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Daal – Decalogue of Darkness

DAAL

Decalogue of Darkness (2018)

Agla Records

 

Decalogue of Darkness è un nuovo album dei Daal pubblicato l’8 ottobre 2018, in contemporanea con “Navels Falling into a Living Origami”, a quattro anni dal precedente “Dances of the drastic Navels“. Stilisticamente Decalogue of Darkness è un ritorno alle atmosfere di “Dodecahedron“, da molti reputato il miglior lavoro di Alfio Costa (Mellotron, piano, rumori, samplers) e Davide Guidoni (batteria, percussioni acustiche, rumori, samplers), qui nuovamente accompagnati da Ettore Salati (chitarre) e Bobo Aiolfi (bassi). Se “Dodecahedron” è strutturato su dodici parti distinte, Decalogue of Darkness si articola in dieci capitoli che indagano gli antri più oscuri dell’universo sonoro Daal. Una sorta di concept album il cui filo conduttore è l’atmosfera sonora, a volte più buia e decadente, altre più romantica e delicata, con un livello di composizioni davvero elevato che fa di questo lavoro il più maturo e completo del gruppo. Un utilizzo massiccio di Mellotron e pianoforte conferisce al suono coloriture vintage, con marcate sfumature progressive. “Volevamo qualcosa di diverso  – afferma Alfio Costa – Siamo scesi al livello del nostro mondo. Abbiamo incontrato demoni, uomini, stregoni del nostro tempo e stati d’animo della nostra società. È incredibile come la storia dell’uomo si ripeta… è incredibile come l’uomo compia gli stessi errori… è incredibile come la memoria si perda in una macchia di oscurità.”

Già, l’oscurità. “Meglio accendere una candela che brancolare nell’oscurità.”, affermava Emily Dickinson. È questa la soluzione suggerita dall’esoterica illustrazione da Compendium maleficarum in copertina.

Il decalogo si apre con Chapter I che avvolge l’ascoltatore con atmosfere dense di pathos e mistero. Mellotron e tastiere tessono una trama sonora seducente ma al tempo stesso ansiogena ed orrorifica, resa ancor più drammatica dai minacciosi accordi del piano. La chitarra di Salati e il basso di Aiolfi danno vita ad un ossessivo flusso circolare con passaggi incisivi e magnetici. Come “Drag Ropes” in “Storm Corrosion“, anche il video di questo primo capitolo di Decalogue of Darkness ripercorre l’oscurantismo culturale dei “secoli bui” mettendo in scena un parallelo tra la società medievale e quella contemporanea. La metafora dei processi inquisitori, dei dogmi religiosi e delle infauste ricadute derivanti dalla loro mancata osservanza è avvolta da una nera coltre fumosa di sabba, osculum infame, orge diaboliche, riti blasfemi, sacrifici umani e danze macabre.

Chapter II è una suite di sedici minuti musicalmente divisa in due parti diverse ma complementari. La prima è quasi un pezzo da camera che prende corpo tra rumori sinistri e sonorità angoscianti. Nel mood nero di questo segmento rivivono le terrificanti atmosfere gotico/cinematografiche di “Dodecahedron“. Un’oscura celebrazione liturgica dal passo funereo che lascia trapelare momenti di grande tensione emotiva. La seconda frazione è un’esplosione ritmica jazz rock nella quale tutti i musicisti riescono a ritagliarsi uno spazio di rilievo: l’andatura dettata da Guidoni è imponente e decisa; le architetture sonore di Costa si fondano su un prog eclettico che amalgama circolari ed ossessivi passaggi à la Simonetti e svisate dark à la Leone; i riff di Salati rimarcano le spigolose scansioni di “Signify” e si avviluppano al tortuoso basso di Aiolfi in un crescendo sonoro che culmina nel maestoso finale gobliniano.

Chapter III è l’episodio più sognante dell’album, un breve ma struggente strumentale che a tumultuosi spunti sinfonici alterna delicate parentesi melodiche. Il significativo lavoro del Mellotron fa emergere la componente più crepuscolare, malinconica, del sound Daal che, complici le violente accelerazioni ritmiche e le asperità chitarristiche, muove verso atmosfere prettamente nordiche (Anekdoten, Änglagård e Wobbler). Il video di questo terzo capitolo schiude le porte di un universo sotterraneo, un luogo magico al di là dei confini del tempo stesso, popolato da creature fantastiche e infestato da bizzarri vegetali che farebbero impallidire anche il visionario Bosch.

Con l’incedere zoppo di Chapter IV si scende nelle profondità più buie e recondite dell’universo Daal. L’ipnotico basso di Aiolfi e il drumming scostante di Guidoni spostano la rotta verso coordinate crimsoniane (“Sailor’s Tale”) trovando piena approvazione nel Mellotron di Costa e nella chitarra frippiana di Salati.

Chapter V è una ballata terrificante che emoziona e spaventa in egual misura. Le antiche sonorità acustiche che esaltano il brano mostrano gli spigolosi tratti gotici di “Suspiria”, mentre le tetre trame elettriche si avventurano nei territori dark battuti dai Devil Doll in “Dies Irae”.

A smorzare i toni è Chapter VI con aperture sinfoniche maestose e soluzioni liquide che lasciano apprezzare il lavoro certosino di Costa e Salati, rispettivamente al piano e alla chitarra, e la solidità ritmica della coppia Aiolfi/Guidoni.

L’inquietante Chapter VII si articola attorno ad un ossessivo ed ipnotico moto circolare che fa tanto “vintage italian progressive horror music”. I colpi di pugni alla porta sottolineano linee ritmiche insolite che enfatizzano la natura cinematografica del pezzo.

Chapter VIII ripiomba nel torbido incubo sonoro Daal. Dolore e angoscia grondano da ogni singola nota con una potenza tale da annichilire l’ascoltatore e risucchiarlo in un tormentato vortice, nero come la pece e spaventoso come il peggiore degli inferni possibili. Un’esperienza sonora da brividi!

Chapter IX affronta l’oscurità con elegante romanticismo. Le struggenti melodie del pianoforte vergano i versi sonori che conducono al grandioso epilogo di Decalogue of Darkness.

Chapter X è la Magnus Opus finale, con più di dieci minuti di progressive condito da fughe e pause. Arpeggi reiterati, accordi malinconici, aperture solenni e repentine sterzate ritmiche determinano la degna conclusione di un’opera dall’indiscutibile potere immaginifico.

Per maggiori info: Facebook

Per acquistare copia dell’album: Bandcamp



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About Antonio Menichella

Antonio Menichella
Ideatore, membro fondatore e redattore di HamelinProg.com, è docente di disegno e storia dell'arte, artista visivo e grafico. Appassionato di rock psichedelico, acid rock, stoner, desert rock, neopsichedelia, progressive rock, rock progressivo italiano, space rock, krautrock, zeuhl, scuola di Canterbury, avant-prog, rock sinfonico, jazz rock, prog folk, prog metal, neoprogressive, hard rock, post-rock, musica sperimentale e molto altro.

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