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Zuffanti Fabio – La quarta vittima

Fabio Zuffanti (2014) La Quarta VittimaFABIO ZUFFANTI

La quarta vittima (2014)

AMS Records / BTF

Il 15 gennaio 2014 esce La quarta vittima, quarto album in studio di Fabio Zuffanti e anche primo lavoro solista interamente imperniato sul progressive rock. Nel 2014 ricade anche il ventesimo anno di attività dell’artista genovese, che per l’occasione concepisce un’opera che è un po’ la summa delle numerose esperienze musicali che lo hanno visto protagonista (Finisterre, La Maschera Di Cera, Höstsonaten, ecc.).

Artista di riferimento del panorama progressivo contemporaneo nostrano e talento riconosciuto a livello internazionale, Zuffanti confeziona una delle opere più importanti e mature del rock progressivo moderno, destinata a portare ancora una volta il nome del prog italiano all’attenzione delle platee di tutto il mondo.

Per la realizzazione dell’opera, Zuffanti (voce, samples, archi, loops, casio, clavicembalo, bass pedals) ha radunato attorno a sé un nutrito gruppo di musicisti eclettici con alle spalle esperienze che vanno dal metal al jazz, dal folk al funk, al prog. Come sempre Fabio sceglie in base al talento e non alla carta d’identità, e così ecco chiamati a raccolta: Saverio Malaspina dei Meganoidi (batteria, loops, percussioni), Paolo “Paolo” Tixi de Il Tempio delle Clessidre (batteria), Enzo Zirilli (batteria), Riccardo Barbera (basso elettrico, basso fretless, contrabbasso), Emanuele Tarasconi degli Unreal City (piano, Fender Rhodes, Hammond, Minimoog), Laura Marsano (chitarra elettrica, chitarra acustica), Alberto Tafuri (piano, Fender Rhodes, Hammond, synth), Gian Marco “Pantera” Pietrasanta dei Blindosbarra (sax, flauto), Fabio Biale de I Liguriani (violino), Luca Scherani di Höstsonaten e La Coscienza di Zeno (vibrafono, glockenspiel), Agostino Macor de La Maschera Di Cera e Blunepal (theremin), Carlo Carnevali (cori, urlo) e Simona Angioloni (cori), ai quali va aggiunto il preziosissimo supporto artistico, fonico, strumentale e di arrangiamenti di Rossano “Rox” Villa (mellotron, clavinet, synth, space echo, clavicembalo, Fender Rhodes, trombone), che ha compiuto il miracolo di una registrazione potente e dettagliata nel suo ormai celebre Hilary Studio.

La quarta vittima è un concept album basato sul libro di racconti gotico/surreali “Lo specchio nello specchio”, dello scrittore tedesco Michael Ende. I diversi racconti del libro, ispirati ai dipinti del padre dello scrittore (l’artista surrealista Edgar Ende), apparentemente sembrano non avere nulla in comune l’uno con un altro, anche se ad una lettura più attenta è facile trovare un sottile fil rouge che unisce le diverse storie. La stessa cosa avviene ne La quarta vittima, i cui brani non sono formalmente collegati, ma presentano dei particolari che li uniscono. Nel disco trovano spazio suggestioni musicali assai diverse che includono elementi sinfonici, dark, jazz, hard, elettronici, psichedelici e molto altro in un caleidoscopio musicale unico, potente, labirintico. Ed è proprio labirintico il termine più adatto a descrivere il carattere di entrambe le opere, pervase da un’angoscia opprimente e tormentata. Un celebre passaggio del libro recita “Soltanto chi lascia il labirinto può essere felice, ma soltanto chi è felice può uscirne”. Un labirinto di parole, immagini, deliri e allucinazioni – quello di Ende – che imprigiona i suoi surreali protagonisti insieme ai lettori che si confrontano con le loro vicende, ricercando un “senso” che talvolta credono di afferrare, ma che in realtà resta denso ed oscuro fino all’ultima parola di questa enigmatica raccolta di racconti. Ed è senza dubbio questa la chiave di lettura de La quarta vittima, sottolineata dal cruciale passaggio “il senso del vuoto è un senso perfetto”.

Apre l’album la lunga Non posso parlare più forte, traccia che prende il titolo dalle prime parole del primo capitolo de “Lo specchio nello specchio” e che conferma la maturazione in Zuffanti di un moderno verbo progressivo di respiro internazionale. Il potente drumming di Tixi, le svisate di Tarasconi, l’oscuro mellotron di Villa e il flauto di Pietrasanta innescano una cieca corsa tra le stanze vuote di un palazzo-labirinto, rievocando le soluzioni sonore più hard dell’ultimo Wilson (“Grace For Drowning” e “The Raven That Refused To Sing (And Other Stories)”). Le scelte di Fabio sono sempre ben ponderate e mai come in questo caso appropriate alla natura del pezzo. Le atmosfere mutano e si rincorrono con estrema velocità, fino al testo descrittivo scandito da Zuffanti con serafico tono battiatesco. L’eco della sua voce si propaga dal groviglio di mura labirintiche verso una dimensione “altra”, dando il via ad un solo gilmouriano di chitarra e al successivo groviglio sonoro dal quale emerge il sax acido di Pietrasanta. Ottimo sia il contributo ritmico di Tixi che l’apporto tastieristico di Tarasconi, protagonisti assoluti della vivacissima fuga finale.

Con La certezza impossibile ci si ritrova catapultati nel delirante nonsense che caratterizza il dodicesimo capitolo del libro. Il surreale intrico di Hende, “Di là, da dove provengo, non è possibile che io provenga, per questo io non sono qui, e così ti prendo in sposa”, viene risolto da Zuffanti nei versi “il presupposto consiste / nella più assoluta / certezza impossibile / non vieni da un luogo / non vieni dal ponte / tu non sei nessuno / e ti prendo a mia sposa”. Sugli arpeggi inquieti della Marsano e le morbide sottolineature del fretless di Barbera, si dipanano le divagazioni spaziali di Villa. Con l’ingresso del dolente sax di Pietrasanta si fanno largo umori metropolitani ammorbiditi in parte dalle dolci note del flauto. Intorno al terzo minuto, però, Laura Marsano sale in cattedra. L’entrata “educata” della sua chitarra non lascia presagire affatto una progressione emozionale tanto intensa e coinvolgente, nella quale Laura riesce unitamente a graffiare e commuovere, ben supportata com’è dal mellotron di Villa, dalle tastiere di Tarasconi e dall’ottima batteria di Malaspina.

L’interno di un volto è senza dubbio il pezzo più oscuro e greve dell’album. L’atmosfera opprimente e claustrofobica del brano segue i versi gotici dell’undicesimo capitolo dell’opera di Ende. L’incertezza dei passi nel buio vuoto verso casa si materializza nell’angoscioso impianto sonoro che fonde la drammatica teatralità dei Van der Graaf Generator, l’alienazione malata dei King Crimson e la vena nostalgica tanto cara a Wilson. Come nell’opener, anche in questo caso Fabio predilige per le parti cantate un tono cantautorale scandito, qui volto ad accentrare l’attenzione sul lugubre testo. Ad accompagnarlo gli splendidi cori della Angioloni, che in alcuni frangenti raggiungono un’intensità lirica da brividi. Pietrasanta modula il suo sax al variare del contesto, alternando folate dilatate à la Michael Fletcher di “Time Is…” a più ritmici avvitamenti jacksoniani. Nel mentre il tenebroso mellotron frippiano di Villa, le tastiere di Tarasconi e una chitarra ruvida e spigolosa gli contendono la scena.

Una breve intro barocca al clavicembalo e al Minimoog dà il via a La quarta vittima. Poco meno di trenta secondi ed ecco irrompere Pietrasanta al sax e Villa al trombone, impegnati in una vivace parentesi jazz-rock/funky che combina la sezione fiati dei primi Catapilla con la tipica irriverenza zappiana. Sull’eccellente supporto ritmico della coppia Malaspina/Barbera e l’andatura funky della chitarra si fa largo lo splendido affondo al flauto di Pietrasanta, interrotto solo dalla declamazione “dadaista” della Angioloni. Da qui in avanti è puro delirio progressivo: alla chitarra sembra esserci Latimer, Tarasconi omaggia Nocenzi mentre un coro di voci riconduce dritti al Banco de “Il giardino del mago”, con il gioioso Scherani che chiama in causa il più stralunato “gigante buono”.

L’affascinante e oscura Sotto un cielo nero disegna l’inospitale paesaggio descritto nel ventiquattresimo capitolo del libro. Zuffanti ne ripercorre fedelmente la prima parte del testo aggrappandosi alla spirale ossessiva impostata da Tafuri al piano. La cupa atmosfera wilsoniana creata dal mellotron viene progressivamente scongiurata dapprima dal colorato acquerello canterburyano di Scherani, Tarasconi e Villa, e in seguito dai pregevoli contributi di Zirilli alla batteria, Barbera al contrabbasso e Tafuri al piano, che mettono in piedi un’elegantissima digressione jazz-rock. Nel finale ampio spazio al sofferto violino di Biale che si perde nel ritorno al tema iniziale.

Con Il circo brucia l’atmosfera ripiomba nel buio più profondo. Lo scenario drammatico del pubblico in fuga e del tendone in fiamme si materializza qui nel pirotecnico drumming di Tixi, nel robusto basso di Barbera e nei riff tesi e nervosi della Marsano. Sentori di Van der Graaf Generator e fratture crimsoniane si rincorrono in rapida successione, spinti dai velenosi strali del sax di Pietrasanta. Dalle ripetute compressioni e decompressioni umorali deriva uno shock emotivo che culmina nell’urlo disumano di Carnevali. Solenni cori zeuhl, mellotron, vibrafono e il solito sax anticipano la fragorosa esplosione finale.

Una sera d’inverno è il capitolo che chiude “Lo specchio nello specchio” e, di conseguenza, la degna conclusione de La quarta vittima. All’accompagnamento minimale della prima parte, segue una lenta ma continua progressione che sfocia nel liquido e romantico solo gilmouriano della sublime Marsano. Atmosfere crepuscolari e suoni melodici, struggenti e dilatati sono le soluzioni scelte da Fabio per congedarsi dal suo pubblico e per ricordare a tutti che il progressive rock è più vivo che mai… e parla (orgogliosamente) italiano!

Per maggiori info: www.zuffantiprojects.com | www.fabiozuffanti.com

Per acquistare copia autografata dell’album: https://fabiozuffanti.bandcamp.com/

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