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Wobbler – Rites At Dawn

WOBBLER

Rites At Dawn (2011)

Termo Records

Rites At Dawn è il terzo album in studio dei norvegesi Wobbler, autori di un prog sinfonico di stampo settantiano. Guidati dal tastierista Lars Fredrik Frøislie (membro anche dei White Willow), i Wobbler giungono a questo lavoro con una formazione rimaneggiata che vede il cantante Andreas Wettergreen Strømman Prestmo sostituire il vecchio vocalist Tony Johannessen. L’avvicendamento alla voce giova enormemente all’economia della band e, ovviamente, alla buona riuscita del disco. La formazione, oltre a Lars Fredrik Frøislie (tastiere, Marxophone, voce) e Andreas Prestmo (voce), include anche Morten Andreas Eriksen (chitarre), Kristian Karl Hultgren (basso, sax, glockenspiel) e Martin Nordrum Kneppen (batteria, percussioni). Ospiti nel disco anche Ketil Vestrum Einarsen (flauto) e Hanne Rekdal (fagotto).

L’opener Lucid è uno strumentale atmosferico e bucolico sviluppato dalle tastiere di Frøislie e alleviato dai leggerissimi interventi dei fiati.

La Bealtaine è forse il brano che meglio interpreta la natura sinfonica della musica della band norvegese. L’ottimo lavoro alle tastiere unito a una chitarra cristallina, un basso possente, una batteria frammentata e a un eccellente uso delle voci, riconduce immediatamente al sound degli Yes. I vivaci cambi di tempo, oltre a mostrare un’ottima sezione ritmica, offrono lo spunto per soluzioni sempre più ariose e melodiche. Ma i paragoni con la band di Anderson e soci sono ancor più evidenti nella seconda parte del brano, dove, a seguito di un intervallo pastorale di pregevole fattura, le melodie vocali dei Wobbler si lasciano apprezzare prima del pirotecnico finale delle tastiere.

L’incipit di In Orbit assomiglia paurosamente a “Drown With Me” dei Porcupine Tree. Lo scenario, però, cambia subito: la sezione ritmica irrompe violentemente con una cavalcata prog, seguita a ruota da una superba chitarra, dal Mellotron  e dagli organi vintage. Le parti cantate prendono il via dai Gentle Giant per poi approdare ai soliti Yes: a tratti la voce di Prestmo ricorda quella di Jon Anderson. Nella seconda parte il suono si fa ancor più corposo, merito dell’ingresso del sax e del lungo intreccio tra organi, chitarre e fiati. Qui le influenze maggiori riportano ai Van der Graaf Generator e ai Caravan.

Le iniziali atmosfere delicate di This Past Presence, sostenute da un eccellente arpeggio di chitarra, dai fiati e dal Mellotron, sono scosse dal pregevole assolo di chitarra di Eriksen e da un piano che ricorda molto le migliori soluzioni della PFM. Ottimo l’apporto della sezione ritmica che, nel finale, sorregge Mellotron, piano e fiati per una chiusura a metà strada tra PFM e King Crimson.

A Faerie’s Play ha la stessa andatura dei brani più vivaci degli Anekdoten. Stessa ritmica e stesso uso del Mellotron, che disegna la base di un brano coralmente ben strutturato e sviluppato.  Nei passaggi strumentali, nei cambi di tempo e soprattutto nell’uso delle voci si possono apprezzare ancora molte analogie con i Gentle Giant.

The River ha uno attacco stupendo: sax, Hammond, chitarre e ritmica da paura. Dopo la breve sfuriata iniziale, il brano assume una struttura lirica prossima a certo folk scandinavo per poi culminare in un più classico prog sinfonico. Stacchi e cambi di tempo continui ci riportano nuovamente agli Yes di “Fragile”. Un plauso alla sezione ritmica di Hultgren e Kneppen, i quali dimostrano di aver ben assimilato la lezione degli illustri colleghi Squire e Bruford.

Come per l’apertura dell’album, anche la chiusura viene affidata ad uno strumentale. Lucid Dreams si muove sulla stessa linea dell’opener, con tastiere che descrivono scenari fiabeschi e idilliaci.

Vivace e ottimamente suonato, Rites At Dawn è un disco che dimostra, ancora una volta, quanto sia vivo l’interesse verso il progressive rock, in particolar modo il prog sinfonico, in terra scandinava.

Per maggiori info: Wobbler | Facebook

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