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Seme* – Il making of del nuovo album de Il Bacio della Medusa

Il Bacio della Medusa (2018) Seme - Making of

1. Premessa…

Come di consuetudine in prossimità di una nuova uscita, mi accingo a scrivere due righe di presentazione del “Nascituro” per gli amici di HamelinProg. Infatti, con i tempi che corrono e con i mezzi che noi “Refusés” dell’ Underground Musicale abbiamo a disposizione, fare dischi è diventato oramai un parto gemellare, che richiede la dovuta gestazione. Per non parlare delle nostre vite che, alla soglia dei 40 anni, si evolvono in direzioni sempre diverse e dell’esigenza (questione di sopravvivenza) di adattarsi a vestire gli abiti di formichine operose da parte di noi musicisti quando in fondo siamo solo delle cicale. Purtroppo di sola musica non si mangia e ci si ritrova a lottare con il fato avverso per continuare a dare voce alle nostre anime.

Tempo…denaro… sudore… sangue e materia al nero in cambio di qualche bagliore di luce.

2. Dopo lo Stallo di nuovo Insieme…

Credo sia stato in un pomeriggio del maggio 2015 che con Diego mi incontrai sul piazzale sterrato della casa che avevo preso in affitto a Vernazzano, un borgo di poche case nel comune di Tuoro sul Trasimeno. Ci eravamo persi di vista. Lui con Eva impegnati con l’associazione Culturale “Circolo delle Menti”, Io girovagavo tra Umbria, Lombardia, Torino (dove mi son messo a suonare in strada per sei mesi) e Londra (fagocitato ed espulso come un escremento). Poi c’era Federico, che aveva chiuso il suo negozio di dischi e stava uscendo da una relazione complicata e Simone B. che nel frattempo era diventato padre. In quel pomeriggio… in quel cortile da film messicano, tornammo a sfregare le nostre pietre della creazione generando la scintilla di una nuova prolifica fase del BDM. Nei mesi successivi rimettemmo in piedi il nostro “Carrozzone” e dopo le ristampe dei dischi del “Bacio” da parte di AMS, la pubblicazione dell’album “LIVE” ed alcuni concerti decidemmo che era ora di dare al pubblico un nuovo lavoro.

3. Un sentiero di Semi dal Passato al Presente

Il primo “Seme” fu una bozza di testo canticchiata nella mente nel novembre del 2002 mentre facevo il “garzone” in un frantoio oleario… scritta a penna poi perduta ma “custodita” nelle pieghe delle nostre menti. Fede, Eva, Diego e Me non potevamo dimenticare quella filastrocca che urlavo sopra le improvvisazioni strumentali agli albori del BDM… e faceva così:

“Questa Voleva essere solamente un’ invettiva

Contro la Gramola Vorace

Che spreme e trucida ogni speranza

Fino a inquinare la mia essenza

 

Ed io sarò il nuovo profeta del luddismo

scagliato a bomba contro il sistema”.

 

Ovviamente sarebbe stato impossibile ricordare tutto il testo, ma da quei pochi versi germogliò un testo tutto nuovo, attualissimo e coerente con quello che eravamo e con quello che siamo, un pezzone di quelli che potevano spodestare anche una “Requiem per i Condannati” o un “Deus lo Vult” nella scaletta dei Live a venire.

Sapevamo di avere trovato il telaio su cui tessere le trame del nuovo lavoro. L’idea era quella di un disco che parlasse più che mai di noi. Le nostre vite contese tra mondo fisico ed onirico, tra i doveri quotidiani ed aspirazioni ad essere noi stessi.

4. Il Lancio della “Sonda” e il suono di una “Sveglia”

Il passo successivo fu quello di metterci in contatto con quello che eravamo in quell’autunno del 2002, quando la nostra avventura ebbe inizio. Per farlo avevamo bisogno di una “Sonda”.

La Sonda era stata progettata in quell’appartamento di 36 mq di Vernazzano. Una sonda d’aria, inchiostro e carta. Naturalmente vi sto parlando del titolo della seconda canzone del disco…qualche accordo buttato giù in un momento di “autismo” mentre Alessandra (la mia compagna) camminava su e giù per il pavimento di cotto ed un testo enigmatico dettato da dubbi ed incertezze sul mio avvenire. Parole illuminate dalla luce degli occhi del mio nipotino Emanuele al quale in quei giorni era stata diagnosticata una brutta malattia sulla quale però non mi dilungherò.

“Io non so che ne sarà,

di me… di Noi nel tempo che verrà…

Ma a volte sarebbe meglio vivere,

e giorno dopo giorno scoprire,

quello che la vita… ci darà…

la vita che sarà.

 

Tante le domande e troppe le perplessità…

poche le risposte che un uomo si darà…

 

Ma siamo soltanto polvere,

Avulsa dal bagliore delle stelle,

e ricerchiam la luce in fondo agli occhi d’un bambino

e ci affanniamo l’esistenza

ad afferrare con le mani

solo il nulla

al fioco lume della sera…

della sera!!!”

 

Il pezzo ancora embrionale ma già suonato secondo quello che è l’arrangiamento attuale per chitarra acustica, piacque subito al resto della band e con “La Sonda” portai in saletta anche “Sveglia!!!” il Quarto brano.Un brano scherzoso intriso però di attualità che poteva metterci alla prova su un genere che non avevamo mai proposto in studio, ma da noi molto apprezzato. Abbiamo giocato un po’ con le sonorità Rockabilly, country, beatlestoniane e perché no un po’ di anima di Cash che se la contende con Barrett! Il testo come ho detto è “attualizzabile” e vuole quasi essere un inno alla ribellione. Una ribellione sociale ma anche spirituale.

“se la sveglia suonerà…

in un mattino lucente,

ci sarà molta gente,

a riempire impaziente,

ogni strada, ogni contrada,

ogni piazza, ogni vicolo e non ci sarà più posto,

per restare nascosto da noi…

 

Adesso a letto però…

Riprendiamo le forze,

per costruire il domani,

Il nuovo giorno arriverà,

Ogni vostra speranza,

sarà un punto di partenza,

ed ogni sogno oltre la notte vivrà…”

5.1 L’idea dell’Animatrone…

Tracciate le linee guida del filo narrativo dell’album, pensammo che il titolo avrebbe dovuto essere necessariamente “La Gramola”. L’idea di questo individuo, che sintetizzava tutte le nostre personalità, combattuto tra una vita fatta di doveri ed il desiderio costante di evasione ci ha portato a concepire l’immagine di una figura femminile virtuale proiettata su uno schermo all’interno di una fabbrica. Una sorta di Sirena (Come diceva Pietrangeli in una canzone del ’68 “Che non è quella del Mar”) ammaliatrice dei lavoratori, dedita ad annullare ogni loro volontà e capacità decisionale per sottometterli al lavoro. Un Animatrone, di cui il protagonista si innamora. Animatronica Platonica è un titolo volutamente “leggero” e che vuole avvicinarsi stilisticamente a certe correnti musicali indipendenti degli anni 90. Nulla in “Seme” è lasciato al caso, tutto è stato studiato nei minimi dettagli.

Fu così che una sera mi trovai con Diego nella mansarda di casa sua. Lui creò questa sequenza elettronica, che prese forma mentre io improvvisavo la melodia del cantato. Registrammo quella traccia con un semplice “Zoom”. Il giorno dopo scrissi il testo di getto. La prima parte parla della “sottomissione” a cui ci si riferiva precedentemente:

“E mi chiama… la tua Voce

Che mi guida verso quella Luce

Reso cieco dal tuo Potere

A testa bassa… 8 ore … il mio dovere…”

Per la seconda parte del brano mi sono ispirato (per quanto riguarda tenore e lo stile delle liriche) ad una poesia di Baudelaire “Hymne à la beauté” (Inno alla Bellezza)

Dal tuo schermo risali l’abisso

Radiante del lume degli Dei

Mi scaglio in volo come falena

Nel rogo di fiamma ingannevole …

 

Nei tuoi seni s’annida menzogna…

E ragni ai tuoi piedi tessono tele…

Offro il collo alla tua gogna

m’aggrappo al fluttuare della tua…

veste di donna virtuale…

femmina Arcana e Fatale…

ma l’Aurora alla ragione mi riporterà verso un varco di Verità…   

 

Ma una fitta di dolore…

Alle mani e in fondo al cuore…

Tu Sirena non sei figlia del mare…

Canti e Incanti… per chi muove… questo motore…”.

5.2 L’Animaemotica

Dopo quella sera, in cui costruimmo di rame e metallo i circuiti sonori dell’Animatrone, quella mansarda con una splendida veduta sui tetti di cotto della nostra bella Perugia, diventò il nostro laboratorio. Nelle settimane successive, infatti, partorimmo la sorellina minore e più buona di Animatronica. Rinunciammo a chiavi inglesi e saldatori a stagno in favore del sangue e della carne, ma anche dello spirito. Le donammo un’anima tenera e sensibile, pulita ed aperta… come una sorta di Reprise le dita sul piano forgiarono incandescente l’Animaemotica.

6. La “Terza Traccia” il brano più PROG del “Bacio”…

In mansarda spesso portavamo un buon bicchiere di vino, un bicchiere ed un bicchiere diventavano due e così via. Eva tornava dal lavoro e ci recuperava dai nostri deliri musicali. Si cenava assieme ed avevamo sempre una chitarra a portata di mano. In preda all’ebbrezza iniziammo a pensare ad una “Suite” al brano più Progressivo del BDM. Che tempo avremmo dovuto utilizzare? Diego penso ad un cinque quarti… ed io ebbi una visione, di me con lo sguardo fisso all’orologio… che segna le 5 e un quarto, sono al lavoro e lancio lo sguardo fuori dalla finestra… oltre le vetrate il tempo è dispari ed imprevedibile, dentro il perimetro della quotidianità e dei doveri tutto è pari, già tracciato… come rotaie di una ferrovia… non resta che abbandonarsi al sogno… registrammo un video con il telefono e mi appuntai il testo in una manciata di POST IT.

“Suonan le cinque e un quarto…

Mi stiro un poco,        

qualcosa non va…

 

cerco un po’ di tregua

tremano i vetri

al passaggio d’un tram

 

Siam vagoni in corsa a mille sui binari,

destinazioni tutte uguali…

 

niente che mi sorprenda,

ma oltre questa tenda

mi ritrovo a sognar…”

 

Nei giorni successivi ci incontrammo in saletta con il resto della band e cercammo così di dare forma a questo brano embrionale.

Ma fu ancora in quella mansarda magica che il brano trovò il modo di evolversi in forme sempre nuove. Posseduti dal demone della creazione, a quattro mani, squarciammo il tessuto sonoro del  cinque quarti. Lasciammo che il piano ci guidasse verso una melodia avvolgente… ci lasciammo cullare dalle emozioni e per fortuna registrammo tutto.

Il giorno successivo, ricordo che era di sabato, non potevo fare a meno di riascoltare quella traccia onirica, stavo correndo sotto la pioggia quando iniziai a cantare il testo. Lasciai che le parole riplasmassero la materia musicale aggiungendo qualche nota che mi sarebbe potuta servire a dire quel qualcosa in più che avrei voluto dire. Tornai a casa ed appuntai tutto. In pochi versi mi resi conto di essermi raccontato tutto…

“Cedesi Onorabilità…

In cambio d’ un po’ di libertà…

Scappa Ragazzo mio…

Con la chitarra sulla spalla…

 

Ricordi di via La Grange…

L’ odore acre di piscio e d’ubriachi al mattino

Un uomo ancora stordito di vino

Impreca da un letto di cartoni e stracci

 

E tu borghese in fondo che cos’hai di più

Con la tua benda sugl’occhi  e la molletta al naso

Racconterai tutto orgoglioso

D’ un’altra avventura armato del tuo denaro…

 

Un bimbo che gioca con gli altri per strada

Diventa un uomo rotolando nel fango…

 

Nel buio più buio della mia stanza

Cullavo il dolore al suono del mio pianto…”

 

Anche in questo momento, nello scrivervi, mi ritrovo a guardarmi riflesso nello specchio dei versi. Capisco che il mio “Io” prigioniero ma adulto, parla al mio “Io” libero ma un po’ più bambino… entrambi con il cuore stanno lì, sul piazzale della “Rinascente” in via Lagrange a Torino. Con la chitarra ed un armonica a bocca, e cantano ai passanti. Calpestano le pietre che dalla stazione di Porta Nova che attraverso i portici conducono a Piazza Castello. Ancora ne sento davvero l’odore… di quella città e di quella vita… mi resterà sempre addosso.

7. Gino, Isola Maggiore, il Trasimeno e la voglia di Sudamerica…

Il caro amico Paolo (Paolo “Maledetto” Formichetti), proprio ieri mi ha chiesto: “Perché Sudamerica?”. In effetti è un brano che ho scritto tanti anni fa e raccontava di Marino (un bagnino hippie) di Ginone (il Vecchio) e del mio viaggio mai fatto in Argentina.

In un giorno indefinito del 2017 ho appreso della morte di un mio caro amico, Gino, che poi sarebbe il Vecchio della canzone. Ero adolescente ed iniziai a lavorare come bagnino sulla spiaggia del lido di Tuoro sul Trasimeno, poi ad Isola Maggiore… è stato il mio lavoro estivo fino a quando ho terminato gli studi universitari. Ginone, che avrà avuto 40 anni più di me, ma non ho mai chiesto la sua età perché di fatto ci incontravamo spesso su una terra di mezzo (dell’età) era un omone alto, sempre abbronzato, con una pancia grande e le gambe lunghe e magre, capelli folti e bianchi, pettinati alla Paul Newman, ed un catenone d’oro con il quale potevi gettare l’ancora di una nave. Era stato uno dei primi nuotatori italiani, assieme a Bud Spencer a scendere sotto il minuto nei 100 metri stile libero. Amava le donne, il cibo e la vela, ma anche il canottaggio… era un vero lupo di mare… nato a Falconara ma senese (il suo accento era puramente senese) se ne andava sempre in giro con il suo cane Tobia.

In questi giorni la mattina vado a correre sul lungolago. In cuffia mi capita di ascoltare Sudamerica e mi illudo di scorgere la prua del “Farfallone” – la sua splendida barca a vela – e di vedere Ginone con quel suo bel sorriso nella luce dell’alba.

 

“Ma il Vecchio ha nei polsi due locomotive…

Due remi e una vela nell’anima…”

8. Il sentiero di Luce…

La canzone è un altro seme custodito in un cassetto. Era l’estate del 2005… dormivo in tenda sulla spiaggia dell’Isola Maggiore… mi svegliai in un mattino che mi sentivo le tenebre in corpo… e mi tuffai in acqua risalendo su uno scoglio. Vidi per la prima volta il sentiero di luce danzante e sfavillante luccicare sulla superficie del lago… Il pezzo era stato ibernato ed aspettava di essere restituito alla vita dal calore dell’anima rock del BDM.

9. Uthopia… il non luogo…

Se il Sudamerica è un luogo ben definito ed un sogno tuttavia realizzabile, Uthopia è un posto indefinito, una sorta di Isola che non c’è, ma mai raccontata. Infatti, nemmeno le parole la vogliono raccontare ma solo la musica dei ragazzi… che su quanto composto da Diego si divertono ad improvvisare un po’ alla Jazz…senza dimenticare però che siamo sempre un gruppaccio di rockettari.

10. Il Seme che germoglia sulle lande del Refrain…

Mentre la Gramola vorace girava e girava a ritmo di rock sulle linee musicali delle strofe, ci siamo iniziati a chiedere se il brano così come era fosse debole e se ci fosse stato bisogno di un ritornello che la rendesse di più facile ascolto. Iniziammo a tagliare e cucire il brano, cercando un varco per urlare qualcosa di Rock, di rabbioso, che incattivisse ancora di più la canzone.

Non ricordo come mi è venuta, ma ad un certo punto mi sono reso conto che il concetto di “Seme” riassumeva in un’unica parola tutto quello che da mesi cercavamo di comunicare con tutta quella musica e quei testi mettendo in gioco il nostro passato.

Seme doveva essere gridato nel Refrain… Seme doveva essere il titolo del brano… il titolo del disco e in copertina doveva esserci un Seme… che alludesse alle nostre radici ma anche al seme dell’uomo, quello utilizzato è della Fagiolina del Lago Trasimeno ed è stato scelto proprio perché allusivo ai genitali maschili (custodi del Seme dei Padri). Malgrado la cover possa apparire semplice e minimalista rispetto a quelle passate è di fatto più complessa di quello che sembra e densa di simbolismi. Amo definirla “di una Complessità Compressa”.

11. L’idea di un altro chitarrista…

Nel confrontarci con gli altri gruppi del panorama progressivo, e soprattutto con quelli della generazione successiva alla nostra, abbiamo iniziato a maturare l’idea di una svolta stilistica e di una ricerca musicale che ci potesse permettere arrangiamenti musicali sempre nuovi e complessi.

Per questo abbiamo preso la decisione di inserire nella line up della band Simone “Il Poca” Matteucci, per poter contare su soluzioni chitarristiche differenti rispetto al background di Simone Brozzetti… dopo le Tre Marie… noi del BDM proponiamo i Tre Simoni. Scherzi a parte, sapere di poter contare su un ulteriore chitarrista che possa contribuire con soluzioni che vanno da Metal al Jazz e Bossa Nova e che comunque completi a 360° la capacità espressiva sulle sei corde da parte del Bdm, ci ha fatto fare un ulteriore passo avanti.

12. La Voce in un giorno

L’esperienza del disco live mi ha suggerito l’idea di voler cantare in modo diretto, senza troppe costruzioni astruse. Infatti le voci di “Seme” sono state registrate tutte in un giorno, usando il criterio “buona la prima” per trasmettere l’emozione del momento. A differenza dei dischi precedenti, in cui mi ritrovavo ad eseguire anche la totalità dei cori, questa volta ho richiesto l’intervento degli altri per preservare la spontaneità e la genuinità delle linee vocali.

13. Conclusione

Quando mi ritrovo a dover parlare di un nuovo lavoro, mi armo sempre di buoni propositi, ma finisco puntualmente con l’essere prolisso e dilungarmi in farneticazioni senza senso. Credetemi ci sarebbero ancora tanti, troppi aneddoti da raccontare, sulla storia recente del Bdm e su quella passata. Siamo entrati in studio ad Ottobre con la necessità di consegnare un disco in mano ad AMS entro il 7 Aprile, data delle nozze di Eva e di Diego. Alla fine ce l’abbiamo fatta, e per il momento vogliamo goderci questo nuovo lavoro con gli occhi di bimbo ma con un pizzico di maturità in più… Io, Federico, Diego, Eva, Simone ed Il Poca vi invitiamo ad ascoltare ed acquistare “Seme”… sicuramente un disco scritto e suonato con l’anima… ma vissuto con la carne…

Un Bacio dal “Bacio”

Simone Cecchini, giugno 2018

About Antonio Menichella

Antonio Menichella
Ideatore, membro fondatore e redattore di HamelinProg.com, è docente di disegno e storia dell'arte, artista visivo e grafico. Appassionato di rock psichedelico, acid rock, stoner, desert rock, neopsichedelia, progressive rock, rock progressivo italiano, space rock, krautrock, zeuhl, scuola di Canterbury, avant-prog, rock sinfonico, jazz rock, prog folk, prog metal, neoprogressive, hard rock, post-rock, musica sperimentale e molto altro.

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