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Daal – Navels Falling into a Living Origami

DAAL

Navels Falling into a Living Origami (2018)

Agla Records

 

Navels Falling into a Living Origami è un nuovo album dei Daal pubblicato l’8 ottobre 2018, in contemporanea con “Decalogue of Darkness“, a quattro anni dal precedente “Dances of the drastic Navels“. Navels Falling into a Living Origami è un disco atipico nell’universo sonoro Daal: una lunghissima suite della durata di cinquanta minuti che è un progetto ibrido, una miscela di parti inedite e parti edite in passato, ma completamente stravolte e risuonate in un’ottica sperimentale, che tocca confini finora poco frequentati dal gruppo, come l’ambient, la soundtrack music, la classica, il dark orchestral e naturalmente il progressive. Un Maelstrom sonoro di non facilissima assimilazione, ma d’altronde una delle prerogative dei Daal è sempre stata la ricerca. Per realizzare tutto ciò, Alfio Costa (Mellotron, piano, rumori e samplers) e Davide Guidoni (batterie, percussioni acustiche, rumori e samplers) hanno scelto un piccolo ensemble di fidati musicisti quali: Guglielmo Mariotti (voce), Simone Montrucchio (basso), Lorenzo Fasanelli (chitarra solista), Marcella Arganese (chitarre acustiche), Salvatore Lazzara (chitarre, oud, erhu) e Mir Khista (violino).

“Un gioco creato dalla creatività – così Alfio Costa presenta l’opera – Ripercorrere i labirinti della nostra mente, le sfaccettature dell’essere… il piacere, la noia, la disperazione, il fango che avvolge i nostri pensieri . Abbiamo raccolto qua e là idee musicali di opere passate e le abbiamo vestite con nuovi abiti di scena… ampliando gli orizzonti sonori ancora di più. Lasciatevi andare, lasciatevi trasportare… la vita è ricca di emozioni e storie da raccontare.”

Se stilisticamente “Decalogue of Darkness” richiama le atmosfere di “Dodecahedron“, Navels Falling into a Living Origami traccia una linea di continuità con “Dances of the drastic Navels“. Non proprio un “ritorno al passato”, piuttosto un’autoanalisi dai marcati risvolti sperimentali che dà corpo ad un continuum sonoro in costante progressione.

[00’00” / 01’23”] – Un Big Bang post-industriale genera lo squarcio spaziotemporale dal quale fuoriesce, con moto lento e circolare, un nebuloso universo meccatronico. La sua rotazione, accompagnata da sinistri clangori metallici, rumori alieni e sospiri terrificanti, ne tradisce la natura ibrida, mostruosa. [01’24” / 04’12”] – Ai malinconici arpeggi della Arganese l’incombenza di limare le spigolosità sonore dei Daal. La combinazione di suoni acustici, elettrici ed elettronici è spesso dettata da esigenze primarie quali il raccordo e gli sviluppi di segmenti sonori divergenti. In quest’ottica è determinante la funzione unificatrice del Mellotron di Costa che tesse struggenti trame sotterranee e dilatate. [04’13” / 05’48”] – Il Maelstrom sonoro dà vita a brevi gorghi rumoristici che, come la spirale dello spaccato di una conchiglia di Nautilus in copertina, risucchiano voci spaziali, suoni arcaici e rumori stridenti in un oscuro buco nero, in attesa del battito di una rinascita cosmica. [05’49” / 10’45”] – Il risveglio viene celebrato dal solo gilmouriano di Fasanelli ed esaltato dai solenni passaggi di Mellotron e tastiere che, come “Attesa Inerte” in “Felona e Sorona“, descrivono il ritorno alla luce, alla vita, con soluzioni impressionistiche. [10’46” / 14’25”] – I due titolari innescano un nuovo shift spaziotemporale che conduce ad un incantevole medioevo asiatico. È Guidoni con le sue percussioni etniche ad accompagnare le stridenti melodie dell’erhu di Lazzara tra le luminose lande della terra degli origami. [14’26” / 17’00”] – L’atmosfera si tinge di mistero. Il passo incerto e claudicante di Guidoni, accentuato dal granitico basso di Montrucchio, scorta le ossessive elucubrazioni elettroniche di Costa tra terrificanti sequenze gobliniane. [17’01” / 20’25”] – Una malinconica passeggiata nello spazio siderale si consuma tra languidi flashback cinematografici e liquide divagazioni space. [20’26” / 24’00”] – Un’improvvisa tempesta cosmica spazza via ogni frammento progressivo. È pura kosmische musik, seppure le modulazioni elettroniche, gli allarmanti sibili e il tribalismo percussivo siano più prossimi al Battiato sperimentale di “Clic” (“Propiedad Prohibida”) che ai corrieri cosmici teutonici. [24’01” / 28’22”] – L’oscura mareggiata che ne deriva rende l’attracco difficoltoso. Il mesto piano di Alfio segue il ciclico flusso acquatico, mentre i colpi sordi di Davide marcano l’incedere lento e smisurato dell’ibrido universo in continua trasformazione. [28’23” / 30’54”] – Un nucleo organico si fonde a parti meccaniche, tra i fluidi arpeggi di Marcella e lo schiumare di acque ribollenti, dando vita ad un’unica, nuova entità. [30’55” / 35’31”] – Rallentato dalla definitiva metamorfosi, il nuovo corpo riprende il suo lento moto circolare trascinato dall’ostinato piano e da pesanti catene metalliche che lo cingono con sicurezza agli archi sintetici e alla languida chitarra di Lazzara. [35’32” / 37’21”] – Tutto torna lentamente a ruotare, sospeso in equilibrio precario e mantenuto in orbita dalle liriche linee del Mellotron. [37’22” / 44’04”] – Un nuovo salto cosmico proietta l’ibrido globo in un oscuro spazio siderale rischiarato da glaciali lampi elettronici. [44’05” / 49’27”] – La traumatica rinascita è ormai avvenuta. Tra melodie armoniose, una luce viola avvolge il risveglio facendo riaffiorare, nei versi declamati da Mariotti, visioni e ricordi di una vita vissuta.

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Per acquistare copia dell’album: Bandcamp

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About Antonio Menichella

Antonio Menichella
Ideatore, membro fondatore e redattore di HamelinProg.com, è docente di disegno e storia dell'arte, artista visivo e grafico. Appassionato di rock psichedelico, acid rock, stoner, desert rock, neopsichedelia, progressive rock, rock progressivo italiano, space rock, krautrock, zeuhl, scuola di Canterbury, avant-prog, rock sinfonico, jazz rock, prog folk, prog metal, neoprogressive, hard rock, post-rock, musica sperimentale e molto altro.

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