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Faro – Il making of del nuovo album dei Tacita Intesa

Non si può di certo dire che FARO sia un concept album, ma un tema principale c’è ed è quello del viaggio. Un viaggio che l’ascoltatore può intraprendere con noi dal momento in cui inserisce il cd nel lettore.

Prima, però, racconterei del nostro viaggio verso FARO, iniziato nel 2014.

Dopo il rilascio del primo omonimo album e la dipartita di Pasquale Balzano dalla postazione dietro le pelli, è iniziata la ricerca di un degno sostituto. Un prodigio del Casentino, il giovane Davide Boschi, ci ha colpito fin dalla prima prova… aveva imparato così bene le nostre canzoni che sembrava conoscerle meglio di noi che le avevamo composte! Non ci volle molto a chiedergli di unirsi a noi nel nostro progetto. Da quel momento abbiamo iniziato a comporre i brani presenti nel nuovo album FARO.

Con l’evolversi del progetto, purtroppo, sia per lavoro che per impegni universitari, il tempo da dedicare alla musica è venuto a mancare sempre più e questo ci ha rallentato nella composizione. Nonostante questo, però, abbiamo sempre preferito fare le cose bene e con calma, fregandosene del tempo, pur di far uscire un buon prodotto… e FARO per noi è una bomba! Ci sentiamo infatti di aver sviluppato una buona attenzione al dettaglio, magari non così raffinata come crediamo, ma che ci ha permesso di porre FARO molti gradini più in alto rispetto al primo lavoro.

Nell’arco degli anni abbiamo sempre rimesso mano ai pezzi già scritti perché alcuni passaggi non ci soddisfacevano più e i brani, quindi, sono sempre stati in continua evoluzione. Non è un caso che molte tracce di FARO, seppure tematicamente e stilisticamente differenti (come “Grazie Sears!” e “Cometa”, rispettivamente la più “vecchia” e la più “giovane”), suonino simili… in altre parole ci sentiamo di aver finalmente trovato il nostro sound! Questa è già una differenza sostanziale rispetto al primo album che risultava molto più eterogeneo (alcuni ci dicono che è comunque il suo bello).

Tra le altre cose la nostra meticolosità si è rivelata una marcia in più in studio! Siamo arrivati a registrare a Gennaio del 2018 ed eravamo preparatissimi e con le idee molto chiare su ogni brano. Questo ci ha permesso di velocizzare i tempi, non stressare i fonici e procedere con una più fluida post-produzione.

Il secondo disco quindi, che, ci teniamo a precisare, è stato autoprodotto, racchiude questi 4 lunghi anni di lavoro. Il grosso delle parti strumentali è stato registrato in presa diretta da Marco Romanelli e Arturo Magnanensi presso il The Garage Studio (AR), salvo alcune sovraincisioni effettuate subito dopo: per intenderci abbiamo registrato in presa diretta tutto ciò che suoniamo anche nei live. La registrazione della voce e del sassofono, il mixaggio e il mastering sono stati eseguiti in seguito da Arturo Magnanensi presso il Rooftop Studio (AR). La registrazione in presa diretta ci ha permesso di racchiudere nel disco tutta la (tacita) intesa che si instaura tra noi cinque mentre suoniamo, oltre a rendere le tracce più vere e dinamiche possibili. Tutto questo però non sarebbe valso a nulla se non fosse stato per gli 85 raiser che, grazie alla campagna di raccolta fondi (#accendilFARO) su Musicraiser, ci hanno permesso di portare avanti la stampa del disco (che è acquistabile in versione digipak e digitale sulla nostra pagina Bandcamp e dal 16 Novembre 2018 è disponibile, assieme al primo, su tutte le principali piattaforme streaming).

“Polena” è la traccia che apre l’album e, come suggerisce il titolo, è da qui che ha inizio il viaggio dell’ascoltatore, che può salire con noi a bordo della nave spaziale “Tacita Intesa”, pronta a salpare e a lasciarsi trasportare dal vento solare verso mete lontane. Nel percorso si incontrano due mondi, “Solaris” e “Terra”, rispettivamente la seconda e terza traccia del disco. Ci piace chiamare l’unione delle due canzoni “Suite Biplanetaria” anche se di suite ha poco. La prima di queste riguarda un particolare pianeta, dominato dalla misteriosa entità oceanica descritta nel famoso libro di Stanislaw Lem, intitolato allo stesso modo. Il testo è una personale interpretazione di quelli che potrebbero essere stati i pensieri del protagonista nel susseguirsi delle vicende del libro. “Terra”, invece, tratta di un pianeta ai confini dell’Universo che pare avere le stesse identiche caratteristiche del pianeta in cui viviamo. Qui una nuova civiltà tale e quale alla nostra potrebbe rinascere un giorno, segnando un nuovo inizio da cui l’Umanità può ricominciare da zero.

Di questa avventura intergalattica fa parte anche la traccia “Cometa”, che descrive una vera missione spaziale della ESA tradotta in una storia d’amore tra le due sonde Philae e Rosetta, sulla rotta verso la cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko. È nel testo di questa canzone che appare la parola “Faro”, delineando uno dei significati che il titolo dell’album ha per noi. Dopo un’ultima notte di amore elettrostatico, le due navicelle sono costrette a salutarsi, così che Philae possa raggiungere la cometa e studiare la sua superficie. Rosetta non abbandona Philae che va ad adempiere al suo compito al servizio dell’Umanità, ma rimane invece in orbita per monitorare da lontano la missione, attendendo un suo eventuale ritorno. Lei rappresenta il suo “Faro celestiale”: un punto di riferimento da cui poter sempre tornare, ma allo stesso tempo la giusta spinta che serve per poter esaudire il proprio sogno. In questo senso FARO è la metafora dell’amore. In realtà, alla fine è Rosetta a raggiungere il suo amato atterrando sulla cometa (storia vera!).

A questo punto la storia spaziale si interrompe e le canzoni che seguono sono scollegate tra loro. “Grazie Sears!” parla di come abbia avuto inizio il programma NORAD tracks Santa, grazie all’errore di un centro commerciale della catena Sears che nel 1955 scrisse il numero di telefono di Santa Claus sbagliato su dei volantini pubblicitari.

“Eureka” riguarda il processo mentale che precede una scoperta scientifica: è un lampo psichedelico di genio!

“Massacramenti” è la canzone più terra-a-terra dell’intero album ed è dedicata agli innocenti che perdono la vita negli atti di terrorismo che affliggono il nostro pianeta. Il titolo è un portmanteau di due parole: massacri e sacramenti.

“Onda Nera” si riferisce all’inondazione di birra avvenuta in un quartiere di Londra nel 1814. La parte strumentale dell’outro rappresenta l’onda che si schiaffa nelle strade della città con tutta la sua forza, annegando gli sfortunati con la sua risacca finale.

L’ultima traccia, “La Città che Sale”, è un chiaro riferimento al quadro futurista di Umberto Boccioni. In realtà il brano è suddiviso in tre parti: la prima riguarda appunto “La città che sale”, le altre due invece descrivono rispettivamente altri due lavori sempre di Boccioni, ovvero “Quelli che restano” e “Quelli che vanno”. Con questo ultimo brano si riprende il concetto di viaggio, che è tutt’altro che terminato: siamo quelli che vanno, insieme all’ascoltatore, e andiamo avanti lasciando tutto e tutti gli altri alle nostre spalle.

Perché proprio FARO come titolo?

Innanzitutto è il soggetto della copertina: la coppia di antenne emette onde radio che possono essere captate dalla nave in viaggio su “Polena”… una nave spaziale ha bisogno di un FARO spaziale!

C’è poi il concetto di FARO espresso nella canzone “Cometa” e descritto poco fa. Inoltre, FARO rappresenta un luogo sicuro da cui poter ammirare il sublime della Natura mentre il mare è in tempesta… una sensazione che speriamo di trasmettere a chiunque ascolti l’album.

Alessandro Granelli – Tacita Intesa, dicembre 2018

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