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Hey Weirdo! – La genesi del nuovo lavoro di Loomings

Quelli di HamelinProg probabilmente non immaginano quanto sia loro grato per la proposta che mi hanno fatto di presentare Hey Weirdo!, il nuovo album di Loomings: appartengo a quel tipo di persone che hanno difficoltà a parlare dei propri progetti se non viene loro chiesto espressamente. È con grande piacere, quindi, che colgo quest’occasione, tanto più che mi è stata lasciata completa libertà relativamente ai contenuti.

Non intendo, però, spiegarvi la musica di Hey Weirdo!, non sono un baro.

Chi spiega la propria musica in genere ha paura che questa non si sappia difendere da sola: “Guardate come sono intelligente: ho concepito quest’opera per kazoo ed elettronica basandomi sulla cabala andalusa tardo-medievale. Come? La trovate noiosa? Si vede proprio che siete stupidi!”. Ecco, non sta a me dirvi “cosa trovare” nel nuovo album di Loomings. Una delle cose più eccitanti della musica è che ciascuno può trovarci cose diverse: “scoprire il proprio ascolto”, che quindi diventa un atto creativo. Insomma, nella migliore delle ipotesi questo album saprà porvi delle nuove domande; se così non fosse… beh, almeno non avrò barato dandovi le risposte in anticipo.

Evitando le paludi dell’esegesi, quindi, mi limiterò a una cronaca — frammentaria e non esaustiva — della genesi di Hey Weirdo!.

Il repertorio dell’album ha cominciato a prendere forma nell’estate del 2016: i primi brani furono All Hail (ricordo di essere partito da un’idea melodica molto semplice), The High Bar (avevo voglia di scrivere una canzone pop) e Hypnotic (…tanta carne al fuoco in questo brano). Ora che ci penso, dopo aver pubblicato Everyday Mythology, il nostro primo album, non discutemmo mai veramente su “cosa fare poi”: scrivere nuova musica in vista di un nuovo album fu un riflesso automatico. Automatico e, se si guarda l’aspetto gestionale, irresponsabile.

Piccola digressione sul music business: almeno per quanto riguarda la Francia (e Loomings è di fatto una formazione francese), perché un gruppo possa “funzionare” le strade sono due, l’industria musicale o la cultura pubblica. L’industria musicale (più o meno mainstream) vuole che una band sia in primo luogo materiale da marketing: se ha abbastanza followers sui social network, un paio di brani con un buon numero di visualizzazioni su Youtube, allora la band diventa “visibile” dall’industria, che a quel punto la “pompa”, e chissà mai che alla fine, ciliegina sulla torta, non le faccia fare anche un album. La cultura pubblica invece funziona così: gli artisti svegli, quelli che sanno leggere tra le righe dei bandi per le sovvenzioni statali, capiscono che dietro le garanzie di autonomia creativa proclamate da questi bandi in realtà ci sono comunque delle direttive ben precise (relative a contenuti e modalità di realizzazione dei progetti); questi artisti accettano di fare la musica che viene loro, indirettamente, dettata, e che si traduce il più delle volte in creazioni live (e anche qui un album è tutt’al più la ciliegina sulla torta).

Tutto ciò per contestualizzare la scelta di Loomings di ripartire proprio da un nuovo album, una scelta che non dà certo prova di lungimiranza commerciale e istituzionale, ma del resto siamo un po’ fuori dal mondo, siamo degli weirdos… E quindi un album, nel senso più tradizionale del termine: è stato pensato come un oggetto unitario, cosa che ho cercato di rendere evidente soprattutto attraverso la prima traccia, listen (un breve coro a cappella che funziona come “sipario” e che è ripreso nel finale dell’ultimo brano, Wonder and Delusion), ma anche concatenando alcune delle altre tracce in modo da creare relazioni reciproche tra di loro. E come se il formato démodé dell’album non fosse abbastanza per far storcere il naso ai vertici del potere culturale pubblico e privato — in genere fedeli adepti della vulgata postmoderna — tengo a precisare che quest’album non include citazioni di Deleuze o Derrida, non difende cause umanitarie o sociali, non si pone a emblema di una qualsivoglia subcultura, non è “post-qualcosa”, non è un’opera multimediale. Musica, da ascoltare: ad alcuni piace ancora farlo.

Tornando alla cronaca, nel giro di un anno circa dalla pubblicazione di Everyday Mythology i membri originari di Loomings rimasti nel gruppo erano solo Maria Denami, Enrico Pedicone e il sottoscritto: nel frattempo Ludmila Schwartzwalder, Louis Haessler e Benoît Rameau si erano trasferiti in altre città o in altri paesi. Il gruppo si è reinventato grazie a Clara Weil (voce), Nicolas Klee (basso) e Nils Boyny (tastiere, nonché protagonista di indimenticabili episodi on the road), quest’ultimo sostituito per le sessioni di registrazione dall’ottimo Matthieu Mazué.

Tra l’autunno del 2016 e la primavera 2017 si erano aggiunti al nostro repertorio altri tre brani: Sick Notes (un amico mi aveva detto che la nostra musica gli faceva pensare a David Lynch, e ho cercato di prenderlo in parola), To and Fro (il cui testo parla di cosa fanno le protagoniste dei film hard quando non lo fanno) e Cerchi (volevo rielaborare dei materiali di The Things That Change, un brano del primo album, e ho scoperto che si potevano fondere bene con il tema di Central Park West di Coltrane). A partire dal 2017 abbiamo avuto la possibilità di rodare questi e altri nuovi brani in concerto, cosa che ci ha permesso di entrare in studio con una buona padronanza del repertorio e di registrarlo quasi come se fossimo sul palco. Nello stesso periodo è cominciata anche la nostra collaborazione col fonico Romain Muller, che ci ha aiutato a rendere più compatto il nostro suono, dal vivo e in studio (l’album è stato registrato e mixato presso lo studio Nac di Strasburgo, fondato e gestito da Romain).

Gli ultimi brani che ho scritto per Hey Weirdo! risalgono all’estate 2017. Decisi di scrivere un brano intitolato The Slap la sera del primo concerto che facemmo con la nuova formazione, mentre si discuteva di una delle suddette prodezze di Nils, e ora che ci penso anche per i rimanenti brani il titolo venne prima della musica. Avevo già un’idea della forma complessiva e dello spirito dell’album, e volevo una title track: ecco allora Hey Weirdo!, che tra l’altro è una sorta di omaggio in salsa Loomings a una delle musiche più fuori moda del mondo, l’hair rock (il mio primo prof di batteria, Corrado Ciceri, lo suonava con la sua band Wine Spirit, e alcuni dei miei più cari amici ne sono fan). Per Wonder and Delusion scrissi tutto il testo prima della musica, mentre il ritornello di Stratification venne fuori praticamente da solo, ripensando a un corso universitario di estetica che avevo seguito anni fa (tenuto dal professor Elio Franzini, che poi ho scoperto essere diventato il rettore della Statale di Milano).

L’album sarebbe potuto uscire nel dicembre 2018, ma i ragazzi del gruppo mi diedero un’idea: perché non proporre di presentarlo al Gouveia Art Rock Festival, in Portogallo, dove avevamo suonato nel 2017 riscuotendo un bel successo di pubblico? Senza farmi troppe illusioni, a dir la verità, feci la proposta a Eduardo Mota, il direttore artistico del festival, inviandogli le tracce dell’album. Non solo la proposta fu accettata, ma il festival si offrì di partecipare al finanziamento dell’album.

Vorrei chiudere questo intervento proprio con un ringraziamento a Eduardo Mota, ma anche a Massimo Cataldi (che ci ha programmato senza esitazioni alla Casa di Alex) e ad Alain Lebon (il manager di Soleil Zeuhl e Soleil Mutant, presso cui l’album uscirà il prossimo 4 maggio). C’è un filo conduttore nel rapporto tra Loomings e queste persone: per qualche oscura ragione non ci hanno chiesto statistiche sul numero dei concerti fatti e su quelli in programma, né sulla nostra visibilità sui social; non c’è stato bisogno di imbonirli, né di cercare punti di forza su cui puntare che non fossero la musica. Abbiamo inviato loro l’album: l’hanno ascoltato, apprezzato, e hanno deciso di sostenerci. Ed è così che dovrebbe andare sempre, quando la musica è fatta per essere ascoltata.

La storia di Hey Weirdo! racconta il mistero dell’ascolto: listen.

Jacopo Costa – Loomings, aprile 2019

About Donato Ruggiero

Donato Ruggiero
Membro fondatore e redattore di HamelinProg.com, è archeologo e autore del romanzo noir "Tutto tranne il cane" (0111 Edizioni, 2017) e di diversi racconti pubblicati in varie antologie, nonché chitarrista della band alternative rock Malamente con all'attivo l'album "Stato vegetativo permanente". Appassionato di progressive rock, rock progressivo italiano anni '70, in particolare dei gruppi "minori", e contemporaneo, krautrock, space rock, scuola di Canterbury, avant-prog, rock sinfonico, jazz rock, musica sperimentale e molto altro.

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