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Rock In A Danger Zone – La genesi del nuovo album degli Anno Mundi (e molto altro)

Introduzione

Gli Anno Mundi giungono alla tappa del terzo vinile, dopo un’assenza di quattro anni.

Autoprodotto, pubblicato il 15 dicembre del 2018, l’album è stato registrato presso gli studi degli Ezra Winston, come i precedenti lavori, e vede la presenza di un organico esteso a cinque elementi che vanta l’ingresso in pianta stabile di membri dei progsters Ingranaggi della Valle e degli epici Martiria.

Di questa e di una successiva fatica discografica, a vocazione molto più prog – la cui è uscita è prevista nel tardo 2019 per i tipi della Black Widow Records – ci parla oggi il gruppo, facendo intervenire ogni singolo membro su tematiche scelte a priori, riguardanti anche argomenti trasversali come l’autoproduzione o il rapporto con le label discografiche.

1) I prodromi del nuovo lavoro e il tempo necessario per realizzarlo (4 anni).

Gianluca: in quasi tutte le produzioni indipendenti, e questo disco non fa eccezioni, le registrazioni sono generalmente piuttosto macchinose. La pubblicazione per la BTF/Earshock del nostro cd “Window In Time”, che raccoglieva 2 vinili (l’EP omonimo e l’LP “Cloister Graveyard In The Snow”), ha visto gli Anno Mundi presentarsi come duo (composto da Alessio Secondini Morelli e me, Gianluca Livi) vicariato da numerosi musicisti esterni (attinti da formazioni quali Banco del Mutuo Soccorso, Ezra Winston, Periferia del Mondo, Graal, Rondò Veneziano). Pubblicato l’esordio, il nostro primo scopo è stato quello di dare vita ad una formazione duratura, possibilmente dotata di tastierista.

Alessio: Raggiunta l’agognata stabilità, il disco ha avuto una gestazione lunga e complessa a causa di una serie di contrattempi: l’inagibilità strutturale dello studio degli Ezra Winston, la fuoriuscita del bassista, una certa indolenza del suo sostituto, problemi di salute di un altro membro e altre cose piuttosto serie. Insomma, una congiuntura decisamente sfavorevole di eventi che ha inevitabilmente ostacolato il nostro cammino e che, peraltro, nei ricorrenti momenti di inerzia, ci ha spinti verso lavori solisti. Lo specifico argomento, peraltro, è stato già accennato in un articolo pubblicato su HamelinProg (clicca qui).

2) Gli Anno Mundi con una formazione stabile a cinque elementi.

Gianluca: l’obiettivo della solidità organica è stato perseguito con l’ingresso del cantante Freddy Rising, al secolo Federico Giuntoli (proveniente dai Martiria), del bassista Emiliano Laglia (già in forza a numerose cover band della Capitale) e del tastierista Mattia Liberati (fondatore degli Ingranaggi della Valle). Successivamente, in sostituzione di Emiliano, è subentrato il chitarrista/bassista Flavio Gonnellini (anch’egli proveniente dagli Ingranaggi della Valle).

Alessio: l’arrivo di Mattia Liberati ha fatto sì che l’economia musicale degli Anno Mundi si arricchisse particolarmente. Le keyboards vanno considerate come strumento con duplice potenzialità, soliste e di contorno. La formazione a cinque degli Anno Mundi è senz’altro la più completa.

Mattia: L’evoluzione di un gruppo come struttura organizzata è sempre il prodotto di contraddizioni interne al nucleo originario e si adatta di pari passo alle necessità nel momento in cui si manifestano. Il mio primo contatto con gli Anno Mundi avvenne 4 anni fa, mentre lavoravo ad una prima stesura di “Warm Spaced Blue” con gli Ingranaggi della Valle. All’epoca, Gianluca mi telefonò in veste di “fan” per propormi una collaborazione con la band. Oggetto della proposta era la composizione di un brano inedito, dal sound originale (“Hyperway to Knowhere”, di prossima pubblicazione per la Black Widow Records).

Federico: il mio ingresso negli Anno Mundi risale al 2013 dopo aver militato, l’anno precedente, nei Martiria. Un’esperienza gratificante concretizzatasi con la pubblicazione del concept “Roma SPQR” (edito da My Graveyard Record) e con una serie di concerti in Italia e all’estero. Il progetto Anno Mundi mi intrigava, amando molto non soltanto il rock ma anche il progressive inglese ed italico. E poi avevo militato per anni in una cover band di Ronnie James Dio (proponendo il repertorio da solista, con Rainbow e Black Sabbath) e quindi mi sono subito trovato in linea con un organico che elevava i Sabbath a fonte primaria di ispirazione. Questa nuova avventura mi ha dato la possibilità di dare vita, ancora una volta, a musica originale portando comunque avanti attività parallele, inclusa quella con Max Smeraldi (ex Banco del Mutuo Soccorso), con cui ho pubblicato il recente cd autoprodotto “Strada Maestra”.

3) L’autoproduzione come limite della scena discografica attuale.

Federico: l’autoproduzione credo sia un problema per molte band che non trovano sbocchi nel panorama musicale non avendo appoggi e conseguente promozione dei loro prodotti. La scena prog e hard rock romana ha partorito moltissimi ottimi lavori che non hanno avuto la giusta attenzione per questo motivo. Parlando proprio di “Strada Maestra”, ad esempio, ho fatto ricorso all’autoproduzione non avendo avuto alcun riscontro da case discografiche che non hanno creduto nella potenzialità di un hard rock cantato in italiano.

Gianluca: io ritengo che l’autoproduzione possa essere intesa anche come un’opportunità: non venendo chiamate in causa, le label non eserciterebbero alcuna coercizione, senza contare che tutti gli introiti perverrebbero direttamente alla band. Ovviamente, si tratta di una soluzione estremamente impegnativa: la promozione mediatica porta via moltissimo tempo e la distribuzione dei prodotti presso i negozi specializzati è ancor più onerosa. Direi che, in ragione della presenza di pro e contro, l’autofinanziamento può essere visto come una soluzione infelice o, viceversa, estremamente favorevole. E’ anche questo il motivo per cui abbiamo deciso di pubblicare un disco autoprodotto nel 2018 e un disco per una label nel 2019: diciamo che stiamo sperimentando le due soluzioni. In ogni caso, da collezionista di vinili, impazzisco quando riesco ad entrare in possesso di un disco di qualità stampato in pochissimi esemplari. Ecco un altro vantaggio dell’autoproduzione: si ha come l’impressione di mettere le mani su un pezzo pressoché unico e di essere tra i pochi fortunati a goderne.

4) Differenze di composizione tra il primo e il nuovo album.

Alessio: nel nostro primo album componevamo soltanto in due, io e Gianluca. La caratteristica principale del nuovo lavoro è data dal contributo fornito da Federico (ai testi) e da Mattia (alle musiche e agli arrangiamenti). In fase avanzata di composizione di alcuni miei brani, Federico si è offerto come autore delle liriche, apportando delle idee concettuali che non potevano assolutamente essere ignorate. Il brano “Megas Alexandros” ne è un esempio genuino: lui proveniva dall’esperienza Martiria e sentiva di avere ancora, per dirla alla sua maniera, “un conto in sospeso con l’epic metal”. Desiderava anche rendere omaggio ad Alessandro Magno, personaggio storico assai ammirato dalla compagine epic.

Federico: il lavoro svolto con i brani composti insieme ad Alessio è stato molto spedito. Il brano su Alessandro Magno risente delle ascendenze epiche dei Martiria ma su molti brani le influenze sono state molteplici, dal rock al prog, e sono abbastanza soddisfatto del lavoro svolto. Con caparbietà, alla fine siamo riusciti a presentare un prodotto all’altezza delle nostre aspettative che si spera trovi il giusto riscontro da parte del pubblico.

Gianluca: gli Anno Mundi hanno certamente due anime: da un lato Federico e Alessio, protesi verso la scena dura, dall’altro io e Mattia, appassionati non soltanto di hard rock, ma anche e soprattutto di prog, jazz, fusion. Mattia è entrato in formazione quando molti dei brani avevano già preso corpo, limitando quindi il suo apporto alla fase degli arrangiamenti. Tuttavia, ha fatto in tempo a comporre alcune cose meravigliose, dando così una direzione molto prog agli Anno Mundi, da me fortemente voluta. Il piccolo inciso “Tribute To Erich Zann”, ad esempio, idea mai appieno sviluppata con gli Ingranaggi della Valle, firmata da lui e da Flavio, ha trovato la sua forma definitiva in “Rock In A Danger Zone” e una strategica collocazione come sorta di introduzione a “Pending Trial”, brano che, a sua volta, vede il contributo compositivo di Andrea Ciccomartino dei Graal e dello stesso Mattia. L’ingresso di questo giovane talento, non soltanto musicale, rappresenta una delle cose più belle che siano mai capitate agli Anno Mundi: sua, ad esempio, è l’avvincente copertina del nuovo album che, riflettendo le sue origini prog, propone una sorta di Roger Dean in versione dark.

Mattia: La volontà di Gianluca di includermi nella band denota un cambio di rotta degli Anno Mundi rispetto all’album d’esordio che lascia intendere un’apertura stilistica a contaminazioni di generi più o meno vicini alle sonorità di “Window In Time”. Col senno del poi, se ne può trovare conferma nelle variegate composizioni di questo “Rock In A Danger Zone”, nel quale, piuttosto che apparire come un elemento posticcio, la tastiera risulta parte integrante e necessaria per la sonorità del disco nel suo complesso. Necessità, appunto, di un quinto membro tastierista, che può essere rintracciata sin da “Window in Time”, e che viene soddisfatta concretamente con il mio ingresso in pianta stabile a partire dal live RoMetal (settembre 2014). Non è infatti un caso che l’album contenga un medley dei brani registrati dal vivo in quello che può essere considerato un episodio chiave per l’evoluzione dell’organico verso la nuova formazione stabile a cinque membri.

5) Anno Mundi come band Doom

Alessio: non sono un gran seguace del “settore” Doom Metal. Ciò nonostante, nutro rispetto per alcuni dei nomi storici del genere. Parte della critica musicale, in fase di recensione del primo vinile, ci ha accostati a varie band doom ma io credo che gli Anno Mundi siano lontani da questo genere. Principalmente, il doom ha la sua ragion d’esistere nel “campionamento” di una sequenza di poche note di chitarra in stile Black Sabbath, messe in loop: questo è ciò su cui si basa un buon 85/90% dei dischi doom in circolazione. Sicuramente, ci saranno sempre recensori che affibbieranno questa etichetta agli Anno Mundi ed a costoro io ribadisco, correggendo il tiro, che noi suoniamo Heavy Rock di stampo ‘70s.

6) Anno Mundi come cloni dei Black Sabbath

Gianluca: questo accostamento è stato proposto da moltissimi recensori ma essere definiti dei “cloni” pare un’esagerazione. Se si tratta di constatare che gli Anno Mundi hanno un chitarrista mancino, con tanto di “diavoletto” e l’aggravante di ricorrere spesso al downtuning di un semitono rispetto all’accordatura canonica, beh, una certa somiglianza si può senza dubbio riscontrare.

Alessio: La verità è che, avendo passato l’adolescenza a “venerare” le composizioni chitarristiche di Tony Iommi, alla fine l’ho giocoforza assimilata come influenza. Parlo di un certo modo “artigianale” di confezionare e suonare i riffs di chitarra e di una tendenza alla sperimentazione in contraltare alle parti musicali più heavy, che era sicuramente presente negli album di metà anni ’70 (“Sabbath Bloody Sabbath” e, soprattutto, “Sabotage”, per certi versi influenzati anche dal progressive). Ciò nonostante, l’ammirazione per lo stile compositivo di questa band storica ed influente, non credo me l’abbia fatta assimilare come ascendenza, più di quanto abbiano fatto molte band heavy metal dagli ’80 in poi, ugualmente acquisite. Del resto, mi piace pensare che gli Anno Mundi siano l’unica realtà della città di Roma che è talmente influenzata dall’elemento musicale più “granitico” dei Black Sabbath da decidere di adottare il titolo di uno dei loro brani più belli come nome della band soprattutto perché è in Latino, lingua storica della Roma Imperiale. Con un po’ di fantasia visionaria, mi piace immaginare la locuzione “Anno Mundi” impressa, ad esempio, nel “granito” del Pantheon, anche con la sua derivazione Black Sabbath.

7) Progetti solisti

Gianluca: Come detto, le lungaggini che hanno caratterizzato la registrazione dell’album in questi quattro anni, hanno spinto ciascuno di noi verso altri progetti. Non si è trattato di distrazioni, quanto piuttosto di strade alternative intraprese allo scopo di convogliare talenti e potenzialità espressive che, in caso contrario, rischiavano di ristagnare:

a) il nostro chitarrista ha pubblicato un ep di stampo heavy dal titolo “Alessio Secondini Morelli’s Hyper-Urania” (che ha visto la partecipazione, tra gli altri, anche di Federico).

b) Mattia e Flavio hanno dato vita a “Warm Spaced Blue”, secondo capitolo degli Ingranaggi della Valle, disco squisitamente e meravigliosamente prog che HamelinProg ha recensito. Recentemente, inoltre, il primo collabora nella duplice veste di arrangiatore e compositore presso l’etichetta indipendente Velluto Records, mentre il secondo ha dato vita al gruppo indie psichedelico Morioh Sonder che ha pubblicato musica soltanto in rete. Entrambi, poi, sono al lavoro sul terzo album degli Ingranaggi della Valle.

c) Federico ha pubblicato l’ep a vocazione blues “Altro di me” (che vede la partecipazione anche di Alessio Secondini Morelli) e il cd di hard rock “Strada Maestra”, entrambi realizzati in coppia con l’ex Banco del Mutuo Soccorso Max Smeraldi, comparendo anche, come solista e in seno agli Osmosis Project, nelle compilation “Metal Years vol 1” e “Metal Years vol 2”;

d) Io, infine, ho pubblicato per la Eclectic Productions un disco di stampo ambient e sperimentale, “Fleeting Steps” (uscito a nome Gianluca Livi with Stefano Pontani, Massimo Sergi, Domenico Dente), che ha visto la partecipazione, tra gli altri, del chitarrista degli Ezra Winston Stefano Pontani (recensito da HamelinProg). Tre brani di questo album sono apparsi in altrettante compilation. Una cover in chiave ambient di “Shandi” dei Kiss, proposta dallo stesso organico, sarà pubblicata su una compilaton/libro stampata dalla Celtic Moon Records, dedicata alla band americana. Infine, ho recentemente posto i miei servizi al pianista Massimo Sergi nel suo album solista “Walkaround”, nelle vesti di ingegnere del suono e co-autore in due brani.

Alessio: in ogni caso, nel corso di questi 4 anni, gli Anno Mundi hanno anche pubblicato un paio di cose a latere: nel 2014, abbiamo coverizzato il brano “Fanfare” dei Kiss, apparendo nel cd/book “Kissed by Kiss” (Celtic Moon Edizioni); l’anno dopo, siamo stati inclusi nella compilation Metal Years, edita in cd e lp da Ace Records, con l’inedito “Pending Trial” (entrambi i brani sono poi riapparsi in questo album in versioni inedite).

8) Progetti futuri

Gianluca: nel momento in cui si scrive, gli Anno Mundi hanno firmato un contratto con la Black Widow Records che prevede la pubblicazione di un disco caratterizzato da influenze più variegate rispetto a quelle manifestate fino ad ora, con una prevalenza piuttosto marcata del genere prog, proprio grazie alla presenza di Mattia.

Alessio: Molto alla larga, posso affermare che la “fucina” compositiva scaturita da questo nuovo organico svelerà altre piacevoli sorprese. Pur mantenendo le nostre radici musicali “vintage hard/prog” sostanzialmente intatte, stiamo in effetti costantemente votati alla ricerca e alla sperimentazione. Tra i brani di produzione futura ve ne son due, piuttosto complessi e lunghi: uno è a totale vocazione prog e vede primeggiare Gianluca in veste di compositore con arrangiamenti articolati studiati da Mattia e Renato Gasparini, chitarrista degli storici Agorà; l’altro, piuttosto multi-sfaccettato, di cui sono autore, contiene, pur fugacemente, influenze vicine al cosiddetto “FM Rock”. Insomma, noi non ci fermiamo a contemplare mai un numero ristretto di stilemi, rivolgendo invece l’attenzione a tutto ciò che ci stimola in senso creativo.

Anno Mundi, gennaio 2019

 

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