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Segno del Comando, Il – L’Incanto dello Zero

IL SEGNO DEL COMANDO

L’Incanto dello Zero (2018)

Black Widow Records

 

Il 2 novembre 2018, al teatro La Claque di Genova, Il Segno del Comando presenta in anteprima l’opera L’Incanto dello Zero. Come i precedenti lavori – l’omonimo esordio discografico ispirato al romanzo di Giuseppe D’Agata e i due successivi album dedicati ai romanzi esoterici di Gustav Meyrink (“Der Golem” e “Il Volto Verde”) – , anche questo nuovo concept album traspone in musica un’opera letteraria: “Lo Zero Incantatore” di Cristian Raimondi. Il romanzo è un lavoro autobiografico incentrato sul viaggio, introspettivo ed oscuro, compiuto dell’autore nell’abisso dell’interiorità, fino all’incontro col Superiore, attraverso esperienze coscienziali e la percezione di una Meta che solo attraverso l’ascolto può essere svelata.

Rispetto ai precedenti album, L’Incanto dello Zero si fonda sul lavoro di una squadra perfettamente affiatata che, oltre a Diego Banchero (basso), Riccardo Morello (voce), Roberto Lucanato (chitarre), Davide Bruzzi (chitarre, tastiere), Beppi Menozzi (tastiere) e Fernando Cherchi (batteria), si estende ai contributi di collaboratori fidati quali: Maethelyiah (voce in Al Cospetto dell’Inatteso e Metamorfosi), Paul Nash (chitarra in Al Cospetto dell’Inatteso e Metamorfosi), Luca Scherani (arrangiamenti e tastiere in Lo Scontro) e Marina Larcher (voce in La Grande Quercia). Di primaria importanza, in ogni caso, è la collaborazione di Cristian Raimondi, considerato un membro della band a tutti gli effetti, che coordina le ricerche del piccolo gruppo di studi esoterici interno a Il Segno del Comando dove vengono elaborate e sviluppate le tematiche su cui si basano i testi.

Ad aprire l’album è l’Intro – Il Senza Ombra, strumentale sinistro che il timbro solenne dell’organo e gli effetti rendono una tenebrosa liturgia che evoca visioni oscure. Il tema portante ripercorre le classiche atmosfere cinematografiche che da sempre caratterizzano le produzioni della band.

Con Il Calice dell’Oblio si fanno largo, specie nei riff della chitarra, nelle malevole ed ipnotiche melodie delle tastiere, nelle soluzioni hard à la Balletto di Bronzo, le più dure e marcate istanze dark prog di Banchero e soci. Una ritmica tribale segna il passo fino alla definitiva metamorfosi del brano in una danza macabra dai contorni sempre più oscuri ed ostili. Nei versi “Processioni di reietti moltitudini di cecità / traghettate da altri orbi verso un baratro di crudeltà” si concentrano le terrificanti visioni “di una memoria spenta dal calice dell’oblio”. A chiudere il brano la fitta trama di fraseggi, soli e riprese di chitarre e tastiere.

La Grande Quercia è un breve strumentale che si affida a melodie ingannevoli e atmosfere tetre da horror soundtrack. Gli ammalianti ed eterei vocalizzi della Larcher e l’agghiacciante carillon di Bruzzi gelano il sangue nelle vene evocando scenari spettrali e decadenti da pellicola horror anni ‘70.

Sulla Via della Veglia rimarca le istanze dark prog de “Il Volto Verde” con perfette combinazioni di suoni elettrici ed elettronici che danno vita ad una ballata segnata dal timbro caldo e vellutato di Morello. È qui che ha inizio il viaggio introspettivo nell’abisso dell’interiorità del protagonista del romanzo.

Le atmosfere gotiche da Horror Circus di Al Cospetto dell’Inatteso sono dominate dal canto dell’oscura sacerdotessa Maethelyiah. L’inquietante marcetta circense da Freak Show conduce al cospetto dell’inatteso, mentre nei versi “Ora sento intempestiva la cadenza oscura della morte / mentre marcia verso me ed il suo ariete infrange le mie porte. / Apro questa bibbia che è coperta dalle polveri di anni sprecati. / Ciò che gli occhi leggono a me sembra un’allegoria per iniziati. / Poco prima del trapasso la tua voce giunge come un rombo / Reca in sé un artiglio igneo che mi strappa via dallo sprofondo / Nella mia interiorità la balta alchemica tutto dissolve e fonde / Intravvedo la realtà con sensi nuovi e raggiungo nuove sponde.” si rilevano rimandi alle letture esoteriche del gruppo. Il protagonista procede nel suo percorso entrando in contatto col Superiore che gli rivela “La Verità non è venuta nel mondo nuda, ma è venuta in simboli ed immagini.”

Nello strumentale Lo Scontro, firmato da Luca Scherani, la narrazione sonora si fa più astratta, meno immediata, merito soprattutto delle soluzioni sintetiche adottate dall’eclettico tastierista chiavarese. Il titolo del brano si ricollega al segmento del romanzo in cui il protagonista è coinvolto in uno spaventoso incidente stradale. A rendere ancor più drammatiche le sequenze dello scontro sono le ritmiche scostanti e frammentate di Cherchi e le taglienti incursioni chitarristiche di Lucanato e Bruzzi.

Nel Labirinto Spirituale collega l’intricato dedalo del centro storico di Amsterdam di “Chider il Verde” e “La Bottega delle Meraviglie” all’austero e geometrico labirinto de L’Incanto dello Zero. Passaggi oscuri obbligati che, una volta attraversati, conducono ad una dimensione luminosa nella quale risuona il caldo canto di un ispirato Morello.

Nella successiva Le 4 A è ancora una volta il descrittivo supporto ritmico di Banchero e Cherchi a dettare il passo incerto del protagonista tra vortici dimensionali alimentati da inquietanti tastiere e violente chitarre. I pesanti affondi dark prog creano un curioso déjà senti che porta a considerare il sound della band un codice espressivo al quale rifarsi per comprenderne il complesso pensiero filosofico.

Il mio Nome è Menzogna insiste su questo solco avventurandosi lungo il percorso iniziatico intrapreso dal solitario protagonista. La matrice dark prog del sound si fa qui ancora più marcata, a tratti doom, sabbathiana, per mezzo di riff ossessivi, passaggi liturgici, cori dannati, malevoli, e ritmiche sostenute.

Metamorfosi affronta il tema dell’Androgino, l’essere che sintetizza e racchiude in sé le virtù di maschile e femminile, i due opposti che raggiungono l’equilibrio nell’unità e trionfano sulla frammentaria illusione del mondo (“Sento grande affinità con il più abietto / come pure con l’eletto e prediletto / Porto impresse dentro me le due nature / antagoniste ed ora il mediatore ne sarò”). Il mood settantiano del brano tradisce non poche analogie con le atmosfere di “Sabbath Bloody Sabbath”, l’album “progressive” dei Sabbath. Non a caso a rubare la scena ai titolari sono proprio i due ospiti, Nash e Maethelyiah, il primo con la sua affilatissima chitarra e la seconda con un’interpretazione alienata e allucinata. Dal canto loro, Banchero e soci costruiscono una superba architettura sonora su riff heavy, svisate prog, venature funky e ritmi tribali.

A chiudere l’album è l’Outro – Aseità, brano per solo basso che vede Banchero attraversare oscure nebbie elettroniche per poi giungere in una luminosa dimensione atemporale.

“Occorre una luce pura priva di falsità e di conformismo per poter conoscere un uomo non dall’azione né dalla parola, ma penetrando nel suo cuore dalla via dell’intelletto e percepire il suo vero stato senza essere imprigionato da preconcetto” (Gialal al-Din Rumi)

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About Antonio Menichella

Antonio Menichella
Ideatore, membro fondatore e redattore di HamelinProg.com, è docente di disegno e storia dell'arte, artista visivo e grafico. Appassionato di rock psichedelico, acid rock, stoner, desert rock, neopsichedelia, progressive rock, rock progressivo italiano, space rock, krautrock, zeuhl, scuola di Canterbury, avant-prog, rock sinfonico, jazz rock, prog folk, prog metal, neoprogressive, hard rock, post-rock, musica sperimentale e molto altro.

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