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Karmamoi – The Day Is Done

KARMAMOI

The Day Is Done (2018)

Sonicbond Label / Nova via Plastichead

 

Dopo “Silence Between Sounds“, Daniele Giovannoni e Alex Massari, titolari del progetto Karmamoi, sentono il bisogno di intraprendere un nuovo percorso, rimanendo fedeli alla loro generale concezione musicale: sperimentazione, suono, melodia, emozione. Nel gennaio 2017 iniziano a lavorare al loro quarto album in studio, The Day Is Done, con l’idea di sperimentare nuovi suoni e nuove forme compositive.

Quando scoppia l’incendio alla Grenfell Tower, il 14 giugno 2017, la scrittura dell’album è già in stato avanzato. Delle 89 persone morte nel rogo del grattacielo londinese, tra le tante storie, Daniele e Alex rimangono profondamente colpiti da quella di due ragazzi siriani, Omar e Mohammed, che, fuggiti dalla Siria durante la guerra, avevano trovato rifugio e una nuova vita in Gran Bretagna. Mohammed muore nell’incendio e suo fratello non riesce ad aiutarlo. The Day Is Done è dedicato a loro, alle vittime dell’incendio della Grenfell Tower, a chi fugge dalle guerre e dalla fame, e a tutti quelli che cercano una vita normale e pacifica.

The Day Is Done ci accompagna attraverso la lucida follia di una realtà che spesso non vogliamo vedere. È un ritratto crudo, che attraverso la composizione, il suono e le parole ci rende consapevoli di chi siamo e di ciò che probabilmente non vorremmo essere.

Pubblicato il 13 novembre 2018 da Sonicbond Label e distribuito da Nova via Plastichead, l’album vede coinvolti come ospiti musicisti del calibro di Colin Edwin (Porcupine Tree, Ex-Wise Heads, O.R.k. – basso in Take Me Home, Your Name e Mother’s Dirge), Geoff Leigh (Steven Wilson, Ex-Wise Heads – flauto in Take Me Home), Alessandro Cefalì (basso in The Day Is Done, Portrait of a Man, Getaway e Running Through The Lands), Sara Rinaldi (voce), Emilio Merone (piano in The Day Is Done, solo di tastiere in Mother’s Dirge), Luca Uggias (piano in Take Me Home e Portrait of a Man), Lara Bagnati (flauto in The Day Is Done) e Valerio Sgargi (rap in Mother’s Dirge).

Cullato dai malinconici arpeggi di Massari, il canto dimesso della Rinaldi apre la sofferta The Day Is Done e ricostruisce gli attimi del tragico incendio alla Grenfell Tower. Le poche gocce stillate dal piano di Merone e il drumming uggioso di Giovannoni non placano il dolore che contrariamente aumenta con l’ingresso del dolente flauto della Bagnati, i versi finali “You are gone / The best was yet to come / You left our land to burn in / Grenfell” e l’epico solo di Massari.

Con Take Me Home la narrazione si sposta alle orrende visioni di una Siria dilaniata dalla guerra. I dolorosi ricordi e le scelte obbligate di Omar e Mohammed rivivono nei versi “Out of these walls / Hail the man in charge / Ain’t no freedom / People cry from far” e “Hit the desert / Syria has left in and out / Moving forward  / Our new life to come”, mentre la tagliente chitarra di Massari indaga ferite ancora aperte e la Rinaldi emoziona con la sua timbrica à la Nettermalm. Se Edwin e Giovannoni aggiungono drammaticità al brano con una ritmica marcata e vibrante, il vellutato flauto di Leigh prova a ridisegnare i soleggiati paesaggi siriani.

Il tema del ricordo ricorre in Portrait of a Man dove la bellezza della giovinezza ritratta in foto incorniciate lascia il passo alle rughe vergate dall’inesorabile scorrere del tempo. Le soluzioni solenni di tastiere e chitarra caratterizzano l’intro di un brano articolato e mutevole. La presenza di Cefalì al basso ripropone le condizioni di “Silence Between Sounds” spingendo Daniele ad una ritmica serrata e Alex ad avvilupparsi in abrasivi riff. La compattezza del suono si sfalda in nebulose divagazioni space stile Ozric Tentacles che evolvono fluidamente verso il funky.

Getaway segna la svolta sonora di The Day Is Done. Il brano si avventura nel più oscuro spazio siderale. A mantenere la rotta, tra reiterazioni cosmiche, toni solenni e tribalismo percussivo, sono ancora una volta l’elegante piano e i liquidi accordi della chitarra.

Nella breve Running Through The Lands, l’algida voce di Sara splende tra le fredde luci crepuscolari di paesaggi nordici. A farle da cornice un intimo piano che attinge alla tavolozza inquieta e malinconica dei White Willow.

Your Name riassume nei versi “Nowhere to run  / Clouds pouring out  / Some Fuel from above then / Fire on the walls (Just like) / Hell on the Earth / Your name, your name…” l’inferno della Grenfell. L’ansiogena chitarra floydiana di Alex racconta i drammatici istanti con taglio impressionistico, mentre Daniele, Sara e Alessandro sembrano più orientati al prog cupo, ipnotico e malinconico dei Paatos di “Shame”.

Mother’s Dirge è il sentito omaggio dei Karmamoi alle 89 vittime del rogo. I repentini cambi di scena ripercorrono la terribile sequenza  di tragici eventi ponendo l’attenzione ai dolorosi dettagli, ricordati dal rap di Sgargi, disumanizzato, meccanico e freddo, in linea col brevissimo epilogo Lost Voices.

Per maggiori info: Karmamoi | Facebook

Per acquistare copia dell’album: Bandcamp


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About Antonio Menichella

Antonio Menichella
Ideatore, membro fondatore e redattore di HamelinProg.com, è docente di disegno e storia dell'arte, artista visivo e grafico. Appassionato di rock psichedelico, acid rock, stoner, desert rock, neopsichedelia, progressive rock, rock progressivo italiano, space rock, krautrock, zeuhl, scuola di Canterbury, avant-prog, rock sinfonico, jazz rock, prog folk, prog metal, neoprogressive, hard rock, post-rock, musica sperimentale e molto altro.

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