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Per Quale Sentiero – Il making of del nuovo album dei Seldon

Scritto a quattro mani, Per Quale Sentiero è la realizzazione della nostra espressività musicale attuale, come gruppo e personale, un lavoro che ci rende estremamente orgogliosi e che è sicuramente un punto di svolta rispetto al primo album. La prova del sound che abbiamo costruito insieme, interpretando ognuno i brani dell’altro. E qui di seguito ognuno di noi parlerà della gestazione del proprio brano, dalla scrittura alla realizzazione col gruppo e alla registrazione.

Carlo Bonamico (basso)

Quando mi fu proposto di entrare nei Seldon stavo orientando i miei interessi verso generi musicali decisamente distanti dal rock, o quanto meno da quel tipo di impatto. Accettai invece l’invito con entusiasmo, data la profonda stima e l’amicizia di lunga data che mi lega agli altri membri del gruppo, ero certo che insieme avremmo fatto gran bella musica! Nel periodo in cui lavoravamo ai pezzi del nuovo CD mi venne in mente una linea di basso melodica, piuttosto malinconica, sulla quale scrissi una linea vocale a due voci, mi resi conto che poteva funzionare bene come preludio ad un brano che si sarebbe sviluppato, invece, in tutt’altra direzione. È così che mi venne l’idea del cambio di tempo e del “walking bass” forsennato, da lì la stesura del brano venne fuori velocemente. Quando Marco (Baroncini) ci mise il testo diventò “La Vita Delle Ombre”.

Francesco Bottai (chitarre)

Per quanto mi riguarda i Seldon sono sempre stati fin dall’inizio divertimento puro e ricreazione spirituale, una band dove la musica sperimentata è senza limiti, creativi e stilistici, pur passando, proprio per personalità e diversità di ogni individuo che la compone, per furiose litigate e piccole soddisfazioni raccolte nell’anonimato (nella nostra città il prog o il rock alternativo sono quasi banditi da tutti i locali). La trasformazione della band, che ha cambiato base ritmica dopo la realizzazione del primo album, è stata radicale e profonda, ed ha espanso l’approccio a tutt’e quattro le menti creative rispetto all’unilaterale scrittura di ogni brano del primo album. Forse le cose musicalmente sono diventate più complesse, ma il risultato finale mi aggrada assai.

Per quanto riguarda la mia composizione, la title track dell’album, ho impiegato sei mesi per farla quadrare, e tutt’ora è rimasta articolatissima. Inizialmente durava 12 minuti, e pian piano l’ho ridotta a quasi la metà, e poi, una volta avuta la struttura armonica e l’idea ritmica, l’ho elaborata insieme a Carlo e Barsa, e poi il Baro ha messo parole e melodia, seguendo in modo commovente le indicazioni date da me in una pallosissima sterminata e-mail. Diciamo che, seppur guidata, per gli arrangiamenti di ogni strumento mi piace che i musicisti partecipino il più possibile mettendo del loro, e lo stesso metodo viene adottato dal Baro, a differenza delle composizioni di Carlo e Barsa che sono più rigidamente scritte, anche negli arrangiamenti, diciamo già sviluppati, con un’idea finale, di arrangiamento e melodia nei demo da loro realizzati. A parte tutto, abbiamo lavorato tanto, ma solo con la passione di fare musica insieme, senza cercare qualcosa di “funzionale” al mercato, e si sente!! Che piaccia o no, è musica autentica, di un quartetto che esalta le differenze di ognuno nello stesso collettivo. “Per Quale Sentiero” è sicuramente uno dei più belli tra i molti dischi che ho realizzato, sicuramente quello con meno compromessi, integrale, in tutto e per tutto.

Marco Barsanti (batteria e cori)

Sin dal mio ingresso nella band, nel 2010, ho trovato nei Seldon il gruppo ideale con il quale condividere la passione per le forme “canzoni” dalle strutture metrico ritmiche elaborate. Armonie e linee melodiche ricercate e non scontate, vicine al rock progressivo e a certo jazz-rock, generi che hanno contribuito fortemente alla formazione della mia estetica musicale, distante dai modelli attuali, così spesso penosamente omologati e insopportabilmente ripetitivi. Avevo composto ed arrangiato quasi completamente il brano, che poi ha preso il titolo “Cronache della Galassia”, già al tempo della pubblicazione di “Tutto a Memoria”, contribuendo inconsapevolmente nel mio piccolo all’evoluzione stilistica che il gruppo ha avuto. Naturalmente l’apporto musicale dei miei compagni è stato determinante per tradurre il brano dallo stadio di interessante provino casalingo nella spettacolare forma finale (per la quale sarò loro sempre grato).

“Cronache della galassia” è per me una spontanea sintesi di sonorità ed atmosfere presenti in dischi seminali come “Duke” dei Genesis, “Peter Gabriel III” e “Product” dei Brand X. Il tutto mirabilmente coronato dai suggestivi testi di Marco, ispirati all’immaginario fantastico e futuristico della celebre “Trilogia della Fondazione”, dello scrittore e futurologo Isac Asimov.

“Solaria (Un’altra Dimensione)”, invece, era molto meno definita; girava tutto intorno al riff di chitarra, un mix tra Rush e Foo Fighters (in chiave prog???), che avrebbe dovuto, nel mio immaginario, far saltare la gente sotto al palco :), seguito da una strofa anche qui ispiratami dai Genesis di “Duke” o di “And there we were three”. Mi aspettavo quindi che l’avremmo elaborata maggiormente; ma in fase di allestimento anche le altre parti del brano non sono state granché modificate. La coda invece è stato frutto di arrangiamento collettivo. Un aneddoto sul testo: avevo pensato di chiamare il brano “Migrazioni” con l’idea di scrivere qualcosa sulle incessanti migrazioni fatte dagli animali per sopravvivere, dai tempi dei tempi, come metafora di quello che accade oggi agli esseri umani. Ma Marco ha nuovamente attinto all’immaginario di Asimov, come per “Cronache della Galassia”, col visionario testo ispirato al mondo di Solaria, creando così all’interno dell’album un “microcapitolo” fantascientifico.

Ho avuto il piacere (onere :)) di creare partendo dall’opera pittorica di Capoano in copertina, tutto l’immaginario delle “Finestre”. Finestre sui “mondi”, sulle “dimensioni”, su “corpo e anima”, sulla “psiche”, sul “tempo”, tutte tematiche toccate dai suggestivi testi di Marco, includendo anche la scultura-totem “Mano” dal sapore “asimoviano”, che ci accompagna da “Tutto a Memoria”. Sono molto orgoglioso di questo lavoro che risulta molto più corale e maturo del precedente, e sono entusiasta dalle potenziali prospettive compositive che si aprono per futuri dischi.

Marco Baroncini (voce e tastiere)

Quella coi Seldon è per me un’esperienza musicale e sensoriale fantastica. Un gruppo mosso dal comune desiderio di libertà e originalità nella musica. Crediamo perciò tutti nell’importanza di scrivere belle canzoni, anche se queste talvolta raggiungono gl’undici minuti e mezzo come la nostra “Corpo e Anima”. Parlando appunto di “Corpo e Anima”, questo è un brano che iniziai a comporre molti anni fa e che ripresi in mano con l’intento di crearne una minisuite dai lontani echi Yes e Genesis, da sottoporre all’attenzione del gruppo. Tutto andò a meraviglia! Il brano, di cui avevo preparato un provino piuttosto particolareggiato nell’arrangiamento, piacque molto a tutti e venne realizzato splendidamente. “Viaggio nell’Ignoto” la scrissi nel 2013 circa, pensando alla nuova direzione che i Seldon avrebbero poi preso. Atmosfere terrifiche e grottesche ispiratemi da gruppi per me di riferimento come i Van Der Graaf Generator e i King Crimson, ma anche Gabriel. La sensazione jazz/rock che i miei compagni sono riusciti a mio avviso a dare al brano è magnifica.

Per “Deserto dell’Anima” non presentai un provino ai Seldon, ma iniziammo ad arrangiarla insieme e man mano cercai di farne un’altra minisuite, un modo per me interessante di sviluppare musicalmente diversi aspetti dell’argomento trattato nel testo. Il tema dell’anima ricorre appunto volutamente attraverso il disco, come il tema del viaggio immaginario, anche inteso come viaggio dentro noi stessi. Un’introspezione che porta a una consapevolezza che atterrisce.

 

Un grazie speciale da noi Seldon a Guido Melis che, in studio, da esperto ingegnere del suono e musicista consumato, ci ha consigliato al meglio, suggerendo soluzioni musicali e pratiche; Alice Cortella per il sapiente lavoro di management con la sua Suburban Sky/RedCat label e al lavoro superlativo di Giusy e Christian nella realizzazione dell’incredibile video di “Corpo e Anima”.

Seldon, febbraio 2019

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