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Uranian – La Ciudad de los Sueños

Uranian (2011) La Ciudad de los SueñosURANIAN

La Ciudad de los Sueños (2011)

Viajero Inmóvil/Musea

 

Gli Uranian sono una band heavy prog argentina formata nel 2006 da Federico Larrosa (chitarre) e Fabián Castilla (tastiere), ai quali si sono aggiunti Matías Bouquez (basso) e Sebastián Accordino (batteria). Già noti in patria, dove hanno ottenuto numerosi passaggi televisivi e dove godono di un’ottima reputazione, con all’attivo diversi concerti in tutta l’America Latina e una costante presenza nei festival prog (tra i quali il “Bahía Blanca Rock Prog Fest”), gli Uranian arrivano a pubblicare il loro primo album il 1° marzo del 2011.

La Ciudad de los Sueños (La Città dei Sogni), questo il titolo dell’album, è un’opera composta da dieci brani strumentali della durata complessiva di oltre un’ora. La proposta musicale della band è un sorprendente mix di rock sinfonico e prog metal, che presenta chiare affinità con le maggiori band del genere.

Amalgamas de Soledad è il brano che apre l’album e che rappresenta un po’ il manifesto sonoro degli Uranian. Sin dal primo ascolto, infatti, si riescono a scindere le due anime che compongono il suono della band: quella sinfonica di Castilla, più incline alla riproposizione di suoni che rimandano al prog classico e romantico, e quella metal di Larrosa, più attento a scandire serrati riff e soli maestosi. Alla precisa sezione ritmica di Bouquez e Accordino il compito di trovare la giusta mediazione.

Alter ego si muove sulle stesse coordinate dell’opener, ma con una maggiore varietà di suoni. Dopo soli due minuti di tirato prog metal trova spazio una delicata parentesi acustica, introdotta dalle tastiere di Castilla, in cui Larrosa e Bouquez danno prova della loro ottima tecnica. Quello che ne viene fuori è un vero e proprio saggio classico con forti richiami alla tradizione melodica latina. Ben presto però il chitarrista si riprende la scena con uno dei suoi eccellenti soli che ci accompagna fin quasi al pirotecnico finale, in cui anche Accordino fa la sua bella figura.

Regreso al Origen è, almeno nella parte iniziale, un pezzo un po’ più corale. Man mano che il brano prende quota ogni componente si avventura in una breve parentesi solistica. Il primo è Castilla, che fonde classicismo ed elementi orientaleggianti a venature dark, seguito prima da Larrosa, diviso tra rasoiate metal e passaggi più delicati, e infine da Bouquez, che con i suoi virtuosi interventi segna un “ritorno alle origini”, alla tradizione.

Non è sicuramente facile realizzare un album interamente strumentale e non risultare ripetitivi e noiosi. Gli Uranian ci riescono variando abilmente l’atmosfera di brano in brano, rimanendo fedeli al loro sound senza snaturarlo. Ne è un esempio Melancólico Recuerdo, brano dal clima decisamente più melodico e, come recita il titolo, malinconico. L’andatura ritmica lenta, le tastiere atmosferiche e la chitarra solenne ricordano i Dream Theater alle prese con una cover floydiana. Stesso discorso per Paradoja Ancestral, brano nel quale oltre alle classiche divagazioni prog metal trovano spazio anche brevissimi spunti folk e umori dark.

In 0 Bytes sono invece i toni apocalittici della chitarra di Larrosa a prevalere. Nella seconda parte, però, ampio spazio alle tastiere di Castilla e alla chitarra di Larrosa per nuove escursioni atmosferiche e folk.

En busca del Sol si avvita in strutture circolari e riff spiralici, lasciando ampio spazio alla chitarra di Larrosa. Le tastiere di Castilla, invece, sopperiscono alla mancanza delle parti cantate con interventi vivaci, modulati a mo’ di canto.

Transiciones ha una scansione ritmica veloce e trascinante, merito di Bouquez e (soprattutto) di Accordino, ravvivata anche dai riff di Larrosa, qui più dinamici e meno solenni.

Con i suoi oltre undici minuti di durata La Ciudad de los Sueños è la summa dell’Uranian sound. Una mini suite dalle mille sfaccettature che ha il merito di far apprezzare l’ottima tecnica della band argentina: arpeggi, riff, soli, stratificazioni sonore, variazioni ritmiche e una infinità di soluzioni che vanno dal metal al prog sinfonico. Un Tiempo Después, infine, è il brano pirotecnico che chiude nel migliore dei modi La Ciudad de los Sueños, opera prima della giovane e talentuosa band argentina.

Nota per essere stata negli anni ’70 la patria del progressive sinfonico “latino”, l’Argentina è ora fucina di validissime band prog metal (Acid Rain, Fughu, Hexatónica, Silent Scream, Initial Gravity, ecc.) tra le quali ben figurano anche gli Uranian.

Per maggiori info:

www.uranian.com.ar/

Distribuito in America da Viajero Inmóvil:  www.viajeroinmovil.com

Distribuito in Europa dalla Musea Records:  www.musearecords.com

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