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La Stella Rossa del Kinotto – Il making of del primo album in studio

Più che di “making of”, dovrebbe parlarsi di “living with”, essendo molte delle canzoni del nostro album risalenti al 2006. Nel corso degli anni, i testi, le strutture e gli arrangiamenti hanno subìto diverse modifiche, sono diventate “adulte” insieme a noi, passando per la fase delle storture e disarmonie dell’adolescenza.

La Canzone di Astolfo (testo e musica: Joe Roial)

Il primo brano, “La Canzone di Astolfo”, è il primo pezzo in assoluto della SRK. Inizialmente era stato pensato come sequel di “Carlo Martello torna dalla battaglia di Poitiers”, ma – essendo impossibile trovare un testo che rivaleggiasse con quello di Villaggio e De Andrè – il pezzo fu subito convertito in una tragedia cavalleresca, pretesto per tirare fuori una canzone pacifista e femminista. Nella parte iniziale della canzone è presente un segmento musicale estratto da una delle danze medievali tratte dal “Llibre Vermell de Montserrat”, un manoscritto di canti e danze profane dell’alto Medioevo, copiato intorno al XIV secolo. Nel testo, il racconto del più classico degli amori “cortesi”, quello tra il “prode cavaliere senza macchia” e la “gentil donzella”,  è, come accennato, il pretesto per tirare fuori una canzone pacifista dove, peraltro, la figura idealizzata ed angelica della donna, tipicamente medievale, viene stravolta dal pianto disperato di Lisetta, protagonista femminile della Canzone, che esce fuori dal ruolo passivo in cui il suo tempo l’ha relegata assumendo consapevolezza e coscienza dell’orrore della Guerra che le porta via il suo amato Astolfo (“L’ennesima guerra, l’ennesimo lutto/ ditemi voi che senso ha / violenza ed armi corazze ed odio / il vecchio Dio non è più qui”).

Oltre la palude (testo : Cocai, Joe Roial | musica: Drugo Colagrossi, Joe Roial, Cocai)

Il secondo brano dell’album, “Oltre la palude”, è il terzo figlio della SRK. Dopo aver campato con sole due canzoni ed una improvvisazione girando per Contest in Molise, la band decise di riunirsi all’ombra del portico di una casa di campagna per comporre un terzo pezzo, nel 2007.
L’arrangiamento si caratterizza della fusione tra strumenti della musica classica (violino e chitarra) e suoni tipici del rock degli anni ’70. Nella seconda parte del brano, ovvero dopo il secondo ritornello, la parte strumentale comincia con una sperimentazione nata in fase di mixaggio, in cui si mette a punto un surreale arpeggio di violino. Il pezzo, nella struttura e nell’arrangiamento, vuole richiamare sia all’era classica dell’hard rock, sia al periodo d’oro del progressive italiano dei primissimi anni ’70. Il testo, di matrice poetica, è il racconto metaforico di un pescatore che rema per uscire dalla palude, al fine di rivedere il sole. È metafora della lotta da intraprendere, nei momenti bui della vita, con le proprie paure ancestrali, con i mostri che abbiamo, con la merda che abbiamo dentro.

Requie(m) (testo : Jesus Blanco III, Joe Roial | musica: Joe Roial)

“Requie(m)”: terzo brano del disco, figlio minore della SRK (composto nel 2017). “Requie(m”) è la storia di una prostituta, che vive nella malfamata Dock Street, zona portuale nella Londra degli anni ’50 del Novecento (“Polvere sottile avvolge Dock Street / Lieve si adagia sui vetri del Caffè”). Innamorata del suo uomo porta avanti la gravidanza fino alla morte (“Ombre d’improvviso affollano Dock Street / scheggiate da un urlo nero come gli occhi tuoi / una mano insanguinata un’anima sbiadita / uno schiaffo un pianto s’abbraccian’ vita e morte”) nonostante i dubbi che la tormentino circa le scarse probabilità di poter crescere il bambino data la condizione che vive (“Dolce Madre Vergine / dimmi è coraggio o incoscienza esser madre di Dio / e i miei seni marchiati dal vizio dell’amor / basteranno a dar latte ogni dì?/ Io schiava come tante di chi ogni notte è padrone del mio corpo il mio”). La precisa scelta di raccontare la storia di una donna morta di parto nasce da una necessità fortemente sentita all’interno della band: la necessità di denunciare la chiusura dei Punti Nascita in Italia, all’interno di un più generale smantellamento del Sistema Sanitario Nazionale. Tanti sono i casi, di cui abbiamo sentito parlare la Cronaca, di morti annunciate in seguito alla chiusura dei Punti Nascita nelle aree periferiche e disagiate della penisola e ne abbiamo immaginato la storia di uno di questi nel videoclip della canzone.

Non gridare più (testo: Jesus Blanco III | musica: Joe Roial, Cocai)

“Non gridare più”, quarto brano dell’album ma secondogenito in ordine cronologico, nacque con il titolo di “Soldato del destino” (omaggio a “Soldier of fortune” dei Deep Purple). Il testo originale – pacifista anch’esso – era talmente ecumenico che fummo accusati di aver plagiato un’enciclica. Per questo motivo optammo per ispirarci al componimento di Giuseppe Ungaretti “Non gridate più”, in cui il poeta chiede di cessare le ostilità al fine di non uccidere i morti del precedente conflitto una seconda volta.

Ai tempi di Kate Moss e Pete Doherty (testo: Jesus Blanco III | musica: Joe Roial)

“Ai tempi di Kate Moss e Pete Doherty” è un pezzo dalle sonorità floydiane. Nasce originalmente come “L’ultimo volo del folle diamante”, scritta in occasione della morte del “Crazy Diamond” Syd Barrett. Con il passare del tempo, il testo ha subìto una metamorfosi, ripiegandosi sulla descrizione intima dei mostri interiori che possono affollare l’esistenza del singolo (“Non trovo pace / da un anno si dice che sono in crisi / i miei pensieri non li ho più presi / rimasti lì ai tempi di Kate Moss e Pete Doherty”), dilaniato dalle contraddizioni imposte dalla società dell’anticonformismo di massa (“Lunghi capelli e Converse / sono uno Status symbol magro per far notare che / tra un ribelle solo e un cane ammaestrato / (è) meglio esser folli che avere tutto tranne qualcosa o qualcuno da amare”).

Rovine di Stalingrado (testo : Jesus Blanco III, Cocai, Joe Roial | musica: Cocai, Joe Roial)

“Rovine di Stalingrado” è l’unico pezzo nato così e mai modificato. È la descrizione del paesaggio distrutto dopo la battaglia di Stalingrado. Un pezzo spudoratamente progressivo con una lunga parte strumentale attraverso le improvvisazioni di organo, chitarra elettrica e batteria e una breve suite di organo prima del finale.

Diario di un amore lontano (testo: Jesus Blanco III | musica: Virgo)

Qualcuno l’ha definita “Spigolosa come una traccia dei King Crimson di John Wetton e Bill Bruford” e lo ringraziamo perché altrimenti non avremmo saputo da dove partire. Il testo (autobiografico) è il diario di pensieri scatenato dalla rottura di una relazione in cui, chi scrive, rimane ingabbiato tra la consapevolezza razionale di aver vissuto un amore malato ed impossibile, e la dipendenza emotiva provocatagli dalla relazione.

Due di picche (testo: Jesus Blanco III | musica: Virgo)

“Due di picche” è la bonus track della demo. Un esercizio ludico, un gioco musicale somigliante ad un B-side di Edoardo Bennato. Un rock’n’roll usato per farsi beffe dei comportamenti maschilisti che possono scaturire dal rifiuto di una donna (“Adesso non so più che fare / questa qui non me la vuol dare / mette a rischio la mia autostima / devastata come Hiroshima”).

La Stella Rossa del Kinotto, marzo 2019

About Antonio Menichella

Antonio Menichella
Ideatore, membro fondatore e redattore di HamelinProg.com, è docente di disegno e storia dell'arte, artista visivo e grafico. Appassionato di rock psichedelico, acid rock, stoner, desert rock, neopsichedelia, progressive rock, rock progressivo italiano, space rock, krautrock, zeuhl, scuola di Canterbury, avant-prog, rock sinfonico, jazz rock, prog folk, prog metal, neoprogressive, hard rock, post-rock, musica sperimentale e molto altro.

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