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NAUTHA – Tutti i colori del buio

NAUTHA

Tutti i colori del buio (2018)

Autoproduzione

 

NAUTHA è un trio psych-prog romano che porta avanti una ricerca sonora ispirata alla stagione del progressive rock italiano, arricchita da influenze doom e dalla psichedelia anni ’60, che restituisce all’ascolto frequenze ed arrangiamenti frutto della passione sconfinata per la sperimentazione.

Archiviato il progetto Heliodome, Giorgio Pinnen (batteria, percussioni) ed Antonio Montellanico (basso, chitarra, voce) scelgono di dirottare la loro ricerca musicale su altri lidi e con una inclinazione più marcata per le sonorità psichedeliche. L’arrivo di Pierpaolo Cianca (prima chitarra) contribuisce al consolidamento di questo mix personale di rock italiano e progressive a tinte forti, elementi che caratterizzano l’essenza di NAUTHA.

Il 7 novembre 2018 viene pubblicato Tutti i colori del buio, esordio discografico della band. L’album, tipicamente sfaccettato e volutamente registrato in presa diretta, per mantenere quella immediatezza che permette di catturare il calore e la bellezza imperfetta del suono analogico e valvolare, si articola su due lati: lato A, Zenith, e lato B, Nadir.

I dieci brani che lo compongono sono cantati in italiano, una scelta che diventa al tempo stesso legame ed inno verso la tradizione cantautorale nazionale, consentendo al trio di celebrare i protagonisti della scena progressiva italiana degli anni ’70 ed immergendo questa personale miscela nelle sonorità internazionali del rock alternativo contemporaneo.

I temi trattati parlano dei flussi tra il sonno e la veglia, due universi che lasciano stralci l’uno nell’altro e in cui la voce narrante è di volta in volta uno stimolo, una sensazione, un’entità. Un viaggio cosmico tra spazi della psiche ancor prima che in luoghi fisici: dallo Zenith al Nadir della mente. Un concept sul buio dal quale si emerge alla nascita: lo stimolo luminoso e la reazione ad esso, sono la matrice del primo pensiero dell’uomo. Dal buio, alla luce di un nuovo mondo.

– Zenith

Da fumosi gorghi krauti  emerge Serpentine, traccia sinuosa che schiude l’universo onirico di Tutti i colori del buio. Nei versi “Luce su Tenebra. Cambierai agli occhi tuoi. Colori vividi nel buio, aspetta e vedrai…” luce e buio si compenetrano donandosi/negandosi reciprocamente vita. La struttura circolare del brano, avvinghiata a riff åkessoniani, basso metallico e ritmiche serrate, tradisce le stesse ascendenze groove rock psichedeliche di My Sleeping Karma e Samsara Blues Experiment. Il cantato è invece retaggio della scena alternative rock italiana degli anni ’90, in particolare i Karma di “Astronotus”. Se i rimandi ai (soliti) Porcupine Tree possono risultare troppo banali, il parallelo con i milanesi Sunscape – autori di un ottimo album omonimo, pubblicato dalla Mellow Records nel 1999 – è di fatto più aderente, considerate le liriche in lingua madre e le coordinate sonore seguite dal trio.

Libra mostra un taglio più aggressivo, decisamente stoner, che arricchisce la miscela psych-prog dei NAUTHA di suoni abrasivi, vigorosi e grevi, chiamando in causa L’Ira Del Baccano di “Terra 42“. Il basso distorto e il drumming pirotecnico dettano i passi di una macabra danza nello scorrere circolare del tempo, dove il passato brucia per dare luce nuova alla vita.

La danza immobile alterna passaggi più marcati, a tratti doom, a parentesi corali e psichedeliche di scuola Motorpsycho. Nelle parti cantate l’alternative anni ’90 è sempre in agguato e se non si vogliono scomodare nuovamente i Karma si può risalire alla fonte primigenia: Alice in Chains, Stone Temple Pilots e Pearl Jam. In grande spolvero Cianca che calca la mano e sposta gli equilibri del brano con decisi affondi heavy psych.

Il martellante basso metallico di Montellanico e la ritmica fratturata di Pinnen danno a Un modo di essere esseri umani  una andatura claudicante, per alcuni aspetti tooliana, che progredisce per mezzo di alterne compressioni e decompressioni. Cianca ne approfitta per lanciarsi in escursioni lisergiche e granitici riff settantiani.

Ragazzi perduti conferma la formula de L’Ira Del Baccano e si abbandona alla psichedelia acida di fine anni ’60, alle jam session dei Greateful Dead, al proto doom sabbathiano, allo space rock degli Hawkwind e all’heavy prog dei Rush. Un flusso sonoro corposo e pesante che la registrazione in presa diretta rende immediato e accattivante. Che dire dei versi “Si che puoi immaginare le nostre ombre stese al sole / giorni dedicati a prendersi l’alba addosso e non morire restando in piedi” se non che descrivono i giochi di luce ed ombra allo Zenith.

La Rivoluzione, traccia che chiude il lato A, insiste su polverose e desertiche coordinate stoner, ma continua a pagar dazio all’alternative rock, specie nei fraseggi e nelle linee vocali melodiche, dove si individuano diversi punti di contatto con i Subsonica di “Tutti i miei sbagli”.

– Nadir

Millenovecentottanta traccia la retta che conduce al punto opposto della volta celeste. Qui, lo spazio è governato da suoni oscuri, dilatati e reiterati, sommersi da un denso magma post-rock che scorre lento tra rocciosi paesaggi sonori. Il cantato segue con maggior disinvoltura le linee strumentali enfatizzandole nei passaggi più atmosferici.

Storia del cabalista alterna lentezza e pesantezza doom a più melodiche aperture psichedeliche. Le spire claustrofobiche del basso e l’incedere funereo della batteria rimarcano il cantato monocorde e cantilenante, lasciando alle sole chitarre l’onere di sollevare l’umore del brano.

Nos da viaggia sulla stessa rotta dell’opener. Flessuosa ed ipnotica, la traccia offre un quadro alquanto completo del sound della band: dalle cervellotiche dissezioni tooliane alle malinconiche melodie alternative, dagli aggressivi riff prog metal alle acide soluzioni psych-prog tanto gradite al trio.

A chiudere lato e album è Akhenaton, liquida liturgia psichedelica che presto evolve in uno spigoloso rituale spaziale trascinato da un wall of sound di chiara matrice post-rock in continuo crescendo. Come se non bastassero le scelte sonore, a ricondurre il brano sulle rotte dei leggendari Hawkwind sono anche le liriche visionarie, che chiamano in causa il misticismo dell’Antico Egitto, e il mantra psichedelico degli omologhi teutonici My Sleeping Karma di “Moksha”.

Nella sua ricca gamma cromatica, Tutti i colori del buio presenta al grande pubblico una formazione dal grande potenziale strumentale, qui focalizzato sulle tonalità oscure della notte, segmento della vita umana dominato dal sonno e dal sogno nel quale prendono vita immagini piene di colori della vita vissuta da svegli.

Per maggiori info: Facebook

Per ascoltare e/o acquistare l’album: Bandcamp



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About Antonio Menichella

Antonio Menichella
Ideatore, membro fondatore e redattore di HamelinProg.com, è docente di disegno e storia dell'arte, artista visivo e grafico. Appassionato di rock psichedelico, acid rock, stoner, desert rock, neopsichedelia, progressive rock, rock progressivo italiano, space rock, krautrock, zeuhl, scuola di Canterbury, avant-prog, rock sinfonico, jazz rock, prog folk, prog metal, neoprogressive, hard rock, post-rock, musica sperimentale e molto altro.

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