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Ciro Perrino – Planets (Early Tapes). La Storia

Finalmente, dopo tanti anni, sono riuscito a porre mano ai nastri di “Solare”. Questi nastri che nel 1978 mi furono, per così dire, contestati dal direttore artistico della casa discografica con la quale avevo sottoscritto il mio primo contratto da solista, perché… “troppo spaziali”.

In effetti avevo fatto largo uso di suoni molto estetizzanti e riecheggianti ambienti siderali e mondi lontani, remoti anni luce da noi, andando a creare un background, un tappeto che per me era molto suggestivo ed adatto allo spirito delle composizioni e di quelle atmosfere che sentivo così vicine alla mia sensibilità. Fui costretto a cambiare strada e ad apportare modifiche consistenti, mio malgrado ed a malincuore. Non toccai chiaramente le parti melodiche, le armonie che avevo concepito, che rimasero identiche, come immerse appunto, in quel ricco impasto di sintetizzatori generanti visioni oniriche, spiraleggianti, avvolgenti e quasi lisergiche. Infatti avevo fatto largo uso ed avevo concesso ampi spazi ai miei due EMS AKS ed al Mini Moog che erano stati protagonisti delle due mie ultime formazioni Prog. Mi riferisco a St. Tropez e La Compagnia Digitale. Dovetti in pratica “ripulire” lo spazio. Fu una buona scelta  comunque. Oggi non me ne pento perché ho l’occasione, e spero insieme a voi, di riscoprire un album nuovo, anche se ormai sono passati 40 anni.

Iniziai a scrivere i primi timidi accenni della traccia che poi sarebbe diventata “Urano” nelle prime settimane invernali del 1978. Un anno e mezzo di scritture e riscritture, conferme e ripensamenti poi… il contratto. Il primo contratto da solista.

Oggi ho ripulito i nastri con sofisticati sistemi per eliminare fruscii di fondo e rumori che erano andati ad accumularsi insieme alla polvere del tempo trascorso.

E soprattutto ho recuperato quel brano che avevo dovuto “sacrificare” perché avrei sforato i 40 minuti imposti per restare in un ambito di fedeltà. I CD ancora non esistevano. Solo vinile e musicassetta. Questo era il limite del vinile in quegli anni. Per cui “Nettuno” ritorna dall’ombra e si ripresenta. Ora i Pianeti ci sono tutti. Meno la Terra che non avevo pensato di inserire poiché avevo già preventivato di scrivere un’opera intera dedicandola al nostro amato Pianeta. Negli originali nastri la Terra è però presente musicalmente e la si ritrova che va a rappresentare gli anelli di “Saturno”. Per cui la sequenza adesso è quella che avrei desiderato. “Mercurio”, “Venere”, “Marte”, “Giove”, “Saturno (Gli Anelli)”, “Saturno (Il Pianeta)”, “Urano”, “Nettuno”, “Plutone”.

Un’altra cosa non meno importante. La copertina che avrei desiderato avere nel 1979 e che mi fu negata, oggi la posso finalmente avere.

Mi riferisco all’ammasso stellare delle Pleiadi. Quando la mia casa discografica chiese il permesso di usare per la copertina l’unica foto pubblicata si scoprì che i diritti erano dell’Ente Spaziale Statunitense, cioè la NASA. Richiesta di utilizzo fatta. Concessione negata. Fui costretto a scegliere un altro scatto. Contento lo stesso. Un giorno indirò un concorso per far scoprire che cosa sia in realtà la copertina di SOLARE. Molto interessante e divertente. Fatto sta che un mio caro amico astrofotografo mi ha concesso di utilizzare un suo scatto meraviglioso, neanche a dirlo, delle Pleiadi, che ha effettuato con le sue sofisticate apparecchiature proprio nei giorni nei quali riprendevo in mano i nastri di “Solare”. Magia! A questo punto originali le composizioni, originale la copertina, esattamente come avrei desiderato in quei giorni del 1979.

Per maggiori info e/o per ordinare copia dell’album: ciroperrino1950@gmail.com

Per ascoltare l’album: Bandcamp

Ciro Perrino, ottobre 2019

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