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Zuffanti Fabio – Il mondo che era mio – Live in studio 2014

Fabio Zuffanti (2014) Il Mondo che era mio - Live in Studio 2014FABIO ZUFFANTI & ZBAND

Il mondo che era mio (2014)

AMS Records/BTF

Il 2014 di Fabio Zuffanti, iniziato il 15 gennaio con la pubblicazione de “La quarta vittima“, si chiude il 10 dicembre con l’uscita del live album Il mondo che era mio, sorta di istantanea che fotografa lo stato di grazia del musicista genovese celebrandone i venti anni di onorata carriera. Finisterre, La Maschera di Cera, Höstsonaten, L’Ombra della Sera, Rohmer, laZona, Aries, Quadraphonic e R.u.g.h.e. sono solo una parte del vasto universo musicale creato da Fabio, senza poi contare le numerose collaborazioni e le crescenti attività di produttore discografico e scrittore.

Il mondo che era mio – Live in studio 2014 viene registrato suonando dal vivo, all’Hilary Audio Recording Studio di Rox Villa, parte del materiale che Zuffanti e la sua ZBand – supergruppo prog composto dal giovane tastierista Giovanni Pastorino, coinvolto negli storici Gleemen; dal chitarrista Matteo Nahum, già con La Maschera di Cera, Höstsonaten, ecc.; dal potente batterista de Il Tempio delle Clessidre Paolo “Paolo” Tixi e dal veterano Martin Grice, sassofonista/flautista dei leggendari Delirium – hanno eseguito dal vivo nei concerti in Italia, Belgio, Olanda e Canada. Il disco contiene brani tratti proprio da “La quarta vittima” e una selezione di pezzi del repertorio di Höstsonaten, Finisterre e La Maschera di Cera.

L’idea iniziale di Zuffanti era quella di realizzare un album dal vivo, poi purtroppo sfumata a causa di problemi tecnici. Fabio decide così di colmare il vuoto registrando almeno una delle prestazioni di questa straordinaria band, anche in vista dell’imminente abbandono di Nahum, chiamato in Spagna per lo studio di musiche da film.

Si parte ovviamente dall’inizio, o quasi. In Limine, infatti, è la traccia che dà il titolo al secondo album in studio dei Finisterre (pubblicato dalla Mellow Records nel 1996). L’apertura è qui anticipata da un breve prologo di Grice, che col suo flauto andersoniano introduce il pezzo offrendo anche un breve accenno alla “Bourée”. Due minuti scarsi ed ecco partire il salterello prog mediterraneo che tanto caratterizza il brano. A turno Nahum e Pastorino si inseriscono tra le trame: il primo con preziosi passaggi chitarristici che, pur mantenendo fede alla versione originale, mostrano soluzioni più decise e accattivanti; il secondo, col suo piano elettrico, – complici l’ottimo lavoro al basso del titolare e l’esplosivo ed eclettico drumming di Tixi – dirotta il brano su piacevolissimi sentieri jazzati, nei quali trova spazio anche il sax di Grice.

Con Rainsuite si passa agli Höstsonaten e precisamente a “Winterthrough”, terzo capitolo della “Seasonscycle Suite”. La malinconica mini-suite si affida a diversi momenti musicali che trovano negli appassionati soli di chitarra e negli intrecci di mellotron e flauto veri e propri apici di struggente lirismo sinfonico.

Segue la suite Orizzonte degli eventi ed è nuovamente ad “In Limine” che Fabio attinge, quasi a voler sottolineare la validità dell’opera, a quasi vent’anni dalla sua pubblicazione, elevandola a simbolo della sua prolifica attività artistica. La scelta non è casuale né dettata da particolari esigenze emotive, quanto più legata alla valenza stessa del brano, sintesi di un percorso musicale che tocca cantautorato, rock, progressive, psichedelia, classica, folk e molto altro.

Con Una sera d’inverno parte la terna tratta da “La quarta vittima“. Questo primo brano poggia sul minimale accompagnamento di Pastorino al piano che, spalleggiato dal flauto di Grice, apre ai versi plumbei di Zuffanti. Come da copione la lenta ma continua progressione sonora sfocia nel liquido solo gilmuoriano che qui vede impegnato Nahum, il quale, come la Marsano nell’originale, si rende protagonista di uno degli episodi più interessanti del disco, tra melodie struggenti e atmosfere crepuscolari.

È poi il turno de La quarta vittima, che parte spedita con la sua breve ma coinvolgente intro barocca. In grande spolvero Grice, che si accolla l’intero onere fiatistico, mentre Zuffanti, Tixi e Nahum danno vita ad una “ruffiana” parentesi funky. Nella curiosa declamazione “dadaista” è lo stesso Fabio a far le veci della Angioloni, innescando di fatto la sfrenata e delirante fuga progressiva finale.

Non posso parlare più forte è per certi versi il manifesto programmatico del moderno verbo progressivo di Zuffanti. Ribadendo quanto detto nell’analisi de “La quarta vittima“, nella stesura di un ipotetico manuale del “Progressive Rock del III Millennio”, questo pezzo entrerebbe di diritto tra i brani “modello” a cui far riferimento, alla pari degli ultimi lavori di Wilson. L’approccio “live” di per sé rende il tutto ancor più potente e veloce, migliorandone la riuscita.

La performance termina sulle note de La notte trasparente, traccia conclusiva dell’album “Petali di fuoco” de La Maschera di Cera. Ancora una volta la scelta ricade su un pezzo cui la forma canzone pone in risalto i versi intimi e riflessivi di Fabio, ai quali piano e flauto fanno da malinconica cornice. Atmosfere liturgiche e aperture sinfoniche anticipano il solenne solo col quale Nahum congeda Zuffanti e i colleghi della ZBand, trasformando Il mondo che era mio in un’emozionante foto dai toni seppia da custodire gelosamente nell’album dei ricordi.

Per maggiori info: www.zuffantiprojects.com | www.fabiozuffanti.com

Per acquistare copia autografata dell’album: fabiozuffanti.bandcamp.com

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