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Samurai Of Prog, The – Toki No Kaze

THE SAMURAI OF PROG

Toki No Kaze (2019)

Seacrest Oy

 

Dopo tanto peregrinare per lande desolate, hotel imperiali e freddi mari del nord, The Samurai Of Prog fa finalmente tappa nel paese del Sol Levante con un nuovo album di composizioni originali, ispirate dai film del regista, sceneggiatore, animatore, fumettista e produttore cinematografico giapponese Hayao Miyazaki, intitolato Toki No Kaze (The Winds of Time).

Marco Bernard (basso), Kimmo Pörsti (batteria, percussioni) e Steve Unruh (voce, violino, flauto, chitarre) aggiungono un nuovo tassello al loro ricco mosaico discografico. Questo di Toki No Kaze è rock progressivo sinfonico dal respiro cinematografico. Settantacinque minuti di ricche orchestrazioni (compresi violino, sassofono, fiati, trombe e una miriade di tonalità di chitarre e tastiere), con le ritmiche di un basso Rickenbacker e una batteria dinamica che sono la spina dorsale di tutto l’album.

Come spesso accade per le avventure del Samurai, anche Toki No Kaze vanta composizioni e partecipazioni speciali: Oliviero Lacagnina (Latte e Miele – tastiere), Octavio Stampalía (Jinetes Negros – tastiere), Elisa Montaldo (Il Tempio delle Clessidre, Vly – tastiere, voce), Luca Scherani (La Coscienza di Zeno, Höstsonaten – tastiere), Michele Mutti (La Torre dell’Alchimista – tastiere), Yuko Tomiyama (tastiere), Marc Papeghin (corno francese, tromba), Kari Riihimäki (chitarre), Pablo Robotti (chitarre), Ruben Alvarez (chitarre), José Medina (orchestrazione), Danilo Sala (tastiere), Fran Turner (chitarre), Kenrou Tanaka (chitarre), Marcella Arganese (chitarre), Alice Scherani (voce), Alan Kamran Shikoh (chitarre), Roberto Vitelli (Taurus pedal), Alessandro di Benedetti (tastiere), Federico Tetti (chitarre), Daniel Fäldt (cori), Antony Kalugin (tastiere), Marek Arnold (sax), Sergio Chierici (tastiere), David Myers (piano), Massimo Sposaro (chitarre), Michele Marinini (cori).

Mixato da Kimmo Pörsti ad altissima qualità, con lo splendido artwork creato dall’artista Ed Unitsky, Toki No Kaze è considerato dai tre titolari il loro miglior lavoro ad oggi.

Con A Tear in the Sunset inizia il viaggio del Samurai tra i film di animazione di Miyazaki, e precisamente con “Laputa – Castello nel cielo” – Un’aeronave viene attaccata da un gruppo di pirati dell’aria. A bordo c’è una ragazzina, Sheeta, prigioniera di Muska. I pirati mirano all’amuleto della ragazza, che chiamano gravipietra. Durante l’arrembaggio Sheeta si libera e sfugge ai pirati ma precipita dall’aeronave. L’amuleto che indossa rallenta la sua caduta e la fa atterrare tra le braccia di Pazu, giovane operaio in una miniera. I due fanno amicizia, e Pazu racconta alla ragazza di Laputa, una leggendaria città-castello volante che viaggia nel cielo da centinaia di anni celata dalle nuvole. Nascosti nelle miniere, i due incontrano un vecchio minatore che racconta loro l’origine della gravipietra: solo il popolo di Laputa era capace di estrarre e lavorare il minerale e quindi è da lì che proviene. Sheeta rivela a Pazu il suo vero nome: Lusheeta Toel Ul Laputa. All’uscita dalle miniere, Muska arresta i due ragazzi e confessa a Sheeta di essere la discendente segreta della famiglia reale di Laputa. Pazu prova a salvare Sheeta che involontariamente attiva la gravipietra e richiama il robot-soldato. La macchina da guerra si scatena e spazza via ogni ostacolo per raggiungere la sua padroncina. La manifestazione dell’enorme potere tecnologico di Laputa viene accolta dai militari con terrore, ma da Muska con entusiasmo. Il suo intento è quello di usare il potere di Laputa per scopi bellici, ma Sheeta e Pazu lo fermano distruggendo la vuota Laputa con un incantesimo.

La lunga composizione strumentale di Stampalia ripercorre le peripezie della giovane Sheeta con le melodie romantiche del suo piano, sostenuto dal versatile Unruh al flauto e al violino. La brusca incursione di tastiere e chitarre segnano i drammatici passaggi dell’arrembaggio e della caduta, enfatizzati dagli ottoni di Papeghin che ne sottolineano la natura cinematografica.

Fair Play è un breve strumentale a firma Myers. Un appuntamento fisso che il pianista e il Samurai rinnovano ad ogni nuova uscita regalando attimi di pura magia. La partecipazione di Unruh riesce nell’arduo compito di aggiungere eleganza alla brillante gemma classica di Myers.

Ad ispirare Zero è il lungometraggio “Si alza il vento” – Nel Giappone del 1918, il giovane Jirō Horikoshi sogna di diventare un pilota d’aereo, ma la sua miopia glielo impedisce. Ispirato da una rivista d’aviazione, Jirō sogna il famoso progettista d’aerei Caproni, che gli fa capire quanto costruirli sia meglio che farli volare. Jirō decide così di diventare un ingegnere aeronautico. Finiti gli studi, inizia a lavorare in un team di progettisti di aerei da caccia. Inviato in Germania per acquisire le tecniche di costruzione, assiste all’ascesa dei nazisti al potere. Sogna ancora Caproni, che gli spiega quanto il mondo sia migliore grazie alla bellezza degli aerei, anche se gli esseri umani li usano come armi di distruzione. In un luogo di villeggiatura estiva incontra Nahoko. I due si fidanzano, ma la ragazza, che ha la tubercolosi, si rifiuta di sposarlo fin quando non sarà guarita. La malattia di Nahoko peggiora provocandole un’emorragia ai polmoni. Gli ospitanti di Jirō, per consentire ai due di vivere sotto lo stesso tetto, organizzano un matrimonio tradizionale. Durante il coinvolgimento del Giappone nella seconda guerra mondiale e dopo la morte della moglie, Jirō sogna di nuovo Caproni a cui confessa quanto rimpianga che i suoi aerei siano stati impiegati in guerra. Caproni lo conforta, rispondendogli che comunque il sogno di Jirō di costruire bellissimi aerei è stato realizzato: un gruppo di Zero sfreccia davanti ai due. Nahoko gli appare in sogno e lo esorta a vivere la sua vita.

Le visioni oniriche di Jirō sono affidate alla penna di Alessandro di Benedetti. Le sue tastiere tracciano la rotta tra cieli tersi che solo le chitarre di Riihimäki e Sposaro riescono a minacciare. Le ritmiche ansiogene di Bernard e Pörsti oscurano le nubi che si addensano sul futuro di Jirō, ma le radiose tastiere dell’autore rischiarano il finale con note solari, colme di speranza.

The Never-Ending Line è una composizione di Alessandro di Benedetti con liriche di Federico Tetti. A prestare la voce al primo brano cantato dell’album è Daniel Fäldt. Il suo timbro caldo e dolce fluttua tra le folate del sax di Arnold e le morbide melodie delle chitarre di Tetti e Riihimäki.

Au Contraire è legata alle avventure di “Porco Rosso” – Marco Pagot è un asso della Regia Aeronautica che durante un combattimento nel corso della prima guerra mondiale ha un’esperienza di premorte. Miracolosamente sopravvissuto, ne esce sfigurato al volto, che assume l’aspetto del muso di un maiale. Abbandonata l’aeronautica e la vita mondana, si ritira sulla costa dalmata guadagnandosi da vivere con le taglie poste sui pirati dell’aria che combatte col suo monoplano rosso, da cui il soprannome “Porco Rosso”. La sua abilità lo rende ben presto un temibile ostacolo per i pirati dell’aria, che per contrastarlo riuniscono le loro forze in un’alleanza e ingaggiano un altro asso dell’aviazione, lo statunitense Donald Curtis. Il pilota americano è infuriato con Porco perché Gina, vecchia fiamma di Marco di cui si è invaghito, ne favorisce la fuga dall’Italia fascista. Sfidato da Curtis, Porco vince il duello finale e fugge dalla Regia Aeronautica. Anche la sua maledizione svanisce.

Lo sforzo compositivo di Oliviero Lacagnina si concentra nella rievocazione delle avventurose scorrerie aeree di Porco Rosso e Donald Curtis. La sue vivaci tastiere, i fiati di Papeghin e soprattutto il flauto e il violino di Unruh descrivono con slanci virtuosi le spericolate acrobazie aeree dei due piloti. A mantener viva la sequenza narrativa sono invece i numerosi cambi di scena dettati dal duo Bernard/Pörsti.

Reality non lascia spazio all’immaginazione: la sottilissima voce e il percussivo pianoforte di Yuko Tomiyama, autrice del brano, proiettano l’ascoltatore nel fantastico universo degli Anime giapponesi degli anni ’80/’90, complice il ricorso allo spigoloso ma pur sempre incantevole idioma nipponico. Al solo di Shikoh, al Taurus di Vitelli e alle orchestrazioni di Medina l’onere di aggiungere profondità al brano.

The Bicycle Ride si rifà al lungometraggio “Kiki – Consegne a domicilio” – L’apprendista strega Kiki, compiuti i tredici anni, parte da casa sulla sua scopa in compagnia di Jiji, il suo gatto nero parlante, per l’anno di noviziato da svolgere in un’altra città. Per pagare il suo alloggio, inizia a lavorare come addetta alle consegne, usando la sua scopa per il trasporto. Presto, però, la giovane strega perde la capacità di volare e di comprendere il suo gatto. Ciò è dovuto a una profonda crisi di fiducia che Kiki supera solo quando usa i suoi poteri per salvare l’amico Tombo da un incidente in dirigibile.

Kalugin disegna il suo strumentale su melodie malinconiche ed ectoplasmatiche. A doppiare le sue tastiere è il violino di Unruh, mentre la certosina chitarra della Arganese ricama preziosi arpeggi prima di rubare a tutti la scena con un solo ruvido e rabbioso. A stemperare i toni sono le liquide tastiere floydiane dell’autore e il flauto di Unruh che ripercorrono le rotte psichedeliche dei primissimi Porcupine Tree.

Castle Blue Dream“Il castello errante di Howl” – Sophie è una ragazza che gestisce un negozio di cappelli. Importunata da due gendarmi, viene salvata da un avvenente ragazzo, il misterioso mago Howl, il quale prova subito simpatia per la ragazza. Tornata in negozio, Sophie riceve la visita della Strega delle Lande Desolate a causa delle attenzioni ricevute dal mago: la strega da tempo vuole Howl per tutto per sé, e maledice la ragazza trasformandola in un’anziana e impedendole di rivelare la propria identità. Per rompere la maledizione, Sophie si reca da Howl, che vive in un castello in grado di spostarsi da un posto all’altro. Sophie si presenta ad Howl come la donna delle pulizie assunta da Calcifer. Howl capisce che l’anziana è in realtà Sophie, ma non lo fa notare. Presto Sophie si adatta alla vita del castello e scopre che Howl e Calcifer sono legati da un patto: se uno muore morirà anche l’altro. Il re intanto convoca Howl per combattere in guerra, e Sophie scopre che l’uso delle molteplici identità lo aiuta ad essere libero. Tuttavia, Howl chiede a Sophie di andare dal re al posto suo, presentandosi come la madre di Pendragon e dichiarando quanto codardo sia il figlio, per convincerlo a non farlo andare in guerra. Alla corte del re, un mago minaccia di togliere i poteri di Howl se non dovesse aiutarli. Dopo un combattimento nel castello di Howl, Calcifer, il demone del fuoco che manda avanti il castello, viene ferito. Sophie rompe la maledizione e a restituisce il cuore ad Howl. La guerra termina e viene costruito un nuovo castello volante.

I contorni fiabeschi de “Il castello errante di Howl” ispirano Chierici e Unruh nella scrittura di musiche e liriche immaginifiche. Il brano è senza dubbio tra i migliori episodi di Toki No Kaze. Elegante e ricercato nei suoni, delicato e commovente nel cantato, Castle Blue Dream apre nuove strade ai tre servitori del Samurai: Unruh dà sfogo alla sua duttile anima progressiva; Bernard ritaglia un ruolo da protagonista al suo inseparabile Rickenbacker; Pörsti cura le sfumature di un drumming mai così aereo ed atmosferico. Al piano elettrico di Chierici e al sax di Arnold il merito di fondersi in maniera del tutto naturale ad un’idea sonora ben strutturata e rodata.

The Spirits Around Us“Principessa Mononoke” – Tra la metà del XIV e la fine del XVI secolo, il piccolo villaggio di Emishi, in Giappone, viene attaccato da un gigantesco spirito-cinghiale, trasfigurato in un demone a causa del rancore. Per salvare la propria gente il giovane principe Ashitaka è costretto ad ucciderlo, ma nello scontro viene ferito al braccio e infettato dal rancore dello spirito-cinghiale. Consultata la sciamana del villaggio, Ashitaka apprende che il maleficio lo porterà alla morte, perciò lascia per sempre la terra natale e s’incammina verso ovest, luogo di provenienza del demone, alla ricerca di una possibile cura. Partito alla ricerca del Dio, il giovane giunge alla Città del Ferro, dove conosce Eboshi, la padrona della città, e da lei apprende della battaglia in corso tra umani e dei-animali. Durante la battaglia il Dio della Foresta viene decapitato ma non ucciso. Il principe riporta la testa allo spirito che, poco prima di morire, annulla il maleficio.

Il brano composto da Sesti, con testo di Unruh, possiede tutte le componenti del classico sound del Samurai: il romanticismo del pianoforte, la vivacità sinfonica delle tastiere, la solennità delle chitarre, il basso vigoroso, la ritmica articolata, le armonie vocali e la proverbiale ricercatezza compositiva.

In Nausicaä e i Custodi della Vita rivivono le atmosfere fantascientifiche e post-apocalittiche di “Nausicaä della Valle del vento” – Mille anni dopo un cataclisma globale che ha sconvolto la Terra, una giungla tossica, nota come Mar Marcio, ha ricoperto la maggior parte della superficie emersa. La foresta è un complesso ecosistema di funghi e specie vegetali, abitata da insetti giganti e all’interno del quale l’uomo non può sopravvivere, se non grazie all’ausilio di maschere filtranti. L’umanità si è adattata a vivere in enclave riparate dal miasma, tra cui la Valle del Vento, governata dal re Jhil. Sua figlia Nausicaä, principessa amata e rispettata dal suo popolo, è una “domatrice del vento”, un’abile pilota di Meheve in grado di interpretare istintivamente le intricate correnti atmosferiche. Ella si sforza di capire la natura del Mar Marcio, studiando le piante che lo popolano per comprendere il motivo della loro tossicità e, a differenza della maggior parte delle persone, non ha paura degli insetti giganti, anzi li rispetta ed è capace di comunicare con loro grazie alla sua empatia e abilità telepatiche. Quando le due nazioni più potenti che governano questo mondo, il regno di Tolmekia e l’impero di Dorok, entrano in guerra, il conflitto rischia di precipitare nella catastrofe a causa della scoperta di una potente arma sopravvissuta all’olocausto, un Soldato Titano, robot biomeccanico capace di scatenare una forza distruttrice eccezionale. Questi eventi finiscono per coinvolgere anche il pacifico villaggio della Valle del Vento, e costringono la principessa Nausicaä a scendere in guerra al fianco del regno di Tolmekia per rispettare un’antica alleanza. Nausicaä dimostra subito di avere delle capacità fuori dal comune: ha la stoffa del leader per condurre la sua gente alla vittoria.

Il brano, scritto a quattro mani da Luca Scherani (musica) ed Elisa Montaldo (testo), affonda le sue radici nel rigoglioso bosco progressivo italiano. Dai dolcissimi vocalizzi della piccola Alice Scherani, figlia di Luca, all’eterea voce della Montaldo, la fata verde del prog nostrano, passando per le fiabesche melodie di Scherani e le stilettate elettriche della Arganese, le avventure di Nausicaä sembrano proiettarsi più negli oscuri racconti del folklore italico che alle saghe fantascientifiche di Miyazaki.

Think Green“Ponyo sulla scogliera” – Lo scienziato Fujimoto, un tempo umano, vive sott’acqua insieme a sua figlia Brunilde e alle sorelle. Un giorno, Brunilde si allontana, si perde e viene salvata dal giovane Sōsuke, che la chiama Ponyo. Nel frattempo, Fujimoto cerca freneticamente la figlia perduta, che crede essere stata rapita, ma Brunilde preferisce rimanere col giovane decidendo di diventare completamente umana. Questo processo provoca uno tsunami. Ponyo usa la sua magia per aiutare la famiglia di Sōsuke, che la fa diventare di nuovo un pesce. La madre di Ponyo accetta la definitiva trasformazione umana della figlia e il legame con Sōsuke a patto che rinunci ai suoi poteri magici.

La composizione di Mutti e Marinini brilla per la sue estrema vivacità. Lo stile emersoniano di Mutti facilita sconfinamenti jazz rock, ben sorretti da un’impeccabile sezione ritmica, e fughe impressionistiche. Se la struttura del brano si regge sul canonico “triangolo progressivo” (basso, tastiere, batteria), gli impasti vocali di Marinini e Unruh provano ad ibridare le armonie di Anderson e soci ai più arditi registri di Bixler Zavala.

La Magia è la Realtà“La città incantata” – Dopo aver sbagliato strada, Chihiro, una bambina di dieci anni, e i suoi genitori finiscono intrappolati in un mondo popolato da spiriti, dove gli adulti vengono trasformati in maiali. Discriminata per non essere uno spirito, Chihiro è costretta a cambiare nome. Trova in Haku (che probabilmente è un drago) un amico del quale si innamora. L’onestà e l’ingenuità di Chihiro la aiutano a sopravvivere in questo mondo pericoloso e sorprendente e, alla fine, a trovare una via d’uscita con i suoi genitori, che sembrano ignorare l’accaduto.

A chiudere l’album è una composizione della Montaldo, orchestrata da José Medina e opportunamente tradotta in giapponese da Yoshiko Kaze. Come è facile aspettarsi, è la stessa Elisa a ricreare con le sue tastiere lo skyline della città incantata e a narrare le avventure della piccola Chihiro. La sua grazia musicale le consente di avventurarsi nella scrittura di un brano limpido e puro come i paesaggi crepuscolari della terra del Sol Levante, risultando oltremodo credibile ed originale.

Il Samurai non poteva desiderare ritorno a casa più emozionante.

Per maggiori info: The Samurai Of Prog | Facebook | Seacrest Oy

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About Antonio Menichella

Antonio Menichella
Ideatore, membro fondatore e redattore di HamelinProg.com, è docente di disegno e storia dell'arte, artista visivo e grafico. Appassionato di rock psichedelico, acid rock, stoner, desert rock, neopsichedelia, progressive rock, rock progressivo italiano, space rock, krautrock, zeuhl, scuola di Canterbury, avant-prog, rock sinfonico, jazz rock, prog folk, prog metal, neoprogressive, hard rock, post-rock, musica sperimentale e molto altro.

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