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Votum – Harvest Moon

Votum (2013) Harvest MoonVOTUM

Harvest Moon (2013)

Mystic Production

 

Ancora una piacevole sorpresa dalla Polonia, terra che ormai da anni vede il continuo proliferare di valide band progressive rock e metal (Riverside, Lunatic Soul, Indukti, Quidam, Osada Vida, Pinkroom e molti altri). In questo nutrito gruppo rientrano a pieno titolo anche i Votum, giovane band di Varsavia che l’8 febbraio scorso ha dato alle stampe il suo terzo album in studio, Harvest Moon.

Già col precedente lavoro, “Metafiction”, i Votum avevano imboccato la strada che li portava diritti verso i territori battuti da band come Riverside, Porcupine Tree, Anathema, Opeth, ecc. In quest’ottica Harvest Moon sembrerebbe confermare questa tendenza, proponendo un mix di progressive atmosferico e venature metal che si rifà tanto ai connazionali Riverside, Lunatic Soul e Indukti, quanto ai maestri internazionali del genere (di cui sopra).

La formazione è composta da: Maciej Kosiński (voce), Alek Salamonik (chitarra), Adam Kaczmarek (chitarra), Zbigniew Szatkowski (tastiere), Bartosz Turkowski (basso) e Adam Łukaszek (batteria).

Vicious Circle apre l’album tra delicati arpeggi di chitarra ed atmosferiche tastiere. L’ingresso della frammentata sezione ritmica segna un deciso passaggio a soluzioni più elettriche, prontamente smorzate dalla voce dell’ottimo Kosiński. A metà brano i toni si incupiscono: una ritmica tribale marca il deciso passaggio ad un più robusto prog metal, in cui viene fuori l’anima più aggressiva e potente della band. Le voci filtrate e distanti richiamano il Duda di Lunatic Soul, mentre i potenti riff di Salamonik e Kaczmarek dimostrano come ormai i Riverside siano diventati, specie in patria, dei veri e propri maestri.

Cobwebs parte dura e ruvida, con riff micidiali e una ritmica marziale, per poi aprirsi alle voci e ai cori che ricordano gli intrecci di Staley e Cantrell in “Dirt”. Non mancano tuttavia episodi melodici che, sempre con grande veemenza, sfociano in brutali esplosioni metal.

First Felt Pain prosegue nella stessa direzione di Cobwebs, con la sezione ritmica di Turkowski e Łukaszek che mostra i muscoli sin dalle prime battute. A stemperare i toni ci pensano Kosiński e le tastiere di Szatkowski, ai quali si aggiunge una delicata chitarra acustica, che aprono a soluzioni melodiche e ad un breve ma apprezzabile solo di chitarra.

New Made Man ha un’andatura decisa e gradevole che la accomuna alle ultime produzioni dei britannici The Pineapple Thief. Ottima la prova di Kosiński, che riesce ad emergere dal massiccio wall of sound eretto dai suoi compagni. Nella seconda parte c’è spazio anche per un’articolata e stratificata apertura melodica che ci accompagna fino alla chiusura del brano.

Con Numb si ritorna alle atmosfere da “anima lunatica”. Percussioni, chitarra acustica e landscapes sonori descrivono uno scenario crepuscolare e malinconico che, nell’elettronica coda finale, lambisce territori dark ambient e industrial.

L’ombra dei Riverside di “Anno Domini High Definition” aleggia in Ember Night. Riff aggressivi e una ritmica potente contrassegnano l’intero brano, con la voce di Kosiński che in più di un’occasione rifà il verso a Duda. Una bella parentesi acustica si sviluppa nella seconda metà del brano, salvo poi riesplodere in soluzioni progressive e metal in linea con gli ultimi Opeth. Ed è proprio agli Opeth (quelli più acustici!) che i Votum si rivolgono in Bruises. La voce di Kosiński ricorda la timbrica di Åkerfeldt, mentre la ritmica delle chitarre acustiche ricorda vagamente i Porcupine Tree di “Drown With Me”.

Steps in the Gloom è un brano gradevole che ha il pregio di mostrare un po’ tutte le anime della band polacca (progressive, metal, elettronica, ambient). Ancora un’ottima prova della sezione ritmica come pure della voce di Kosiński, alle quali si aggiungono le apprezzabili tastiere di Szatkowski e soprattutto le chitarre di Salamonik e Kaczmarek, qui davvero sorprendenti.

L’intrigante Deadringer ha un groove coinvolgente, soprattutto nella parte iniziale, che man mano cambia forma sino a prendere sembianze di un raffinatissimo e modernissimo prog metal. Di sicuro uno dei brani più interessanti ed originali di Harvest Moon, merito dei musicisti e delle innovative soluzioni adottate.

Coda è il brano che accomuna i Votum agli Indukti di “Freder” e a Lunatic Soul di “The New Beginning”: un vago sapore etnico, orientale, si fa strada tra le maglie sonore prima dell’inevitabile esplosione prog metal.

Numb (reprise) chiude l’album con un netto ritorno ad atmosfere acustiche e melodie vocali da brividi.

Occhio alla Polonia!

Per maggiori info:

www.votumband.pl

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