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Hollowscene – Hollowscene

HOLLOWSCENE

Hollowscene (2018)

Black Widow Records

 

Banaau è il nome del progetto musicale nato nel 1990 dalla collaborazione tra il chitarrista Andrea Massimo e il tastierista Lino Cicala. L’idea alla base della loro musica è quella di creare paesaggi musicali ispirati a testi famosi tratti dalla poesia e dalla letteratura (Eliot, Poe, Shakespeare, ecc.). I concetti espressi nei poemi vengono tradotti meticolosamente in melodie, armonie e ritmi sempre mutevoli. Il risultato è qualcosa di molto vicino a quello che viene comunemente chiamato prog sinfonico. Nella musica dei Banaau, infatti, si possono trovare elementi in stile Genesis, anche se la band resta aperta a qualunque soluzione musicale possa sposarsi con il testo scritto.

Dopo una pausa di alcuni anni, i Banaau riprendono le attività intorno al 2013 con l’idea di scrivere nuovi brani. Un sogno che giace nel cassetto da tempo è la messa in musica dell’intera “The Waste Land” di T.S. Eliot. Inizia così la scrittura di “The Burial”, album pubblicato nel settembre 2015.

Nel 2017, la formazione – composta da Andrea Massimo (chitarra, voce), Walter Kesten (chitarra, cori), Lino Cicala (piano, tastiere, cori), Andrea Zani (piano, tastiere, cori), Tony Alemanno (basso, bass pedal, cori), Matteo Paparazzo (batteria, percussioni, cori) – si allarga ulteriormente con l’ingresso di Demetra Fogazza (flauto, cori).

Nel 2018 la band cambia il nome in Hollowscene – palese richiamo all’opera “The Hollow Men” di T.S. Eliot, ma anche sottile assonanza con Holocene, l’attuale era geologica – in concomitanza della realizzazione dell’omonimo album in studio. Il disco, pubblicato dalla Black Widow Records il 2 giugno 2018, prende corpo con Broken Coriolanus, trasposizione musicale della tragedia “Coriolanus” di William Shakespeare in una suite di cinque movimenti.

La storia, tratta principalmente dalle “Vite parallele” di Plutarco, narra le vicende di Caio Marzio, superbo generale romano che, in seguito ai suoi prodigi di valore nella guerra contro i Volsci e alla presa della città di Corioli, riceve il soprannome di Coriolano. Al suo ritorno a Roma, il Senato vorrebbe che egli fosse nominato console, ma il suo contegno altezzoso e sprezzante verso la plebe lo rende impopolare; e, nonostante gli sforzi di Menenio Agrippa, i tribuni riescono a farlo bandire. Coriolano si reca allora da Tullo Aufidio, generale dei Volsci, il quale lo mette alla testa dei suoi soldati per far vendetta sui Romani. Coriolano giunge sotto le mura di Roma, e solo le implorazioni della madre Volumnia, della moglie Virgilia e del figliolo, lo convincono a risparmiare la città. Conclude così un trattato di pace favorevole ai Volsci ma, tornato ad Anzio, viene accusato di tradimento, condannato a morte e selvaggiamente ucciso da Tullo.

La suite inizia con Welcome To Rome, segmento contrassegnato da un fitto fraseggio di briose tastiere banksiane e chitarra tagliente su una trama ritmica che fa tanto “Watcher of the Skies”. Il passaggio a toni solenni si consuma a suon di morbide chitarre e delicate melodie di flauto, su cui si innesta il cantato serafico di Massimo. La maestosità del tema riconduce alle atmosfere floydiane di “Atom Heart Mother”, non fosse altro per il ricorso ad imponenti e sontuose architetture sinfoniche.

La narrazione continua con A Brave Fellow. Il mood malinconico dirotta il brano verso lidi neoprog lasciando affiorare l’elegante contesa tra una chitarra rotheryana e un synth freddo ma avvolgente. A scaldare il cuore è soprattutto il morbido flauto di Demetra, che introduce la romantica parentesi per soli piano e voce in cui viene tracciato il temperamento coraggioso di Coriolano.

Le sorti di Traitor sono strettamente legate alla narrazione e pertanto strutturate su repentini cambi di scena che coinvolgono a turno tutti gli strumentisti. Ad agevolare lo sviluppo narrativo è l’ottimo impianto ritmico garantito dalla coppia Alemanno/Paparazzo, ribadito dai marcati riff delle chitarre e dalle folate della Fogazza.

Con Slippery Turns (Atsumori) il racconto si allontana dal tema principale per avventurarsi sui sentieri battuti dai samurai giapponesi. Atsumori (敦盛) è un’opera teatrale di Zeami Motokiyo che narra la storia di Taira no Atsumori, un giovanissimo samurai morto in battaglia durante la Guerra Genpei. Atsumori, appena sedicenne al tempo della battaglia di Ichi-no-Tani, fu ucciso dal guerriero di Minamoto Kumagai Naozane. Descritto come un cortigiano e poeta, non preparato per la lotta, Atsumori  portò un flauto in battaglia, simbolo della sua natura pacifica e cortese come della sua giovinezza e ingenuità.

L’atmosfera fiabesca creata da pianoforte e flauto, e il timbro profondo à la Haskell di Massimo rievocano i temi principeschi dei Crimson di “Lizard”. Takehiro Ueki declama i versi -人間五十年、化天のうちを比ぶれば、夢幻の如くなり(“La vita umana dura solo 50 anni, comparala con la vita del Geten, è veramente un sogno e un’illusione”) – e ancora -一度生を享け、滅せぬもののあるべきか (“Di tutti gli esseri viventi, non ve n’è nessuno che non muoia”) – creando un parallelo tra le figure di Coriolano e Atsumori.

Rage & Sorrow insiste sulle coordinate genesisiane tracciate dalle tastiere ma anche da chitarra, flauto e sezione ritmica. L’alternanza di dolenti momenti acustici e spunti elettrici più minacciosi, in piena rispondenza col titolo, segue a tratti il copione della leggendaria “The Musical Box”.

A seguire il nuovo adattamento di The Worm, brano composto dalla band negli anni ’90 e ispirato all’opera “The Conqueror Worm” di Edgar Allan Poe. Il flauto di Demetra, sostenuto da arpeggi aerei e suoni atmosferici, apre scenari bucolici dai quali si scorge la Corte del Re Cremisi. Nelle complesse armonie, nelle impetuose incursioni di tastiere e chitarre, e nei ripetuti cambi ritmici, si delinea il “dramma” del testo.

Chiude il disco The Moon Is Down, personale rilettura del brano dei Gentle Giant pubblicato nell’album “Acquiring The Taste”. Pur rimanendo fedele alla struttura originale, la band proietta il brano in una dimensione atemporale, nobilitandolo con soluzioni indovinate che ne sottolineano l’infinita bellezza.

La foto in copertina, la stessa utilizzata per “The Burial”, è uno scatto del 1961 di Ernesto Fantozzi al Monte Stella, a Milano. La foto ritrae una collinetta artificiale formata dall’accumulo di macerie, provocate dai bombardamenti effettuati dalle forze angloamericane durante la seconda guerra mondiale, e da altro materiale proveniente dalla demolizione degli ultimi tratti dei Bastioni, avvenuta dopo il 1945. Il paesaggio innevato ha una forte correlazione con “The Waste Land” e con l’idea di un mondo fisicamente e moralmente devastato.

Per maggiori info: Hollowscene | Facebook


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About Antonio Menichella

Antonio Menichella
Ideatore, membro fondatore e redattore di HamelinProg.com, è docente di disegno e storia dell'arte, artista visivo e grafico. Appassionato di rock psichedelico, acid rock, stoner, desert rock, neopsichedelia, progressive rock, rock progressivo italiano, space rock, krautrock, zeuhl, scuola di Canterbury, avant-prog, rock sinfonico, jazz rock, prog folk, prog metal, neoprogressive, hard rock, post-rock, musica sperimentale e molto altro.

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