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Celeste – Il Risveglio del Principe

CELESTE

Il Risveglio del Principe (2019)

Mellow Records Productions

 

“La notte volgeva al termine. Le prime luci del nuovo giorno filtravano attraverso le nuvole, ancora cariche di pioggia. Il minuscolo lago mostrava delicate increspature sulla sua superficie e piccoli gorghi formavano spirali proprio nel centro, dove l’acqua è più profonda. Tutta la Natura si stava risvegliando e le creature viventi stavano in silenzio come nell’attesa di un evento troppo a lungo aspettato. I profumi nell’aria erano dolci e sull’albero di mandorlo, cresciuto vicino alle rive del lago, il primo bianco fiore era ormai sbocciato”.

È la dolcissima voce di Ciro Perrino Junior ad interrompere il lungo silenzio e a riannodare i fili di una storia senza tempo quale è quella che lega Celeste all’elegante figura del protagonista di “Principe di un giorno“. La sua espressiva narrazione possiede il magico potere di diradare la coltre nebbiosa che cinge le rive del lago dove tutto ebbe inizio e svelare l’esperienza onirica che spinse Ciro Perrino, oltre quarant’anni fa, a mettere in musica le vicissitudini e le tristezze di un così nobile e solitario uomo di un tempo lontano.

Tornato con la mente e con il cuore ai momenti di quella prima visione, Perrino ha meditato la rinascita di Celeste che, inevitabilmente, riprende vita con Il Risveglio del Principe. Deluso dalle azioni degli uomini suoi contemporanei, il Principe si è risvegliato. Ha ancora molto da raccontare.

Il primo passo mosso da Ciro è stato quello di ricreare la medesima tavolozza di colori con gli stessi strumenti usati oltre quarant’anni fa: chitarra acustica, basso elettrico, flauti traversi e a becco, pianoforte, sassofoni, tastiere (Solina, Eminent), sintetizzatori (ARP 2600, ARP Odyssey, MiniMoog), percussioni, la sua voce, l’immancabile Mellotron e la preziosa aggiunta di violino e violoncello.

Operare nel pieno rispetto di quello che era ed è tuttora Celeste, questo è l’obiettivo principale perseguito da un Perrino che ridisegna i contorni dello storico marchio chiamando a raccolta musicisti scelti per il loro talento e non per la carta d’identità. A garantire fedeltà alle atmosfere e alle emozioni originarie, oltre a Ciro Perrino (Mellotron, Eminent, Solina, ARP 2600, ARP Odyssey, MiniMoog, pianoforte, percussioni sciamaniche, Glockenspiel, voce solista, cori), sono: Enzo Cioffi (batteria), Mauro Vero (chitarre acustiche, chitarra elettrica), Francesco Bertone (basso elettrico), Sergio Caputo (violino), Marco Moro (flauti, flauto a becco, in Fa e in Do, sax tenore), Massimo Dal Pra’ (pianoforte, Rhodes, clavicembalo), Mariano Dapor (violoncello, cori), Marzio Marossa (percussioni, cori) e Andrea De Martini (sax contralto, sax tenore). Da registrare anche la presenza di ospiti d’eccezione quali Alfio Costa (Hammond), Elisa Montaldo (voci) e Claudia Enrico (Rainstick in Qual Fior di Loto e Statue di Sale), oltre agli emozionanti contributi di Ciro Perrino Junior (voce recitante in Qual Fior di Loto, voce all’inizio di Porpora e Giacinto, gong nel finale di Fonte Perenne), Emma e Sara (vocine all’inizio di Porpora e Giacinto).

Il Risveglio del Principe prende forma tra maggio e settembre 2018, nello Studio Mazzi Factory, registrato da Alessandro Mazzitelli e missato da Marco Canepa. Il 15 gennaio 2019, John Berkhout, Ciro Perrino e Mauro Moroni (Mellow Records Production) danno alle stampe l’album.

L’opener Qual Fior di Loto è la composizione che rievoca le atmosfere di “Principe di un giorno” e proietta l’ascoltatore al momento in cui il protagonista si trova ancora sul fondo del lago. La narrazione del piccolo Ciro, pura e innocente, ricrea le atmosfere che preludono il ritorno del Principe sulla terraferma. La Natura si scatena: tuoni, lampi, saette, pioggia scrosciante, vento impetuoso. Poi tutto si placa, il silenzio regna e la superficie del lago torna piatta. I flauti di Moro illuminano lo specchio d’acqua dal quale riemerge l’elegante figura del Principe. A celebrare il suo risveglio sono gli eterei vocalizzi della Montaldo, le cristalline melodie di Vero e la lucente brina del pianoforte di Del Prà. I versi aulici di Perrino descrivono l’evento con figurazioni simboliche che pongono il nobile uomo al pari di un fiore di loto, simbolo di purezza del corpo e dell’anima, di elevazione spirituale. L’esperienza sinestetica confonde i sensi con odori, sapori, suoni ed immagini di rara bellezza (“Qual Fior di Loto dischiuso e odoroso / nell’Onde del Tempo tu sfiori le Primule. / Fontane di Pietra e Prismi riflessi più in là / Muschi e Licheni e Brine lucenti / Menta e Verbena e Semi di Sesamo / Rimparando gli antichi Peana / Magicando e il Corpo s’illuminerà”), e (ri)proietta nel fiabesco mondo del Principe e del suo fido scudiero Eftus (“Serra i Finimenti Eftus pronto ti chiamerà / Non mentirti per non capirti / Ecco non pensare segna il tuo Destino / Ora si risale”).

In questa dimensione onirica appare per la prima volta la Bianca Vestale, che, avvolta da un’aura di solennità, alimentata dall’atmosferico Mellotron, conferma la natura aerea della musica di Celeste. Il caratteristico timbro degli Strings lascia presto campo al romantico violino di Caputo, guida sicura per le delicate stratificazioni vocali di Ciro ed Elisa. Le liriche, essenziali ma dense di stimoli, rimandano ad echi lontani nella storia del passato dell’uomo, a ricordi ancestrali, forse a vite passate delle quali non si ha piena coscienza (“Bianca Vestale, Antiche Essenze. / Guarirai. / L’Aere è d’Estate, assente è la Luna / che non guiderà. / Ami indossare timidi sguardi su di te, / e sali lento, / dondolando e navigando / sino a quando il Sole nascerà”). Un acquerello bucolico enfatizzato dalle coloriture acustiche di chitarra, violino e violoncello, ed ulteriormente impreziosito dalle tenui velature di sax, Mellotron e flauto.

In Statue di Sale, l’immaginifica narrazione sonora segue le ricercate illustrazioni di Laura Germonio e viceversa. Suoni e visioni si completano dando vita a un’esperienza reale, tangibile. L’elegante chitarra acustica di Vero rievoca una Spagna moresca dove influenze arabeggianti si intersecano alle melodie di un violino fortemente evocativo. È così che negli splendenti interni di palazzi antichi, severi ed essenziali, disegnati dalla Germonio, il Principe prosegue il suo cammino (“Se contemplare ti porta ad andare / nei vuoti manieri, sui tuoi sentieri. / Statue di sale attorno alle sale, / al centro la Luce che invoca il Buio.”). Un viaggio iniziatico dall’alto valore simbolico, un rituale di rinascita che succede alla precedente morte figurata. Solo ora il Principe è in grado di ricevere l’insegnamento che gli viene impartito (“Ora che hai compreso / non tirarti indietro / Salpa, la tua nave solca i mari. / Empi l’Orizzonte / lascia intatto il Monte / cresce l’abbandono, è pronto il dono.”). Una rivelazione celebrata da grandi aperture orchestrali che vedono ancora una volta il Mellotron protagonista, enfatizzata dai dialoghi intensi fra violino, violoncello, flauto e sax, conclusa affondando in un fluire di suoni naturali ricreati con sintetizzatori.

Il liquido inizio di Principessa Oscura favorisce l’entrata in un mondo fantastico carico di suggestioni e pericoli per il Principe. Questa figura femminile, che nella copertina dell’album è affacciata al balconcino dell’antico maniero, aspetta da tempo l’arrivo del Principe. Gli ammalianti vocalizzi di Elisa, uniti alle fredde elucubrazioni elettroniche di Ciro, incantano l’ignaro Principe. Quale pericolo incombe sul suo percorso? È forse la Principessa l’incarnazione della notte oscura dell’anima che provoca nel nobile uomo un profondo senso di smarrimento? La sua rinascita è sottoposta a una lunga serie di prove che hanno lo scopo di produrre cambiamenti permanenti nel suo animo. La repentina svolta acustica, dall’incedere tranquillo, rassicurante, scongiura ogni pericolo e lascia intraprendere al Principe il suo cammino verso l’illuminazione. È il dialogo tra l’ectoplasmatico Mellotron e i bucolici flauti a rischiarare i numerosi paesaggi che si profilano all’orizzonte tra le crepe del tempo.

Gli stessi rivivono nei versi iniziali di Fonte Perenne (“Venere ad Ovest / Celeste la Volta / Il Lago vira al Verde Blu / Fonte perenne / Rilascia i Riflessi / Di una nuova Identità”) dando conferma dell’avvenuta rinascita. Il passo scandito dalla marcata ritmica della coppia Bertone/Cioffi invita a volgere lo sguardo oltre la linea del tramonto, scortato dalla maestosità del Mellotron verso dimensioni parallele. Il violino e il violoncello, dal canto loro, offrono la possibilità di immergersi in atmosfere descrittive dove, tra le seducenti melodie dei flauti, è possibile ritrovare sé stessi.

È il momento di rifugiarsi nelle confortevoli sonorità del passato con lo strumentale Giardini di Pietra. Il brano ha origini lontane: nato nei primi giorni del 1974, contemporaneamente all’ingresso del Mellotron nella vita musicale di Perrino, non riuscì a trovare spazio tra le composizioni di “Principe di un giorno“. A quarantacinque anni dal concepimento la sua pura essenza rimane intatta. Tutto il brano gravita nell’orbita del magico suono del Mellotron. È lui a suggerire ai musicisti soluzioni e atmosfere indicando il giusto mood e dando libero sfogo al loro estro creativo. A trarne vantaggio sono principalmente il violino di Caputo e i flauti a becco di Moro, capaci di alleggerire la solennità del Mellotron con ariose aperture bucoliche.

Falsi piani lontani è la proiezione in musica di una veduta aerea dalla quale si dominano ampie valli ed il riverbero di un Sole nascente confuso alle nebbie mattutine. Una lunga improvvisazione di Perrino al pianoforte funge da gancio per le successive digressioni di chitarra, flauto, violino, violoncello e sax. Alla breve parte cantata segue un segmento corale, rigorosamente monofonico, tutto al maschile. Enfatico, vibrante, possente ma al tempo stesso contenuto e discreto. Nel singolare dialogo fra sassofoni, violoncello e violino, è quest’ultimo ad interpretare il ruolo di “provocatore”. Una variazione non prevista nella partitura originale, nata spontaneamente da un’intuizione di Caputo che aggiunge riflessi cristallini al brano. L’incalzante finale, invece, presenta i tratti di un misurato Bolero che permette ai vari solisti di lanciarsi in libere improvvisazioni.

A chiudere il CD è il secondo strumentale dell’album, Porpora e Giacinto, purtroppo assente nel Vinile per motivi tecnici. L’intro classicheggiante è interamente giocata sull’alternanza tra le liriche melodie degli archi e la pioggia di note del romantico pianoforte. Con l’ingresso di batteria, basso e chitarra acustica, seguito dai contributi di flauto traverso e di una sezione di aspri sassofoni, il clima si fa brioso, vivace. Nella parte centrale, il pianoforte si lascia andare ad un’improvvisazione dal sapore quasi jazzistico sostenuta da una ritmica piovigginosa e da sporadiche spruzzatine di Mellotron. Il segmento finale, invece, vede nuovamente i flauti a becco creare melodie medievaleggianti. È in questa dimensione senza tempo che il Principe intende guidare gli uomini contemporanei. La loro richiesta di perdono – simboleggiata da Porpora e Giacinto – non può non essere accolta.

Ma dov’è ora il Principe? È riemerso dal lago, ha vissuto le sue esperienze nel nostro Mondo, le ha condivise. Che cosa ne avrà ricavato? Avrà raggiunto il suo scopo?

Certo il percorso intrapreso ha prodotto cambiamenti permanenti nel suo animo e in quello degli uomini contemporanei. Le prove superate per giungere ad una nuova rinascita lo hanno visto dominare gli elementi – Acqua (Qual Fior di Loto, Fonte Perenne, Porpora e Giacinto), Fuoco (Bianca Vestale), Terra (Statue di Sale, Giardini di Pietra) e Aria (Falsi Piani Lontani) – e proiettarsi nella luminosa dimensione spaziotemporale dell’eterea Mare di Giada (presente solo nel Vinile giapponese).

Il Principe si è risvegliato e promette nuove avventure. Viva il Principe!

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About Antonio Menichella

Antonio Menichella
Ideatore, membro fondatore e redattore di HamelinProg.com, è docente di disegno e storia dell'arte, artista visivo e grafico. Appassionato di rock psichedelico, acid rock, stoner, desert rock, neopsichedelia, progressive rock, rock progressivo italiano, space rock, krautrock, zeuhl, scuola di Canterbury, avant-prog, rock sinfonico, jazz rock, prog folk, prog metal, neoprogressive, hard rock, post-rock, musica sperimentale e molto altro.

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