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Embers – Il making of dell’esordio discografico dei Marble House

Embers è il nostro primo lavoro e la strada per arrivare alla sua conclusione è stata abbastanza dritta, seppur con qualche deviazione tortuosa. È il nostro primo lavoro in assoluto, visto che nessuno di noi aveva mai inciso nulla (con l’eccezione di Leonardo che aveva inciso un EP con il suo vecchio gruppo), quindi è stato un lento imparare “come si fa un disco”, dal processo di registrazione agli artwork, passando per mixing mastering e via dicendo.

L’idea di scrivere un album progressive nasce tra i banchi di scuola superiore da un’idea mia e di Filippo, che mi aveva fatto appassionare al genere e alla musica in generale in modo più profondo, e dopo un paio di tentativi riuscimmo a formare il gruppo.

All’inizio eravamo in quattro, senza Leonardo, e il grosso della scrittura lo facemmo noi, quando poi arrivò Leonardo si trattò di rifinire e arrangiare alcune parti in modo più elaborato, e poco dopo entrammo all’Audioline studio di Casalecchio di Reno per registrare il disco. Purtroppo, a metà delle registrazioni, Filippo ha deciso di abbandonare il gruppo per motivi personali, per cui abbiamo deciso di dividere lo spazio della voce principale tra Matteo e Leonardo, che sono poi le voci che si sentono sul disco.

Embers per me non è un disco facile da spiegare, tratta argomenti sia impersonali che molto personali, e ha un’atmosfera molto triste (sempre dal mio punto di vista). Non è un concept, anche se l’idea è balenata in mente più di una volta ma alla fine i temi hanno detto il contrario. Le uniche tracce che sento legate sono le due conclusive, “The Last 48 Hours” e “Marble House”, che a livello di testi ho sempre ritenuto molto intime. Invece sono molto differenti i primi tre brani, che sono perlopiù riflessioni su cose che ho visto e/o sentito mentre girovagavo per Bologna.

A livello di sonorità esiste la stessa distinzione che c’è nei testi, cosa naturale poiché i primi brani sono stati scritti nell’arco di poco tempo e tutti assieme, mentre invece le altre sono state rimaneggiate e riarrangiate in modo diverso e per molto più tempo. “To Make Ends Meet”, “Reverie” e “Riding In The Fog” sono tutte eredi del progressive di Steven Wilson e dei più classici King Crimson, Genesis e via dicendo, pur avendo influenze più disparate come quella dei Radiohead su tutte. “The Last 48 Hours” e “Marble House”, invece, hanno subito un’evoluzione che rispecchia quella che abbiamo subito anche noi, con l’arrivo di Leonardo e la scoperta di altra musica che abbiamo cercato di implementare mantenendo un filo conduttore comunque progressive.

Il disco è uscito a settembre per Lizard Records (che non ringrazieremo mai abbastanza), registrato e mixato da Michele Postpischl, master di Roberto Priori, Artwork di Toi Giordani e prodotto interamente da noi.

Giacomo Carrera – Marble House, febbraio 2019

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