, water, air, a creature holds the throne / The Phoenix rules the fire and all mankind rules the earth / The eagle rules the wind ways and the dolphin rules the surf”.

A Young Man and His Woman è un brano accattivante che suona come un’ironica critica nei confronti della società dei consumi che ci ha portato a “tutto questo schifo”. È ancora una volta Krizla, nei panni di un menestrello medievale, a trascinare tutti in una danza oscura e ritmata che alterna risvolti allegri a passaggi più inquieti.

La mistica A Nightmare’s just a Dream ritorna ad atmosfere tulliane: la voce e il basso ruvido di Benediktator, l’onnipresente flauto di Krizla e la batteria jazzy di HlewagastiR presentano chiare affinità con il sound della band di Anderson. Frøislie al glockenspiel e Deadly Nightshade al rhodes, invece, creano delle sfumature ritmiche tipicamente zeuhl riconducibili ai Magma. Il testo narra di visioni surreali, di incubi gremiti di demoni danzanti e forme colossali (“A nightmare’s just a dream but this is real, surreal, surreal, surreal / A nightmare’s just a dream but this is worse / perverse, perverse, perverse”).

Seguono Høstjevndøgn e Salomonsens Hage, due brani cantati in lingua madre. Il primo, Høstjevndøgn (“Equinozio d’Autunno”), è un inno all’autunno: “La morte è nelle corde più profonde del cuore, la musica autunnale della pioggia sulle foglie cadute che lava via la polvere dell’estate, giorno e notte hanno la stessa durata”. Una metafora in cui l’autunno simboleggia l’imminente arrivo della morte. Il brano scorre via lento senza particolari sussulti. Alle più classiche ambientazioni dark prog fanno eco brevi sconfinamenti nel folk apocalittico. Col secondo, Salomonsens Hage, si apre la sezione dedicata al materiale bonus che comprende due brani del precedente EP. Salomonsens Hage (“Giardini di Salomone”) è una danza macabra, un vero e proprio sabba in cui delle scatenate streghe danzano in cerchio nei giardini di Salomone. Flauto, basso, mellotron, marxophone e batteria danno vita ad uno dei brani più rappresentativi del sound dei Tusmørke. Un suono, allo stesso tempo inquietante ed affascinante, che riesce a rendere “materiali” gli scenari evocati.

Segue Singers & Swallows, seconda traccia tratta dall’EP “Salomonsens Hage”. Il brano descrive con dovizia di particolari il tipico paesaggio scandinavo con “Uccelli che si dirigono verso sud per l’inverno, ombre scure disegnate sulle strade, betulle e alberi neri che si stagliano su bianche montagne innevate al chiaro di luna”. Un’ambientazione carica di pathos e allo stesso tempo inquietante come un quadro di Munch.

A chiusura d’album Ode on Dawn, brano composto dai fratelli Momrak (Benediktator e Krizla) e da Prestmo, relativo al periodo Les Fleurs du Mal. Una suite di oltre diciassette minuti che documenta la band alle prese con un prog classico di chiara derivazione King Crimson, ELP, Genesis, Yes, Gentle Giant.

Davvero una bella scoperta!

Per maggiori info: http://tusmoerke.wordpress.com/

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