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Alchem – Viaggio al centro della Terra

ALCHEM

Viaggio al centro della Terra (2018)

The Triad Records / Black Widow Records / Maculata Anima Records / Hellbones Records

 

A due anni di distanza dall’EP “Fragments”, che ne anticipava alcuni dettagli, e a quasi vent’anni dall’avvio della loro avventura, gli Alchem tornano più “adulti” e più consapevoli con Viaggio al centro della Terra.

Nel nuovo capitolo della loro storia, luce e tenebra condividono gli stessi sentieri, fraternizzano e combattono, costruiscono e disfano, trovando nel chiarore sonoro che sgorga magicamente dalla voce di Annalisa Belli e nell’oscurità emanata dalle “estremità” di Pierpaolo Capuano (chitarra) e Luca Minotti (basso, programmazione) perfetta fusione. Atmosfere antitetiche che si concretizzano nell’alternanza e nella fusione di soluzioni intime e scudisciate heavy metal, tra carezzevoli melodie oniriche e paesaggi gotici con quel tocco di dark prog che, sulla scia de Il Segno del Comando, non guasta affatto e rende tutto più efficace.

Il trio alchemico non è solo in Viaggio al centro della Terra, accanto a loro troviamo, infatti, anche una serie di ospiti che contribuisce nell’accrescere il livello qualitativo dell’opera: Paolo Tempesta (basso e seconda chitarra), Diego Banchero (basso fretless), Emilio Antonio Cozza (violino), Alessandra Bersiani (batteria) e Massimiliano Fiocco (batteria)

Viaggio al centro della Terra prende il via con l’eterea e a tratti floydiana Behind the door. Protagonista l’arpeggio “vacuo” di Capuano che s’intreccia poeticamente con la magnetica voce di Annalisa Belli, non distante da quella di Cinzia Catalucci degli Old Rock City Orchestra (nel complesso anche il brano ricorda a tratti alcune delle soluzioni “tenui” della band di Orvieto). In secondo piano si piazza l’oscuro lavoro di Minotti al basso. Gli archi e le tastiere programmate di Minotti, poi, fanno il resto tessendo una tela affascinante ed onirica.

Spirit of the air. Un po’ di “attesa”, poi il brano si accende con dinamicità, tra eclettiche soluzioni di corde (con Capuano e Minotti troviamo anche Paolo Tempesta, basso e seconda chitarra) e andature serrate affidate all’altro ospite Massimiliano Fiocco (batteria, membro dei Ragno 89), con qualche nuovo rimando a quelle atmosfere dark di marca Old Rock. A seguire emerge completamente l’anima più scura e aggressiva della band trascinata dalle possenti ritmiche e dalle sferzate distorte mentre i vocalizzi ultraterreni della Belli aggiungono un ulteriore tassello di tenebra al quadro.

La partenza de Il canto delle sirene affonda le sue radici nel metal più pesante: distorsioni granitiche e ritmiche spinte (affidate ad Alessandra Bersiani di Glareshift e La Grazia Obliqua) le chiavi. Poi spiragli di luce appaiono con l’ingresso dell’angelico canto di Annalisa Belli. Spiragli, appunto. I protagonisti iniziali riprendono la scena con maggior foga proiettandosi tra le note di band quali Megadeth e Kreator, solo per citarne alcune. Ma la luce avrà la sua rivincita in chiusura.

Quasi come una piuma arriva In my breath. Il vellutato canto di Annalisa prende pieno possesso della scena sonora che si snoda tra elementi che sembrano richiamare il brano d’apertura e sensazioni di Depeche Mode. A metà percorso, però, un “graffio” irrompe mutando l’atmosfera e lasciando precipitare il brano in un gorgo immaginifico e corvino. Da evidenziare il lavoro eccezionale di Diego Banchero de Il Segno del Comando al basso fretless e di Emilio Antonio Cozza degli Emian al violino lungo tutto il percorso.

Viaggio al centro della Terra. Primi secondi tra computer fantascientifici e una sirena d’allarme, poi il countdown, la partenza e, infine, l’esplosione “causata” dalle affilatissime distorsioni di Capuano, dalla macchina ritmica programmata da Minotti e dalle tastiere policrome progressive “manipolate” dallo stesso. Gran momento. All’improvviso un “vuoto” carico di tensione e, altrettanto repentinamente, ecco l’organo di bartoccettiana memoria che s’impossessa della scena con un crescendo sinfonico. Quanto ascoltato sinora è solo una sorta di imponente preambolo che ci introduce al cambio cromatico indotto dai vocalizzi celestiali di Annalisa Belli. Il finale è una palla di cannone tooliana sparata in faccia a chi ascolta.

Dopo l’enorme sforzo profuso con il brano precedente, gli Alchem si prendono una “pausa” con la lenta ballad dalle tinte fosche I don’t belong here. Da segnalare, al suo interno, il suggestivo intreccio tra la nivea voce della Belli, che spinge le sue corde verso la fatata vocalità di Tiziana Radis (Secret Tales), e gli orditi degli strumenti a corda, dove torna a dar manforte anche Tempesta.

Si prosegue morbidamente con Butterflies are singing in cui è il piano a dettare la via (seguito a ruota dalla chitarra di Capuano), con Annalisa che canta magnificamente, impadronendosi della scena con il suo canto da sirena e spostando le sue “influenze” verso Sophya Baccini. Ipnotici gli intermezzi privi di voce.

Si riprende a spingere sull’acceleratore con l’irruenta Armor of ice. Un muro elettrico e una batteria tosta (torna dietro le pelli Alessandra Bersiani) alla Mercyful Fate creano il substrato sonoro su cui Annalisa Belli “edifica” il suo canto.

Protagonista indiscussa di Fragments of stars è il canto mutevole e ammaliante di Annalisa ammantato da un’atmosfera esoterica e con la sezione strumentale (ritroviamo nuovamente lo zampino di Alessandra Bersiani e Paolo Tempesta) che le ricama addosso un preciso “vestito”, senza fronzoli.

Pioggia d’agosto. Dopo un commovente avvio, in cui i “fili” di piano, chitarra, archi e ritmiche si annodano morbidamente ma inestricabilmente, Capuano mostra i suoi artigli, un’onda violenta supportata alla grande da basso, pelli e organo. Stimolante e azzeccato il contrasto tra la delicata voce e il flusso sonoro dirompente che acquista, col trascorrere dei secondi, un’aurea solenne che fonde le tonalità scure ed oscure de Il Segno del Comando con l’heavy metal. Un divertissement tastieristico ed emersoniano spezza in più punti l’indistruttibile finale mettendo fine al vorticoso viaggio al centro della Terra.

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About Donato Ruggiero

Donato Ruggiero
Membro fondatore e redattore di HamelinProg.com, è archeologo e autore del romanzo noir "Tutto tranne il cane" (0111 Edizioni, 2017) e di diversi racconti pubblicati in varie antologie, nonché chitarrista della band alternative rock Malamente con all'attivo l'album "Stato vegetativo permanente". Appassionato di progressive rock, rock progressivo italiano anni '70, in particolare dei gruppi "minori", e contemporaneo, krautrock, space rock, scuola di Canterbury, avant-prog, rock sinfonico, jazz rock, musica sperimentale e molto altro.

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