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Olivieri, Luca – La Saggezza delle Nuvole

LUCA OLIVIERI

La Saggezza delle Nuvole (2015)

AG Productions

 

di Claudio Milano

 

La musica strumentale di Luca Olivieri si è sempre distinta per tratti assai cinematici, ricchi di grande suggestione. Un percorso musicale d’abile cesello, dalle evoluzioni armoniche complesse e dalle melodie tonali immediatamente a fuoco e qualche screziatura jazz.

Con questo parto dal bellissimo titolo La Saggezza delle Nuvole, l’autore giunge ad una definizione chiara, lucida, perfettamente compiuta.

È evidente come la ricerca della melodia per Olivieri sia percorso interiore prima ancora che altro. Una ricerca che raggiunge in tutto l’album in questione, sempre un acme “naturale”, come se questi suoni si rivelassero a sé stessi, più che esser cercati da qualche parte.

Sono anche e soprattutto profondamente evocativi (Orizzonte Verticale, che si avvale pure di un magnifico recitativo propriamente attoriale, è creazione cristallina, come pure Substance).

È questa musica capace di cantare, anche senza presentare linee melodiche definite e senza affidarsi ad alcuna voce, il che ha davvero del raro. Rarità dovuta al fatto che quel canto non giunge mai alle orecchie come risaputo, eppure sembra appartenerci da sempre.

Suggestioni che si rivelano da subito, col magnifico incipit di Endless Life, anticipato da un flauto (Marcello Crocco) suonato a manifestarne dinamiche e suoni di meccanica possibili. Dolente, la melodia si dipana dal suono di un incantevole glockenspiel, elettronica di ritmo e suono. Torna ancora il flauto ad accarezzare con maggiore dolcezza lo scenario. Le armonizzazioni sono mutevoli e generano un senso di “ampiezza spaziale”, pur ben sostenuta dai suoni della chitarra di Cesare Malfatti (La Crus/Afterhours/Dining Rooms).

Orizzonte verticale si apre con un suono di Mellotron ed una drum machine dal suono dichiaratamente ’80, ma la stratificazione che segue è qualcosa di ultra-moderno, ben sostenuta da un sax tenore sanguigno ad emergere progressivamente. Un Theremin disegna trame ultraterrene e poi un recitativo d’incanto (Andrea Chimenti, ex Moda), ficcante. Il sax di Luca Serrapiglio, a cui va un grande plauso, esplode in un urlo free davvero straziante e tutto si fa meraviglia. La potenza di questo brano è deragliante davvero.

Varuna si appoggia al alle corde del violoncello di Caroline Lavelle, ispirato e passionale. È davvero rimarchevole la cura della ripresa dei suoni, del mixing e del mastering che restituiscono un’integrità notevole del tutto, policroma e di puro cesello. Qui le trame si fanno romantiche e riconfermano la spiritualità della proposta del compositore e strumentista. La voce inconfondibile di Romina Salvadori (Estasia), regala “suoni di voce” di grande fascino evocativo e bellezza timbrica.

Apprendista Funambolo, è un valzer tra il contrito e l’ironico che come di consueto fa uso di “suoni puri sintetici” (e dunque non elaborati se non nelle dinamiche e nell’equalizzazione), caratteristica di Olivieri, che si avvale qui pure e ancora di un sax, di percussioni vere associate ad altre di sintesi e del glockenspiel, strumento del quale è autentico maestro di poesia vera.

Playing with Colours torna ad avere aperture assai dilatate, ad appoggiare fiati (il grande Nicola Alesini), archi campionati e un violino elettronico (Federica Baldizzone). Compaiono soundscapes da registrazioni radio. Un brano che fa della sospensione pura grazia e che vede pure la collaborazione di Saro Cosentino (Battiato/Alice/Peter Hammill) alla chitarra elettrica.

Oracle trova nel suono inframmezzato da pause centellinate con un fare alchemico, in una ritmica dall’andamento “strozzato” (non meno che sorprendente) e nel suono di un violoncello (ancora Caroline Lavelle) e di un clarinetto il canto.

Philophobia trova in Chimenti assoluto protagonista, nella declamazione iniziale di versi preziosi, Luca Lezziero ne è autore. Una ritmica d’impatto (Diego Pangolino), sostenuta da suoni di chitarra. Pieghe del brano e ad emergere tornano trame euro-colte del sax soprano di Serrapiglio.

Cerchio di Vento, torna ad accarezzare con il soffio del flauto traverso.

Substance si apre con la tromba del M° Giorgio Li Calzi, prodiga di struggimento autentico e ben sostenuta dalla pulsazione ritmica solida ed elaborata di Pangolino. Bel momento davvero, che pure si presta ad evoluzioni armoniche jazz di grande pregnanza, accompagnate ad un incedere imponente. Un transito in un mare nostrum emotivo che si chiude con un laconico accordo di pianoforte, sospeso nel vuoto.

Olivieri con questo disco porta a perfetto compimento il percorso avviato con “Trigenta” del 1996 e “La Quarta Dimensione” del 2008, complice anche la presenza di comprimari che con grande partecipazione emotiva, al disco si prestano in una dimensione che supera nettamente quella del semplice “contributo”.

Un lavoro corale dunque, che accoglie l’intera scena delle musiche “altre” italiche e non (la Lavelle è stata, tra gli altri, al fianco di Peter Gabriel, Radiohead, Muse, Massive Attack, Loreena McKennitt, Hector Zazou), certo ben condotto dal pianista e compositore, che ha riscosso meritatamente un buon successo di pubblico e critica.

Un riscontro che ha permesso un’attività live che tuttora continua a brillare di luce propria e che merita di essere avvicinata.

Per maggiori info: Luca Olivieri | Facebook

About Antonio Menichella

Antonio Menichella
Ideatore, membro fondatore e redattore di HamelinProg.com, è docente di disegno e storia dell'arte, artista visivo e grafico. Appassionato di rock psichedelico, acid rock, stoner, desert rock, neopsichedelia, progressive rock, rock progressivo italiano, space rock, krautrock, zeuhl, scuola di Canterbury, avant-prog, rock sinfonico, jazz rock, prog folk, prog metal, neoprogressive, hard rock, post-rock, musica sperimentale e molto altro.

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