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Celeste – Il risveglio del Principe – Diario di bordo, 2^ settimana

Il risveglio del Principe - Diario di bordo, 2^ settimana

PERCHÉ CELESTE?

Perché Celeste? Me lo sono chiesto anch’io.

Sono anni che da più parti continuo a ricevere, insieme ad attestati di stima e affetto nei confronti di quello che sino ad ora è stata l’unica testimonianza ufficiale di quel gruppo, al quale sono ancora profondamente legato, domande sul perché non continuammo con un secondo album ufficiale sulla stessa linea e richieste più o meno velate sul porre mano ad un nuovo progetto sempre nell’onda Celeste.

Ebbene dopo 46 anni ho sentito che era giunto il momento magico e fatale.

Tengo a precisare che il breve episodio dei provini, pubblicati nel 1992 da Mellow Records e successivamente nel cofanetto della AMS, che facevano riferimento al tentativo attuato da Celeste di cambiare direzione, verso scenari musicali meno rarefatti e più jazz rock sono rimasti relegati a quei nastri che, seppur ben realizzati, tradivano lo spirito e le atmosfere che avevano reso il gruppo apprezzato e segnalato come unico nel panorama Prog italiano e non, di quegli anni.

Alcuni anni fa, circa due e mezzo, sotto la spinta di ulteriori richieste di riconsiderare l’idea di passare alla composizione di nuovi brani per Celeste, decisi di interrompere per qualche tempo la cura dei miei progetti solisti e di dedicarmi anima e corpo a Celeste.

Sfida tremenda. Ma io amo le sfide.

Primo passo ricreare la stessa tavolozza di colori con gli stessi strumenti usati quasi cinquanta anni fa. Quindi. Chitarra acustica, basso elettrico, flauti traversi e a becco, pianoforte, sassofoni, tastiere (Solina ed Eminent), sintetizzatori (ARP 2600, ArpOdyssey, MiniMoog), percussioni, la mia voce e… il mio Mellotron.

Avevo gli ingredienti.

È doveroso, però, aggiungere che per essere completamente coerente con quanto era l’intenzione iniziale di Celeste nel 1972, riguardo all’organico intendo, ho inserito in questo nuovo progetto de “Il risveglio del Principe”, il violoncello ed il violino che avrebbero dovuto far parte della tavolozza dei colori di “Principe di un giorno“. Poi, come viene ricordato in altre sedi – vedi Wikipedia oppure la storia da me curata e pubblicata da AMS con il cofanetto “Celeste The Complete Recordings” – il violoncellista prima ed un flautista/sassofonista dopo, lasciarono il gruppo per motivi personali, come pure la voce femminile, cantante britannica, che poco prima di entrare in sala di registrazione fece ritorno in Gran Bretagna. Per cui Celeste fu ridimensionato a quartetto e le parti preventivate che avrebbero dovuto essere i dialoghi fra violino e violoncello scomparvero o quasi, oppure furono mantenute ma pesantemente riarrangiate o riadattate. Qualche cosa rimase come ad esempio l’inizio di “Principe di un giorno” dove il violino appunto è presente nell’incipit insieme al Mellotron.

Ma torniamo all’attualità.

Ora mancava il buon impasto costituito da una chiara ispirazione creativa e l’immedesimarsi soprattutto in quello spirito, che mai mi ha abbandonato nelle mie esperienze soliste – sono figlio di Celeste così come de Il Sistema, St. Tropez e La Compagnia Digitale – ed iniziare così a procedere ad una stesura delle prime armonie, dei primi arpeggi di chitarra e limpidi canti di Mellotron Strings.

Primi ostacoli. Essere ben conscio di operare nel pieno rispetto di quello che era ed è tuttora CelestePrincipe di un giorno“. Ad ogni momento mi imponevo di considerare se io mi stessi o meno calando nelle atmosfere e nelle emozioni di quel lavoro.

Compito non facile.

I richiami erano presenti. Numerosi tentativi andarono inevitabilmente a vuoto. Non mi ritenevo soddisfatto. Non rispecchiavano le magie. Parallelamente mi occupavo anche delle liriche ma senza ancora scrivere nulla. Le linee dei canti erano di là da venire. Però mi era sempre più chiaro che il Principe avrebbe  dovuto uscire dal suo esilio volontario da sotto la superficie del lago e avrebbe dovuto ritornare in mezzo a noi. È pacifico che in questi casi le immagini che vanno a formarsi in maniera conscia ed inconscia nel processo creativo finiscano prima o poi per influenzarsi a vicenda.

Un suono fa pensare ad una parola, un fonema richiama un nuovo suono. Arrivò quindi anche il titolo del nuovo Celeste. Prima timido ed incerto poi sempre più netto e preciso. “Il Principe ed il lago”, “Il ritorno del Principe”, “Il Principe triste”, etc.

Alla fine la solita vocina lontana: “Il risveglio del Principe”. E qui con un punto fisso anche le composizioni assunsero una nuova sicurezza.

Celeste (Ciro Perrino), agosto 2018

About Antonio Menichella

Antonio Menichella
Ideatore, membro fondatore e redattore di HamelinProg.com, è docente di disegno e storia dell'arte, artista visivo e grafico. Appassionato di rock psichedelico, acid rock, stoner, desert rock, neopsichedelia, progressive rock, rock progressivo italiano, space rock, krautrock, zeuhl, scuola di Canterbury, avant-prog, rock sinfonico, jazz rock, prog folk, prog metal, neoprogressive, hard rock, post-rock, musica sperimentale e molto altro.

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