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Verdena – Endkadenz Vol. 1

Verdena (2015) Endkadenz Vol. 1VERDENA

Endkadenz Vol.1 (2015)

Black Out/Universal

A quattro anni dall’uscita di “Wow” e dopo quasi venti anni di attività, i Verdena tornano con il loro sesto lavoro in studio, Endkadenz. Registrato tra giugno 2013 e novembre 2014 e pubblicato da Black Out/Universal il 27 gennaio 2015, l’album conferma la band bergamasca tra le più interessanti ed in continua evoluzione della scena rock italiana contemporanea.

L’impegnativo percorso di ricerca, avviato ormai da diversi anni, spinge Alberto Ferrari (voce, chitarre, tastiere, synth), Luca Ferrari (batteria, percussioni, synth, drum machine) e Roberta Sammarelli (basso) a rinchiudersi tra le mura dell’HenHouse Pollaio Ferrari di Albino per dare sfogo alla propria creatività. Ed è proprio da questo magico luogo che parte la lunga e travagliata genesi di Endkadenz. Tra registratori in manutenzione e l’incessante accumulazione di brani (circa 400!), i nostri accarezzano la folle idea di includere in un unico album parte del materiale composto tra il 2012 e il 2014. Per volere dell’etichetta, però, Endkadenz viene diviso in due volumi. Per un breve periodo i tre pensano di dividere i brani in due dischi, uno elettrico ed uno acustico, ma l’idea viene subito scartata. Successivamente i brani vengono suddivisi per ritmo, poi per note e infine per atmosfere. Solo a quel punto si delineano le scelte definitive che distinguono i due volumi.

L’album prende il titolo da un’annotazione che il compositore contemporaneo Mauricio Kagel inseriva sempre nei suoi spartiti: ogni sua opera, infatti, doveva terminare con il timpanista che, dato l’ultimo colpo, doveva sfondare con la testa la pelle del IV timpano, tuffandovisi letteralmente dentro per poi rimanervi per dieci minuti. Tra le note del booklet, infatti, si legge «Endkadenz – effetto scenico teatrale – per la sua realizzazione Kagel prescrive: colpisci con tutta la forza possibile sulla membrana di carta del IV timpano, e nel frattempo, nella lacerazione prodotta,  infilatici dentro tutto il tronco, quindi resta immobile!».

Endkadenz Vol.1 è un lavoro intenso e schietto, intriso delle sonorità mature e ricercate che il trio ha ben collaudato negli ultimi anni. Ad aprire l’album è Ho una fissa, brano nel quale si condensano le diverse sonorità che caratterizzano l’intero album. La continua alternanza tra fasi dure ed aspre ad altre più distese e rilassate è una soluzione ampiamente utilizzata in gran parte dei brani del disco.

Con la ballata Puzzle fa il suo ingresso il Mellotron, protagonista indiscusso del brano ed atmosferico fil rouge che tiene uniti i diversi umori dell’opera. La ripetizione del verso “è solo un mare nero” richiama palesemente “La canzone del sole”  di Lucio Battisti, particolare non di poco conto se si tiene in considerazione la profonda ammirazione che Alberto nutre per l’opera del cantautore reatino, in particolare per “Anima Latina”. Proprio al capolavoro battistiano sembrano rifarsi le stratificazioni vocali che conferiscono all’ascoltatore un ruolo attivo e partecipe. Non meraviglia per questo la maggiore cura riservata alla scrittura del testo, come si evince dal verso finale “se sogni è meglio poi, che nulla ti tiene qui”.

Un po’ esageri, oltre ad essere il primo singolo tratto dall’album, è il brano che riprende le sonorità distorte che tanto hanno caratterizzato “Requiem”. Alberto si affida al solito (e mai banale) Mellotron per addolcire le asperità chitarristiche e la violenza ritmica, ma è grazie all’accoppiata Wurlitzer/campionatori che il brano si alleggerisce e si apre definitivamente.

È poi la volta di Sci desertico, brano fantasioso ed elettronico dove tutti i suoni, voce compresa, sono sottoposti ad un massivo filtraggio. Ai numerosi campionamenti si aggiunge un Mellotron suonato da iPad, cosa alquanto insolita per i Verdena notoriamente restii all’uso della tecnologia.

In Nevischio pianoforte e chitarra acustica sono felicemente accompagnati da cori e falsetti di matrice Motorpsycho, band psichedelica scandinava che da sempre esercita una forte influenza sui tre ragazzi di Albino. Il brano vede la collaborazione alle registrazioni di Marco Fasolo (voce, chitarra) e Liviano Mos (tastiere, synth), membri dei Jennifer Gentle, band italiana psichedelica in cui Alberto e Luca spesso si rifugiano per collaborazioni e live nei pochi momenti di inattività dei Verdena.

La struggente e distorta Rilievo si affida ai suoni saturi di “Mellon Collie and the Infinite Sadness” dei Pumpkins, sapientemente combinati dalla chitarra di Alberto e dai suoni prodotti da Luca con synth, tubular bells e campionamenti vari.

Segue Diluvio, traccia cadenzata, per certi versi circense, interamente sorretta da pianoforte, tappeto di Mellotron, campionamenti d’orchestra e drum machine, il tutto condito dalla performance vocale di Alberto, sofferta e sospirata.

Con Derek si ritorna al sound impetuoso che ha fatto conoscere i Verdena anche fuori dai confini nazionali. Alberto e Roberta rispolverano le amate sonorità distorte, mentre Luca  macina ritmiche dis/articolate. I fan della prima ora apprezzeranno!

I suoni e le armonie vocali di Vivere di conseguenza attingono a piene mani da “Wow”. Pianoforte e campionamenti d’orchestra danno una mano al solito Luca che con la sua batteria stravolge il brano con continui cambi ritmici. Nel finale la chitarra di Alberto irrompe nuovamente in casa Motorpsycho scomodando ancora una volta le colorate melodie di “Phanerothyme“.

Alieni fra di noi è un curioso mix di psichedelia, stoner e krautrock motoristico che, tuttavia, rende il pezzo immediato e di facile fruizione. La voce di Alberto si fa strumento e accompagna basso, chitarra, batteria e Mellotron, amalgamandosi all’altalenante sound.

Nella terna conclusiva si cela la parte più intrigante dell’album. Contro la ragione è un dichiarato tributo al ritmato e allegro Battisti di “Anima Latina”. Inno del perdersi -la traccia preferita da Alberto nei live – inizia con un riff di chitarra lento e pesante (doom?!), per poi evolversi in un rumorismo abrasivo sorretto dall’ottima ritmica di Luca. Notevole la melodia vocale di Alberto che nella parte finale prelude la breve parentesi barocca chiusa tra applausi scroscianti.

Il tredicesimo ed ultimo brano è Funeralus, forse il più psichedelico dell’album. Fin dall’inizio l’ipnotico basso di Roberta si unisce al tappeto di Mellotron creando l’ossatura del pezzo. Nella sezione centrale spazio alla voce di Alberto, campionamenti di batteria e rumori di sottofondo che lasciano emergere la fisarmonica di Luca prima della virata distorta che chiude il disco.

Il 28 agosto 2015 è prevista l’uscita di Endkadenz Vol. 2 e non possiamo fare altro che attendere impazienti.

Per maggiori info: www.verdena.com | facebook




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