La costituzione di un trust deve essere necessariamente intesa come un atto di frode ai danni dei creditori, se il debitore entra in una procedura di sovraindebitamento?

Ebbene, alla domanda: “La costituzione di un trust deve essere necessariamente intesa come un atto di frode ai danni dei creditori, se il debitore entra nella procedura di sovraindebitamento?”, La Corte di Benevento. In questo caso, a fronte di una controversia sollevata dai creditori, il giudice ha deciso diversamente. Tant’è che ha ammesso il debitore alla procedura di liquidazione, anche in presenza di atti contestati dai creditori. Ma diamo uno sguardo più da vicino alla decisione in questione. Nel caso di specie, il giudice l’avrebbe ritenuto ai fini dell’accesso a la legge salva i suicidi, non ha rilevato l’esistenza di un trust, contestato dai creditori come atto di frode nei loro confronti. Quindi veniamo al merito della questione giuridica in questione.

Il caso deciso dal tribunale di Benevento

Il caso deciso riguardava un professionista riconosciuto che aveva avviato la procedura di liquidazione dei beni. Ciò, mettendo a disposizione solo i suoi futuri crediti, derivanti dall’attività lavorativa. Tuttavia, è sorta la questione giuridica se la creazione di un trust debba necessariamente essere intesa come un atto di frode ai danni dei creditori, se il debitore ha accesso la procedura di sovraindebitamento. In questo caso, la proprietà immobiliare del debitore era stata trasferita anni prima a un trust. Per questo motivo i creditori si sono opposti all’accesso del debitore alla procedura prevista dalla legge n. 3/12. Hanno contestato la previa costituzione del trust, come atto di frode ai danni dei creditori. La questione era tanto più scottante in quanto l’Agenzia delle Entrate aveva contestato anche il già citato reato di furto fraudolento di pagamenti fiscali.

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E questo proprio perché il trust aveva reso inefficace la procedura di riscossione obbligatoria.

Nonostante ciò, il tribunale di Benevento ha aperto al debitore la possibilità di accedere alla procedura di sovraindebitamento. Ma vediamo perché. Il giudice ha osservato che la giustificazione essendo quella di garantire la soddisfazione dei creditori, non ci sarebbe motivo di escludere la sua applicazione se questa condizione fosse soddisfatta. In effetti, se ci fosse un piano di aggiornamento serio e adeguato, sarebbe sufficiente per far funzionare il “suicide save”. In merito a tale fatto, che coincide con il soddisfacimento dell’oggetto di legge, non risulta che siano stati commessi in precedenza atti fraudolenti. In definitiva, se viene proposto un piano di rimborso, che garantisca la piena soddisfazione dei creditori, l’accesso alla procedura non può essere rifiutato.

A questo proposito, la questione degli atti sottrattivi e fraudolenti può essere invocata sotto altri aspetti e non ai fini dell’inapplicabilità della procedura di sovraindebitamento. Lo scopo di ciò è proprio quello di garantire la migliore soddisfazione dei creditori, che non può essere esclusa per la previa esistenza di atti di evasione.

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