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Unreal City – La crudeltà di aprile

Unreal City (2013) La crudelta' di aprileUNREAL CITY

La crudeltà di aprile (2013)

Mirror Records/BTF

 

Il 24 aprile 2013, a dieci mesi esatti dalla pubblicazione dell’omonimo EP autoprodotto, gli Unreal City hanno dato alle stampe il loro primo album, La crudeltà di aprile. Pubblicato dalla Mirror Records, con la supervisione artistica di quel Re Mida del prog italiano che risponde al nome di Fabio Zuffanti, il debut album degli Unreal City si appresta a diventare una delle più interessanti pubblicazioni di progressive italiano del 2013.

Nati ufficialmente nel 2008 dalle ceneri dei The Syllogism, gli Unreal City mutuano il loro moniker dalla più importante opera di Thomas Stearns Eliot, “The Waste Land” (“La Terra Desolata”), poemetto il cui tema principale è l’alienazione dell’uomo moderno e la cui prima sezione, “La sepoltura dei morti”, si apre proprio con il verso “aprile è il più crudele dei mesi”.

La passione per T.S. Eliot accomuna Emanuele Tarasconi (voce, piano, organo, Mellotron, Moog, Theremin, synth, ecc.) e Francesca Zanetta (chitarra elettrica, chitarra acustica, liuto), i quali, con la complicità di Francesco Orefice (basso elettrico, basso fretless, cori) e Federico Bedostri (batteria, percussioni, timpani, voce narrante), affrontano tematiche cupe e sepolcrali e sonorità vintage che ben si legano all’inquietante immagine di copertina (il famoso mascherone dell’orco del Parco dei Mostri di Bomarzo da molti interpretato come la porta degli Inferi).

Il filo conduttore dell’album è il senso di cambiamento, corruzione e decadimento tipico dell’uomo moderno e dell’intera umanità. Un tema di estrema attualità affrontato però con testi oscuri, gotici e dalla forte carica simbolica, presentati nel booklet da brevi introduzioni che ne svelano le numerose citazioni letterarie e filosofiche.

Dell’Innocenza PerdutaIl trauma della fanciullezza perduta, l’enigma dell’età adulta. Il lutto della separazione dagli oggetti edipici costringe il bambino ad una prova terribile e crudele.

Si parte forte con un pezzo dall’intro decisamente heavy prog. Le tastiere vintage di Tarasconi danno vita ad un vero e proprio flashback sonoro che riconduce alle più immaginifiche ambientazioni prog settantiane. La chitarra della Zanetta e il basso di Orefice, dapprima scanditi, man mano si avvitano alla struttura ipnotica del brano e alla ritmica “zoppa” di Bedostri. L’ingresso dell’evanescente voce di Tarasconi richiama alla mente gli episodi più delicati e poetici de Le Orme di Tagliapietra (“L’aria greve dell’oscurità / Le grida umane del vento fra le foglie / Un velo nero spazzato via dal vento / Là nel bosco incantato dell’eternità”). Il classico suono atmosferico del Mellotron tende ad accrescere la tensione emotiva del pezzo fin quando non entra in scena la Zanetta, autrice di un maestoso solo di matrice gilmouriana (come d’altra parte impone il suo background). Proprio quando l’atmosfera sembra placarsi e distendersi ecco partire una vivace fuga d’organo e Moog. Le soluzioni impressionistiche di Tarasconi mostrano evidenti richiami allo stile esplosivo di Emerson (e/o Pagliuca, Vescovi, ecc.), anche se la sua formazione classica lo indirizza più verso i sentieri battuti da Premoli e Nocenzi. A rendere il finale ancor più avvincente ci pensa l’ospite Fabio Biale, con un frenetico e suggestivo contributo al violino.

Atlantis (Conferendis Pecuniis)La natura umana, preso il sopravvento, corrompe la creatura perfetta; infettandola dall’interno, ne annichilisce la virtù, ne fa servetta del vizio.

Mellotron, Moog e piano aprono il brano seguendo il classico copione sinfonico. La Zanetta sembra fare il verso al Gray di “Caronte” tirando fuori dalla sua chitarra suoni aspri e tenebrosi. Tarasconi prova in parte ad ammorbidire i toni riuscendo così a veicolare al meglio i suoi raffinati versi (“Nella piazza ora gremita, un diluvio universale / La grande lastra di oricalco che diede la saggezza / Ora ridotta a polvere, la nostra colpa risuonò / Nel santuario d’avorio dove l’alba e il tramonto irradiavano d’oro il mondo intero”). In questo particolare frangente si fa più tangibile la presenza del Maestro Zuffanti, con soluzioni assai prossime a La Maschera di Cera. È però questione di attimi. Subito si riparte con un vivacissimo jazz rock guidato dall’organo di Tarasconi (che poi passa al clavicembalo), per poi giungere ai versi in greco declamati da Bedostri con voce stentorea e al liuto rinascimentale della Zanetta. Il finale è un trionfale dark prog sinfonico in cui si scorgono alcune affinità con il Macor de L’Ombra della Sera.

Catabasi (Descensio Ad Inferos)Faust è l’anelito dell’uomo alla sapienza assoluta, asintotica meta dello scienziato che prende coscienza dei limiti dell’umano. Faust è accettare la dannazione, è mordere la mela godendo del suo gusto.

La natura mefistofelica del brano si esalta sin dalle primissime note dell’organo liturgico di Tarasconi, il cui doloroso e solenne canto sembra provenire direttamente dall’oltretomba. Il drumming tribale e ritualistico di Bedostri ne sottolinea i passaggi più oscuri e funerei, scanditi a loro volta da secchi rintocchi di campana e da un Mellotron davvero drammatico. A dare ritmo è ancora una volta il luciferino violino di Biale, che, di fatto, trascina tutti in un cadenzato e sinistro heavy prog a tinte fosche, tra pesanti riff di chitarra, svisate al synth ed ectoplasmatici interventi al Theremin. Nella lunga e delicata coda finale si ritorna alla luce, con Mellotron e pianoforte a cullare i visionari versi di Tarasconi.

Dove la luce è più intensaIl cammino di un uomo verso la presa di coscienza del suo esser determinato da istanze che non controlla e non capisce lo conduce sull’orlo del baratro della follia. Qui cade, preda della tirannia dei suoi deliri, nel torpore allucinato del mistico, nell’infelice superiorità dell’eremita.

La vivace strumentazione vintage di Tarasconi ci riporta alle tipiche atmosfere del prog sinfonico italiano. I veloci passaggi al Moog e le delicate melodie al piano, infatti, tradiscono la sua personale predilezione per lo stile di Premoli. Come sempre il brano muta forma e così, sull’ennesimo input del basso di Orefice, si imbastisce una breve parentesi funky che agevola l’ingresso della chitarra della Zanetta e dell’organo di Tarasconi, con Bedostri  che sembra gradire le ritmiche più dinamiche. Un nuovo cambio consegna il brano nelle mani di Emanuele che dà ampio sfogo alle sue macchine dedicando maggior attenzione al testo. Ottima la prova della sezione ritmica, con Orefice che spesso prende iniziativa e fa pulsare il suo basso rendendosi più “evidente”. Le improvvise accelerazioni rendono il brano più godibile favorendone nel complesso l’accessibilità.

Ecate (Walpurgisnacht)Divinità pagana psicopompa, guardiana e custode dei trivi nelle sentieri di montagna, a protezione dei viandanti che si smarriscono nelle notti di luna calante.

Il sottotitolo “Notte di Valpurga” (in tedesco Walpurgisnacht) svela in parte il lato oscuro dell’opera. A fugare ogni dubbio è il palese riferimento alla festività nella quale, secondo le antiche tradizioni germaniche, nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio, le streghe uscivano dai loro rifugi per danzare in onore della luna sul monte Bocker. Il sabba viene descritto minuziosamente nel testo di Tarasconi, accompagnato da un inquietante Mellotron e scandito da ritmiche cadenzate. Man mano che ci si avvicina alla coda finale i suoni si ispessiscono, in particolare la chitarra della Zanetta e la batteria di Bedostri, dando vita ad uno degli episodi più hard del disco.

Horror VacuiIl vivere tranquillo dell’uomo cela dietro di sé l’orrenda verità sulla sua vera natura. Ogni tanto il velo si squarcia ed emerge in tutto il suo fulgore il demone umano: Il Delitto riporta l’uomo al suo punto zero, gli ricorda la sua preadamitica bestialità.

Il brano che chiude l’album è una suite strutturata in quattro movimenti. Le Radici Del Male è il primo segmento strumentale, interamente dominato dalle tastiere di Tarasconi che ne decidono le sorti e gli sviluppi. Orefice si affida al fretless, mentre Bedostri picchia più forte che mai e la Zanetta si divide tra arpeggi e riff. L’Assassino tende ad attenuare i toni per favorire i versi crudi di Tarasconi, pur mantenendo vive le sonorità sinfoniche sin qui sfoggiate. Ottima la complicità tra la chitarra della Zanetta e le tastiere di Tarasconi che si dividono la scena risultando assolutamente complementari. Nel Sonno Della Ragione è uno strumentale in cui prevale il piano su una raffinata ritmica, ma che nel finale si caratterizza per la solenne apertura sinfonica che prelude a Il Baratro Della Follia, l’ultimo movimento che raccorda sinteticamente le peculiarità musicali della band.

La crudeltà di aprile ha la stessa bellezza di un libro fresco di stampa ma dalle pagine ingiallite e con una copertina impolverata e già segnata dal tempo. Un racconto d’altri tempi appena finito di scrivere e già consegnato alla storia. Un’opera da apprezzare anche nelle più nascoste sfumature. D’altra parte, come lo stesso Tarasconi ha affermato, “Non credo che il prog sia un genere da prendere alla leggera!”.

Per maggiori info: Unreal City | facebook

Per acquistare l’album: www.btf.it | www.mirrorrec.com | http://shop.unrealcity.it

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